Ablazione potestà genitoriale e dissoluzione familiare: come si suddivide la competenza tra tribunale ordinario e dei minori

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 17 febbraio 2021

Nel caso in cui sia già in corso un giudizio di separazione ovvero di divorzio di fronte al giudice ordinario nel momento della proposizione di un un successivo provvedimento ablativo o limitativo della potestà genitoriale ai sensi degli artt. 330 e 333 c.c. da parte del giudice minorile si verifica l’effetto attrattivo (c.d. “vis actractiva”) della competenza in favore del giudice di fronte al quale è in corso il suddetto giudizio, nell’ottica (rispettosa della volontà del legislatore del 2012) di concentrazione delle tutele in capo ad uno stesso giudice per le questioni attinenti al rapporto genitori-figli minori, garantendo così l’armonia tra i provvedimenti e scongiurando una loro frammentazione provocata da possibili contrasti. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1 ordinanza 11 febbraio 2021, n. 3490.

Machine learning: alcune sentenze straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 18 febbraio 2021

Gli ADM (ovvero i programmi di automated decision making) riguardano una serie di procedimenti elaborati su base algoritmica capaci di elaborare decisioni senza il diretto intervento umano e sulla base di una loro propria esperienza. Si tratta di programmi di “machine learning” che rientrano nella più ampia categoria di tecnologie cosiddette di “intelligenza artificiale”. Infatti, con la locuzione “machine learning” si intende ogni metodologia e tecnica che, sulla base dei dati acquisiti, sviluppa nuove conoscenze e nuovi modelli, i quali sono in grado di fare previsioni future sulla base di ciò che hanno appreso.
In Germania, l’Oberlandesgericht (OLG) di Colonia ha stabilito che i confronti tra i prodotti destinati al consumo effettuati attraverso algoritmi decisionali automatici non possono essere definiti “test”. La società convenuta offriva test di prodotti destinati ai consumatori, il caso in questione riguardava un confronto tra avvitatori a batteria, con la presentazione di valutazioni del tipo “molto buono”, ovvero “adeguato”. Tuttavia nel caso di specie è stato accalartto che non venissero effettuati realmente veri e propri test approfonditi dei dispositivi, come accade regolarmente per le valutazioni (molto popolari in Germania) della Stiftung Warentest, mentre siffatti avvitatori non erano stati testati né in laboratorio, né da esperti ma “solo” basandosi sulle valutazioni provienienti da un algoritmo, e ciò non risultava chiaramente dal sito in questione. Pertanto, i giudici tedeschi hanno stabilito che ai sensi della Sezione 5 (1) UWG (Gesetz gegen den unlauteren Wettbewerb, cioè la legge in materia di concorrenza sleale), chiunque intraprenda un atto commerciale ingannevole che possa indurre il consumatore, o un altro operatore di mercato, a prendere una decisione commerciale che altrimenti non avrebbe preso, agisce in modo sleale. Pertanto, siffatto atto commerciale è fuorviante se, tra le altre cose, contiene informazioni false o altre informazioni idonee a trarre in inganno il consumatore sulle caratteristiche essenziali dei beni o servizi come vantaggi, proprietà o componenti essenziali dei test dei prodotti o servizi. L’esperienza ha dimostrato che i test di prodotto sono molto importanti per le vendite delle aziende valutate, quindi la descrizione fuorviante di un confronto come tali test di solito convince all’acquisto. In conseguenza di ciò, secondo i giudici tedeschi, l’uso del nome di dominio “test.net” per la pubblicazione di confronti valutativi di prodotti basati su algoritmi e la designazione di questi confronti come “test” è fuorviante ai sensi della Sezione 5 (1) UWG.
In Olanda, la Rechtbank den Haag (Corte distrettuale dell’Aja) ha bandito l’uso dell’algoritmo SyRI, (System Risk Indication). Si tratta di un modello di decisione automatizzata sviluppato dal ministero degli affari sociali e del lavoro olandese, elaborato ai fini di prevedere la probabilità che determinate categorie di individui siano più (o meno) inclini a commettere frodi nella richiesta e nell’ottenimento di benefici sociali. L’elemento discriminatorio censurato dalla Corte, che ha dichiarato illegale l’utilizzo di siffatto algoritmo, riguarda che il sistema è stato utilizzato in particolare nei confronti di residenti con redditi bassi, minoranze e soggetti con precedenti giudizari in materia. Incrociando siffatti dati, l’algoritmo stabilisce per quali individui c’è un rischio maggiore di commettere frodi allo stato sociale. Invece, con questa decisione la Corte distrettuale dell’Aja stabilisce che la legislazione supportiva di SyRI non è conforme al quadro legale di tutela e dei dati personali poiché l’interferenza cui è sottoposta la privacy dei consociati olandesi viola i parametri di ragionevolezza e proporzionalità, né esso è sufficientemente efficace per valutare gli interessi in gioco in modo chiaro e verificabile, mentre tutti devono avere ragionevoli aspettative che la loro privacy sia presa in considerazione e adeguatamente tutelata.
Anche nel Regno Unito di Gran Bretagna l’erogazione dei benefici sociali è effettuata attraverso algoritmi decisionali automatizzati. In particolare, l’“Universal Credit”, previsto dal Welfare Reform Act 2012, è un beneficio sociale consistente nel pagamento di una somma di denaro per sostenere i costi della vita di chi è disoccupato o recepisce un reddito basso. Nonostante molte criticità l’Universal Credit è erogato attraverso un account online con il quale i richiedenti gestiscono la loro applicazione e comunicano con l’ente erogatore, cioè il Department of Work And Pensions. Una delle criticità riguarda la circostanza che i richiedenti non si rendono conto che l’erogazione è basata su un sistema automatizzato di decisione, dato che la procedura presenta un flusso continuo di comunicazioni, chat informali con un “work coach”, ricevute di pagamento, rendendo difficile l’identificazione di una decisione formale unitaria ed (eventualmente) definitiva. Analogamente, le norme per il calcolo dei pagamenti non sono chiare, così è difficile per i richiedenti impugnare le decisioni che negano loro i benefici economici. All’interno di un contenzioso più ampio, in un caso che non riguardava direttamente l’utilizzo degli ADM, ma la normativa stessa dell’Universal Credit, la English and Wales Court of Appeal ha elogiato i sicuri vantaggi di un siffatto sistema (quali risparmio di costi di natura amministrativa e la capacità di adattamento pressochè immediato del sistema automatizzato al possibile mutamento delle condizioni personali ed economiche del richiedente), tuttavia ha affermato che esso deve essere reso più trasparente e comprensibile agli utenti.

