Presentazione

Notificazioni del divorzio via Facebook? A New York si può

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 16 aprile 2015

Ha fatto scalpore anche in Italia una sentenza della Corte Suprema dello Stato di New York che ha autorizzato la notificazione dell’istanza di divorzio tramite Facebook ad un coniuge resosi irreperibile. Il giudice spiega che nell’ultimo decennio l’avvento e l’incremento dell’uso dei social network come Facebook e Twitter ha assunto un ruolo centrale nella vita della maggioranza delle persone. Parrebbe quindi che la prossima frontiera giuridica nello sviluppo dell’utilizzo degli strumenti processuali riguardi proprio l’utilizzo dei social media e dei forum, dove poter notificare un’istanza di divorzio attraverso l’uso della messaggistica personale consentita da tali servizi. Siffatto approccio è molto pragmatico ed è prioritariamente orientato al raggiungimento del destinatario dell’istanza che in questo modo risulta essere sempre essere raggiungibile, anche se virtualmente, senza scrupolo di verificare dove sia effettivamente residente ovvero dove si trovi in un certo momento della sua vita. Per quel che concerne l’aspetto formale di tale modalità di notifica, il giudice osserva che il Civil Practice Law and Rules non richiede che l’istanza venga notificata brevi manu al convenuto.

Il caso deciso dalla Supreme Court of Victoria (Australia) riguarda un processo per contempt of court (oltraggio alla corte) a carico di un soggetto che attraverso un appello pubblico condiviso su Facebook e trasmesso alla radio ha cercato di influenzare l’esito di un processo per spaccio di stupefacenti con la divulgazione delle email dei giudici che si occupavano del caso. Gli ascoltatori del programma radio e i followers del profilo Facebook avrebbero dovuto mandare il loro sostegno a favore degli imputati. Tuttavia, la Corte suprema dello Stato di Victoria ha condannato l’imputato per contempt of court per tutte le imputazioni. Nello specifico, riguardo a Facebook riguardo alla frase “please help me make a fuss about this so that it stops once and for all’ perché rappresenta un chiaro tentativo di far pressione illecita sul giudice attraverso una manipolazione dell’opinione pubblica.

La Supreme Court of India ha affrontato un caso nato da un incidente stradale, a seguito del quale i guidatori coinvolti sono stati invitati a presentarsi presso la sede della polizia locale. Durante l’ascolto delle parti, l’ufficiale di polizia incaricato di occuparsi della vicenda risulterebbe essere stato scortese e maleducato con le persone convocate per la ricostruzione dell’incidente. Queste si sono successivamente lamentate del comportamento dell’ufficiale di polizia sulla pagina Facebook della polizia stradale cittadina. L’ufficiale oggetto delle doglianze ha denunciato gli autori ai sensi della Section 353 (Assalto di forza criminale al fine di impedire al pubblico ufficiale di compiere il suo dovere) e della Section 503 (Intimidiazione) del codice penale indiano. Tuttavia gli imputati sono stati assolti perché i loro commenti relativi al querelante su Facebook non integravano le fattispecie incriminatrici, piuttosto costoro avevano utilizzato la pagina in questione come forum pubblico al fine di comunicare le loro doglianze e i loro commenti online erano stati scritti in buona fede entro i limiti di continenza consentiti.

La Court of First Instance di Hong Kong ha deciso un caso relativo alla responsabilità penale per libel in relazione alla pubblicazione di un post su Facebook contenente offese a sfondo razziale. Nonostante l’ordine di rimozione, l’autrice non vi ha ottemperato, cosicché le offese sono rimaste visibili dal momento della pubblicazione (aprile 2013) fino al momento della rimozione (novembre 2014), nonostante l’intervenuto ordine giudizario di cancellazione (ottobre 2013). A seguito di una nuova istanza (settembre 2014), l’autrice è stata convocata presso la Corte anche per “civil contemptent” (disprezzo della corte). Il giudice ha dichiarato la convenuta colpevole delle accuse riservandosi in seguito di determinare la pena, dopo aver ascoltato le parti offese.

In Francia, un operatore commerciale online ha ottenuto dalla Cour d’Appel di Lione un risarcimento del danno quantificato in 20.000€ per aver subito l’oscuramento delle sue pagine Facebook per quasi un anno su iniziativa di un suo concorrente. La causa si era focalizzata sull’anteriorità della registrazione del nome di nominio, tuttavia una volta che era stato giudizialmente stabilito la prevalenza della registrazione dell’appellante, Facebook non aveva recepito tempestivamente la decisione mantenendo oscurate le sue pagine relative al sito controverso. Il danno è stato imputato a carico della società concorrente.

Anche la Rechtbank Rotterdam (Olanda) ha deciso controversia relativa all’appropriazione illegittima di un marchio. Il giudice, tra le altre voci del dispositivo, ha condannato parte convenuta a trasferire la titolarità della pagina Facebook con le relative credenziali (username e password) al ricorrente, oltre al risarcimento del danno.

Interesting Facts about Magna Carta

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A short and interesting history of Magna Carta and its surprising legacy

So few of the facts about Magna Carta in popular circulation are true. Its enduring place in popular consciousness is, however, indisputable. Its influence even extends to music: Kurt Weill composed a cantata, The Ballad of Magna Carta, about it. The rapper Jay Z even named his twelfth album after Magna Carta (albeit more because of a pun on his real name, Carter, than because he is a fan of the document, we assume).

Magna Carta wasn’t the first such charter: a century before, Henry I of England had issued a coronation charter in 1100, comprising 20 clauses. Yet it was Magna Carta that lasted in the English – indeed, the world’s – memory. The story of disgruntled barons forcing King John to sign a charter that would provide them – and other Englishmen – with liberties…

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