Vaccinazioni obbligatorie e frequenza scolastica

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 495 del 2016, proposto da:
-OMISSIS- rappresentati e difesi dagli avvocati Franco Ferletic e Pietro Becci, con domicilio eletto presso lo studio del primo, in Trieste, via San Francesco 11;

contro

Comune di Trieste, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dagli avvocati Maritza Filipuzzi, Valentina Frezza, Maria Serena Giraldi, domiciliato in Trieste, via del Teatro Romano 7;
Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avvocato Guido Barzazi, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Giovanni Borgna in Trieste, via S. Nicolo’ 21;

per l’annullamento, previa sospensione,

in parte qua, della delibera del Consiglio Comunale di Trieste n 72 del 28 novembre 2016 recante modifiche al Regolamento comunale per i servizi della prima infanzia ed educativi comunali, avente ad oggetto l’introduzione dell’assolvimento dell’obbligo vaccinale quale requisito di accesso ai servizi educativi comunali per l’età da 0 a 6 anni;

e per il risarcimento del danno.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Trieste e della Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 11 gennaio 2017 il dott. Umberto Zuballi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

 

1.0. Agiscono in giudizio due coppie di genitori di due bimbi in età prescolare, avverso la delibera comunale che, modificando il regolamento delle scuole materne comunali e dei servizi per la prima infanzia, pone quale requisito per l’accesso a detti servizi comunali l’assolvimento dell’obbligo vaccinale.

1.1. Gli interessati chiedono altresì il risarcimento dei danni, in particolare delle spese che saranno costretti a sostenere in quanto i loro figli non potranno accedere ai servizi per l’infanzia offerti dal Comune di Trieste né a quelli di privati convenzionati.

2.0. I ricorrenti, dopo aver spiegato la loro consapevole scelta di non sottoporre i propri figli ai vaccini obbligatori, illustrano i seguenti motivi di ricorso:

A. Violazione dell’art 1 del d.P.R. n. 355 del 1999, quale espressione del principio regolatore in materia di accesso al sistema scolastico, applicabile in via estensiva ovvero analogica. Secondo i ricorrenti la citata norma, nello statuire che la mancata vaccinazione non comporta il rifiuto di ammissione dell’alunno alla scuola dell’obbligo, fissa un principio generale estendibile anche alla scuola dell’infanzia.

B. Quale seconda doglianza deducono la violazione della riserva di legge statale in materia di istruzione, la violazione dello Statuto comunale e incompetenza della potestà regolamentare. Secondo i ricorrenti, nessun potere sarebbe riconosciuto al Consiglio comunale né dal D Lgs 267 del 2000 né dallo Statuto in materia sanitaria o di accesso ai servizi scolastici.

C. Travisamento dei fatti ed erronea valutazione dei fatti presupposti. La delibera impugnata si fonda su un dato, la necessità di riportare il tasso di copertura vaccinale obbligatoria a valori maggiori del 95%, soglia ritenuta dal Comune di sicurezza per la salute pubblica. Secondo i ricorrenti invece l’analisi della copertura vaccinale per ogni malattia dimostra il travisamento e l’erronea valutazione di tale presupposto. I ricorrenti dettagliano – anche in riferimento all’estero e a ogni singola malattia – il ragionamento seguito.

D. Ulteriore censura riguarda la motivazione a loro avviso insufficiente e contraddittoria, oltre la violazione dell’articolo 21 septies della legge 241 del 1990. La delibera impugnata non avrebbe contemperato la tutela della salute della collettività con l’obiettivo della salute del singolo individuo, in relazione ai rischi derivanti dalle somministrazioni vaccinali. Anche su tale censura parte ricorrente dettaglia i riferimenti tecnici anche sulla base di esperienze estere. In sostanza, la delibera non avrebbe tenuto in dovuto conto il rischio derivante dalla vaccinazione obbligatoria per i bambini.

Inoltre l’oggetto della delibera sarebbe impossibile, in quanto in sede locale non risultano disponibili vaccini singoli ovvero in dosi multiple riferite alle sole vaccinazioni obbligatorie.

E. Violazione del principio di proporzionalità, in quanto in mancanza di un serio rischio di contagio l’obbligatorietà delle vaccinazioni sacrifica l’interesse dei singoli soggetti.

F. Con ulteriore censura i genitori ricorrenti deducono la violazione della prassi e delle circolari amministrative, invalse dal 1999 in poi.

G. Disparità di trattamento, in quanto il provvedimento risulterebbe discriminatorio in riferimento a situazioni pressoché uguali.

2.1. I ricorrenti concludono chiedendo anche il risarcimento dei danni, in particolare delle spese che dovranno sostenere in quanto i loro figli non potranno accedere ai servizi per l’infanzia offerti dal Comune di Trieste né a quelli di privati convenzionati.

3.0. Si è costituito in giudizio il Comune di Trieste, il quale eccepisce l’inammissibilità del ricorso in quanto proposto avverso un regolamento comunale che non risulta immediatamente lesivo.

3.1. Il Comune poi contesta i singoli motivi di gravame, rilevando in particolare come la normativa invocata dai ricorrenti riguarda la scuola dell’obbligo e non già la fascia prescolare.

