Google e diritto all’oblio: nuove decisioni internazionali

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 15 luglio 2015

Dopo più di un anno dalla pubblicazione della sentenza Google Spain SL e Google Inc. contro Agencia Espanola de Proteccion de Datos e Mario Costeja Gonzalez il dibattito in materia di “right to be forgotten”, diritto all’oblio, si sta sviluppando ulteriormente. In Francia, recentemente il CNIL (acronimo di Commission nationale de l’informatique et des libertés, una autorità amministrativa indipendente francese preposta alla protezione dei dati personali) ha esteso l’area di applicazione degli effetti dell’importante citata sentenza. Infatti il CNIL ha stabilito che Google deve deincizzare dai risultati del motore di ricerca non soltanto quelli che appaiono sui nomi di dominio di primo livello appartenenti a Stati membri dell’Unione Europea, ma pure quelli apparsi sui suoi URL aventi nomi di dominio extraeuropei. A questo proposito, il CNIL considera che i risultati delle ricerche effettuate dal search engine provengono da un solo procedimento di ricerca, pertanto il CNIL ha stabilito che Google debba adeguarsi a questa decisione entro quindici giorni. Nonostante la notifica di tale procedimento non costituisca una sanzione, qualora Google non vi si adegui entro il termine indicato, il Presidente del CNIL nominerà un Rapporteur che presenterà a un comitato ristretto alcune proposte di sanzioni opportune e adeguate da comminare a Google ai sensi della legge francese.

In Canada, la Supreme Court of British Columbia ha affrontato un caso di supposta diffamazione perpetuata non solo attraverso post pubblicati su alcuni blog, ma anche attraverso il servizio “snippet” di Google, riassuntivi i materiali diffamatori contenuti nei risultati della ricerca. Proprio per la rielaborazione di tali materiali, il ricorrente chiedeva alla Corte la condanna anche di Google in qualità di editore degli “snippet” stessi. Infatti, Google non sarebbe più neutrale, come invece asserito nelle sue difese. Dopo un’approfondita analisi dei precedenti in materia, tanto canadesi quanto inglesi, la Supreme Court of British Columbia ha rigettato l’istanza del ricorrente affermando che “Su Internet esistono centinaia di milioni di siti web attivi miliardi di pagine web. Internet è uno strumento effettivo e utile nella gestione delle informazioni grazie ai motori di ricerca. Non si potrebbe navigare efficacemente senza servizi di ricerca come quelli forniti da Google. Se gli hyperlink sono le vie, i motori di ricerca rappresentano le mappe. Senza snippet che contengono i termini oggetto della ricerca, la navigazione in Rete sarebbe molto più difficile: gli utenti dovrebbero cliccare su ogni risultato, accedere alla pagina e analizzare i suoi per determinarne la rilevanza”. Tutte operazioni che l’opzione snippet consente di risparmiare.

In Inghilterra, la Civil Division della England and Wales Court of Appeal ha deciso una importante causa in materia di tutela della privacy nota come “Safari Workaround case”. Si tratta una applicazione attraverso la quale dall’estate 2011 alla primavera 2012 Google ha raccolto informazioni private degli utilizzatori del browser utilizzato dagli utenti Apple, Safari, senza che costoro ne fossero a conoscenza ovvero avessero dato il loro consenso. Ciò ha consentito a Google non solo di venire a conoscenza di informazioni sensibili, ma anche, attraverso l’aggregazione dei dati, di inviare specifiche offerte pubblicitarie ovvero commerciali confezionate secondo gli specifici interessi degli utilizzatori. Nel 2013 le parti lese hanno fatto causa a Google per raccolta illecita di informazioni riservate, violazione della riservatezza e del Data Protection Act. La difesa di Google principalmente sosteneva che non vi fosse interesse ad agire da parte dei ricorrenti perché essi non avevano subito alcun pregiudizio economico. La Civil Division della Corte d’Appello inglese ha affermato che seppure i danni per gli utenti spiati potessero essere ininfluenti, in ogni caso le domande dei ricorrenti riguardano temi fondamentali quali il tracciamento occulto e la raccolta illecita di dati sensibili e riservati e il loro utilizzo all’insaputa dei titolari di tali dati per nove mesi. Il danno sofferto dalle parti ricorrenti concerneva l’ansia e lo stress conseguenti all’illecita intrusione nella loro sfera privata.

La Cour de Cassation francese ha confermato la condanna per furto emanata dalla Corte d’Appello di Parigi nei confronti di un soggetto che, attraverso una ricerca effettuata con Google, aveva scoperto e scaricato illecitamente da Extranet documenti riservati successivamente diffusi senza il consenso del proprietario. Nella motivazione si rileva che vi fosse un errore di configurazione nel server ospitante la rete Extranet. Tale errore aveva reso possibile scaricare tutti i documenti della l’Agence nationale de sécurité sanitaire de l’alimentation, de l’environnement et du travail (Anses). Nonostante il riconoscimento di questo grave difetto tecnico, la Cour aderisce alla ricostruzione dei giudici parigini d’appello secondo cui l’imputato era a conoscenza di non avere diritto di introdursi nel sistema, avendo comunque constatato la presenza di controlli all’accesso e la necessità dell’inserimento di un nome utente e di una password per l’autenticazione.