Rassegna di giurisprudenza internazionale in materia di Internet del mese di aprile 2011

pubblicata sul Quotidiano giuridico del 15 aprile 2011, tutti i diritti riservati.

Stati Uniti d’America

Non è garantita la privacy degli account su Twitter dei collaboratori di Julian Assange

United States District Court for the Eastern, District of Virginia, Alexandria Division, In Re: §2703(d) Order; 10GJ3793, 11.3.11

La decisione concerne la richiesta dei dati relativi a quattro collaboratori di Wikileaks, il noto sito web al centro di uno scandalo internazionale, il c.d. Cablegate, inerente la pubblicazione dei dispacci riservati tra ambasciate e consolati con il Dipartimento di Stato americano. Tali dati concernono: il nome dell’utente, indirizzo, Internet Protocol, la registrazione della localizzazione della connessione telefonica, la registrazione della durata delle conversazioni, la lunghezza e i tipi di servizio utilizzati, il numero di telefono e il nome del suo titolare, compreso il numero temporaneamente assegnato dal provider e la traccia dei mezzi di pagamento per il servizio fruito da ciascun utente. Secondo il giudice federale dell’Eastern District of Virginia, questi dati non sono meritevoli delle garanzie previste dal I e dal IV Emendamento poiché concernono informazioni volontariamente cedute dai titolari a Twitter nel momento della sottoscrizione del servizio.

Francia

La recensione negativa di un testo accademico pubblicata su una rivista elettronica non costituisce diffamazione

Tribunal de Grande Instance de Paris, 3.3.11

Questo caso ha sollevato grande scalpore nel mondo della ricerca scientifica. Una docente universitaria franco-israeliana pubblicò un testo giuridico in lingua inglese, oggetto di una recensione molto critica scritta da un professore tedesco su una rivista online in lingua inglese. La professoressa si lamentò con l’Editor in Chief della rivista affermando che la recensione era diffamatoria verso il suo lavoro e chiedendone la rimozione. L’editor, professore francese docente di una università americana, rifiutò, accordando però alla professoressa il diritto di replica. Per tutta risposta costei citò editor e recensore per diffamazione davanti ai giudici francesi. I giudici aditi hanno dato torto alla professoressa a causa della loro carenza di giurisdizione sulla materia del contendere e condannando la ricorrente al risarcimento di 8.000€ per abuso del processo per il suo “forum shopping” e hanno osservato che le critiche al suo lavoro non erano né diffamatorie né eccedevano i limiti del diritto di critica, perciò non violavano la sua onorabilità.

Stati Uniti d’America

Non è necessario il consenso per venire taggati in una foto caricata su Facebook

Kentucky Court of Appeal, 25.2.11

Questa decisione, confermativa del provvedimento di primo grado, è stata presa all’interno di un procedimento di affido di minori. Il padre ha portato quale prova giudiziaria una foto pubblicata su Facebook che rappresentava la madre mentre beveva alcoolici, nonostante la controindicazione medica correlata all’assuzione di psicofarmaci per la cura di un disturbo comportamentale della signora. Le difese della donna, rigettate della corte, argomentavano che essa è stata fotografata e taggata su Facebook senza il suo consenso. Questo provvedimento pone due questioni: da un lato quale sia la possibile difesa della privacy su Facebook, completamente negata in questo caso; dall’altro fino a quando le foto digitali potranno venire considerate come affidabili mezzi di prova per la rappresentazione della realtà, considerata la facile reperibilità di software in grado di modificarle.

Germania

Filesharing attraverso una rete wireless aperta

LG Berlin, 16 O 433/10, 3.3.2011

La decisione è interessante perchè assolve uno Schwarzsurfer (cioè un soggetto che naviga abusivamente su Internet attraverso una rete wireless aperta) dalla violazione del diritto d’autore per aver scaricato un film appena messo in vendita su DVD: secondo i giudici berlinesi l’intestatario della connessione ha il dovere di proteggere la sua wireless. In questo caso la violazione del diritto d’autore rimane sullo sfondo, utile per motivare la soluzione di un ricorso sulle spese legali,

