Salcicciotti spioni o spiati?

Sembra che non siano solo parole le intenzioni dell’amministrazione tedesca di intercettare tutto l’intercettabile (e non) che capita online. E inizieranno, sembrerebbe (qui e in italiano qui) da Skype. Bisogna essere avanti, intercettare i telefoni e i cellulari è out, passé, bisogna adeguarsi ai tempi. Ecco che quindi, per non mettere in pericolo la sicurezza nazionale, o meglio ancora, la sicurezza del Land, si partirà con le costosissime intercettazioni skyparole (cioè delle parole scambiate su skype).

Chissà come sarà interessante origliare le chiamate degli internauti, e come sarà divertente leggere le loro chattate. Centinaia di migliaia di conversazioni da non perdere… Del resto basta pensare agli argomenti dll’ultima chattata effettuata: raffreddore, fidanzato dell’amica, figli dell’altra amica, progetti di vacanze, l’ultima sfilata di Valentino, chi è veramente innovativo tra Barak Obama e Hillary Clinton… cosette così, insomma, un pour parler… che per i bavaresi è di grande interesse.

E io allora, per farli ancora più contenti, nelle prossime chattate affermerò che i bratwuerst con la senape sono veramente imperdibili, una delle ragioni della mia vita… anzi no, farò di più, mi farò un linguaggio in codice avente come riferimento principale i salcicciotti. Così mi ascolteranno/leggeranno felici come pasque, magari bevendo una Maβ.

Mamma li turchi!

Si allunga la lista dei giudici che considerano il provider responsabile per i contenuti pubblicati da terzi. Stavolta è successo in Turchia, dove un giudice, sulla base dell’art. 301 del codice penale che punisce gli insulti all’identità turca, ha oscurato You Tube perchè ospita un video contro Kemal Ataturk, il Padre della Turchia moderna. Seppure insultare la memoria di Ataturk in Turchia venga considerato un gravissimo crimine, Amnesty International afferma che il citato art. 301 del codice penale turco sia uno strumento di repressione della libertà di espressione e di punizione degli oppositori all’attuale governo. La notizia qui.

Il trattato di Lisbona in salsa belga

Il 13 dicembre 2007, si sa, è stato filmato a Lisbona il nuovo trattato che dovrebbe superare l’impasse comunitario dovuto alla mancata ratifica della Costituzione Europea. Le Monde, qui, propone un’intervista allo storico Krzysztof Pomian relativamente agli insegnamenti che si possono trarre dalla crisi belga quali avvertimenti agli “egoismi” europei.

Disastro ecologico dell’Erika

Chi se lo ricorda il disastro provocato dalla petroliera Erika sulle coste francesi? Bene, oggi, dopo sette anni, il tribunal correctionnel di Parigi ha emanato la sua decisione. La compagnia petrolifera Total è stata condannata al pagamento dell’ammenda di 375.000 €, stessa cifra è stato condannato a pagare il RINA (Registro navale italiano), mentre gli armatori italiani devono pagare 75.000 €. Alle parti civili è stato riconosciuto un risarcimento a titolo di “préjudice d’atteinte à l’environnement” di 192 milioni di Euro, di cui 134 milioni a favore dello Stato, il resto agli enti locali. Va segnalato che sono stati indennizzati anche la Ligue de protection des oiseaux con 680.000€ nonchè WWF France e Greenpeace con 33.000€ .

In attesa di leggere il testo della sentenza, qui il resoconto di Le Monde.

Cavour

In questo bailamme provocato dall’invito, accettazione, rinuncia di Benedetto XVI a parlare all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Roma “La Sapienza” sembra che tutti abbiano dimenticato la dottrina dell’insigne statista nei rapporti tra Chiesa e Stato: Libera Chiesa in Libero Stato.

Già, di questi tempi, sembra che il nome di Cavour ricordi soltanto piazze, vie, o al massimo l’intitolazione di qualche scuola.

E adesso degradateci tutti!

Sul blog di Guido Scorza si sta svolgendo un’interessante discussione sul nuovo articolo (il 70 bis)  della legge sul diritto d’autore relativo alle immagini (e ai suoni) degradati.

Interessanti discussioni giuridiche e politiche: i giuristi attaccano e i politici giocano sulla difensiva, come se le discussioni su certe decisioni legislative possano venire fatte dopo l’approvazione della norma e non prima. Ma il mondo sta andando a rovescio, quindi anche il nostro legislatore si adegua.

Tuttavia, oltre alle corrette e condivisibili osservazioni giuridiche sul fair use e sul nostro “nuovo” art. 70 bis, vorrei proporre qualche considerazione più generale, sulla materia che viene toccata (anzi, “ranzata”) da questa nuova disposizione, cioè la diffusione e condivisione del sapere su Internet.

