In Italia il 25 aprile si festeggia la Liberazione. E’ un evento ormai risalente nel tempo, un tempo che non sembra appartenerci più, quando l’Italia era contadina (di valori e di abitudini) e squassata da quella che è stata una guerra civile combattuta sul suolo patrio. In realtà gli italiani combatterono due guerre: una quella irresponsabilmente dichiarata il 10 giugno 1940, che vide partire soldati male equipaggiati e male addestrati verso gli scenari dei combattimenti come alleati della Germania nazista che già da tempo (nonostante gli accordi del 1938 a Monaco) pianificava la guerra ; e l’altra a partire dal 25 luglio 1943 (anche se gli storici indicano come corretta la data dell’8 settembre), quando gli ex alleati diventarono nemici occupanti.
Su questo punto temporale si giocano le diverse interpretazioni sulla Resistenza: banda armata di insorti o eroi liberatori del territorio nazionale? Tralascerei la discussione sull’importante appoggio degli Alleati anglo-americani, il mio intento adesso è di cercare di capire perchè il 25 aprile, ancora oggi, dopo 63 anni, non è una festa condivisa. Insomma, cercare di capire perchè nonostante tutto il sangue, la ghigliottina, il Terrore e la Vandea in Francia tutti i francesi scendano in piazza a ballare il 14 luglio, mentre da noi per un evento altrettanto fondativo del nostro Stato ancora si litighi su questa data. Oggi essa quindi non può ancora dirsi rappresentativa e condivisa da tutti.
Perchè?
Principalmente perchè la parte sconfitta si è sentita tradita dalla parte vincitrice: noi avevamo fatto un patto e sentivamo il dovere di rispettarlo, molti dicono così per giustificare la loro adesione alla Repubblica di Salò. Gli altri, i partigiani, invece, sostengono che i valori della giustizia e della libertà erano irrinunciabili. “Era una scelta obbligata: bisognava stare dalla parte della libertà contro la dittatura”, ci disse un piovoso mezzodì d’agosto l’estate scorsa il comandante Raul della Val Chisone davanti ad un piatto di polenta mentre ci raccontava le sue vicissitudini di ventenne comandante partigiano.
Questo è il punto: chi tradì chi? chi tradì cosa? Sono domande a cui è doveroso dare una risposta univoca: non si accettano sconti. Il primo tradimento fu quello del regime, che mandò centinaia di migliaia di ragazzi a morire male equipaggiati, senza preparazione, con delle baionette contro i mitragliatori. Mio nonno mi raccontava delle sue terribili esperienze francesi, greche e jugoslave con le scarpe di cartone in mezzo alla neve. Il secondo tradimento fu quello delle leggi razziali. Cittadini italiani privati di ogni diritto, anche di quello di esistere, sulla base della loro religione, per far solerte piacere all’alleato, quanti poi vennero mandati a morire gasati? Il terzo tradimento fu quel periodo notturno, di una notte senza stelle e senza speranza, dove l’esercito italiano venne lasciato completamente allo sbando, dove gli italiani vennero lasciati completamente senza guida, disabituati, dopo vent’anni di sonno, di fronte al nemico nazista occupante.
Ecco, questi sono i tre tradimenti che gli italiani hanno subito, durante e dopo la caduta del regime fascista. Ecco perchè è corretto parlare di “Liberazione” per la festa del 25 aprile, e sarebbe ora che si andasse a ballare nelle piazze tutti insieme, felici, perchè il pericolo è ormai lontano, perchè è giornata rappresentativa di valori condivisi, perchè è giornata di pacificazione, che unisce invece di dividere.