3.2. Ribadisce poi che la potestà regolamentare del consiglio comunale riguarda indubbiamente anche la tutela della salute degli abitanti e l’organizzazione dei pubblici servizi, ivi compresi quelli per i bimbi in età prescolare. Conclude per l’inammissibilità ovvero il rigetto del ricorso.

4.0. Si costituisce altresì in giudizio l’Azienda sanitaria la quale anch’essa eccepisce l’inammissibilità del ricorso per ragioni analoghe a quelle esplicitate dal Comune.

4.1. Osserva come poi come l’obbligo di vaccinazione risulta fissato per legge e appare conforme a quanto indicato dall’Organizzazione mondiale per la sanità.

4.2. Contesta poi tutte le censure di cui al ricorso concludendo per il suo rigetto.

5.0. Infine nella camera di consiglio dell’11 gennaio 2017 la causa, dopo approfondita discussione, è stata introitata per la decisione.

5.1. Il Collegio ritiene innanzitutto sussistenti i presupposti di legge per definire il giudizio nella presente sede cautelare con sentenza in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 del c.p.a., come preannunciato alle parti nel corso della discussione.

6.0. L’eccezione di inammissibilità del ricorso, sollevata sia dal Comune sia dall’Azienda sanitaria, in quanto i ricorrenti avrebbero impugnato un provvedimento non immediatamente lesivo, va disattesa. Invero, il regolamento comunale, in quanto inibisce ai genitori che non abbiano vaccinato i propri figli di iscriverli alle scuole comunali per l’infanzia, risulta di immediata lesività, e gli eventuali atti successivi ne risulterebbero meramente applicativi.

7.0. Ciò premesso, va innanzitutto rilevato come il ricorso presenta aspetti di particolare rilevanza, coinvolgendo il diritto dei genitori in relazione all’educazione dei propri figli, il diritto alla salute, sia della collettività sia dei singoli, nonché il contemperamento tra i vari e talvolta opposti interessi.

8.0. Occorre porre innanzitutto alcuni punti fermi.

Nel nostro Paese esistono quattro vaccinazioni obbligatorie, fissate con quattro distinte leggi: la n. 891 del 1939 sulla vaccinazione antidifterica, la n. 292 del 1963 su quella antitetanica, la n. 51 del 1966 sulla vaccinazione antipoliomelitica e infine la n. 165 del 1981 sulla vaccinazione contro l’epatite B.

8.1. L’obbligo di vaccinazione non è mai stato abrogato; con il d.P.R. n. 355 del 1999, articolo 1, non si è certo eliminata l’obbligatorietà dei vaccini, si è solo consentita una specie di obiezione di coscienza nel senso che ove i genitori, contrariamente all’obbligo di legge, scelgano di non vaccinare i propri figli, ciò non presenta conseguenze negative per quanto riguarda l’iscrizione dei pargoli alla scuola dell’obbligo.

8.2. In sostanza, l’obbligo di vaccinare i propri bimbi per le quattro malattie sopra indicate permane, viene solo inibita la conseguenza della mancata iscrizione alla scuola dell’obbligo.

9.0. Va poi aggiunto come questo collegio non intenda né possa entrare nel merito di disquisizioni scientifiche sulla necessità delle vaccinazioni e sui rischi che esse comportano. In tale delicata materia risulta necessario quindi rifarsi alla consolidata letteratura scientifica e in particolare a quanto stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità, oltre che dagli organi sanitari italiani.

9.1. Non si può peraltro fare a meno di considerare che la situazione è mutata nel tempo, sia per la oggettivamente minore – rispetto al passato – copertura vaccinale in Europa e in queste zone, sia per i più frequenti contatti che necessariamente si hanno con soggetti provenienti da Paesi in cui le malattie sopra indicate sono ancora presenti.

10.0. Va poi aggiunto come il ragionamento formulato dai ricorrenti sui rischi delle vaccinazioni obbligatorie, ancorché suggestivo e indipendentemente dalle sue basi scientifiche, non convince anche perché, in un certo senso, prova troppo.

10.1. Infatti, è evidente, oltre che confermato dalla stessa impostazione del brillante ricorso, che il rischio derivante dalle vaccinazioni può diventare superiore a quello di contrarre le malattie oggetto delle vaccinazioni stesse solamente ove gli altri soggetti presenti nel territorio abbiano sottoposto i loro figli alle vaccinazioni.

10.2. In altri termini, non è sufficiente affermare che allo stato il rischio da vaccinazione risulta superiore a quello di contrarre le malattie oggetto delle vaccinazioni, se non tiene conto che ciò può essere vero solamente in presenza di una rilevante percentuale della popolazione che si vaccina.

10.3. In sostanza, la scelta dei ricorrenti può trovare un ipotetico e parziale fondamento proprio perché gli altri soggetti della comunità non hanno seguito le loro idee e hanno quindi vaccinato i loro figli. Si tratta quindi di un ragionamento che – anche ove sia scientificamente corretto – si basa su di un elemento non discutibile, cioè che gli altri soggetti della collettività non seguono lo stesso orientamento.

10.4. In ultima analisi, i ricorrenti usufruiscono delle vaccinazioni fatte degli altri genitori sui loro figli e quindi effettuano una scelta che ha un senso solo se non diventa troppo estesa. Tra l’altro, i ricorrenti non hanno alcuna possibilità di influenzare la libera scelta degli altri genitori, opposta alle loro radicate convinzioni.

