Fantadiritto?

Prima d’ora ignoravo chi fosse Sofia Vergara, o meglio avevo la vaghissima idea che fosse un’attrice americana famosa per qualcosa. Adesso invece sono una sua attenta follower. Perché? Perché la signora in questione è stata citata davanti a una corte della Louisiana dall’ex fidanzato.  Precisamente, da un punto di vista formale e legale è stata citata, attraverso la costituzione di un trust, dagli embrioni che lei ha contribuito a formare insieme all’ex fidanzato in una clinica della fertilità in California nel 2013. Gli embrioni, denominati “Emma” e “Isabella”, lamentano che se non vengono al mondo non possono ereditare alcun patrimonio. Alla base di tutto ciò c’è un contratto secondo cui il destino degli embrioni è deciso esclusivamente con il consenso di entrambi i contraenti, cioè i “fornitori” del materiale genetico: Sofia Vergara e il suo ex, i quali evidentemente non sono d’accordo sul loro futuro: nel senso che l’ex vorrebbe impiantarli nell’utero di una surrogata per farli nascere, lei no.

Tanta roba: gli embrioni hanno soggettività giuridica? Quindi, hanno legittimazione ad agire in giudizio, anche se attraverso un trust? Quanto è fondata la loro aspettativa ereditaria? Non sono neanche nati. Come si può sbloccare una situazione contrattuale come quella?

In realtà la materia non è del tutto innovativa, perché Europa ci sono già una serie di risposta: ci ha pensato la Corte europea dei diritti umani (Evans c. Regno Unito), ma il punto qui è un po’ diverso, secondo me, cioè fondare l’azione giudiziaria sulla pretesa ereditaria di chi ancora giuridicamente non esiste.

Staremo a vedere!

Corrida, rodei e manifestazioni popolari: la tutela degli animali davanti alle corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 5 dicembre 2016

Nel diritto italiano è forte il dibattito tra coloro che fanno pressione per la proibizione di manifestazioni popolari che prevedano l’utilizzo degli animali, come accade in molti palii ovvero spettacoli cistercensi e coloro che invece sostengono l’interesse tradizionale e culturale di tali eventi, fino a sostenere che essi sono protetti dal dettato costituzionale riguardante la tutela del patrimonio culturale. Nella prospettiva comparatistica tale dibattito si è svolto di fronte alle supreme giurisdizioni, specie per quel che riguarda gli spettacoli con l’impiego di tori.
In Spagna fulcro del dibattito è la corrida. Come è noto tale manifestazione è stata proibita in Catalogna dalla legge 28/2010, mentre con la decisione del 20 ottobre 2016 il Tribunal Constitucional spagnolo ha dichiarato incostituzionale l’art. 1 della medesima legge. Secondo i giudici spagnoli le ragioni di tale incostituzionalità risiede nel fatto che la competenza in materia di intrattenimento pubblico, in particolare per la “conservazione del patrimonio culturale” comune spagnolo sia del parlamento centrale e non della Generalitat de Catalunya. Nonostante si fosse obiettato che la protezione degli animali e l’organizzazione di spettacoli fossero materie di competenza della stessa Generalitat, il Tribunale costituzionale spagnolo sottolinea che l’esercizio di tali competenze retrocede rispetto alla tutela del patrimonio culturale.
In India, invece, la Corte Suprema indiana si è occupata dello Jallikattu. Si tratta di una questione altamente controversa in alcune zone del Paese. Lo Jallikattu è consiste in una celebrazione tradizionale antichissima che si svolge nel Tamil Nadu e che riguarda sia la domesticazione dei tori, sia l’espletamento di riti nei templi dei villaggi. Da un lato si sono fronteggiate le posizioni dei tradizionalisti, appoggiati dai governi locali e nazionale, secondo cui questa tradizione consente la conservazione dell’ecosistema agricolo, dall’altro le associazioni che si oppongono a tale tradizione affermando che provoca lesioni e decessi tanto per le persone quanto per gli animali. Nel 2014 la Corte suprema indiana aveva già vietato la pratica, fondando la decisione sulla priorità della tutela del benessere degli animali rispetto alla conservazione del patrimonio culturale. Nel gennaio 2016, in concomitanza con le date di svolgimento della manifestazione, il governo indiano aveva approvato un provvedimento che aveva sospeso il divieto. Tuttavia, il 14 gennaio la Corte suprema indiana ha riconfermato la decisione annullando il provvedimento.
È a tutti noto che negli Stati Uniti, in particolare in Texas, siano molto diffusi i rodei. Seppure la giurisprudenza in materia di legittimità dell’utilizzo di animali sia risalente e concorde nell’autorizzare tali manifestazioni, la questione che al momento è posta di fronte ai giudici americani riguarda la vertenza in materia di antitrust tra le associazioni che organizzano i tornei di cowboy professionisti. Da un lato vi è la PRCA (Professional Rodeo Cowboys Association), l’associazione più grande e antica, e dall’altro lato la ERA (Elite Rodeo Association), formata da alcuni fuoriusciti dalla predetta associazione. A fronte di questa divisione, la PRCA ha modificato il suo statuto vietando a chiunque organizzi attività in concorrenza alle proprie di potersi iscrivere, nonché proibendo a tutti i suoi associati, contrattisti, fornitori di prendere parte a eventi non organizzati dalla PRCA. La ERA ha considerato tale comportamento illegittimo e anticoncorrenziale nei propri confronti ed ha agito in via giudiziale d’urgenza ai fini dell’annullamento di entrambe le disposizioni statutarie. La Dallas Division della Northern Texas District Court ha negato la preliminary injunction perché gli attori non sono riusciti a dimostrare che le due associazioni siano effettivamente in concorrenza tra loro e che quindi esista una ragionevole possibilità di vincere la causa nel merito.

Tanto tuonò che non piovve

Questa è stata la mia prima reazione di fronte al risultato del referendum costituzionale.

Dal mio punto di vista, rispettoso delle istituzioni e delle leggi, qualunque fosse stato il risultato l’avrei accettato e avrei studiato, analizzato e criticato il testo costituzionale in modo oggettivo.

Sul testo rimasto in vigore pendono alcune criticità che dovranno essere risolte, ad esempio quella che personalmente trovo una irrazionalità, come la suddivisione delle competenze tra Stato e Regioni.

Tuttavia, avrei comunque da fare alcune riflessioni di metodo  su come è stata gestita la campagna da entrambi gli schieramenti: la realtà è complessa, non bisogna averne paura, non scambiare la propria idea del mondo con il mondo reale, i mercati non votano ma speculano, chi la pensa diversamente da me non è un nemico o un cretino, la prassi costituzionale (c.d. “costituzione materiale”) riesce sempre a trovare un equilibrio tra i poteri dello stato, il linguaggio giuridico appropriato è essenziale,  ed, infine, mai personalizzare le questioni perché c’è il rischio che venga scelta sempre “l’altra” risposta.