Aver scritto in via positiva (o apprestarsi a scrivere) che cosa sia il concetto di “immagine degradata” o “suono degradato” vuol già dire non aver capito nulla, ma proprio niente di come funziona la Rete. La Rete, paradossalmente, è fuzzy e non imbrigliabile per definizione. E i nostri legislatori che fanno (o che faranno): mettono nero su bianco dei concetti che tra meno di un anno saranno vecchi. E allora che faranno ancora? rincorreranno la tecnologia? Beh, di solito funziona al contrario: si cerca di anticipare, di innovare, di creare. Non di rincorrere.

Questo mi fa pensare che neppure l’uso del Creative Commons da parte degli autori, per lo meno i più giovani, potrà servire a qualcosa: essi hanno interlocutori che a) o non ascoltano oppure b) non capiscono. Ecco perchè nel nostro Paese la sfida dell’innovazione, al momento, è sonoramente perdente.

Immigrati, asili e bambini

Quanta retorica sui bambini… Bisogna proteggerli, accudirli, educarli. Tutto vero, tutto giusto. Ma quali bambini bisogna proteggere, accudire, educare? Semplice: quelli con l’indispensabile requisito della cittadinanza oppure quelli che sono figli di immigrati con regolare permesso di soggiorno. Gli altri, che per loro disgrazia ma non per loro colpa, sono figli di immigrati irregolari non hanno il diritto di essere protetti, accuditi, educati. Questo sembra indicarci la circolare del comune di Milano che esclude i bambini irregolari (perchè, ci sono bambini regolari?) dal diritto di usufruire degli asili comunali. Qui

Del resto si sa, è attribuibile ai quei bambini la loro condizione di irregolari, quindi è giusto che siano loro a pagarne le conseguenze. Ma a parte ciò, occorrerebbe ricordare l’art. 45 del DPR n.  394/1999, rubricato semplicemente “Istruzione”. Esso stabilisce che:

” 1. I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. Essi sono soggetti all’obbligo scolastico secondo le disposizioni vigenti in materia. L’iscrizione dei minori stranieri nelle scuote italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani. Essa può essere richiesta in qualunque periodo dell’anno scolastico. I minori stranieri privi di documentazione anagrafica ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta sono iscritti con riserva.

2. L’iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado. In mancanza di accertamenti negativi sull’identità dichiarata dell’alunno, il titolo viene rilasciato all’interessato con i dati identificativi acquisiti al momento dell’iscrizione. I minori stranieri soggetti all’obbligo scolastico vengono iscritti alla classe  corrispondente all’età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto:

a) dell’ordinamento degli studi del Paese di provenienza dell’alunno, che può determinare l’iscrizione ad una classe, immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all’età anagrafica;

b) dell’accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno;

c) del corso di studi eventualmente seguito dall’alunno nel Paese di provenienza;

d) del titolo di studio eventualmente posseduto dall’alunno.

(omissis, ma sono solo delle norme tecniche per la formazione delle classi).

Ecco, ecco questo mi pareva giusto ricordare, tralasciando la Costituzione, le Convenzioni internazionali per la protezione dei fanciulli, per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, eccetera, eccetera, eccetera, altrimenti si rischia di nuovo di finire nella retorica.  E non ce n’è proprio bisogno.

I nazisti e la mafia

Die Nazis und die Mafia. Questo è il titolo dell’editoriale, a firma di Henning Kluever, delle pagine culturali della Sueddeutsche Zeitung (giornale di Monaco di Baviera) pubblicato nei giorni scorsi.

Sembrerebbe essere una rassegna dei reciproci pregiudizi: Mafiosi! Nazisti! Pizza! Birra! se non fosse per una serie di tragici eventi che si sono incrociati negli ultimi tempi. A ritroso: la strage alla Thyssen-Krupp di Torino, la strage di Duisburg, la sentenza reputata razzista a carico del cameriere sardo (per chi non si ricordasse della vicenda: qui), eccetera. Quello che rimane, dopo aver letto tutto l’articolo, è una forma di fastidio del giornalista tedesco per i pregiudizi che i giornali (e di conseguenza l’opinione pubblica) italiani avrebbero nei confronti della Germania e del suo popolo, specie dopo quanto è successo nella fonderia di Corso Regina, a Torino.

A me queste considerazioni lasciano alquanto perplessa. In fondo quella copertina dello Spiegel con la pistola sul piatto di spaghetti (anzi, spagetti, come si legge sul menu di alcuni ristoranti) fuma ancora, ed è un gran peccato perchè la Germania può essere ancora un modello per l’Italia (raccolta differenziata dei rifiuti in primis, puntualità dei trasporti in secundis etc), anche l’Italia può rappresentare un modello per i tedeschi e non solo di stile.