10.5. Non si tratta quindi solo di un palese vulnus all’imperativo kantiano, secondo cui – come noto – la regola del mio comportamento deve poter divenire norma universale, ma di una ben più incisiva contraddizione, per cui l’assunto da cui muovono i ricorrenti, non vaccino mio figlio perché il rischio delle vaccinazioni è maggiore del rischio derivante dalle malattie oggetto di dette vaccinazioni, ove si diffonda oltre a una certa percentuale di genitori, diventa addirittura intrinsecamente errato.

10.6. A questo punto non rileva affatto ove si collochi tale percentuale, questione questa su cui si soffermano con dovizia di dettagli i ricorrenti, sia perché trattasi di aspetti tecnici esulanti da questo giudizio, sia per la ragione che gli stessi ricorrenti ammettono che tale percentuale, definibile di “inversione del rischio”, comunque sussiste.

10.7. In sostanza, anche muovendo dalla prospettazione dei genitori ricorrenti, la loro scelta si dimostra o meglio diventa errata alla radice ove sia condivisa da un certo numero di cittadini.

11.0. Il rilievo testé esaminato porta a immediate conseguenze sul piano giuridico: infatti, l’interesse tutelato dall’opzione di non vaccinare i figli è evidentemente quello individuale, condizionato nella sua stessa esistenza dalla scelta opposta della maggior parte degli altri genitori.

Ciò implica, con un elementare ragionamento a contrario, che la scelta dell’ente pubblico, nel caso il Comune, cui spetta ovviamente la cura del pubblico interesse, non possa che essere diversa, vale a dire a favore della vaccinazione.

11.1. Altrimenti opinando, l’ente pubblico sosterrebbe almeno indirettamente un interesse individuale, che tra l’altro presenta una sua innata contraddittorietà e risulta scientificamente “falsificabile”, nel senso popperiano, non solo a posteriori ma addirittura dall’inizio.

12.0. Ciò premesso, risulta agevole esaminare le varie censure articolate in ricorso.

Con la prima doglianza i ricorrenti si lamentano della mancata applicazione al loro caso dell’articolo 1 del d.P.R. 355 del 1999, che costituirebbe un principio regolatore in materia di accesso al sistema educativo scolastico, stabilendo che la mancata vaccinazione non comporta il rifiuto di ammissione dell’alunno alla scuola dell’obbligo.

12.1. La tesi di parte ricorrente non può trovare accoglimento.

Innanzitutto la norma non abroga affatto l’obbligo delle quattro vaccinazioni previste per legge, ne elimina solo una conseguenza. Trattandosi poi di una norma del tutto eccezionale essa non può essere estesa oltre la scuola dell’obbligo, ambito a cui espressamente si applica.

12.2. In altri termini, il fatto che l’obbligatorietà delle vaccinazioni sia rimasta nell’ordinamento, non consente di estendere un beneficio particolare oltre l’ambito previsto dalla norma espressa. Non è quindi consentito né il ricorso all’analogia né all’interpretazione estensiva.

13.0. Con la seconda censura, i ricorrenti contestano la potestà regolamentare esercitata dal comune, che non avrebbe nessuna competenza né in materia di istruzione né in materia di tutela della salute.

13.1. La censura è frutto di un equivoco.

Spetta infatti al Comune regolamentare i servizi erogati, in particolare nel caso gli asili per l’infanzia. Nessuno dubita che al Comune spetti la gestione degli asili comunali, ed è quindi evidente il suo potere di regolamentarne l’accesso.

13.2. Quanto alla tutela della salute essa può ben rientrare nei compiti del Comune, anche ai sensi dell’articolo 6 dello Statuto.

13.3. Tra la potestà regolamentare del Comune rientra poi ai sensi del decreto legislativo n. 267 del 2000, articolo 42, la potestà regolamentare nelle materie di sua competenza.

13.4. Va poi osservato come la scelta di rendere obbligatoria la vaccinazione per i bambini da iscrivere all’asilo comunale è stata dettata dalla tutela della salute degli altri allievi, tenendo presente che la norma impugnata riguarda solo le vaccinazioni obbligatorie e comunque esenta determinati bambini che per comprovate ragioni mediche non possono essere sottoposti a vaccinazioni.

13.5. Si tratta quindi di una norma di prevenzione e di precauzione in materia della salute che il Comune, nel regolamentare l’accesso ai propri asili, può legittimamente definire e disciplinare.

13.6. A tale proposito, va per completezza rilevato come vi sia un’intrinseca contraddittorietà su tale punto nel ragionamento di parte ricorrente.

I genitori invero, difendendo la scelta di non vaccinare i loro figli, si rifanno ad un principio di precauzione, cioè alla probabilità che la vaccinazione provochi più danni di quelli eventualmente possibili in caso di contagio.

In tal modo peraltro omettono di considerare che lo stesso principio di precauzione e di prevenzione vale in senso opposto, nel rendere obbligatorie le vaccinazioni e nell’estendere la copertura della popolazione vaccinata.

13.7. Secondo questo Collegio, proprio i principi invocati dai ricorrenti non possono limitarsi ad un’applicazione parcellizzata e individualizzata, ma devono essere estesi all’intera collettività, con la differenza che per definizione l’interesse pubblico deve prevalere su quello dei singoli.

