Sofisticazione giornalistica

E’ sempre interessante notare come le notizie riportate dai giornali siano diverse dalla realtà. Proprio in queste ore circola sulla home di Repubblica una notizia inerente all’amministrazione di sostegno. Probabilmente il redattore del pezzo non ha la più pallida idea di cosa si tratti.

Dapprima scrive che per la prima volta in Italia è stato applicato il testamento biologico ad una donna, e fin qui, ok. Nelle righe successive il nostro giornalista afferma addirittura che “nel suo caso è stata applicata una norma del 2004, che consente di morire come si desidera e di rifiutare le cure.

Naturalmente non è andata proprio così… basterebbe conoscere proprio superficialmente l’istituto dell’amministrazione di sostegno per evitare certe affermazioni errate. O forse è stato fatto apposta. Non lo sapremo mai. Intanto, però, le cose sono andate così: contributo di Rita Rossi su Personaedanno

[In realtà non è la prima volta che accade un caso simile, ma non identico: il soggetto riusciva a manifestare la sua volontà attraverso un sintetizzatore vocale, ma necessitava di qualcuno che concretamente attuasse la volontà espressa. Anche in quel caso venne nominato un amministratore di sostegno per la manifestazione della volontà di un paziente affetto da una malattia terminale il quale intendeva cessare le cure. Il precedente è del Tribunale di Sassari ed è stato emanato il 14 luglio 2007]

Il riconoscimento di figlio naturale e l’amministrazione di sostegno

Contributo pubblicato su Personaedanno

Un giorno una donna, incinta al settimo mese di gravidanza, subisce un incidente stradale che la riduce in fin di vita. Resisi conto della gravità della situazione, i medici tentano di rianimare la donna e fanno nascere con un parto cesareo la piccola.

Si pone il problema del riconoscimento della neonata: la madre non può farlo, in quanto in coma profondo, il padre naturale non si fa avanti, ai nonni materni, che nutrono un immenso affetto verso la bambina, e rivendicano, attraverso un avvocato, il diritto a riconoscerla al posto della madre, viene loro opposta l’impossibilità giuridica di compiere tale atto, formalmente personalissimo ed esclusivo della madre.

Di questa situazione danno notizia le pagine locali della Stampa di Casale Monferrato.

Sembrerebbe quindi che per la neonata si possano solo aprire le porte di un istituto in attesa di venire data in adozione o in affidamento ad una diversa famiglia.

Tuttavia la posizione dei nonni materni sembrerebbe meritevole di ascolto, se non di tutela. Seppure la madre naturale non abbia riconosciuto, come consentito dalla legge ex art. 254 c.c., la bambina che portava in grembo dopo il suo concepimento, non è detto che non volesse assolutamente riconoscerla al momento della nascita. Come si può privarla di tale diritto senza prima darle una possibilità di ascolto, seppure impossibilitata di manifestare la propria volontà?

La legge, infatti, disciplina i casi di riconoscimento di figlio naturale da parte della madre e del padre prima o dopo il parto, nonché del caso della madre che non vuol essere nominata al momento della nascita del figlio, ma non disciplina il caso della madre naturale che non può riconoscere il figlio al momento della nascita.

Siccome l’ordinamento non può tollerare questa lacuna, né sembra giusto lasciare prive di attenzione le richieste dei nonni materni, quello citato sembra un ambito perfetto per l’applicazione della normativa in materia di amministrazione di sostegno.

Andrebbe quindi aperto urgentemente un procedimento per la nomina di un amministratore di sostegno a favore della madre. Oltre ai compiti previsti a carico dell’amministratore di sostegno previsti dalla legge, vi sarebbe pure l’attenta valutazione della situazione nella quale potrebbe trovarsi la piccola dopo un suo eventuale riconoscimento, sulla possibile presenza di una struttura famigliare stabile e accogliente, nonostante il coma profondo della madre e l’assenza del padre. In questo caso sarebbe possibile dare voce anche agli ascendenti, cioè a quei nonni che l’ordinamento vincola agli obblighi alimentari, ma non intende ascoltare nel momento in cui si devono prendere decisioni così drastiche, con conseguenze permanenti sulla vita tanto loro quanto quella della madre e, soprattutto, della bambina.

