Prime impressioni

Dall’Islanda. E finalmente ci sono arrivata, in Islanda. Le prime impressioni? Mi sembra di essere capitata su Marte e la cosa mi piace parecchio. Intanto quando si apre il rubinetto dell’acqua questa sgorga calda, anche se la manopola che si è girata è quella con il pallino azzurro. Bisogna aspettare un po’ prima che scorra quella fredda. L’avvertimento è stato chiaro: attenzione all’acqua calda che proviene da sorgenti  vicine alla lava, può fluire anche a 83°C!

Qui non piove, ma arrivano folate di vento congelanti e bagnate.

Il paesaggio è lunare, anzi marziano: chilometri di roccia lavica rossa lambita dall’Oceano. A questi chilometri ne seguono altri dove la roccia lavica è coperta da strati di muschio. Bellissimo e selvaggio, in un termine: primordiale.

Nella foto: il sentiero asfaltato che porta al Bridge between two continents

Anteprima Postilla: Scoprirsi razzisti?

La lettura dell’ultimo rapporto di Human Rights Watch sul razzismo in Italia “L’intolleranza quotidiana” è sconcertante: qui.

Sembra che non ci siano margini di dubbio nel rispondere alla domanda: siamo diventati razzisti?  Tuttavia ancora più inquietante è scoprire come e perchè questo razzismo strisciante stia crescendo, proprio in un Paese, il nostro, che ha visto milioni di suoi cittadini emigrare nei decenni. Del resto, l’emigrazione italiana verso l’estero non si è ancora esaurita, vista la costante fuga di giovani promettenti verso l’estero.

Probabilmente questa emorragia non farà che aumentare l’intolleranza per il facile ed errato ragionamento: “i nostri giovani migliori scappano e da noi arrivano solo indesiderabili”.

In realtà, la fuga delle persone dai loro luoghi di origine viene spesso provocata dall’incapacità del Paese di provenienza di soddisfare i bisogni della propria gente. Da un lato i migranti africani fuggono dalle guerre e dalla fame alla ricerca di un futuro migliore garantito magari dal ricongiungimento con dei loro famigliari già inseriti in Occidente; dall’altro lato i giovani italiani scappano alla ricerca delle opportunità che il nostro Paese non riesce (o non vuole?) garantire loro a causa della diffusa precarizzazione, della mancanza di prospettive, del blocco dell’ascensore sociale e così via.

In questa situazione il razzismo sembrerebbe essere la prima risposta, inaccettabile e totalmente evitabile, ma caratteristica di una realtà nazionale che non ha prospettive, nè idee di miglioramento.

Che ne pensate? Siamo alla fine di un’era (probabilmente quella più prospera mai vissuta dal nostro Stato) e quindi diventiamo razzisti? Davvero non c’è spazio per delle alternative?

Rassegna mensile di giurisprudenza internazionale in tema di Internet

Pubblicata sul Quotidiano Giuridico del 15 marzo 2011, tutti i diritti riservati

Regno Unito di Gran Bretagna

Gambling online: la High Court inglese decide sulla validità dei marchi di due siti di casinò virtuali

32Red Plc v WHG (International) Ltd and others [2011] EWHC 62 (Ch), 21 gennaio 2011

La decisione della High Court di Londra si riferisce alla validità del marchio “32vegas.com”, “32vegas” e “32v” nonché i rispettivi loghi registrati sia come marchi inglesi sia come marchi comunitari da due società aventi sede a Gibilterra. Va sottolineato come i contendenti non solo disputano la validità dei rispettivi marchi, ma offrono i medesimi servizi di casinò online. La decisione, molto lunga e argomentata, analizza il rapporto tra normativa comunitaria ed inglese in materia di marchi registrati con una analisi approfondita della giurisprudenza della Corte di Giustizia e di quale sia l’impatto di questa sul sistema inglese.