14.0. Con la terza censura, parte ricorrente deduce il travisamento e l’erronea valutazione dei fatti. In questa doglianza vengono svolte tutta una serie di considerazioni sul livello di copertura dalle vaccinazioni e sulla soglia di rischio. Su tale questione non resta che richiamare quanto sopra illustrato, non senza evidenziare l’inammissibilità di questioni tecnico discrezionali che esulano dall’ambito del presente giudizio.

15.0. Del pari infondata risulta la quarta doglianza, con cui si deduce l’insufficienza della motivazione e la sua illogicità e contraddittorietà oltre che la nullità della delibera, per la presenza di un oggetto sul punto impossibile.

15.1. Risulta evidente che spetta anche al Comune la tutela la salute della collettività, che deve per la sua natura prevalere sulla tutela della salute dei singoli individui, tanto più che quest’ultima, come sopra ampiamente spiegato, risulta perlomeno dubbia e comunque sempre caducabile.

15.2. Quanto all’asserita impossibilità dell’oggetto della delibera, che, riguardando solo le vaccinazioni obbligatorie, implica la possibilità per i cittadini di sottoporre i loro figli alle sole vaccinazioni per le quattro malattie citate, laddove secondo i ricorrenti non esisterebbero nel mercato e nelle strutture pubbliche vaccini limitati a dette quattro vaccinazioni, si tratta di una modalità applicativa della normativa che nulla a che fare con l’atto impugnato.

15.3. Posto infatti che non si può costringere nessun genitore a sottoporre il figlio alla vaccinazione non obbligatoria per legge, e che quindi è indiscutibile il suo diritto ad accettare solo quelle obbligatorie e non le altre, la questione sollevata in ricorso riguarda l’attuazione della normativa ad opera dell’azienda sanitaria, ma non certo l’atto impugnato. Per tale aspetto quindi la censura è inammissibile e infondata.

16.0. La doglianza che riguarda poi l’asserito difetto di proporzionalità risulta anch’essa infondata, in quanto nessuno costringe i genitori a iscrivere i figli all’asilo comunale.

16.1. La libera e responsabile scelta di non vaccinare i bimbi, che comunque si pone contro la legge vigente, comporta delle inevitabili conseguenze, tra cui l’impossibilità di iscrizione agli asili comunali.

16.2. Quanto alla asserita violazione di prassi e circolari amministrative, la doglianza è proposta in maniera del tutto generica e non vale a superare le obiezioni sopra indicate.

16.3. Quanto alla disparità di trattamento anch’essa non sussiste, in quanto i principi di tutela della salute e di precauzione riferiti ai bambini in età prescolare risultano nel caso aver improntato l’operato del Comune, che anche sotto tale aspetto risulta immune da censure.

17.0. L’infondatezza di tutti i motivi di ricorso comporta anche il rigetto della connessa richiesta risarcitoria.

18.0. Va doverosamente aggiunto come non è in discussione la potestà genitoriale, ma come quest’ultima deve cedere il passo all’interesse generale.

L’iscrizione a un asilo comporta di necessità la convivenza dei bambini in un ambiente ristretto, per cui la mancanza di vaccinazione, per un elementare principio di precauzione sanitaria, si ripercuoterebbe sulla salute degli altri, anche quelli con particolare debolezze e fragilità immunitarie.

18.1. Il pur rispettabile e tutelabile interesse individuale deve regredire rispetto all’interesse pubblico, in particolare ove si tratti di tutela della salute. Né va dimenticato come le quattro vaccinazioni citate rimangono obbligatorie nel nostro ordinamento.

18.2. In conclusione, questo collegio vuole sottolineare come in tale delicata materia la situazione oggettiva sia mutata negli ultimissimi anni, per la diminuzione della copertura vaccinale dei bambini e per l’esposizione al contatto con soggetti extracomunitari provenienti da Paesi in cui anche malattie debellate in Europa sono ancora presenti, tra cui quelle oggetto delle quattro vaccinazioni obbligatorie.

18.3. Il cambiamento del contesto ha comportato anche un mutamento della sensibilità degli operatori pubblici nella sanità e degli enti preposti, tra cui nel caso il Comune, ovviamente attento alla salute dei propri cittadini, in una materia in cui la razionalità scientifica e il pubblico interesse devono prevalere su facili suggestioni ed epidermiche emotività, pur nel pieno rispetto della libertà di ognuno.

19.0. Per tutte le su indicate ragioni il ricorso va rigettato.

19.1. Il Collegio ritiene tuttavia di compensare le spese di giudizio per le ragioni di seguito enunciate:

– l’evidente buona fede dei ricorrenti, che agiscono per la tutela della salute dei propri figli;

– la parziale novità delle questioni;

– il mutamento della situazione obiettiva della copertura vaccinale della popolazione;

– il recente avvio di campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’importanza delle vaccinazioni.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, commi 1,2 e 5 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, manda alla Segreteria di procedere, in caso di riproduzione in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, all’oscuramento delle generalità dei due minori, dei soggetti esercenti la potestà genitoriale su di loro e di ogni altro dato idoneo ad identificare i medesimi.