Machine lawyering blog post

Tracking COVID-19 with Italy’s “Immuni” app: data gathering, privacy protection and public health

Efforts to trace contacts made by persons who are COVID-19 positive in order to contain contagion has been recently overshadowed in the media by news of vaccines. Actually, containing the COVID-19 outbreak requires both the administration of vaccines and contact tracing, so restrictions on social and economic activity can be managed as effectively as possible to keep the rate of infection under control. That’s why, at the Second Machine Lawyering Conference, I focused my paper on the functioning of “Immuni”, the Covid-19 contact tracking app used in Italy.

Convive, è giovane, ma non intraprendente nel cercare lavoro? No all’assegno divorzile

Pubblicato sul Quotidiano giuridico del 9 febbraio 2020

Con decisione n. 2653, depositata il 4 febbraio 2021, la Corte di Cassazione ha confermato l’orientamento giurisprudenziale secondo il quale l’ex coniuge di età ancora giovanile, che abbia intrapreso una convivenza more uxorio dopo l’avvenuto divorzio e, seppur goda di buona salute, si dimostri poco intraprendente nella ricerca di una nuova occupazione, non ha diritto all’assegno divorzile.

Assegno mantenimento figlio: no alla valutazione morale sul possibile uso del denaro

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 3 febbraio 2021

Ai fini della riduzione dell’ammontare dell’assegno di mantenimento del figlio è inammissibile la valutazione dell’interesse morale perché questa non si basa su evidenze decisive secondo cui il quantum riconosciuto possa condurre a fatti sicuramente diseducativi. In siffatta prospettiva, il ricorso paterno va rigettato perché allega profili morali che vedrebbero l’assegno corrisposto per interessi fatui e poco commendevoli e non per la migliore educazione e cura del figlio e, in modo surrettizio, richiama il principio generale dell’interesse morale in vista di una riduzione sull’ammontare del quantum, senza proporre, fin dalla fase di merito, una qualunque alternativa sul suo differente utilizzo, indicando come invece quell’importo, ritenuto nel suo ammontare ingiustificato, possa essere diversamente utilizzato, anziché eliminato tout court. Lo stabilisce la Cass. 2020/2021, depositata il 28 gennaio 2020. 