Spagna

Condannato un portale web per diffamazione e lesione dell’onorabilità

Tribunal Supremo, 10.2.2011

I giudici supremi spagnoli hanno condannato il portale web Alasbarricadas.org per violazione dell’onore e per diffamazione di un artista. Il risarcimento, già statuito dall’Audiencia Provincial di Madrid, ammonta a 6000 Euro. La condanna si fonda sull’interpretazione della legge spagnola di implementazione della Direttiva 31/2001/CE in materia di commercio elettronico “Ley de Servicios de la Sociedad de la Información y de Comercio Electrónico (LSSI)”, secondo cui “i prestatori di servizi di hosting di dati sono responsabili delle informazioni ospitate qualora siano a conoscenza della lesione dei diritti di un terzo. Si possono esimere da questa responsabilità solo se con diligenza ritirino le espressioni diffamatorie o ne rendano impossibile l’accesso”. Questa decisione ha provocato un vivace dibattito in Spagna.

Francia

A carico dei gestori di siti web esiste il solo obbligo di ritiro del materiale protetto dal diritto d’autore illecitamente pubblicato

Cour de cassation, Nord-Ouest Production et autres / Dailymotion, 17.2.2011

La decisione della Corte di cassazione francese riguarda un motore di ricerca dedicato a materiali di spettacolo, tra cui film, Dailymotion. L’inserimento di determinate parole chiave in questo motore apriva alla disponibilità di un certo film distribuito dalla società attrice, la quale intimava la rimozione dei materiali, ma senza immediato successo. Gli attori, quindi, citavano in giudizio i gestori del sito per contraffazione e per concorrenza sleale. I supremi giudici francesi hanno stabilito che i convenuti non sono responsabili della violazione di diritti, ma sono tenuti alla sola pronta rimozione del materiale protetto dal diritto d’autore in quanto il loro ruolo è di mero intervento tecnico, soprattutto se, come nel caso di specie, non erano a conoscenza dell’illiceità de materiali pubblicati. I giudici hanno altresì affermato che tale ruolo non viene meno con la commercializzazione di spazi pubblicitari, perchè ciò non comporta una capacità di intervento sui contenuti pubblicati online.

Oggi

al Museo nazionale islandese (qui) ho visto le interessanti installazioni  che riassumono il progetto della deCODE Genetics, del museo stesso e della University of Iceland relativamente alla ricostruzione del DNA della popolazione islandese (qui, all’interno del lungo elenco di pubblicazioni della deCODE si può trovare materiale sul punto). Attraverso tali installazioni ho scoperto che  il dna mitocondriale (cioè quello che si trasmette per la sola linea femminile) non è scandinavo, ma proveniente dalle isole britanniche. Che i maschi vichingi abbiano messo in opera “il ratto delle inglesi”?

[In realtà l’osservazione è ironica, perchè anche la comparazione linguistica tra norreno e inglese antico mette in evidenza forti similitudini.]

Alcune cose

che ho imparato in terra islandese, in ordine sparso:

1. che il meteo non è mai sufficientemente avverso per farsi una passeggiata fino al lago o alle cascate: tanto cambia ogni due minuti

2. che la crisi finanziaria è una grande opportunità per ripensare all’organizzazione della convivenza sociale, della organizzazione delle istituzioni statali e costituzionali, della rappresentanza parlamentare e dell’organizzazione economica e finanche se stessi e al proprio ruolo nella società

3. che con coraggio e determinazione si possono vincere le peggiori avversità

4. che l’apertura mentale e la curiosità verso il diverso non sono mai sufficienti, anzi vanno incentivati in continuazione

5. che è bello restare imbambolati ad ammirare con rispetto la natura selvaggia e le sue infinite manifestazioni

6. che non è mai troppo tardi per reinventare la propria esistenza

7. che bisogna essere orgogliosi di ciò che si è

8. che è possibile essere allo stesso tempo combattenti e poeti

9. che l’ospitalità è un dovere sacro da compiere senza risparmio

10. che la circolazione stradale è tutta un programma

11. che gli spifferi grossi così non sono un problema: consentono il ricambio dell’aria

Anteprima Postilla: Si può brevettare il DNA?

La brevettabilità del DNA sarebbe ammissibile (secondo le leggi federali degli Stati Uniti, mentre sul punto il diritto comunitario è più ambiguo) purchè esso venga “purificato”, cioè isolato rispetto al suo stato naturale.

