Stamattina apro la home di Repubblica.it e mi ritrovo questa notizia: “Sperma e ovuli dalle staminali. Figli senza padre nè madre” (qui l’articolo) e mi sono messa a ridere di gusto, non solo per il terrore che una notizia così confezionata in quei termini può instaurare in soggetti che non abbiano confidenza con la tumultuosa materia della sperimentazione scientifica (e quindi incrementare la già forte diffidenza verso la scienza), ma perchè in realtà la “riprogrammazione” delle cellule staminali è una notizia vecchia, almeno di sette anni, cioè da quando una studiosa francese scoprì il meccanismo biochimico che consente il “ringiovanimento” delle suddette cellule (Verfaillie, Pluripotency of mesenchymal stem cells derived from adult marrow, Nature, 2002, June 14; 447, 880-881).
Certo che aggiungere che con la retrodatazione si può arrivare fino al punto di otterere cellule-uovo e sperma fa sempre il suo effetto, ma era una conseguenza diretta di quella scoperta sperimentale della studiosa francese Verfaillie.
Indubbiamente una siffatta apertura su uno dei siti web di newspaperonline come Repubblica.it ha garantito il botto di connessioni e anche dei commenti oscurantisti.
Infatti, l’anonimo articolista (che si rifà a sua volta ad un articolo del Daily Mail e non ha citato direttamente la pubblicazione di Nature) ha omesso di dire che questo tipo di sperimentazioni non hanno fini inerenti alla riproduzione umana, ma terapeutici.
Un’ultima annotazione: questo tipo di esperimenti in Italia sono tassativamente proibiti dall’art. 13 della legge 19 febbraio 2004, n. 40 (quella sulla procreazione medicalmente assistita, per intenderci), ma l’articolista anonimo non l’ha scritto.