Francia
Google images, l’applicazione della legge francese e neutralità del motore di ricerca
Cour d’Appel de Paris, La Société des Auteurs des arts visuels et de l’Image Fixe (SAIF) c/ SARL Google France et Sté Google Inc, 26 gennaio 2011
Con questa decisione la Corte d’Appello parigina ha affermato che nei casi di contraffazione di immagini è applicabile la legge nazionale francese nel contenzioso tra la società che protegge gli interessi degli autori (in questo caso la SAIF) e Google considerato che è la Francia il Paese di fruizione delle immagini e che quindi con esso vi è un legame di prossimità certo, diretto e pertinente rispetto a quello esistente con il Paese di creazione digitale delle immagini stesse (nel caso di Google, gli Stati Uniti). Ulteriormente, l’analisi ed il funzionamento dell’indicizzazione delle immagini da parte del motore di ricerca “Google images” non ha consentito di ritenere fondata la responsabilità di Google ai sensi della legge nazionale del 21 giugno 2004 n. 575 “pour la confiance dans l’économie numérique (LCEN)” poiché questa prevede delle limitazioni di responsabilità per l’assenza di un ruolo attivo del search engine nella ricerca e classificazione dei risultati.
USA
I messaggi di posta elettronica inviati dal computer aziendale non sono protetti dalla riservatezza confidenziale
Holmes v. Petrovich Development Corp., Cal.App.4th, 2011 WL 117230, 13 gennaio 2011
Il caso in esame riguarda una causa per licenziamento ingiustificato, molestie sessuali e violazione del diritto alla privacy intentata da una lavoratrice nei confronti della società sua ex datrice di lavoro. L’interesse della questione riguarda l’utilizzabilità in giudizio dei messaggi di posta elettronica scambiati tra l’attrice e il suo avvocato difensore sulla possibilità e le circostanze dell’esercizio dell’azione. Si tratta di messaggi non protetti dalla riservatezza confidenziale garantita dall’ Evidence Code section 952 perché l’attrice utilizzò per scriverli ed inviarli il computer della compagnia convenuta. A questo proposito viene osservato dal giudice che l’uso dei computer aziendali era esclusivo ai fini lavorativi e che quindi era proibito ai dipendenti utilizzarli per scopi personali. L’attrice era stata avvertita sulla possibilità di ispezione dei contenuti di file e messaggi da parte dell’azienda e che qualora avesse comunque utilizzato i terminali per creare documenti personali, questi non sarebbero stati garantiti dal diritto di privacy.
Germania
Tracciabilità e conservazione dei dati relativi all’Internet protocol: le contraddizioni dei giudici tedeschi.
BGH, 13.01.2011, Az. III ZR 146/10; OLG Köln, 10.2.11, Az. 6W5/11
In Germania ancora non è chiara la natura dell’Internet Protocol e quindi permangono dei dubbi sulla possibile tracciabilità e conservazione di questo dato. La decisione del Bundesgerichtshof afferma che agli Internet Services Provider è consentito registrare il numero di Internet Protocol dinamico attribuito da una connessione flat per un tempo di sette giorni. In senso contrario a questa direzione si indirizza la decisione dell’Oberlandesgericht di Colonia il quale ha deciso che le informazioni sul titolare dell’Internet Protocol dinamico collegato ad connessione non sono ammissibili visti i dubbi sulla attendibilità delle investigazioni in materia di indirizzi IP.
Svizzera
Il fisco svizzero e la ditta individuale che tratta informatica
Bundesverwaltungsgericht, 11.1.11, A-6602/2010
La sentenza offre una ampia disamina in materia di imposizione fiscale relativamente alle attività di commercializzazione di prodotti hardware e software e servizi web da parte di una ditta individuale che opera in Rete.
Australia
File Sharing: il service provider iiNet non è responsabile per la violazione del copyright da parte dei suoi utenti
Federal Court of Australia Roadshow Films Pty Limited v iiNet Limited [2011] FCAFC 23 (24.2.11)
La decisione della Corte federale australiana conferma la sentenza d’appello dà nuovamente torto alla Australian Federation Against Copyright Theft nei confronti dell’ISP iiNet per il download da parte dei suoi utenti di film attraverso BitTorrent. La decisione, però, è stata presa a maggioranza di due voti contro uno ed in effetti il testo della medesima soffre di alcune criticità già evidenziate dai commenti online della dottrina. Secondo il Copyright Act 1968 australiano un soggetto viola il copyright solo se “autorizza” un terzo a produrre libri, film, musica o altri materiali protetti disponibili anche online. Ed è su questo punto che i giudici si sono divisi, infatti, vi è chi ha sostenuto che la fornitura della connessione Internet sia solo una precondizione necessaria l’uso del file sharing, senza tuttavia fornire attraverso questo i mezzi per la violazione del copyright; dall’altro lato si è sostenuto che da parte di iiNet sussteva una approvazione tacita della violazione del copyright. Le motivazioni stese dai giudici australiani non soddisfano nessuna delle parti in causa e non è escluso che il contenzioso proseguirà oltre, anche attraverso rimedi specifici previsti dall’ordinamento del Commonwealth.
USA
Contenzioso su una raccolta di fondi in beneficenza a favore di veterani.
United States Court of Appeals, Eighth Circuit, WWP Inc v. Wounded Warriors Family Support Inc., Case No. 10-1794, 12.1.11
Due distinte associazioni di beneficenza (Wounded Warrior Project – WWP e Wounded Warriors Family Support Inc. WWPS) assistono i veterani e le loro famiglie, tuttavia la prima accusa la seconda di provocare la confusione su Internet utilizzando un sito che sollecitasse la raccolta di donazioni a favore di WWP, in violazione della legge dello Stato del Nebraska. Espletato il processo, la giuria ha assegnato ai querelanti circa un milione e settecentomila dollari ed emanato una permanent injuction contro WWFS. La decisione che si presenta riguarda la causa d’appello che ha dismesso l’ingiuzione emanata in primo grado, ma confermato il resto della sentenza.

