Anteprima Postilla. Case ai Rom: la decisione del giudice

Qui è scaricabile l’ordinanza del giudice milanese che ha ordinato al Comune di Milano di eseguire la Convenzione 5/11 maggio 2010 sottoscritta tra il Prefetto di Milano – Commissario per l’emergenza nomadi in Lombardia e alcune ONLUS per l’attuazione di un piano di inserimento abitativo di famiglie Rom dimoranti presso il campo nomadi di Triboniano. Successivamente alla stipula, in conseguenza delle pressioni politiche provenienti dalla Lega Nord, componente di maggioranza in consiglio comunale, il Comune si era rifiutato di eseguire la Convenzione ponendo in essere un comportamento discriminatorio sulla base dell’etnia degli assegnatari.

Nel provvedimento emanato, in tema di discriminazione su base etnica,  il giudice osserva che: Le disposizioni di cui agli artt. 43, 44 D. Lvo n. 286/1988 e 4 D. Lvo n. 215/2003 e 3 D. Lvo 215/2003 hanno introdotto una disciplina che attua – in adempimento di precetti costituzionali e comunitari – uno strumento di tutela anticipata estremamente ampio, proprio per impedire che possano trovare spazio nel circuito sociale condotte, atti, prassi, patti, comportamenti di privati o di soggetti pubblici che, anche indirettamente, determinino una situazione di svantaggio o il raggiungimento di un legittimo vantaggio a persone, in dipedenza dell’origine etnica. Questo Tribunale ha già avuto modo di affermare che il diritto al riconoscimento della pari digintà sociale e alla non discriminazione trova primario fondamento sia nell’art. 2 Cost. che riconosce e garantisce anche agli stranieri i diritti fondamentali dell’uomo, sia nell’art. 3 Cost. che sancisce il principio di pari dignità sociale e di eguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razzi, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Ulteriormente, tale comportamento integra violazione della Direttiva 2000/43/CE in materia di “Parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dell’origine etnica”.  

Il giudice milanese ha quindi stabilito che la citata Convenzione del 5/11 maggio 2010 produce effetti vincolanti per tutti i soggetti coinvolti riguardo agli impegni in essa assunti, senza che il Comune di Milano potesse più avvalersi dell’invocato principio di discrezionalità amministrativa. Infatti, a questo proposito il giudice aveva concesso un rinvio d’udienza affinchè il Comune potesse predisporre soluzioni abitative alternative, tuttavia senza risultato alcuno.

Violazione della privacy in trasmissione televisiva

Il caso in esame riguarda la vicenda processuale di una vittima delle truffe di Vanna Marchi e Stefania Nobile che al processo penale testimoniò sulle circostanze del reato subito. Nel corso di questo processo la RAI fece le riprese delle fasi processuali al fine di trasmetterle all’interno del noto programma televisivo “Un giorno in pretura”.

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Pubblicato su “Il Quotidiano Giuridico” del 15 dicembre 2010 – Tutti i diritti riservati.

Wikileaks e la giustizia francese

In attesa della pronuncia della High Court of Justice di Londra sulla domanda di estradizione di Julian Assange in Svezia Wikileaks è stato oggetto di attenzione da parte della giustizia francese. Si tratta di due istanze promosse da un provider francese che ha tra i suoi clienti anche uno dei mirror del sito WL, precisamente http://www.wikileaks.ch.

Con una istanza di ordonnance de référé (che ai sensi dell’art. 484 del codice di procedura civile francese consente alle parti di fare istanza al giudice affinché emetta immediatamente le misure all’uopo necessarie) il fornitore di servizi Internet OVH ha chiesto  (ex dell’art. 6 della Loi pour la confiance dans l’économie numérique) ai giudici del Tribunale de Grande Instance di Parigi e di Lille se i contenuti del sito potessero essere considerati illegali per il diritto francese ed in tal caso di ordinarne l’oscuramento.

I giudici francesi dei due tribunali aditi hanno dato risposte differenti nelle motivazioni ma dagli effetti uguali: wikileaks.ch rimane visibile online. Da un lato il Tribunale de Grande Instance di Parigi ha stabilito che una siffatta decisione poteva essere presa solo con il rispetto del principio del contraddittorio e allo stato degli atti non si vedono i motivi per derogare a detta regola. Dall’altro il Tribunale de Grande Instance de Lille è stato più diretto affermando che “« il ne [nous] appartient pas, hors toute instance liée entre des parties, de dire si la situation décrite est ou non constitutive d’un trouble manifestement illicite ».

Le istanze erano state presentate dopo le pesanti parole del Ministro della Giustizia francese, M.Besson, il quale aveva dichiarato che in Francia non potevano trovare ospitalità siti illegali come wikileaks che violano i segreti delle relazioni diplomatiche e mettono in pericolo le persone protette dal segreto diplomatico.

(Per consultare le fonti della notizia e ottenere maggiori informazioni: pcinpact.com e forum.kimsufi.it).

I giudici francesi hanno dato torto al ministro e noi stiamo a vedere come si evolve la complessa partita internazionale tra i fautori della censura e i sostenitori della libertà di diffusione delle informazioni in Rete, libertà tra l’altro già stabilita da una sentenza dei giudici federali statunitensi nel caso Bank Julius Baer v. Wikileaks del 29 febbraio 2008.

Adro: i giudici spengono il sole padano

Tutti ricorderanno la vicenda del complesso scolastico di Adro (BS) dedicato all’ideologo della Lega Nord, Gianfranco Miglio, e tappezzato in ogni dove con il simbolo della presunta identità padana, cioè il verde “Sole delle Alpi”: polemiche, interrogazioni parlamentari, dichiarazioni ministeriali, interviste… un turbinio di parole senza fine.

(Il mio nuovo post per Postilla continua qui)