L’infedeltà coniugale omosessuale non comporta il danno esistenziale

Il contributo che si presenta (pubblicato in versione cartacea su Giur. it, 2008, p. 899)  analizza la decisione della Corte d’Appello di Brescia che riforma la decisione del giudice di prime cure di risarcire il danno esistenziale a carico del coniuge infedele colpevole di aver tradito la moglie consumando una relazione omosessuale. L’analisi del provvedimento di secondo grado viene coordinata con lo studio delle circostanze del caso, delle argomentazioni dei giudici di primo grado censurate in appello e un breve excursus sulla responsabilità civile endofamigliare.

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Bundespräsidentin?

Il mandato del Bundespräsident Horst Koehler sta volgendo al termine e, nonostante la sua disponibilità ad un secondo mandato, la classe politica tedesca sembra molto interessata, stavolta, a fargli succedere una donna: tale Gesine Schwan.

Questa volta l’elezione della più alta carica dello Stato federale tedesco passerà sicuramente alla storia: potrebbe essere o la prima volta nella storia della Bundesrepublik della rielezione di un presidente già in carica, oppure la prima volta dell’elezione di una donna all’insediamento del prestigioso ufficio.

Già successe così quattro anni fa, ma alla candidata SPD di allora mancò l’appoggio sufficiente del Bundestag a favore di Koehler.

Famiglia “allargata”

Riferisce la stampa quotidiana (tanto il corriere online quanto lastampaonline) che la Cassazione, in tema di abusi famigliari, ha esteso il concetto di famiglia, nel senso che il reato è integrato anche quando le violenze vengono perpetrate nei confronti del convivente more uxorio: ” In proposito i supremi giudici – con la sentenza 20647 della Sesta sezione penale – affermano che il reato di maltrattamenti in famiglia previsto dall’art. 572 cp deve comprendere nella nozione di famiglia «ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo, ricomprendendo questa nozione anche la “famiglia di fatto”». La Cassazione aggiunge che affinchè scatti la tutela penale – che prevede l’arresto del partner violento – è sufficiente che gli atteggiamenti violenti e prevaricatori siano venuti nell’ambito di «un rapporto tendenzialmente stabile, sia pure naturale e di fatto».

Più che giusto, non solo perchè tale decisione si adegua all’orientamento che in materia ha assunto la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale applica le tutele previste dall’art. 8 CEDU anche alle famiglie di fatto, ma anche perchè il concetto di famiglia non deve essere collegato solo alla firma di un documento, essendo esso inerente ad una situazione tra le più intime e private nella vita delle persone.

Brucia la Philarmonie di Berlino

Anche se è successo ieri, io l’ho scoperto stamattina, e l’angoscia mi ha preso in ritardo. Sembra che i danni siano limitati al tetto, che la bellissima sala, un vero gioiello, piccola ma immensa, non sia stata toccata dalle fiamme, ma intanto la sala starà chiusa per restauri almeno 14 mesi. FAZ.

Intanto, nell’attesa di potervi rientrare ed ascoltare i Berliner nella loro “zuhause”, mi coccolo i ricordi dell’ultima volta che ci sono stata.

Sotto ipnosi

La polizia di Monaco ha arrestato due aggressori grazie alla testimonianza escussa ad una donna sotto ipnosi, qui. La giovane teste si è sottoposta volontariamente al trattamento ipnotico e ha ricordato nel dettaglio ciò che coscientemente non riusciva a delineare.