Tuttavia, la questione è ferocemente dibattuta e l’ultimo importante caso in attesa di soluzione da parte dei giudici federali americani d’appello  è il c.d. “Myriad case” (Association for Molecular Pathology v. U. S. Patent and Trademark Office). Oggetto della vicenda è l’esercizio dei diritti di proprietà intellettuale su due geni che consentono la diagnosi anticipata del tumore al seno e alle ovaie.

Ciascuno può intuire l’importanza della causa (il cui svolgimento processuale si può ricostruire attraverso l’edizione inglese di Wikipedia: qui).

In primo grado ci fu una sorprendente decisione che annullava i brevetti farmaceutici prodotti dalla Myriad, in appello è stato presentato un Amicus Curiae del Department of Justice che confermerebbe quell’orientamento, nei giorni scorsi si è tenuta una dibattuta udienza, ora non resta che attendere la decisione di secondo grado e sicuramente la questione giungerà fino alla Corte Suprema, che però si è espressa recentemente in senso contrario nella causa Bilski v. Kappos (qui)

Per quanto la questione possa essere posta in termini superficiali in questa sede, ciascuno di noi ha una sua idea in merito sulle seguenti questioni rilevanti un ambito così delicato: serve davvero brevettare il DNA per sviluppare innovazione e ricerca, specie in ambito sanitario? Quali sono i limiti della proprietà quando in gioco c’è il diritto alla salute?

Rassegna di giurisprudenza internazionale del mese di aprile 2011

Pubblicata sul Quotidiano Giuridico del 1 aprile 2011. Tutti i diritti riservati.

India

Riconoscimento costituzionale del diritto di difesa legale all’imputato in un processo penale

Supreme Court of India, Criminal Appellate Jurisdiction, Sukur Ali v. State of Assam, 24.2.11

La corte suprema indiana ha affermato che ai sensi dell’art. 22 co.1 della Costituzione indiana gli imputati nei processi penali hanno diritto alla difesa di un legale. Nella stesura delle motivazioni la Corte fa ampio riferimento alla giurisprudenza della Corte Suprema americana. Tra i casi citati si ricordano Powell v. Alabama [287 U.S. 45 (1932)] in materia di diritto alla difesa nei processi capitali, Gideon v. Wainwright [372 U.S. 335 (1963)] per quanto concerne la violazione del diritto alla difesa protetto dal IV Emendamento, Brewer v. Williams [430 U.S. 387 (1977)] relativo agli interrogatori del sospettato durante le indagini. I giudici indiani fanno altresì riferimento al diritto di difesa garantito ai gerarchi nazisti durante i processi di Norimberga e a giuristi romani come “Cicerone, Scevola, Crasso”.

Stati Uniti

La Corte Suprema estende il concetto di “personal privacy” anche alle società per azioni.

U. S. Supreme Court, FCC v. AT&T, 1.3.11

La Corte Suprema americana ha affermato che l’esenzione in materia di riservatezza personale prevista dal Freedom of Information of Act non si applica alle società per azioni. Nella causa di merito la AT&T si era opposta alla rivelazione di numerosi documenti tra cui fatture e messaggi di posta elettronica con informazioni sui prezzi dei serivizi. Tali documenti erano stati richiesti da una associazione di compagnie concorrenti nell’ambito di una indagine pendente davanti alla Federal Communication Commission relativa alla possibile applicazione di sovrapprezzi nei servizi erogati dalla compagnia. La Corte Suprema ha accolto l’argomentazione difensiva della AT&T secondo la quale il concetto di “personal privacy” va esteso anche alle persone giuridiche come le società per azioni.

Canada

Il credo religioso del celebrante non costituisce impedimento per la celebrazione dell’unione omosessuale

The Court of Appeal of Saskatchewan,In the Matter of Marriage Commissioners Appointed Under The Marriage Act, 1995, 10.1.11

Nel 2005 il Parlamento canadese promulgò una legge che ridefiniva il matrimonio includendo le unioni formate da persone dello stesso sesso. Tuttavia alcuni celebranti si sono rifiutati di formalizzare le unioni previste dalla nuova legge sulla base di motivi religiosi. Tale rifiuto è stato oggetto di un procedimento di fronte alla Corte d’appello dello Saskatchewan. I giudici hanno affermato che il credo religioso dei celebranti non può costituire motivo di diniego della celebrazione del matrimonio perchè ciò costituirebbe una irragionevole e ingiustificata violazione del diritto all’uguaglianza delle persone omosessuali.

