Ieri l’altro sono andata a sentire per la stagione de “I Concerti del Lingotto” la Mahler Chamber Orchestra e lo Swedish Radio Choir diretti da Claudio Abbado eseguire di W. A. Mozart:
- Il “Laudate Dominum” ( (K 339) (solista R. Harnisch)
- L’aria “Vorrei spiegarvi Oh Dio!” (K 418) (solista R. Harnisch)
- Il Requiem in re minore (K 626) (solisti R. Harnisch, S. Mingardo, S. Pirgu, C. Fischesser, direttore del coro P. Dijkstra)
Spettacolo memorabile per la bellezza delle musiche e la maestria nell’interpretazione e nell’esecuzione.
Sono ormai vent’anni che, appena mi è possibile, vado a sentire concerti di musica classica. Qualche volta mi è capitato di fare dei veri e propri tour de force per sentire un concerto diretto da Claudio Abbado. Si accavallano nella mente molti ricordi, dalla fatica per accedere ai biglietti, alle code notturne, ai viaggi, alla pazienza di aspettare ore l’apertura della biglietteria, dagli spuntini notturni in attesa dell’appello al tanto freddo patito. In queste occasioni però ho potuto conoscere persone tra le più diverse ed interessanti, con alcune delle quali ho stretto amicizie che durano tuttora.
Nella mente, anzi nell’anima, si accavallano le meravigliose emozioni vissute in quelle occasioni: ho imparato ad amare Bach, Bruckner, Mahler, Verdi, Wagner, Mozart, Beethoven ascoltati in diverse occasioni e imparando anche che quella dal vivo è la sola interpretazione di riferimento possibile.
Ho imparato che l’interpretazione musicale, come le idee, le scelte di vita nel corso degli anni possono mutare radicalmente e quella regalata al suo pubblico l’altro giorno da un signore ormai anziano, così attento alle sfumature e alla dolcezza del suono, non sono per nulla incompatibili con letture diverse fatte in precedenza, anzi, ne sono la naturale evoluzione. Alla fine del concerto, tra gli applausi, c’era chi strillava ad Abbado “Grazie” a pieni polmoni.
Sorprendersi ancora una volta per come questo signore, molto gentile e mite, possa distinguersi per scelte originali e a suo modo innovative (come ad esempio farsi retruibire con 90.000 alberi per il ritorno alla Scala nel 2010 dopo più di vent’anni di assenza, già sono virtualmente in coda per il biglietto) ovvero dissenzienti rispetto all’opinione dominante (come se sue coraggiose opinioni su Cuba)
Qui la recensione del concerto tratta da La Stampa, mentre qui ci sta un articolo assai curioso: cioè la rassegna dell’opinione sul concerto di diversi “vip”. Ci si chiede l’utilità di tali indagini. Unica nota stonata era il fatto che in sala vi erano ampi spazi vuoti. Biglietti evidentemente distribuiti dal Gruppo padrone di casa a invitati che non sono venuti o non sono potuti venire. Già, ma come giustificare questo comportamento di fronte alle domande della vicina di posto (una giapponese residente in Germania) che si rammaricava di tutti quei buchi in sala quando lei ha fatto una gran fatica a trovare il suo biglietto? Possibile che gli invitati non possano restituire il loro una volta saputo di non poter venire? Quegli spazi vuoti erano proprio tristi.