Così deciso in Trieste nella camera di consiglio del giorno 11 gennaio 2017 con l’intervento dei magistrati:

Umberto Zuballi, Presidente, Estensore

Alessandra Tagliasacchi, Referendario

Marco Rinaldi, Referendario

IL PRESIDENTE, ESTENSORE
Umberto Zuballi

IL SEGRETARIO

W Google Translate

Leggo qui di questo divertente esperimento: la traduzione di Shakespeare con Google Translate. L’ideatrice Davina Sammarcelli scopre che in francese Hamlet si tradurrebbe con “Jambonlaiseé e in effetti non fa una grinza: Ham-let! 

L’idea mi diverte molto e la prendo in prestito traducendo con Google Translate in italiano uno dei miei brani preferiti: il discorso di San Crispino. 

Originale:

What’s he that wishes so?
My cousin Westmoreland? No, my fair cousin:
If we are mark’d to die, we are enow
To do our country loss; and if to live,
The fewer men, the greater share of honour.
God’s will! I pray thee, wish not one man more.
By Jove, I am not covetous for gold,
Nor care I who doth feed upon my cost;
It yearns me not if men my garments wear;
Such outward things dwell not in my desires:
But if it be a sin to covet honour,
I am the most offending soul alive.
No, faith, my coz, wish not a man from England:
God’s peace! I would not lose so great an honour
As one man more, methinks, would share from me
For the best hope I have. O, do not wish one more!
Rather proclaim it, Westmoreland, through my host,
That he which hath no stomach to this fight,
Let him depart; his passport shall be made
And crowns for convoy put into his purse:
We would not die in that man’s company
That fears his fellowship to die with us.
This day is called the feast of Crispian:
He that outlives this day, and comes safe home,
Will stand a tip-toe when the day is named,
And rouse him at the name of Crispian.
He that shall live this day, and see old age,
Will yearly on the vigil feast his neighbours,
And say ‘To-morrow is Saint Crispian:’
Then will he strip his sleeve and show his scars.
And say ‘These wounds I had on Crispin’s day.’
Old men forget: yet all shall be forgot,
But he’ll remember with advantages
What feats he did that day: then shall our names.
Familiar in his mouth as household words
Harry the king, Bedford and Exeter,
Warwick and Talbot, Salisbury and Gloucester,
Be in their flowing cups freshly remember’d.
This story shall the good man teach his son;
And Crispin Crispian shall ne’er go by,
From this day to the ending of the world,
But we in it shall be remember’d;
We few, we happy few, we band of brothers;
For he to-day that sheds his blood with me
Shall be my brother; be he ne’er so vile,
This day shall gentle his condition:
And gentlemen in England now a-bed
Shall think themselves accursed they were not here,
And hold their manhoods cheap whiles any speaks
That fought with us upon Saint Crispin’s day.

Tradotto con Google Translate:

Qual è colui che vuole così?
Mio cugino Westmoreland? No, mio cugino fiera:
Se siamo mark’d a morire, siamo Enow
Per fare la nostra perdita paese; e se per vivere,
Il minor numero di uomini, la quota maggiore di onore.
Il volere di Dio! ti prego, non voglio un uomo in più.
Per Giove, io non sono avido per l’oro,
Né cura io che doth di alimentazione sul mio costo;
Mi anela Non se gli uomini mie vesti di usura;
Queste cose esteriori non abitano nei miei desideri:
Ma se è un peccato desiderare onore,
Io sono l’anima più incriminato vivo.
No, la fede, il mio cugino, non vogliono un uomo dall’Inghilterra:
La pace di Dio! Non vorrei perdere così grande onore
Come un uomo di più, mi pare, avrebbe condiviso da me
Per la migliore speranza che ho. O, non vogliono un altro!
Piuttosto proclamarla, Westmoreland, attraverso il mio padrone di casa,
Che colui che ha lo stomaco per questa lotta,
Separi pure; il suo passaporto deve essere effettuata
E corone per convoglio messo nella sua borsa:
Noi non sarebbe morto in compagnia di quell’uomo
Che i timori la sua borsa di studio a morire con noi.
Questo giorno è chiamata la festa di Crispian:
Colui che sopravvive ancora oggi, e torna a casa al sicuro,
Si leveranno in piedi una punta di piedi quando il giorno è chiamato,
E lo svegliare al nome di Crispian.
Chi vivrà questa giornata, e vedere la vecchiaia,
Sarà ogni anno la vigilia festa suoi vicini,
E dire ‘Domani è San Crispian:’
Poi sarà lui a nudo la manica e mostrare le sue cicatrici.
E dire ‘Queste ferite che ho avuto il giorno di Crispin.’
I vecchi uomini dimenticano: ancora tutto è dimenticato,
Ma si ricorderà con vantaggi
Che gesta ha fatto quel giorno: Allora i nostri nomi.
Familiar in bocca come parole domestiche
Harry il re, Bedford e Exeter,
Warwick e Talbot, Salisbury e Gloucester,
Essere nelle loro tazze fluenti appena remember’d.
Questa storia deve il buon uomo insegnare al figlio;
E Crispin Crispian deve mai passare,
Da questo giorno per la fine del mondo,
Ma noi in esso deve essere remember’d;
Noi pochi, noi pochi felici, noi banda di fratelli;
Per lui oggi che getta il suo sangue con me
Sarà mio fratello; essere lui mai così vile,
Questo giorno deve delicata la sua condizione:
E signori in Inghilterra ora a-letto
Deve pensare se stessi maledetti non erano qui,
E tenere le loro manhoods buon mercato whiles qualsiasi parla
Che hanno combattuto con noi al giorno di San Crispino.