I due tizi sono detenuti in regime di carcerazione preventiva, ma mi chiedo quale validità possa avere questa testimonianza, visto che è chiaramente contraria, se non al diritto processuale penale tedesco, sicuramente alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani, la quale all’art. 6.1. riconosce il diritto dell’imputato ad un “giusto processo”.

Non credo proprio che le testimonianze rilasciate da testi sotto ipnosi possano superare questa censura.

(Aggiornamento del 18.6.08: Per quanto riguarda l’ordinamento italiano, sembra in arrivo una sentenza della Cassazione in merito ad una condanna inflitta contro un imputato sulla base dei ricordi della vittima raccolti durante una seduta di psicoanalisi con un metodo molto simile all’ipnosi. Qui l’articolo di Ferdinando Camon sulla Stampa)

Sognando California

Con un supersentenzone di 172 pagine la Corte Suprema della California ha stabilito che il divieto di celebrazione e riconoscimento dei matrimoni gay è contrario alla costituzione californiana che riconosce a chiunque il diritto di formarsi una famiglia. Qui. Il riconoscimento è proprio esplicito e adesso incuriosiscono gli argomenti di coloro che vorrebbero inserire nella costituzione un divieto espresso di matrimoni tra omosessuali. Come supereranno quel “chiunque”? Del resto il medesimo termine si riferisce al riconoscimento dei diritti fondamentali “senza distinzioni di sesso, razza, religione”. La questione si fa veramente interessante perchè se essa rimane in questi termini (e mi chiedo in quali altri possa venire espressa) qualsiasi modifica introdurrebbe una discriminazione.

Conflitto interno di culture

Sempre da una poco collaborativa tastiera tedesca oggi voglio raccontare di un´altra avventura attinente a questo simposio indo-teutonico. Si tratta della relazione introduttiva alla cultura indiana presentata da una avvocatessa indiana sposata con un tedesco (lo si capiva dal doppio cognome: il suo con aggiunto quello del marito germanico come previsto dal diritto di famiglia tedesco).

Ci si aspettava una relazione illustrativa del sistema giuridico indiano, una specie di mixed jurisdiction dove il diritto religioso sopravvive nonostante il sistema abbia recepito il common law retaggio della colonizzazione inglese, invece e´stata una semi-imbarazzante lezione sulle diversitá comportamentali tra tedeschi e indiani: i tedeschi sono puntualissimi, mentre per gli indiani il concetto di tempo sarebbe del tutto evanescente, i tedeschi sono molto “focused” sugli obiettivi da raggiungere, mentre gli indiani gradiscono assai le vie traverse, i tedeschi sono diretti, mentre con gli indiani ci vorrebbe una pazienza infinita e cosi´ via.

Mentre i tedeschi sotto i baffi se la ridevano nell´essere rappresentati in maniera cosí stereotipata, gli indiani se la sono presa abbastanza caldamente contro la loro connazionale, evidenziando come, nonostante le differenze culturali, la sua relazione contenesse una serie di luoghi comuni.

Tuttavia lo zenith dell´imbarazzante situazione di conflitto interno di culture e´stato raggiunto quando la relatrice ha distribuito un foglio contenente istruzione su come comportarsi in Germania. Al punto la delegazione indiana, dopo averlo letto, si é sentita offesa e ha veementemente protestato con il professore tedesco che ci ospita domandandogli dove avesse scovato questa tizia. In effetti a leggere l´elenco di suggerimenti si ride imbarazzati. Tra i tanti consigli utili su come comportarsi in Germania viene caldamente raccomandato di tirare lo sciacquone dopo l´uso della toilette e di non presentarsi in abiti da camera quando si ricevono ospiti…

La signora, per nulla imbarazzata dalle proteste, probabilmente manca da molti anni dal suo Paese d´origine e forse ha voluto tirarsela un pochino di fronte ai suoi connazionali arrivati in Europa da cosí lontano, dimenticando tuttavia di rivolgersi ad una platea di professori che, seppur giovani, ha studiato ad Harvard e Yale, tiene conferenze ad Oxford, viaggia per il mondo e si considera molto internazionale.

