The Sky Garden – London’s highest public garden with great views!

Originally posted on London Unveiled:

Sky_Gardens8Visit the top of the ‘Walkie-Talkie’ building and find a public garden with great views – and its free!  Unlike the Shard that charges £24.95 you can come here and obtain similar views without the cost – though the views here are from the 35th-37th floors, its still high enough!  While originally conceived and branded as a ‘park’, the limitations of cultivating plants inside the top of a sky-scraper have led to a space that is a blend of gardens, views, open space, a terrace and eating/drinking spots.  As such it is truly unique.

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Officially known as 20 Fenchurch Street, the ‘walkie-talkie’ is 38 storeys tall and is currently the 5th highest building in London.  While free to visit, space limitations require you to pre-book complimentary tickets for a slotted entry time.  As a truly unique space offering 360 degree views of London, its well worth a visit.

(source: skygarden.london) (source: skygarden.london)

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Diffamazione online: gli ultimi orientamenti delle corti internazionali

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 23 marzo 2015

Gli effetti della ormai nota decisione della Corte di Giustizia UE “Google v. AEPD” sul riconoscimento del diritto all’oblio influenzano anche la giurisprudenza delle giurisdizioni nazionali. A questo proposito, va segnalato la ripresa del contenzioso promosso da Max Mosley presso la England and Wales High Court per la cancellazione dell’ormai noto video che lo ritraeva durante un party privato. In precedenza, la strategia di Mosley ai fini di ottenere la cancellazione del pruriginoso filmato consisteva nella citazione in giudizio di Google presso le giurisdizioni nazionali con la richiesta di implementazione di un filtro preventivo, come nei casi di pedopornografia infantile. Questa strategia era stata finora rigettata poiché questo tipo di soluzione vedrebbe la tutela della privacy strumentalizzata ai fini di impedire il controllo dell’opinione pubblica su fatti veri ovvero impedire critiche. Invece, dopo la sentenza Google v. AEPD, Mosley ha nuovamente citato Google di fronte i giudici inglesi per rivendicare il proprio diritto all’oblio e ordinare la cancellazione di immagini personali utilizzate impropriamente. Le difese di Google hanno sostenuto che i servizi di Google mantengono le caratteristiche di “safe harbour” ai sensi della direttiva 200/31/CE, già riconosciuta al provider dalla Corte di Giustizia nei casi L’Oreal, Sabam e eBay. I giudici inglesi hanno accolto l’istanza preliminare di Mosley affermando che la decisione AEPD contraddice le citate sentenze e che la tecnologia esistente consente a Google “senza sforzi sproporzionati o spese, di bloccare l’accesso a singole immagini”.
Sempre nel Regno Unito, la High Court of Justice in Northern Ireland Queen’s Bench Division ha affrontato il caso di un soggetto condannato a dieci anni per offese sessuali plurime che, ottenuta la scarcerazione, è tornato a vivere nella sua comunità, nonostante le proteste. Tra le varie proteste va segnalata la segnalazione del nominativo del ricorrente su una specifica pagina Facebook intitolata “Keeping our Kids Safe from Predators 2” da parte, tra gli altri, del padre di una delle sue vittime. L’ex detenuto ha denunciato sia l’autore dei post offensivi sia il gestore di siffatta pagina. Il ricorrente ha affermato che entrambi i querelati hanno violato gli artt. 2, 3 e 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali nonché la disciplina della Protection from Harassment (Northern Ireland) Order 1997 e del Data Protection Act 1998. Nel decidere la causa il giudicante ha evidenziato alcuni elementi: da un lato che il ricorrente, seppur ex detenuto per reati odiosi, ha ottenuto la libertà ai sensi di legge e dall’altro che l’apertura di pagine come quella oggetto di causa può causare tensioni e allarme sociale all’interno della comunità e quindi nuovi crimini. Dopo un’attenta disamina del contenuto della pagina e del ruolo di Facebook, il giudicante non solo ha accolto le richieste del ricorrente per la rimozione delle foto e dei dati che lo riguardavano, ma altresì ha condannato i convenuti al risarcimento del danno valutato in 20.000 sterline. Altresì ha ordinato ai convenuti la chiusura della pagina Facebook in oggetto perché istigatrice di tensioni sociali.
In Canada la Ontario Superior Court of Justice ha deciso una controversia che riguardava due noti bloggers, dalle visioni politicamente contrapposte, relativamente a un post concernente Guantanamo e il rimpatrio del terrorista di origini canadesi Omar Khadr. Nello specifico il querelante aveva affermato che i prigionieri di Guantanamo avrebbero dovuto essere trattati come soldati, mentre il convenuto ha qualificato il suo interlocutore come “una delle voci di maggior supporto dei talebani”. Per questa affermazione, il querelante citava in giudizio il convenuto per defamation, tuttavia la sua richiesta non ha trovato accoglimento perché il giudice canadese ha osservato che “la blogosfera politica può essere e, spesso è, rude, aggressiva, sarcastica, iperbolica, insultante, caustica e/o volgare. Essa non è per deboli di cuore”. Nel rigettare la causa, il giudice osserva che le opinioni scambiate in un dibattito politico devono essere valutate con parametri differenti rispetto alle ordinarie cause di diffamazione. Non si tratterebbe di creare una immunità per i bloggers, ma di prendere atto delle peculiarità del linguaggio utilizzato nel dibattito politico.