Oppure al contrario Dante dall’italiano trecentesco all’inglese di Google Translate. Perché no?

Canto I: Dante nella selva oscura

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant’ è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.

Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai,
tant’ era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,

guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m’era durata
la notte ch’i’ passai con tanta pieta.

E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata,

così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.

Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per la piaggia diserta,
sì che ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso.

Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
una lonza leggiera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;

e non mi si partia dinanzi al volto,
anzi ‘mpediva tanto il mio cammino,
ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto.

Temp’ era dal principio del mattino,
e ‘l sol montava ‘n sù con quelle stelle
ch’eran con lui quando l’amor divino

mosse di prima quelle cose belle;
sì ch’a bene sperar m’era cagione
di quella fiera a la gaetta pelle

l’ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m’apparve d’un leone.

Questi parea che contra me venisse
con la test’ alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l’aere ne tremesse.

Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,

questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza de l’altezza.

E qual è quei che volontieri acquista,
e giugne ‘l tempo che perder lo face,
che ‘n tutti suoi pensier piange e s’attrista;

tal mi fece la bestia sanza pace,
che, venendomi ‘ncontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove ‘l sol tace.

Mentre ch’i’ rovinava in basso loco,
dinanzi a li occhi mi si fu offerto
chi per lungo silenzio parea fioco.

Quando vidi costui nel gran diserto,
«Miserere di me», gridai a lui,
«qual che tu sii, od ombra od omo certo!».

Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,
e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patrïa ambedui.

Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
e vissi a Roma sotto ‘l buono Augusto
nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.

Poeta fui, e cantai di quel giusto
figliuol d’Anchise che venne di Troia,
poi che ‘l superbo Ilïón fu combusto.

Ma tu perché ritorni a tanta noia?
perché non sali il dilettoso monte
ch’è principio e cagion di tutta gioia?».

«Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte
che spandi di parlar sì largo fiume?»,
rispuos’ io lui con vergognosa fronte.

«O de li altri poeti onore e lume,
vagliami ‘l lungo studio e ‘l grande amore
che m’ha fatto cercar lo tuo volume.

Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore,
tu se’ solo colui da cu’ io tolsi
lo bello stilo che m’ha fatto onore.

Vedi la bestia per cu’ io mi volsi;
aiutami da lei, famoso saggio,
ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi».

«A te convien tenere altro vïaggio»,
rispuose, poi che lagrimar mi vide,
«se vuo’ campar d’esto loco selvaggio;

ché questa bestia, per la qual tu gride,
non lascia altrui passar per la sua via,
ma tanto lo ‘mpedisce che l’uccide;

e ha natura sì malvagia e ria,
che mai non empie la bramosa voglia,
e dopo ‘l pasto ha più fame che pria.

Molti son li animali a cui s’ammoglia,
e più saranno ancora, infin che ‘l veltro
verrà, che la farà morir con doglia.

Questi non ciberà terra né peltro,
ma sapïenza, amore e virtute,
e sua nazion sarà tra feltro e feltro.

Di quella umile Italia fia salute
per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.

Questi la caccerà per ogne villa,
fin che l’avrà rimessa ne lo ‘nferno,
là onde ‘nvidia prima dipartilla.

Ond’ io per lo tuo me’ penso e discerno
che tu mi segui, e io sarò tua guida,
e trarrotti di qui per loco etterno;

ove udirai le disperate strida,
vedrai li antichi spiriti dolenti,
ch’a la seconda morte ciascun grida;

e vederai color che son contenti
nel foco, perché speran di venire
quando che sia a le beate genti.

A le quai poi se tu vorrai salire,
anima fia a ciò più di me degna:
con lei ti lascerò nel mio partire;

ché quello imperador che là sù regna,
perch’ i’ fu’ ribellante a la sua legge,
non vuol che ‘n sua città per me si vegna.

In tutte parti impera e quivi regge;
quivi è la sua città e l’alto seggio:
oh felice colui cu’ ivi elegge!».

E io a lui: «Poeta, io ti richeggio
per quello Dio che tu non conoscesti,
a ciò ch’io fugga questo male e peggio,

che tu mi meni là dov’ or dicesti,
sì ch’io veggia la porta di san Pietro
e color cui tu fai cotanto mesti».

Allor si mosse, e io li tenni dietro.

 

Canto I: Dante in the dark forest
Halfway through the journey of our lives
I found myself in a dark wood,
For the straightforward pathway had been lost.

Ah, how to say What was it hard thing
savage forest and rugged
that in the very thought renews the fear!

Tant ‘is bitter that death is little more;
But to retell the good ‘I found,
I will tell of the other things ch’i ‘have I stocks.

I can not well repeat how ‘i’ entered,
tant ‘was full of sleep at that point
who abandoned the true way.

But after I ‘I was at the foot of a high hill,
where the valley terminated
Which I had with consternation pierced my heart,

I looked up and saw its shoulders
Vested already with that planet ‘s rays
Which leadeth others right by every road.

Then was the fear a little quieted,
that in my heart’s lake had endured
the night ch’i ‘I passed so piteously.

And as he, who, with distressful breath,
Forth issued from the sea upon the shore,
It turns to the water perilous and gazes,

so my soul, still a fugitive,
He backs to re-behold the pass
who never let a living person.

