Scorie nucleari, no ai treni fantasma

Ecco un breve commento a firma mia e dell’Avv. Daniela Bauduin sui trasporti di materiali nucleari verso la Francia oggetto di una pronuncia del TAR Lazio del 13 luglio scorso e pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 2 settembre 2010

Trasporti ferroviari di materiale nucleare, diritto all’informazione e tutela della salute. La mancanza di informazione preventiva della popolazione sarebbe di per sè lesiva al punto da imporre l’inibitoria dei trasporti nucleari. Il giudice ha ritenuto l’interesse pubblico sotteso all’informazione preventiva, allo stato degli atti, recessivo e subordinato rispetto a quello correlato alla prosecuzione dell’attività di trasporto.

Il 13 luglio 2011 il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, nella sua sede di Roma, ha pronunciato l’ordinanza che si procede a commentare, nella quale ha rigettato l’istanza cautelare tesa ad ottenere la sospensione del trasporto di scorie radioattive in atto dal Piemonte, presso il Deposito Avogadro di Saluggia (VC) e la Centrale Nucleare E. Fermi di Trino (VC) verso l’impianto Areva di La Hague in Francia.

Detta operazione è legittimata dalla firma dell’accordo intergovernativo per il riprocessamento del combustibile nucleare irraggiato stipulato tra i governi italiano e francese il 26 novembre 2006.

La ricostruzione delle fonti in questa materia è complessa in quanto multilivello: vi rientrano normative comunitarie, nazionali – tanto legislative quanto governative – regionali e finanche provinciali.

In questo caso, nell’ambito delle proprie competenze, la Regione Piemonte è intervenuta nel processo di messa in sicurezza e disattivazione degli impianti italiani del ciclo del nucleare con una deliberazione di Giunta del 19 gennaio 2011, con la quale ha espresso l’intesa prevista dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 febbraio 2006, n. 21113 avente ad oggetto le linee guida della pianificazione di emergenza per il trasporto di materie radioattive e fissili in attuazione dell’articolo 125 del decreto legislativo 17 marzo 1992, n. 230.

Quest’ultima delibera è stata impugnata nella parte in cui omette di fornire l’informazione preventiva alla popolazione prevista dalla normativa comunitaria e nazionale.

Insieme ad essa, è stato richiesto l’annullamento: del d.P.C.M. citato, nel punto in cui si pone in contrasto con l’art. 5 della direttiva del Consiglio 27/11/1989, n. 618 – 89/618/Euratom, rubricata “Informazione della popolazione sui provvedimenti di protezione sanitaria applicabili e sul comportamento da adottare in caso di emergenza radioattiva”; nonché dei piani provinciali di emergenza predisposti dalle Prefetture di Alessandria, Asti, Novara, Torino e Vercelli, per il trasporto di combustibile nucleare irraggiato in questione.

In particolare, l’art. 5 della direttiva 618/1989/Euratom dispone che gli Stati membri vigilino affinché la popolazione che rischia di essere interessata dall’emergenza radioattiva sia informata sulle misure di protezione sanitaria ad essa applicabili, nonché sul comportamento che deve adottare in caso di emergenza radioattiva.

Il diritto italiano ha recepito questa norma con l’art. 130 del decreto legislativo n. 230 del 1995; mentre la Regione Piemonte è intervenuta con l’art. 4, comma 2, della legge regionale n. 5 del 2010, disponendo che Regione e Comuni interessati assicurino, in via preventiva e senza che i cittadini ne debbano fare richiesta, a tutti i gruppi di popolazione per i quali è stato stabilito un piano di emergenza radiologica, l’informazione sulle misure di protezione sanitaria ad essi applicabili nei vari casi di emergenza prevedibili, nonché sul comportamento da adottare in tali occasioni.

In modo inspiegabile il d.P.C.M. menzionato contempla solo un intervento alla popolazione successivo ad un ipotetico incidente, ponendosi così in contrasto con la normativa primaria a cui è sott’ordinato.

I trasporti del materiale pericoloso sono iniziati nella notte del 6 febbraio 2011, appunto senza il preavvertimento delle popolazioni abitanti lungo il percorso del tragitto ferroviario.

All’interno del ricorso teso ad ottenere l’annullamento degli atti richiamati in precedenza, si ritrova la domanda cautelare per evitare che, in assenza di un intervento giurisdizionale che inibisse nell’immediato l’efficacia dei provvedimenti impugnati, i trasporti di materiale radioattivo da essi regolati proseguissero e si concludessero in assenza di informazione preventiva avente lo scopo di rendere edotta la popolazione interessata della pericolosità dell’oggetto dell’attività di trasporto.

Il Tar del Lazio, nella camera di consiglio del 13 luglio 2011, con l’ordinanza n. 2621, ha respinto la predetta domanda incidentale compensando le spese tra tutte le parti.

Il Giudice amministrativo, attraverso un accertamento sommario, ha qualificato come meramente ipotetico il pericolo nel ritardo evidenziato in sede di ricorso, non condividendo l’assunto di parte attrice secondo il quale la mancanza di informazione preventiva della popolazione sarebbe di per sé lesiva al punto da imporre l’inibitoria dei trasporti nucleari in corso.

Una motivazione succinta, quella contenuta nell’ordinanza che si commenta, ma che assume particolare rilievo nella parte in cui il Tar capitolino ha rilevato l’illegittima omissione dell’informazione preventiva.

Infatti, la domanda cautelare non è stata rigettata attraverso la confutazione diretta di tale assunto, ma mediante il bilanciamento dei diversi interessi coinvolti, ad esito del quale il giudice ha ritenuto l’interesse pubblico sotteso all’informazione preventiva, allo stato degli atti, recessivo e subordinato rispetto a quello correlato alla prosecuzione dell’attività di trasporto.

Perché l’informazione preventiva è così importante?

Innanzitutto per la tutela del diritto alla salute delle persone che si potrebbero trovare, perché di passaggio ovvero perché vi abitano, nella prossimità del tragitto del convoglio ferroviario.

Non vi è solo un rischio di contaminazione su larga scala conseguente possibili rischi di incidenti ovvero fuoriuscite di materiali contaminanti, ma vi è soprattutto l’interesse dei singoli alla tutela della loro situazione di salute personale a non essere esposti anche solo al rischio di irraggiamento radioattivo, sia per il rischio di insorgenza di tumori, sia per il rischio di mutamenti genetici provocati dalle radiazioni.

Le circostanze fattuali possono essere le più diverse, anche se riguardano principalmente le donne incinte e i bambini.

Davvero i paventati rischi di attentati terroristici e gli ipotetici motivi di sicurezza sono superiori a questi interessi?