Vaccini anti COVID-19: alcune pronunce giurisprudenziali di Regno Unito, Germania e Canada

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 27 gennaio 2021

Nel Regno Unito, la England and Wales Family Court ha deciso un contenzioso riguardante i figli minorenni avente sullo sfondo la rottura dei rapporti della coppia genitoriale. Il padre aveva chiesto uno specifico ordine per sottoporre i figli minori alla vaccinazione tetravalente infantile, alle vaccinazioni necessarie per i viaggi all’estero e alla somministrazione del vaccino contro il COVID-19. La madre si è opposta con veemenza alla richiesta paterna sostenendo l’improbabilità che, a causa della sana alimentazione e dello stile di vita dei bambini, i figli potessero ammalarsi gravemente, anche se contagiati. Al contrario si manifestava molto più preoccupata per i rischi derivanti dalle reazioni dagli ingredienti contenuti nel vaccino tetravalente e i loro possibili collegamenti con autismo e Alzheimer, dubitando in generale dell’efficacia dei vaccini e all’uopo aveva richiesto l’audizione di esperti in udienza, sostenendo infine che siffatta istanza relativa alla somministrazione dei vaccini fosse inammissibile in quanto pertinente al diritto pubblico e non al diritto privato. Il Justice MacDonald ha in parte accolto e in parte negato la richiesta paterna, focalizzandosi totalmente sulla valutazione del best interest of the child(dren) mentre, nelle motivazioni, ha stigmatizzato le argomentazioni materne affermando che non fosse affatto necessario ascoltare esperti in quanto non esistono nuove prove scientifiche, sottoposte a peer review, che indichino una preoccupazione significativa per l’efficacia ovvero la sicurezza di uno o più dei vaccini oggetto della domanda o una controindicazione specifica ben evidenziata. Di seguito, il JusticeMacDonald ha ricostruito i precedenti in materia e ha concluso che in caso di disaccordo tra i genitori sia di competenza della Family Court decidere in merito alla vaccinazione laddove gli esercenti la responsabilità genitoriale non si trovassero d’accordo.

Relativamente alla specifica istanza, il Justice MacDonald ha autorizzato la somministrazione dei vaccini tetravalenti infantili, mentre sule vaccinazioni da viaggio ha affermato che al momento si trattasse di una fattispecie speculativa e ipotetica, pertanto si è riservato di decidere su quali vaccini potessero essere appropriati in relazione al concreto benessere dei minori. Il Justice MacDonald ha altresì rigettato l’istanza per ottenere una vaccinazione contro il Covid-19, perché non sono ancora state diffuse raccomandazioni del servizio sanitario in merito alla vaccinazione dei bambini (in particolare su quando essi debbano essere vaccinati e con quale specifico vaccino), conseguentemente si tratta di una decisione prematura, rimarcando in modo chiaro ed enfatizzato che siffatto differimento non implica alcun dubbio da parte della Corte circa la correttezza o l’efficacia del vaccino, dato che nel momento in cui il National Service Health approverà l’uso del vaccino contro il COVID-19 per i minori, la Corte non potrà discostarsi da tale indirizzo, sia nell’interesse del minore sia in assenza di evidenze scientifiche, sottoposte a peer review, che indichino una effettiva, e scientificamente documentata, preoccupazione in merito. Infine, il Justice MacDonald ha altresì affermato che la valenza di bene pubblico del programma di vaccinazione fosse comunque rilevante all’interno della causa in discussione (seppure questa fosse di natura privatistica) e che quindi non si trattasse di un’ingerenza sproporzionata nei diritti dei minori garantiti dall’art. 8 del Children Act 1989.

