Nove novembre: venti anni dopo, settantuno anni dopo, novantuno anni dopo

9 novembre 1989 – 9 novembre 2009.

E’ già qualche giorno che sono iniziate le celebrazioni della caduta del Muro di Berlino. Data storica, dicono tutti, che ha segnato la fine della Guerra Fredda, del Secolo Breve, del Comunismo e così via elencando.

Tuttavia, quando si parla di “nove novembre” e ci si riferisce alla Germania non ci si può “limitare soltanto” a raccontare della caduta del Muro. Il nove novembre è una data ricorrente e pure un po’ sinistra: nel 1918 venne proclamata la Repubblica di Weimar e nel 1938 vi fu la terribile Notte dei Cristalli.

Se l’anniversario della proclamazione della Repubblica di Weimar rimane una data memorizzata dai raffinati conoscitori della storia tedesca che hanno chiara la connessione tra tutti e tre questi 9/11 (rappresentazione della data che negli States riporta alla  memoria della strage delle Twin Towers), quello della Notte dei Cristalli è un anniversario che qualcuno ricorda in modo alquanto inquietante, deturpando la Sinagoga di Dresda: qui.

Ma la caduta del Muro di Berlino (Mauerfall) può essere ricordata solo per l’inizio definitivo del crollo del comunismo in Europa? No, è una visione incompleta. La caduta del Muro di Berlino è “solo” uno dei passaggi, forse il più eclatante, di un processo iniziato qualche mese prima (almeno dalla tarda primavera del 1989, con le migrazioni di massa dei tedeschi dell’Est all’Ovest  attraverso Ungheria e Austria)  e concluso il 3 ottobre 1990, cioè con la Wiedervereinigung, la Riunificazione  della Repubblica Federale Tedesca. Solo con quella data si può dirsi definitivamente conclusa in Germania, e quindi in Europa, la II Guerra Mondiale.

Ecco che quindi il cerchio della Storia si chiude. Come si sa la Repubblica di Weimar ebbe vita travagliata ed effimera e spianò l’arrivo dei nazisti al potere; è vero che la Kapitulation porta la data dell’8 maggio 1945, ma fino al 1990 le conseguenze della spartizione di Yalta erano ben presenti e non soltanto sul suolo tedesco.

Le celebrazioni che vengono proposte dagli organi di informazione di lingua italiana non presentano in modo esaustivo gli accadimenti: sembra che quel giorno a Berlino Est la gente fosse impazzita e che d’un tratto assaltasse il Muro. E’ invece interessante vedere come i tedeschi, i diretti interessati, raccontano la Storia che li riguarda: FAZSueddeutscheDie Zeit

Sentenza necessaria

Eccola qui, la sentenza che fa tanto discutere e alla quale sono stati dedicati i roboanti titoli delle home dei quotidiani italiani (Repubblica:“Strasburgo, no al crocifisso in aula “Viola la libertà di religione“; Corriere: “La Corte UE dei diritti umani “No al crocifisso in classe” (a proposito, ma lo sanno al Corriere che la Corte UE dei diritti umani non esiste?La Corte europea dei diritti umani è organo del Consiglio d’Europa, non dell’Unione Europea…) La Stampa: “Via il crocefiso dalle scuole E’ un freno alla libertà di culto“, eccetera).

E’ una sentenza più che corretta, giusta, che fa coppia con quella di dieci giorni fa “Lombardi Vallauri contro Italia” (qui), giusto per ricordare i principi di uno Stato laico, aperto, tollerante, in una parola: moderno.