Per fortuna ieri sera alla cena di gala, l´impudente relatrice non c´era e il clima é tornato sereno e cordiale davanti alle sontuose vivande preparate dal piú lussuoso ristorante della cittá, con tavoli imbanditi di bouquet floreali ispirati all´India e il servizio di posate uguale uguale a quello che si trova all´Ikea.

Classi dirigenti

Questa conferenza friburghese sulla proprieta´ intellettuale e´veramente interessante, tanto dal punto di vista strettamente giuridico quanto dal punto di vista… sociologico e mi ha suggerito un paio di riflessioni che cerco di riassumere attraverso questa poco collaborativa tastiera tedesca.

La conferenza, e´giá stato detto, si svolge all´universitá di Friburgo, ma la maggioranza dell´audience é orientale: indiani, naturalmente, ma ci sono anche studenti cinesi interessatissimi e preparatissimi. E´altresí da segnalare, giunta apposta da Mumbay, una giovane avvocatessa italiana che si occupa di trasferimento tecnologico per una importante azienda tedesca. Ieri sera a cena ci siamo scambiate alcune riflessioni:

– Questi orientali, dico io, sono assolutamente incredibili, ci spazzeranno via anche nell´ambito dove noi occidentali, ma soprattutto italiani, vogliamo  ancora dire qualcosa: l´innovazione, le idee… non si parla tanto del genio italiano? invece penso che il genio italiano verrá inghiottito da costoro che sono giovanissimi, parlano, oltre alla loro lingua – hindi o cinese, o quella che é – fluentemente inglese e tedesco, hanno un degree nel loro paese, un PhD americano, una specializzazione tedesca o inglese, magari anche in ambito scientifico, oltre che giuridico.

– Dai, non metterla cosí grave, in fondo tutte queste cose le fa solo il 5% della popolazione, il resto fa ancora letteralmente la fame…

– Si forse, ma proietta il 5% della popolazione sul numero totale della popolazione indiana, o cinese, e vedi che ci spazzano comunque, da  noi la metá della popolazione ha la licenza media, altro che parlare inglese (che é il minimo di questi tempi). Essere cosí cosmopolita permette a quel cinque per cento della popolazione di padroneggiare tre sistemi giuridici (quello del loro stato di origine, il common law grazie al Phd e quello di civil law grazie alla loro esperienza in Europa), questa e´una classe dirigente in grado di dirigere qualche cosa… hai presente la nostra?

A questa domanda, peró, non ho ottenuto risposta.

Colpo di scena

Lunedì si pensava di andare a Freiburg im Breisgau, ridente cittadina della Selva Nera, perchè nella locale università si tiene un interessantissima “Indo – German Conference on Intellectual Property Law”. Letto il programma avevo deciso con entusiasmo di partecipare perchè una intera sessione era dedicata al “Glivec case”, una delle più interessanti controversie di licenze e brevetti farmaceutici. Qui il riassunto del caso.

Era prevista addirittura la partecipazione del presidente della Corte suprema indiana (che però non verrà “per gravi motivi di salute”) e dei rappresentanti della casa farmaceutica produttrice del Glivec, che però hanno disdetto la loro partecipazione.

Anche se il convegno rimane interessante, delude dover rinunciare alla portata principale quando, dopo averne odorato il profumo, già si assaporava l’assaggio. Peccato.

L’Italia allo specchio

grazie allo studio “100 statistiche per il Paese” dell’Istat.

Lettura imperdibile: anche se per comprendere l’Italia, forse, basterebbe farsi un giro in treno o sul tram, oppure sfogliarsi distrattamente una copia della free press (quella proprio spiccia, che leggono tutti perchè è gratuita), il ritratto che ne esce da queste statistiche è davvero impietoso.