Let him then placed a little my weary body,
again over the desert slope,
yes that ‘the firm foot ever was’ the lowest.

And here, almost where the ascent began,
a loin, and lends itself very slight,
that pel maculate was covered;

and not she from me before my face,
indeed ‘so he did impede my path,
ch’i ‘I to return often turned.

Temp ‘was the beginning of the morning,
and ‘the sun was mounting’ n with those stars
who were with him when the Love Divine

first he moved those beautiful things;
So I was to me occasion good hope
than fair in the skin Gaetta

the time of day and the sweet season;
But not so much that not give me fear
the aspect which appeared to a lion.

It seemed as if against me he were
with ‘high-test and with ravenous hunger,
So that it seemed the air tremors in.

And a she-wolf, that with all hungerings
Seemed to be laden in her meagreness,
and many folk has caused to live forlorn,

this handed me so much heaviness
with the terror of her views,
That I the hope of the height.

And as he is who willingly acquires,
and Reaches’ the time when he must lose,
that ‘in all his thoughts to weeping and despair;

this made me restless beast,
Which, coming ‘Encounters, gradually
It ripigneva where ‘the sun is silent.

While it ‘is ruining the lower site,
Before their eyes it was offered them
who for long silence seemed hoarse.

When I saw him in that vast wilderness,
“Have pity on me,” I called to him,
“Whatever thou art, or shade or real man.”

He answered me: “Not man; man once I was,
and my parents were of Lombardy,
Mantuans by country both of them.

He was born sub Julio, though late,
And I lived at Rome under ‘good Augustus
During the time of false and lying gods.

I was a poet, and I sang that just
Son of Anchises, who came forth from Troy,
then that ‘Ilion the superb was burned.

But why do you return to wretchedness?
why do they not climb the Mount Delectable
which is the source and cause of every joy? “.

“Or if ‘thou that Virgilius and that fountain
Which spreads abroad so wide a river of speech? ”
rispuos’ I him with bashful forehead.

“Or other poets honor and light,
Avail ‘long study and’ l great love
that impelled me to explore thy volume.

You if ‘my teacher’ my author,
thou ‘only one from whom’ I took
The beautiful style that has done honor.

See the beast ‘I turned;
Save me from her, famous Sage,
It makes me tremble the veins and wrists. ”

“Thee it behooves to take another road,”
Responded he, when he beheld me weeping,
“If you wish ‘campar of this savage wilderness;

Because this beast, at which thou criest,
no man to pass on his way,
But so ‘mpedisce that kills;

And has a nature so malign and ruthless,
that it can never sate her greedy will,
and after ‘the food is hungrier than before.

Many the animals with whom she weds,
and more will be still, until ‘the Greyhound
It Comes, who shall make her perish in her pain.

He shall not feed on either earth or pewter,
But upon wisdom, love and virtue;
and his nation be between felt and felt.

Of that low Italy shall health
for which the maid Camilla died,
Eurialo and Turn and Niso of ferute.

These will drive the right by every villa,
since that will throw it the ‘Hell,
There where ‘nvidia first dipartilla.

Ond ‘I for thy me’ think and judge
you follow me, and I will be your guide,
and lead thee hence through the eternal place,

Where thou shalt hear the desperate lamentations,
Shalt see the ancient spirits,
he to the second death every cries;

And thou shalt see those who contented are colored
Within the fire, because they hope to come
when it is to the blessed people.

To whom, then, if you want to go,
A soul shall be for that than I more worthy;
I’ll leave you with her at my departure;

Because that Emperor, who reigns above,
because ‘the’ was’ rebellious to his law,
He wills that ‘His city for me is vegna.

In all parts reigns and there holds;
There is his city and his lofty throne;
O happy he whom ‘chooses to be there. ”

And I to him: “Poet, I thee entreat
by that God whom thou didst never know,
what I may escape this woe and worse,

that thou wilt bring me there, where ‘or you said,
That I may see the door of St. Peter
and those whom you so much sad. ”

Then he moved on, and I behind him.

 

Best interest of the child: alcune importanti sentenze delle Corti internazionali