Nazioni Unite

Il Tribunale speciale ONU per il Libano specifica la definizione di “terrorista”

Tribunale speciale ONU per il Libano, 16.2.11

Questo Tribunale internazionale è stato istituito dall’ONU per i procedimenti investigativi e giudiziari relativi all’uccisione del Presidente libanese Rafiq Hariri e di altre 22 persone avvenuta a Beirut il 14 febbraio 2005. In questa decisione, per la definizione di cosa sia “terrorismo” la Corte ha stabilito di essere vincolata per suo statuto istitutivo al solo codice penale libanese, specificamente all’art. 314, e di fare esclusivo riferimento a questo. Ai sensi di tale norma, la fattispecie di atto terroristico richiede la prova della realizzazione di un atto diretto a diffondere terrore con l’utilizzo di mezzi atti a creare pericolo pubblico.

Stati Uniti

Condannato per supporto alle attività terroristiche un medico che curava i soli combattenti di al Quaeda.

United States Court of Appeals for the Second Circuit, Nos. 07-1968-cr (L) United States v. Sabir, 4.2.11

I giudici federali d’appello hanno confermato la condanna di un medico, cittadino americano, che si era offerto di curare alcuni feriti combattenti di al Quaeda. Secondo il ricorrente la legge (specificamente lo 18 USC § 2339B “Providing material support or resources to designated foreign terrorist organization”) era “incostituzionalmente vaga e ampia”, mentre le prove erano insufficienti per sostenere l’accusa. Inoltre, affermava il medico, era suo dovere di sanitario offrire cure mediche a chi ne aveva bisogno. Al contrario, i giudici federali hanno affermato che il medico non è stato condannato per aver curato pazienti che per coincidenza erano anche terroristi, ma per avere offerto il suo lavoro quale supporto esclusivo alle attività terroristiche. Tale attività non integrerebbe, quindi, alcun dovere etico.

Germania

L’ammissibilità della giustificazione del credo religioso nell’adempimento delle mansioni lavorative

Bundesarbeitsgericht, 2 AZR 636/09, 24.2.11

I giudici del Tribunale Federale del Lavoro hanno stabilito che il lavoratore di religione mussulmana non può essere costretto a espletare mansioni lavorative contrarie alla sua fede religiosa. Nel caso concreto si trattava del rifiuto del lavoratore mussulmano impiegato in un supermercato di maneggiare (e quindi sistemare sugli scaffali o nei magazzini) bottiglie contenenti alcoolici.

Stati Uniti

L’azienda può licenziare il dipendente che assume marijuana anche se a scopo terapeutico.

US District Court for the Western District of Michigan, Casias v. Wal Mart, 11.2.11

Il giudice federale ha stabilito che la catena di supermercati Wal Mart non ha illegittimamente licenziato un suo dipendente perchè assumeva marijuana a scopo terapeutico per curare il tumore al cervello che lo aveva colpito. Il datore di lavoro aveva adottato tale drastico provvedimento dopo che, somministratogli il test antidroga previsto dalle policy dell’azienda, il lavoratore era risultato positivo. La legge che disciplina la materia nello Stato, cioè la Michigan Medical Marijuana Act, nulla statuisce sulle conseguenze di tale terapia nel settore del lavoro privato.

Francia

Incostituzionale la legge sulla evacuazione forzata di persone dimoranti nei campi abusivi

Conseil constitutionnel, décision n. 625/2011, 10.3.11

Con ampi rifermimenti alla Declaration des droits de l’homme et du citoyen del 1789, il Conseil constitutionnel ha dichiarato incostituzionale la “legge di orientamento e programmatica sulla sicurezza interna” (Loppsi 2) che autorizzava le espulsioni di massa di individui in prevalenza di etnia rom dai campi irregolari di permanenza. Il punto criticato dal Conseil riguarda l’eccessivo potere attribuito ai prefetti, inconciliabile con la ricerca di un adeguato bilanciamento tra la necessità di tutela dell’ordine pubblico e dei diritti dell’individuo dall’altro. In particolare, non sarebbero state prese in adeguata considerazione le peculiarità dei casi singoli, né sarebbero state offerte soluzioni alternative di accoglienza.