Anteprima Postilla: Scontri culturali

Ci sarebbe molto materiale di cui trattare su questo blog: dalla sentenza della Grande Chambre sul crocifisso (leggetela qui): da una prima lettura posso solo dire che tutti i commenti pubblicati in giro finora sono stati alquanto superficiali e non hanno colto i complessi chiaroscuri di una decisione che invece di chiudere una questione ne ha aperte molte altre; alla notizia che secondo la dottrina cattolica anche la procreazione assistita costituisce peccato, come se la sterilità fosse una colpa scientemente commessa dalla persona: qui

Tuttavia la notizia che più mi ha colpito in questi giorni è quella del macellaio genovese di origine marocchina, emigrato in Italia in gioventù e che fatta fortuna ha deciso di seguire i precetti coranici in tema matrimoniale: cioè sposarsi più donne, fino a quattro, purchè sia in grado di mantenerle (qui). Come ci raccontano le cronache, questo signore per poter sposare ai sensi della legge italiana la seconda moglie ha solo formalmente divorziato dalla prima, mentre ora vorrebbe accogliere la terza sposa nella sua casa, senza più divorziare.

E’ davvero un interessante caso di “scontro culturale”: il marito in questione si chiede perchè ciò che è lecito in Marocco non è accettabile in Italia. Questione di ordine pubblico, di tradizioni, di cultura, diciamo noi. Ma non di religione, perchè come è noto i mormoni americani praticano anche loro la poligamia.

Il problema principale per cui la poligamia è vietata nel nostro ordinamento riguarda la discriminazione cui sarebbero sottoposte le donne, per questo essa sarebbe inaccettabile. Tuttavia, come disse provocatoriamente uno dei miei Maestri, durante un intervento in una giornata di studi in suo onore tenutasi a Brescia, la soluzione sarebbe molto semplice, e cioè si potrebbe riconoscere tanto la poligamia quanto la poliandria, cioè concedere alle donne di avere più mariti.

In questo modo si farebbero salvi sia il principio di non discriminazione sia il rispetto per le culture altrui.

Che ne pensate?

Rassegna di giurisprudenza internazionale per il mese di marzo 2011

Pubblicata sul Quotidiano Giuridico del 1 marzo 2011

Regno Unito di Gran Bretagna

Corte d’appello inglese invalida due brevetti posseduti da impresa tedesca concorrente di Nokia

Nokia GmbH v IPCOM GmbH & Co KG [2011] EWCA Civ 6 (20 January 2011)

Questa decisione emanata dalla England and Wales Court of Appeal (Civil Division) ha invalidato due brevetti detenuti da una società tedesca IPCom, la quale era contrapposta in giudizio al gigante finlandese dei telefonini Nokia. La soccomenza della società tedesca ha riguardato altresì il rigetto di una istanza per ottenere un cospicuo risarcimento verso Nokia in merito alla presunta violazione dei brevetti nonché la condanna per abuso del processo in relazione alla tattica processuale adottata.

USA

La Corte Suprema dello Stato di New York autorizza la pubblicazione dei dati sul rendimento degli insegnanti

Supreme Court of the State of New York, No. 113813/10, 10.1.11

La vicenda riguarda la pubblicazione dei dati sulle prestazioni lavorative di circa 12 mila insegnanti da parte del New York City Department of Education. Con tale autorizzazione questo ufficio potrà accedere ai Teacher Data Reports contenenti nomi e dati personali dei docenti già in parte pubblicamente rivelati ai sensi del Freedom of Information Law di New York. Nel motivare la sua decisione il giudicante ha affermato che la controistanza mossa dal sindacato per bloccare la rivelazione di tali dati non può fondarsi sulla privacy poiché: “la giurisprudenza è costante nel riconoscere che la pubblicazione dei risultati delle performance lavorative, finanche negative, non costuiscono invasione della privacy”.