Sarebbe bene invertire le tendenze (se non tutte, almeno qualcuna) e senza aspettare che il nuovo governo faccia miracoli, ma iniziando dai singoli: leggere più libri, non abbandonare gli studi, non incentivare il trasporto su gomma, differenziare la spazzatura, eccetera. Sono solo piccoli accorgimenti, ma se fatti da tutti insieme, magari le statistiche migliorano.

Internet e l’efficacia delle decisioni giudiziarie

Da più parti si è constatata la mancanza di strumenti efficaci contro l’illegittima pubblicazione di dati personali in Rete. Come dimenticare il caso della ex fidanzata di un noto calciatore, la quale venne ritratta in atteggiamenti intimi su una spiaggia con un altro signore, e il video venne sparato prima su youtube, e nonostante il provvedimento inibitorio del giudice di San Paolo del Brasile relativo all’oscuramento di youtube,  il video della signorina continuò ad impazzare in Rete.

Medesima cosa si può dire del provvedimento del garante di ieri e dei fatti che lo hanno generato qui

Forse è il caso discutere sull’effettività dell’enforcement dei provvedimenti giudiziari in Rete. In effetti si continua a non considerare che i provvedimenti giudiziari efficaci nel mondo reale non riescono ad essere altrettando efficaci in Rete.  Si tratta di ambienti diversi e quel che funziona off line, on line non ha effetto, anzi non riesce ad avere effetto.

E’ interessante notare come il giudice distrettuale di S. Francisco, nel noto caso Wikileaks (che vede una banca svizzera chiedere l’oscuramento del sito perchè ha pubblicato materiali riservati su trasferimenti di denaro dei clienti presso le isole Cayman) se ne renda perfettamente conto e chieda la creazione di nuovi strumenti giuridici ad hoc, cosa che non può fare lui, quindi revoca il suo precedente ordine di oscuramento del sito http://www.wikileaks.org.

Il contributo che si propone alla lettura concerne proprio il commento di entrambe le decisioni. E’ stato pubblicato su Diritto dell’Internet n. 3/2008 e tutti i diritti sono riservati.

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Multilinguismo prossimo venturo

Questo è uno studio veramente interessante, tanto sotto il profilo della metodologia quanto per l’argomento trattato: English Next. Attraverso l’evoluzione, sia linguistica sia sociale, dell’apprendimento della lingua inglese da parte delle persone (e dei popoli) non madrelingua, l’autore, David Graddol, propone previsioni sullo sviluppo futuro del mondo sotto diversi profili: linguistici (anzi, multilinguistici), economici, tecnologici, migratori, sociali, urbanistici e così via.  A pagina 44 il paragrafo che concerne l’inevitabile approccio multinguistico di Internet. La pubblicazione è del British Council nonchè liberamente scaricabile da Internet, mentre sul FT è pubblicato un interessante approfondimento sul tema.

Alcune riflessioni sulla pubblicazione online dei dati patrimoniali dei contribuenti

Ha ragione da vendere chi dice che Internet ha una natura intrinseca sovversiva e che questo “scandalo” la dimostra pienamente, qui

Vediamo quanto è stata sconvolgente in questa situazione. Allora, è ormai a tutti noto che l’art. 69 del DPR 600/1973, relativo all’accertamento delle imposte sui redditi prevede che vengano obbligatoriamente formati codesti elenchi dei contribuenti, mentre l’art. 66 bis del medesimo DPR sancisce la pubblicazione presso le sedi dei comuni dei suddetti elenchi. 

