Smartphone e App sott’accusa: le prime pronunce delle corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 25 giugno 2015

Secondo la definizione della nota enciclopedia online “Wikipedia”, “(I)n informatica con il neologismo app s’intende una variante delle applicazioni informatiche dedicate ai dispositivi di tipo mobile, quali smartphone e tablet. Il termine deriva proprio dall’abbreviazione di “applicazione“. Si tratterebbe quindi di un ambito apparentemente non innovativo per il diritto, riconducibile alla applicabilità alla disciplina in materia di software, tuttavia si segnalano alcuni provvedimenti giurisprudenziali specifici al tema che al contrario ne dimostrano la specificità.

Ad esempio, in Germania, il Bundesgerichtshof, la Corte Suprema Tedesca, ha deciso una controversia relativa all’utilizzo della Tagesschau-App, cioè della app proposta dal principale notiziario delle reti televisive pubbliche tedesche ARD e NDR. Seppure sul mercato tedesco siano presenti molti editori televisivi privati, le televisioni pubbliche hanno la quota di utenza maggiormente rilevante, nonché godono della raccolta di finanziamenti pubblici attraverso la riscossione del canone televisivo. Con l’avvento di Internet gli imprenditori privati fecero lobbying affinché la Telekommunikationgesetz (TGK) venisse riformata con l’implementazione di alcune restrizioni nei confronti degli editori televisivi pubblici tanto sulla diffusione temporale dei materiali in rete, quanto sull’implementazione online di contenuti afferenti alla carta stampata e alle trasmissioni televisive tradizionali. Relativamente alla fattispecie avente ad oggetto la Tagesschau-app, gli editori privati lamentavano la lesione della concorrenza da parte della ARD e della NDR che avrebbero violato la disciplina sui contenuti, mentre la difesa di queste ultime sosteneva che l’implementazione dell’app avesse superato il procedimento di valutazione del preposto organo di controllo. Il BGH ha affermato che in questa materia la difesa dei convenuti relativa all’approvazione preventiva dei contenuti della Tagesschau-app non è sufficiente per giustificare il rigetto delle pretese degli editori ricorrenti e che la Tagesschau-app, così come presentata, integri violazione della concorrenza ai sensi della citata TKG. Ulteriormente, il BGH ha rinviato la causa al giudice di merito per la valutazione se i contenuti della Tagesschau-app siano assimilabili a quelli della stampa tradizionalmente intesa.

Negli Stati Uniti, la United States District Court for the Northern District of California ha deciso una delle prime class action promosse dai driver contro Uber a seguito dell’improvviso blocco della app sui loro smartphone effettuato dalla multinazionale americana. Tale blocco impedisce ai guidatori di proseguire la loro attività di trasporto dei passeggeri che, attraverso la medesima app, si rivolgono al noto servizio di trasporto a prezzi economicamente vantaggiosi. La rottura della collaborazione era stata immediata a seguito delle cattive recensioni rilasciate dai passeggeri nell’apposito form, predisposto sulla app stessa. La causa è stata intentata a seguito della impugnativa della clausola contrattuale sulle condizioni di accesso relativamente all’espletamento preliminare di un arbitrato rispetto all’azione di fronte ad una corte ordinaria, tuttavia essa manifesta quale presupposto la verifica delle condizioni contrattuali nonché lavorative degli autisti che prestano il loro servizio quali collaboratori indipendenti della compagnia. Gli autisti “licenziati” lamentavano diverse violazioni delle normative californiane a tutela dei lavoratori, ad esempio il mancato pagamento delle provvigioni entro un termine temporale ragionevole, l’assenza di condizioni adeguate in materia di pause e pasti, la qualificazione dei guidatori stessi come “indepentent contractors”, invece che lavoratori dipendenti. Tuttavia l’oggetto della vertenza concerneva specificamente le condizioni, la comprensibilità e le spese legali relative all’espletazione della procedura arbitrale a seguito della rottura della collaborazione. A questo proposito, il giudice distrettuale californiano ha stabilito che le condizioni contrattuali stabilite per l’espletamento dell’arbitrato non erano eseguibili perché la formulazione della delega sulla soluzione della controversia tra Uber e i suoi ex driver, parti deboli della controversia, ad un arbitro non risultava chiara ed esente da equivoci.

Sempre negli USA, la United States Court of Appeals for the District of Columbia Circuit ha rigettato un ricorso presentato dalla National Broadcasters Association contro l’implementazione di previsioni dello Spectrum Act in materia di riassegnazione delle bande di trasmissione, che impone il passaggio delle trasmissioni informative dalla forma analogica a quella digitale. L’associazione dei produttori televisivi, infatti, si era opposta alle disposizioni della FCC che aveva stabilito il termine di transizione tra il vecchio e nuovo sistema in 39 mesi, nello specifico: 3 mesi per ottenere le licenze di trasmissione e 36 mesi per il trasferimento delle trasmissioni sui nuovi canali digitali. Tale limite avrebbe favorito esclusivamente i produttori di contenuti fruibili in via digitale attraverso smartphone e app. I giudici federali hanno invece stabilito che lo Spectrum Act ha quale scopo il miglioramento delle capacità tecnologiche degli Stati Uniti, ed è compito della FCC guidare e incentivare tali politiche contrastando l’uso di software obsoleti e tecnicamente inadeguati.

Una curiosità

sulla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti Obergefell v. Hodges che ha riconosciuto l’uguaglianza costituzionale tra i matrimoni tra persone di orientamento omosessuale con quelli tra persone di orientamento eterosessuale. L’opinione della maggioranza è stesa in 28 pagine su 103: qui