Botswana

Vittoria in appello dei boscimani: avranno accesso all’acqua

Botswana Court of Appeal, 27.1.11

La controversa vicenda che contrappone gli ultimi boscimani del Central Kalahari Game Reserve al governo del Botswana per lo sfruttamento delle risorse idriche ha visto ribaltare la decisione di primo grado e riconoscere agli indigeni il diritto allo sfruttamento dei pozzi d’acqua. I giudici hanno sostenuto che gli appellanti, legittimi proprietari dei terreni, devono essere in grado di godere delle sorgenti d’acqua per scopi domestici altrimenti il loro diritto di proprietà resterebbe senza significato. I giudici hanno inoltre stabilito che gli indigeni non devono ottenere autorizzazioni da alcuno per fruire dell’acqua.

Usa

Le policy per l’ammissione all’Università del Texas non discriminano sulla base della razza

U.S. Court of Appeals for the Fifth Circuit (No. 09-50822), A. Noel and R. Multer Michalewicz v. University of Texas, 18.1.11

Questo contenzioso ha visto contrapposte due studentesse contro l’Università del Texas che aveva negato loro l’ammissione ai corsi accademici. Le ragazze avevano impugnato la decisione sostenendo che erano state discriminate sulla base della loro razza in contrasto con l’Equal Protection Clause del XIV Amendment della Costituzione federale. La Corte ha rigettato il loro caso affermando che le policy di ammissione sulle quali si è fondata la decisione dell’Università erano conformi ai parametri di uguaglianza stabiliti dalla Corte Suprema federale nel caso Grutter v. Bollinger (2003) e che quindi non vi sia stata discriminazione a loro sfavore.

Germania

I giudici costituzionali federali tedeschi dichiarano incostituzionale parte della Transexuellengesetz in materia di rettificazione di sesso

BVerfG, 1 BvR 3295/07, 11.1.11

Il Tribunale federale costituzionale tedesco ha dichiarato incostituzionale il § 1 co. 1, n. 1 bis Transsexuellengesetz (la legge che disciplina la rettificazione di sesso dei transessuali che si sottopongono ad intervento chirurgico) poiché i requisiti da questa previsti per la sottoposizione all’operazione chirurgica di modificazione dei caratteri sessuali sono contrari all’art. 1 (protezione della dignità umana) e 2 (protezione della libertà) della Grund Gesetz. Il caso riguardava una signora transessuale MtF di 62 anni che aveva modificato il proprio sesso senza però adeguare la propria identità anagrafica, poiché il specifico caso non rientrava tra quelli previsti dalla Transexuellegesetz. Ciò le impediva sia di registrare la propria unione omosessuale con la sua compagna perchè all’anagrafe ella risultava essere uomo, sia di sposarla poiché essa era diventata donna.

Canada

La Corte Suprema conferma il divieto di registrazioni audiovisive durante i processi.

Canadian Broadcasting Corp. v. Canada, 2011 SCC 3, 28 gennaio 2011

Unanimente i giudici della Corte Suprema canadese hanno rigettato il ricorso proposto da diversi organi di stampa e informazione contro il divieto di riprese audiovisive durante i processi motivando tale istanza che il suddetto divieto viola la libertà di espressione. La Corte, al contrario, ha sostenuto che questo divieto è giustificato ai sensi della Charter of Rights and Freedoms e assicura l’equa amministrazione della giustizia e protegge il decoro dello svolgimento del processo.

India

I campioni dimostrativi omaggio dei farmaci non sono commerciabili ma sono soggetti a imposta

Supreme Court of India, Medley Pharmaceuticals Ltd v. The Commissioner of Central Excise, Gujarat, 14.1.11

I campioni dimostrativi omaggio di prodotti farmaceutici non possono essere scambiati a fini di lucro ai sensi del “Drugs and Cosmetics Act 1940”, tuttavia essi sono soggetti a imposta indipendentemente dal fatto che la loro cessione venga a titolo oneroso ovvero gratuito. Secondo i giudici indiani il pagamento dell’imposta è a carico dei produttori e questi sono tenuti al versamento dell’imposta a prescindere dal fatto che la loro merce sia venduta o meno poiché la vendita, ai sensi della citata normativa, non è una condizione necessaria per la riscossione dell’imposta.