Idi di marzo

ANTONY

Friends, Romans, countrymen, lend me your ears;
I come to bury Caesar, not to praise him.
The evil that men do lives after them;
The good is oft interred with their bones;
So let it be with Caesar. The noble Brutus
Hath told you Caesar was ambitious:
If it were so, it was a grievous fault,
And grievously hath Caesar answer’d it.
Here, under leave of Brutus and the rest–
For Brutus is an honourable man;
So are they all, all honourable men–
Come I to speak in Caesar’s funeral.
He was my friend, faithful and just to me:
But Brutus says he was ambitious;
And Brutus is an honourable man.
He hath brought many captives home to Rome
Whose ransoms did the general coffers fill:
Did this in Caesar seem ambitious?
When that the poor have cried, Caesar hath wept:
Ambition should be made of sterner stuff:
Yet Brutus says he was ambitious;
And Brutus is an honourable man.
You all did see that on the Lupercal
I thrice presented him a kingly crown,
Which he did thrice refuse: was this ambition?
Yet Brutus says he was ambitious;
And, sure, he is an honourable man.
I speak not to disprove what Brutus spoke,
But here I am to speak what I do know.
You all did love him once, not without cause:
What cause withholds you then, to mourn for him?
O judgment! thou art fled to brutish beasts,
And men have lost their reason. Bear with me;
My heart is in the coffin there with Caesar,
And I must pause till it come back to me.
(W. Shakespeare, Julius Caesar, Act III, Scene II)

Aborto, obiezione di coscienza e manifestazione del consenso: le decisioni delle Corti straniere

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 4 marzo 2015

L’interruzione di gravidanza e i temi ad essa correlati sono oggetto di un vivace dibattito politico e giuridico in diversi Paesi e le Corti sono spesso chiamate a risolvere questioni ad esso relazionate. Ad esempio in Australia, lo State Administrative Tribunal of Western Australia ha deciso un’istanza urgente relativa alla manifestazione del consenso all’interruzione di gravidanza da parte di una giovane diciannovenne affetta da schizofrenia e alla sedicesima settimana di gravidanza. L’istanza concerneva la nomina di un tutore perché manifestasse il consenso all’aborto. La rilevanza del caso in esame concerne il fatto che, pur non comunicando verbalmente, la donna aveva “chiaramente e ripetutamente” indicato ai medici di voler interrompere la gravidanza. Pertanto era stata presentata domanda di nomina di un tutore affinché esprimesse il consenso all’uopo. Tuttavia la Corte ha accolto respinto di nominare un tutore che accossentisse all’aborto per l’incapace poiché il tutore non può manifestare un “consenso informato” per conto dell’assistita e quindi non può legittimamente autorizzare siffatta procedura.
Negli Stati Uniti, il tema relativo all’interruzione volontaria di gravidanza è sempre al centro di grande attenzione da parte dell’opinione pubblica e il dibattito pro-life vs. pro-choice è molto acceso sia a livello delle Corti federali, sia a quello delle Corti statali. Sotto il primo profilo, la US Court of Appeals for the Fourth Circuit ha accolto un’impugnazione contro la normativa del North Carolina la quale richiedeva che in precedenza all’espletamento della procedura abortiva alla donna richiedente venisse effettuata una ecografia con visualizzazione e descrizione del feto. In Indiana, la US District Court for the Southern District dell’Indiana ha emanato una permanent injunction che avrebbe modificato la disciplina sui requisiti delle cliniche abortive e conseguentemente costretto alla chiusura la sede locale della Planned Parenthood di Lafayette, che si occupava soltanto di aborti, e non di altri servizi medici. L’abrogata normativa violava l’Equal Protection Clause previsa dal XIV Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Analoghe istanze sono pendenti presso i giudici del Texas, Mississippi, Alabama.
Nel Regno Unito, la Supreme Court of United Kingdom ha deciso un caso in materia di obiezione di coscienza, come stabilita dall’Abortion Act 1967, quale espressione del diritto alla manifestazione della libertà religiosa. La Corte si è occupata di precisare quali siano i ruoli cui le ricorrenti, ostetriche di religione cattolica, possano occupare nello svolgimento delle loro mansioni ospedaliere nella delega, sorveglianza supporto di altri membri del personale che svolgono procedure abortive all’interno del loro ruolo di responsabili coordinatrici delle mansioni infermeristiche ospedaliere dell’Ospedale presso il quale sono impiegate. La decisione è rilevante sia perché approfondisce i principi stabiliti dalla Corte di Strasburgo con la causa Eweida sulla manifestazione della libertà religiosa sul luogo di lavoro e principio di non discriminazione, sia perché affronta il concetto “ragionevolezza” applicabile in tali fattispecie.
In Canada, la Ontario Court of Justice si è occupata del processo penale contro una donna fervente attivista antiabortista, solita ad attendere e “accogliere” le pazienti che si sottoponevano alla procedura abortiva all’entrata della clinica a ciò autorizzata con doni e pamphlet relativi alla procreazione e alla nascita. La donna è stata querelata per diversi reati. Tuttavia lei si è difesa affermando di aver agito in “stato di necessità” per impedire l’omicidio di esseri umani. La Corte ha rigettato siffatte difese affermando che un feto non può essere considerato parte offesa di un omicidio poiché ai sensi della legge canadese un bambino si considera nato vivo e vitale solo quando a) respira autonomamente; b) possiede una circolazione sanguigna indipendente; c) il suo cordone ombelicale è stato reciso.