Tuttavia se si combatte ancora questa dura battaglia a suon di pregiudizi, la vedo grigia…

Lasciate in pace Internet

Episodio 1. Tre giovani genovesi da poco maggiorenni pensano di fare uno scherzo ad un coetano aprendo un blog su di lui e pubblicando informazioni, anche false, fotografie e numero di telefono, senza che costui ne sapesse nulla, anzi indicandolo come responsabile dei materiali e della gestione del blog. Ovviamente si tratta di diffamazione, giusto che il blog sia stato oscurato. Si veda Punto Informatico

Episodio 2. Telefono Azzurro (meritoria istituzione!) mette in guardia dall’uso non appropriato di YouTube da parte di minorenni. In fondo si sa che su YouTube si può caricare di tutto, senza che nessuno controlli, filmati invasivi della privacy altrui, pornografici o violenti compresi. Qui

E questi sono solo gli episodi più recenti, cioè quelli capitati ieri. Tutti si ricorderanno dei video-bulli et similia.

Da queste parti si è già parlato di diffamazione via Internet e via blog, quindi inutile ripetersi, tuttavia viene spontaneo chiedersi perchè continuare a spaventarsi e, di conseguenza, chiedere di limitare l’uso della Rete. Internet è uno strumento, e come tale è neutro, esso rispecchia la nostra realtà quotidiana. Se le persone non riescono a rispettarsi nella vita reale esse non avranno un comportamento differente online.

La soluzione a questi problemi non è la demonizzazione della Rete, piuttosto il ritorno a delle regole semplici e banali, ma dimenticate: quelle della buona educazione.

Probabilmente ci vorrà tempo, ma poco per volta ce la si può fare.

Vittime e carnefici

Ci sono casi in cui la realtà supera la fantasia, come in questo. Si tratta della causa che Josè Padilla ha intrapreso contro John Yoo, un importante giurista americano. Per comprendere meglio di che si tratta occorre sinteticamente raccontare chi sono i due personaggi oggetto di questo post.

Josè Padilla: prigioniero a Guantanamo, trattenuto nel carcere cubano come “nemico combattente” per quasi quattro anni (giugno 2002 – gennaio 2006), successivamente è stato trasferito a Miami, dove una giuria federale l’ha condannato per tutti i reati ascrittigli. La sua vicenda è stata dibattuta più volte dalla Corte Suprema: qui la sintesi Wikipediana della questione

John Yoo professore di diritto a Berkeley. Consigliere di Bush, uno degli autori del controverso Patrioc Act e fautore della dottrina secondo la quale, i “nemici combattenti” non sono soggetti alla Convenzione di Ginevra che protegge i prigionieri dalle torture.

Seppure non sia la prima causa che viene intentata contro Yoo per aver contribuito a creare l’attuale sistema di contrasto al terrorismo negli Stati Uniti (e anche in Iraq, a leggere Wikipedia, ma peccato che il link collegato all’avvocato Wolfgang Kaleck, uno degli accusatori di Yoo, rimandi alla pagina Wikipediana di Rumsfeld) è la prima causa che viene intentata da un “nemico combattente”, Padilla appunto, contro il creatore del sistema.

Sembrerebbe quasi che si tratti di un buffo rincorrersi tra la vittima e il carnefice. Peccato che ci vada di mezzo il rispetto dei diritti umani.

Per leggersi l’atto di accusa: qui 

Concorso in magistratura

Su alcuni siti online dei giornali italiani (La Stampa, Repubblica, per esempio) viene dato ampio spazio ad un contributo avente ad oggetto le prove del concorso in magistratura e pubblicato sul sito del Movimento per la giustizia scritto da membro della commissione esaminatrice, il Consigliere della Corte d’Appello di Palermo Dott. Matteo Frasca.

L’analisi del magistrato verte su molteplici punti (e problemi) manifestatisi all’espletamento dell’ultimo concorso completato, quello bandito ben quattro anni fa con il D. M. 28 febbraio 2004.

Molti giuristi ricorderanno le vicissitudini di quel concorso: fu il primo che esonerò dai quiz coloro che avevano frequentato la scuola di specializzazione forense. Ci fu una rivolta degli avvocati. “Come?!” dissero gli avvocati “gli specializzati sono esonerati dai quiz e noi che abbiamo superato l’esame di abilitazione alla professione forense, no?!?!“. Si andò davanti alla Corte costituzionale, la quale esonerò gli avvocati dall’espletamento delle prove di preselezione informatica. Vennero riaperti i termini per permettere a tutti gli avvocati (anche quelli che non si iscrissero perchè non avevano tempo di studiarsi i quizzoni) di iscriversi. Tutto ciò macinò una gran quantità di tempo.

