Alcune avventure shanghainesi
1) Eravamo in visita ad un piccolo e bellissimo museo ridotto in uno scantinato di un comprensorio di grattacieli: si trattava del Shanghai Propaganda Poster Art Centre che conserva i manifesti della propaganda politica dell’era di Mao, cimeli che nessun cinese verrà mai a vedere, visto che tutte le didascalie sono scritte solo in inglese. I cinesi hanno vissuto sulla loro pelle gli slogan diffusi da tali manifesti, e sembra proprio vogliano dimenticare. Tuttavia, le sorprese in questo piccolo scrigno prezioso e ricolmo di testimonianze storiche sono state due. Da un lato vedere i manifesti contro l’imperialismo occidentali accompagnati dalla meravigliosa musica del Concerto per violino in re maggiore op. 61 di Ludwig van Beethoven è una esperienza quasi mistica; dall’altro incontrare un noto avvocato torinese, ex presidente del Consiglio dell’Ordine di Torino, proprio in quel luogo, così distante nel tempo e nello spazio dalle mie esperienze al Palazzo di Giustizia “Bruno Caccia” è una circostanza quasi assurda.
2) Finalmente sono riuscita a trovare un ufficio postale aperto: era “dietro” l’università, ben nascosto tra gli alberi. Avevo un bel po’ di corrispondenza cartacea da inviare, così mi sono accomodata su un tavolo di marmo a leccare i francobolli che avevo appena acquistato. Ho notato la guardia che mi osservava con una certa aria piena di compatimento per questa occidentale che non è capace di cavarsi d’impiccio. Così è saltata fuori una piccola ciotola piena d’acqua dove immergere i francobolli e già il mio animo era colmo di gratitudine per l’uomo in divisa, ma ho percepito che mi si dipingeva lo stupore sul mio viso quando la guardia mi ha sfilato il foglio dei francobolli dalle mani e con pazienza ha iniziato a staccarmeli uno ad uno. In questo modo abbiamo organizzato una piccola catena di montaggio: lui staccava i francobolli e io immergevo nell’acqua e incollavo sulla busta o sulla cartolina. Ecco, se nei prossimi giorni vi giungeranno mie lettere o cartoline inviate dalla Cina, sappiate che sono state spedite con l’indispensabile contributo di un tutore dell’ordine cinese.
3) Mentre gironzolavamo per le strade della Concessione francese siamo stati attratti da un negozio di una catena di panetterie in franchising: c’erano cose invitanti, altre meno. Tra le più invitanti per il mio appetito c’era un panino ripieno di una specie di stoppa di legno. Il cartellino degli ingredienti era scritto in cinese e i commessi non parlavano inglese, quindi non abbiamo capito di cosa si trattasse. Presa da fame curiosa ho acquistato il panino ed effettivamente la sua consistenza era quella della stoppa, ma il suo sapore squisito. Si trattava di una specie di tonno, ma dolce. Forse non ne scoprirò mai il nome, ma è una delle cose più buone in assoluto tra le molte eccellenti che ho mangiato da quando sono qui.