Questo il dato positivo (nel senso di “scritto nella legge”) relativo alla formazione e pubblicazione: gli elenchi andavano formati e pubblicati presso il comune,

Poi il cinque marzo 2008 il direttore dell’Agenzia delle Entrate emanò un provvedimento dove autorizzava la pubblicazione dei dati su Internet e ne spiegava le ragioni, qui il provvedimento, le motivazioni in fondo al testo del medesimo. Principalmente detto provvedimento richiama motivi di trasparenza e di non incompatibilità con il c.d. Codice della Privacy (provvedimento successivo ai citati DPR in materia fiscale) e motivi di pubblico interesse e della collettività (alla conoscibilità dei suddetti dati patrimoniali). Il provvedimento evidenzia, e ce n’era bisogno, che seppure si tratti di un provvedimento espressione di un potere politico amministrativo, comunque il suo carattere è tecnico-gestionale (quindi semplicemente operazionale) e l’attuazione viene lasciata al funzionario ministeriale, con l’ovvio assenso del responsabile politico. 

Quindi, che è successo? 

Dato che l’art. 69 sopracitato fa esplicitamente riferimento alla trasmissione di codesti dati su supporto telematico (e Internet rientra indiscutibilmente in codesta categoria), il gioco è presto fatto: in virtù di una esigenza di trasparenza i dati vengono inseriti non nei siti internet dei comuni (dove sono conservati gli elenchi cartacei), ma sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Il resto è abbastanza chiaro, beh… solo abbastanza. Da un lato abbiamo un provvedimento del garante firmato dal precedente presidente, cioè del 2 luglio 2003 autorizzativo della divulgazione via Internet di questi dati, in quanto: Come è desumibile dai numerosi pronunciamenti di questa Autorità in materia di trasparenza, non vi è incompatibilità tra la protezione dei dati personali e determinate forme di pubblicità di dati previste per finalità di interesse pubblico o della collettività.

Mentre il Garante attuale ha apparentemente contraddetto tale argomentazione stabilendo (con il provvedimento del 9 novembre 2007) che “il Garante ha dunque prescritto al Comune di Bologna di trattare i dati acquisiti direttamente dal sistema informativo dell’Amministrazione finanziaria solo per le finalità previste dalla legge.  I quotidiani che hanno pubblicato i dati dei contribuenti dovranno, da parte loro, astenersi dalla ulteriore pubblicazione, anche sui loro siti web, perchè tali dati sono stati comunicati dal Comune in contrasto con le previsioni di legge”.

Perchè la contraddizione è “apparente”?  

Perchè i dati sono stati pubblicati ai sensi di legge su di un sito istituzionale, dal quale poi i quotidiani (e i blogger o il p2p) hanno tratto le loro informazioni, ma la prima fonte è quella istituzionale e preposta.

E allora? 

E allora bisogna decidersi cosa si vuole veramente: si vuole privilegiare la trasparenza nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione? Bene, allora non ci si scandalizzi, soprattutto pensando a tutta una serie di elenchi delicatissimi che rimangono consultabili pubblicamente, come quello dei protestati, come quello dei c.d. “pessimi pagatori”, rilevati dalla centrale rischi addirittura per un anno dopo la comunicazione dell’avvenuto saldo definitivo del debito, eccetera.

Bisogna decidersi che cosa sia il concetto di dato personale (va bene il nome, va bene l’IP, cioè l’identità di una persona su Internet, va bene l’indirizzo, va bene il numero telefonico, vanno ultrabene i dati sanitari e genetici, ma siamo sicuri che il reddito sia un dato assimilabile nella sua natura a questi appena elencati?)

Ed infine bisognerebbe imparare, una volta per tutte, che Internet è un giocattolo bellissimo, incredibile, dalle mille opportunità e sfaccettature, ma che bisogna avere chiaro come funziona: non è sufficiente “invitare” alla sospensione della pubblicazione degli elenchi dei contribuenti per far ritornare le cose come prima. Anzi, probabilmente questi inviti non solo non funzionano (vedi condivisione dei suddetti elenchi con il p2p), ma screditano anche l’autorità che li emana, proprio perchè non solo non sono “ordini” nel senso giuridico del termine, ma contengono pure prescrizioni che non si è in grado di attuare nè di far rispettare. Ormai tutti hanno letto i redditi di tutti.