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 3 gennaio 2017

Il “best interest of the child” è un concetto riconosciuto a livello internazionale dall’art. 3 della Convenzione di New York sulla protezione di diritti del fanciullo del 1989. Abitualmente ci si riferisce ad esso nel diritto di famiglia, specie quando si tratta di affidamento del minore ovvero quando il bambino è coinvolto in un procedimento di adozione, tuttavia tale principio si applica in tutte le situazioni che vedono coinvolto un fanciullo. La giurisprudenza comparata delle corti internazionali ne ha recentemente affrontate alcune.
In Germania, il Bundesverfassungsgericht ha concesso una ingiunzione sospensiva provvisoria in merito al procedimento di adozione di un minore per la fondatezza delle censure di costituzionalità, in particolare per quel che concerne la protezione dell’interesse del minore e dei suoi diritti fondamentali. La fattispecie oggetto del ricorso costituzionale ha visto un bambino in tenerissima età conteso tra i genitori biologici (ritenuti dalle autorità non in grado di badare a lui) e i genitori adottivi. Il piccolo di 16 mesi ha conosciuto allocazioni differenti, con ripetuti cambi di abitazione, assistenza di differenti operatori sanitari che gli hanno provocato una forte sofferenza emotiva. Il rischio censurato dalla Corte costituzionale tedesca riguarda il fatto che, di fronte all’impugnazione contro la procedura di adozione proposto dai genitori biologici, il bambino avrebbe dovuto affrontare un nuovo cambiamento dell’ambiente familiare di riferimento. In ogni caso si sarebbe trattato di una circostanza inaccettabile tanto di fronte al possibile successo del ricorso dei genitori biologici, quanto di fronte al fallimento del suddetto ricorso, provocando nuovo mutamento dell’ambiente di riferimento del bambino. Pertanto, in attesa dell’esito del processo, la Corte ha stabilito che il minore permanga nel suo ambiente attuale al fine di prevenire un ulteriore deterioramento delle sue condizioni psichico-fisiche.
In altra vicenda, sempre il Bundesverfassungericht ha affermato che la potestà genitoriale non può essere trasferita con un provvedimento provvisorio della Corte medesima attraverso un ricorso costituzionale.
In Inghilterra la Family Court ha deciso un delicato caso dove il best interest del minore è stato violato dalle autorità di polizia. Nello specifico, durante indagini per contrastare la pedopornografia, gli investigatori si sono imbattuti in 5000 immagini indecenti conservate sul computer del padre delle minori. L’uomo è stato arrestato e successivamente ha confessato il reato. Una di queste immagini ritraeva una donna nell’atto di abusare una minorenne infratredicenne. Gli stessi investigatori hanno supposto “al 90%”, riferendosi alla sola somiglianza, che tale donna fosse la madre e la minore abusata una delle figlie della coppia. Sulla base di legittimi timori che le bambine fossero in pericolo le minori sono state portate via dalla casa familiare e allontanate anche dalla madre, poiché gli investigatori hanno mantenuto ferma la loro convinzione sull’alta probabilità dell’identificazione della madre con la donna autrice delle violenze e della figlia come la vittima delle medesime, senza approfondire ulteriormente le indagini. Pertanto, le minori sono state allocate presso una famiglia affidataria e alla madre è stato impedito di vederle. Durante il successivo procedimento penale, l’investigatore che si è occupato del caso è stato vagliato quale “testimone ostile” dalla corte poiché è emersa evidente la fallacia del quadro accusatorio contro la madre delle minori, che veniva prosciolta e successivamente si ricongiungeva con le figlie. A seguito di ciò madre e figlie instavano azione risarcitoria sulla base dello Human Rights Act 1998 per la violazione dell’art. 6 (diritto ad un processo equo) e art. 8 (protezione della vita privata e familiare) perché le autorità investigative non hanno tenuto in appropriata considerazione l’interesse delle minori a mantenere una relazione stabile con la loro madre, alla quale è stata coinvolta in una indagine per pedopornografia solo sulla base di mere impressioni degli investigatori. La Corte ha riconosciuto alla madre un risarcimento del danno pari a 10.000 sterline e a 5.000 sterline per ciascuna figlia.
In Australia, la Supreme Court of Victoria ha emanato una interessante sentenza, ricca di citazioni comparatistiche e riferimenti alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani, in merito al trasferimento di detenuti minorenni, alcuni molto giovani, in carceri di massima sicurezza per adulti dopo che i ragazzi avevano provocato disordini e danni nel riformatorio che li ospitava. La Corte australiana ha affermato che siffatto trasferimento è contrario alla protezione del best interest dei minorenni coinvolti perché violativo dei diritti garantiti dalla Convenzione internazionale per la protezione del fanciullo, tra cui il diritto dei minori, seppur detenuti, a mantenere un costante contatto con i propri familiari e a fruire di programmi rieducativi.

Gli amici “veri”

Cour de cassation, 2ème ch. civile, arrêt du 5 janvier 2017
M. Y. X. / Procureur général près la cour d’appel de Paris
Sur le moyen unique, tel que reproduit en annexe :
Attendu, selon l’arrêt attaqué (Paris, 17 décembre 2015), qu’à l’occasion d’une instance disciplinaire engagée à son encontre, M. X…, avocat au barreau de Paris, a déposé une requête en récusation mettant en cause l’impartialité de MM. Y…, Z… et A… et de Mmes B…, C… et D…, membres de la formation de jugement du conseil de l’ordre appelée à statuer dans cette instance ;
Attendu que M. X… fait grief à l’arrêt de rejeter sa requête ;
Mais attendu que c’est dans l’exercice de son pouvoir souverain d’appréciation de la pertinence des causes de récusation alléguées que la cour d’appel a retenu que le terme d’ « ami » employé pour désigner les personnes qui acceptent d’entrer en contact par les réseaux sociaux ne renvoie pas à des relations d’amitié au sens traditionnel du terme et que l’existence de contacts entre ces différentes personnes par l’intermédiaire de ces réseaux ne suffit pas à caractériser une partialité particulière, le réseau social étant simplement un moyen de communication spécifique entre des personnes qui partagent les mêmes centres d’intérêt, et en l’espèce la même profession ;
D’où il suit que le moyen n’est pas fondé ;
DÉCISION
REJETTE le pourvoi ;

La Cour : Mme Flise (président), M. Pimoulle (rapporteur)
Avocat général : M. Girard
Avocat(s) : SCP Capron