InGermania due diversi tribunali si sono pronunciati su due istanze relative all’ottenimento in via d’urgenza a carico del servizio sanitario del vaccino contro il COVID-19 a favore di persone anziane sofferenti comorbilità, rigettandole. In un caso, una coppia di coniugi ultraottantenni, che conviveva con la propria famiglia, ha chiesto che lo stato del Nord Reno-Westfalia, rappresentato dal Ministero del lavoro, della salute e degli affari sociali, istruisse il dipartimento sanitario responsabile a vaccinarli immediatamente. Il Verwaltungsgericht Düsseldorf ha respinto le domande di emissione di siffatti provvedimenti provvisori e urgenti: secondo il tribunale amministrativo, i ricorrenti non sono titolari di siffatti diritti, poiché tali istanze di vaccinazione prioritaria andrebbero indirizzate nei confronti all’autorità sanitaria locale del luogo di residenza. In particolare, i giudicanti hanno rilevato che le autorità sanitarie locali sono responsabili della decisione sul diritto alla vaccinazione nei singoli casi, pertanto le medesime dovrebbero chiarire se e quali siano le categorie di persone che hanno diritto alla vaccinazione prioritaria, al di là delle raccomandazioni della Commissione permanente per le vaccinazioni e se una decisione individuale possa essere resa possibile in relazione alla presenza di patologie pregresse.

Il Sozialgericht Oldenburg ha deciso un caso simile al precedente: il ricorrente, ultrasettantenne, intimava al Ministero della Salute del Niedersachsen che gli facesse inoculare immediatamente il vaccino, data la sua condizione di cardiopatico grave e quindi di un conseguente aumento del suo rischio di morire in caso di contagio. In precedenza, il centro di vaccinazione competente della somministrazione nel luogo di residenza del ricorrente aveva rifiutato la richiesta perché il istante non apparteneva al gruppo di persone con priorità. Il ricorrente quindi si rivolgeva al Ministero della Salute, degli affari sociali e delle pari opportunità della Bassa Sassonia, che rifiutava l’istanza, sottolineando che il Coronavirus-Impfverordnung – CoronaImpfV emanato dal Ministero federale della salute consentisse al richiedente di essere vaccinato soltanto secondo le priorità stabilite dalle autorità sanitarie. Il SG Oldenburg ha spiegato che, al fine di salvaguardare gli obblighi di protezione incombenti sul Legislatore e sull’Esecutivo ai sensi degli articoli 2 (diritto alla vita e all’integrità) e 3 (principio di uguaglianza) della Grundgesetz (Legge fondamentale), non è assolutamente necessario garantire che il richiedente riceva la vaccinazione in via prioritaria. Il suo diritto deve essere bilanciato con quello delle altre persone che si trovano in condizioni simili alle sue e a questo fine le decisioni sulla priorità nell’accesso al vaccino sono standardizzate ai sensi dei §§ 2-4 della citata CoronaImpfV salvaguardando adeguatamente gli obblighi di protezione stabiliti dall’ordinamento. Nell’ambito della gestione della pandemia, legislatore e governo devono tener conto degli interessi pubblici e privati concorrenti con la tutela degli interessi individuali. Le decisioni sulle priorità e sulla sequenza della vaccinazione contro il COVID-19, in linea di principio, devono contemperare le pretese dei cittadini nell’ambito dei mezzi disponibili. Pertanto, poiché i vaccini contro il COVID-19 non sono attualmente ancora disponibili in misura adeguata, gli argomenti del ricorrente non sono sufficienti a superare i criteri di individuazione delle persone vaccinabili prioritariamente stabiliti nelle citate Sezioni 2-4 del CoronaImpfV. Argomenta il SG Oldenburg che da un lato, coloro che appartengono a questo gruppo (persone ultraottantenni) avrebbero un rischio estremamente elevato di morire di COVID-19. Dall’altro lato, la vaccinazione prioritaria di questo gruppo di persone serve non solo alla loro protezione individuale, ma anche in larga misura a proteggere la funzionalità delle strutture di assistenza medica, in modo che si possano evitare particolari stress sulle capacità delle terapie intensive ospedaliere.

In Canada la Provincial Court of British Columbia ha deciso una causa concernente un detenuto paziente oncologico, sofferente di cardiopatie, sopravvissuto in passato ad un aneurisma dell’aorta e pertanto particolarmente sensibile agli effetti nefasti di un possibile contagio da COVID-19. Il giudicante, rilevato che il detenuto non rientrasse nelle categorie prioritarie di accesso alla vaccinazione, ma in considerazione delle sue fragili condizioni di salute, decide di applicare al suo caso una gestione “ristorativa” della sua pena al fine di garantirgli anche l’accesso alle cure. Pertanto, con una lunga e articolata decisione, il J. Patterson ha valutato che “una condanna adeguata, giusta e proporzionata” richiedesse un periodo di reclusione di un anno seguito da due anni di libertà vigilata.