Comunque, anzi cmq, tornando al contributo del consigliere Frasca, questi racconta le statistiche concorsuali, si sofferma velocemente sugli errori ponendo dubbi sul conseguimento della licenza media di alcuni candidati, tuttavia trovo che le parti più interessanti dello scritto riguardino le statistiche sull’età media dei vincitori: a cavallo dei 30 – 35 anni. In alcuni casi, immagino, ben 8/10 anni dopo il conseguimento della laurea. Considerando che per vincere un concorso come questo bisogna studiare moltissimo, conoscere a menadito leggi, orientamenti giurisprudenziali e sembrerebbe anche un po’ di grammatica italiana (oltre ad una lingua straniera, come da bando), avere tanta pazienza, eccetera… Tutto ciò, proiettato sui grandi numeri del concorso, significa che ci sono decine di migliaia di “bamboccioni” (cit.) che tentano la roulette.

Insieme a questo e ai recenti (qui e qui) e meno recenti (qui) scandali relativi all’esame di abilitazione alla professione forense occorrerebbe riflettere sulla grave crisi delle professioni giuridiche tradizionali e sulle modalità di formazione dei giovani giuristi. Parrebbe evidente che ci sia qualcosa di malato nella formazione giuridica, già a partire dall’università, ridotta ad un esamificio, dove si studia a memoria perchè è noto che per studiare diritto non bisogna saper ragionare, ma incollarsi in testa le disposizioni di legge. Magari quelle cambiano appena dopo sostenuto l’esame, ma che importa? ormai non servono più, l’esame è stato registrato… e se si propone una domandina facile facile, che non è scritta sul testo o sugli appunti presi a lezione dai frequentanti, apriti cielo!

Invece, bisognerebbe trovare la forza di ricominciare tutto daccapo, senza fare riforme azzardate di riforma a riforme sballate. Un bel “delete” su tutto quanto. E aggiornare modalità, argomenti, metodologie su tutto ciò che necessita di essere cambiato, adeguato, modernizzato. Ciò non solo per il futuro della professione e della professionalità del giurista, ma soprattutto per evitare che tanti giovani si spengano nella frustrazione di non riuscire a trovare la propria strada.

Consultazione pubblica e immagini degradate

La Commissione europea ha deciso di indire una consultazione pubblica in materia di contenuti digitali e DRM, qui

Interessante e meritoria iniziativa, giusto per ricordarci che nessun ordinamento giuridico è un’isola, o completamente avulso dal diritto comunitario, come sembrerebbero pensare alcuni Senatori della C0mmissione cultura che, saggiamente, hanno approvato questo disegno di legge, qui, quello famoso sulle immagini e i suoni degradati.

Abbiamo tempo fino al 29 febbraio per farci sentire.

Attacco informatico al Tribunale di Genova

Lo riporta il Secolo XIX.

La cosa sembrerebbe essere accaduta qualche giorno fa, ma la notizia è stata resa pubblica solo ieri.

Considerato che tra due anni il processo telematico (secondo le intenzioni del Decreto Mastella) dovrebbe essere operativo ex lege, vuol dire che c’è ancora molto molto da lavorare, soprattutto sull’aspetto sicurezza, che è quello più importante.

Come volevasi dimostrare…

Qualche giorno fa mi preoccupavo dei miei dati raccolti nei call center et similia. Ecco, adesso sono molto più tranquilla. Tra i botti di San Silvestro il decreto Pisanu è stato prorogato. Di ben un anno..

Decreto-Legge 31 dicembre 2007, n. 248 – Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2007)

Art. 34.Proroghe in materia di contrasto al terrorismo internazionale
1. Al decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, sono apportate le seguenti modifiche:a) all’articolo 6, comma 1, le parole: “fino al 31 dicembre 2007” sono sostituite dalle seguenti: “fino al 31 dicembre 2008”;

b) all’articolo 7, comma 1, le parole: “fino al 31 dicembre 2007” sono sostituite dalle seguenti: “fino al 31 dicembre 2008”.

La cosa buffa è che all’epoca del Ministro Pisanu l’attuale maggioranza, allora minoranza, di governo reagì abbastanza duramente all’emanazione di tale decreto. Ora addirittura lo rinnova. I punti sono due: o si sono convertiti pure loro alle esigenze della sicurezza, oppure non sanno che fare dei dati raccolti. Certo è che non mi sono accorta se si sia tenuto un dibattito sull’efficacia ed opportunità del rinnovo o meno di tale provvedimento. Intanto, come decreto legge, esso deve passare alla valutazione del Parlamento, magari in Senato ci sarà da divertirsi, magari no, ma si spera che almeno venga valutata approfonditamente e pubblicamente l’opportunità del rinnovo, addittura potrebbe intervenire nel dibattito il Garante della Privacy… Illusa?