Ecuador

Danno ambientale nella foresta amazzonica ecuadoriana: compagnia petrolifera condannata a risarcimento multimilionario

Corte provinciale di giustizia di Sucumbios, 14 febbraio 2011, Juicio n. 2003 – 0002

L’inquinamento petrolifero è una piaga che colpisce l’ambiente sia nelle zone di produzione, sia nelle zone rivierasche lambite dalle tratte delle petroliere: in questo caso ad essere inquinata è stata una ampia parte della foresta amazzonica ecuadoriana adiacente alle zone estrattive. La contaminazione è stata provocata anche dallo spargimento di rifiuti tossici collegati alla produzione del petrolio nei corsi d’acqua e nel terreno. Nella decisione di 188 pagine il giudice dimostra il nesso causale tra la presenza inquinatrice degli impianti della Texaco (poi acquisita dalla Chevron) sulla salute di circa trentamila persone e condanna la compagnia ad un risarcimento di oltre otto miliardi e mezzo di dollari. Anche se analoghe decisioni sono già state emanate a favore di vittime di casi similari accaduti nei Paesi industrializzati (due su tutti, quello dell’affondamento della petroliera Exxon Valdez in Alaska e il recente disastro dell’affondamento della piattaforma marina Deepwater Horizon a largo delle coste della Louisiana) questa è una decisione pilota poiché riguarda gli abitanti indigeni di un paese in via di sviluppo, dove i parametri di sicurezza e tutela ambientale non sono così rigorosi come in Occidente.

Anteprima Postilla: Il ministro che perse tutto o quasi

Della storia di Karl Theodor zu Guttenberg sento parlare poco in Italia, almeno non tanto quanto questa storia meriterebbe. Ricco, nobile, popolare, amatissimo dai suoi elettori bavaresi, come se non bastasse sposato con una bellissima e giovane pronipote di Otto von Bismark. L’ex ministro federale della difesa sembrerebbe avere avuto tutto dalla vita: soldi, potere, gioventù, bellezza e cultura. Nel 2007 aveva aggiunto alla sua prestigiosa collezione  l’ambito titolo di “Doktor” collegato al conseguimento del dottorato di ricerca presso l’Università di Bayreuth. Il dottorato in Germania fa la differenza e viene speso non soltanto in ambito accademico ma soprattutto nelle aziende e nel mondo politico e della pubblica amministrazione. All’incirca un mese fa un professore dell’università di Bremen ha iniziato a seminare dubbi sulla genuinità delle analisi comparatistiche contenute nella dissertazione di zu Guttemberg in materia di diritto costituzionale europeo ed americano. Poi i dubbi si fecero certezze quando i giornali iniziarono a sfogliare il testo e metterlo a confronto con le fonti copiate, così tutto venne a galla. Zu Guttenberg prima negò, poi si dichiarò disponibile al confronto, poi rinunciò al dottorato, poi fu l’università di Bayreuth a revocarglielo e oggi le dimissioni. Dalla nostra prospettiva sembra un peccatuccio veniale, in realtà la questione vista con gli occhi tedeschi è più grave e riguarda: a) la violazione del diritto d’autore, reato, avvenuta con il plagio; b) la dichiarazione di genuinità e autenticità del proprio lavoro dottorale, comprese le citazioni delle fonti, cui sono tenuti tutti gli studenti di dottorato tedeschi, dichiarazione che sembrerebbe essere mendace;  c) infine la copiatura di ricerche effettuate dal servizio giuridico del Bundestag, finanziato con denari pubblici e quindi appropriazione privata di risorsa pubblica. FAZ NYTimes BBC

Da noi una cosa del genere verrebbe considerata come irrilevante, o quasi, non mi risultano infatti notizie di ministri dimessisi in circostanze analoghe, anzi la vicenda sorprende e fa quasi ridere. Ma dietro questa ilarità, o ironia che dir si voglia, qual è la differenza? Perchè da noi non sarebbe successo? o meglio perchè da noi non potrebbe succedere? Eppure il punto fondamentale della vicenda riguarda proprio l’etica pubblica, il rapporto tra verità e menzogna e la conseguente perdita di autorevolezza e di credibilità. Voi, che ne pensate?