Mediaset contro Yahoo! ovvero della sfida tra vecchio e il nuovo

Commento a Trib. Milano, sentenza 9 settembre 2011, pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 29 settembre 2011

 Da qualche anno la giurisprudenza tanto italiana quanto internazionale deve confrontarsi con Internet e la sua natura distribuita senza una struttura verticistica sulla base di quello che viene definito un principio “end to end (E2E)”. Secondo detto principio Internet consiste in un carrier comune che in modo neutrale conduce il flusso delle informazioni dal primo fornitore fino all’utente finale, da un capo all’altro del percorso informativo, attraversando in modo alternativo una sequenza non predeterminata di nodi di comunicazione. Ciò comporterebbe che ciascun nodo agisce in maniera neutrale ed in modo indifferente rispetto al comportamento degli altri centri informativi, nonché ciò giustificherebbe quello che da più parti viene definita la “neutralità della Rete” e la cui protezione viene spesso invocata a gran voce da parte degli utenti.

Nella causa in esame, come in molte altre della stessa natura, il detentore di diritti patrimoniali d’autore su materiali televisivi postati su una piattaforma di condivisione dei contenuti chiedeva al giudice, tra le altre cose, la rimozione dei medesimi nonché il risarcimento del danno per la subita violazione. Nella fattispecie esaminata la parte attrice è Mediaset, oligopolista del mercato della trasmissione televisiva italiana, e la richiesta di rimozione concerneva oltre 200 spezzoni di molte trasmissioni di grande successo (“Grande Fratello”, “Zelig”, “Amici”, “Striscia la notizia”, “Le Iene”) caricati dagli utenti sulla piattaforma di condivisione di video di Yahoo! Le doglianze di Mediaset concernevano principalmente la presenza di link pubblicitari sponsorizzati e rintracciabili su motori di ricerca attraverso keywords e l’assenza di un sistema di verifica preventiva della violazione dei contenuti prima del completamento dell’upload. Dall’altro lato, Yahoo! rispondeva che parte attrice non l’aveva preventivamente diffidata alla rimozione, come previsto dalla normativa vigente e che in quanto hosting provider era un semplice gestore della piattaforma telematica.

Dopo un’attenta disamina delle condizioni di servizio di Yahoo!, della normativa comunitaria e nazionale in tema il tribunale ambrosiano ha parzialmente accolto le domande di Mediaset, specie sul punto di maggiore interesse per i produttori televisivi, ovvero la rimozione dei materiali e, in separata sede, la liquidazione del danno.

Occorre osservare che per giustificare una siffatta conclusione, i giudicanti hanno espresso alcuni riflessioni extra giuridiche, inerenti al mutamento della natura della Rete nonché in merito alla presunta obsolescenza delle normative comunitarie, in particolare la Direttiva 31/2000/CE, e quindi di quelle nazionali di recepimento, in riferimento alla figura dell’hosting provider. In merito alla natura dell’hosting provider giudici affermano che: “L’evoluzione della rete informatica mondiale sembra però aver superato nei fatti tale figura di prestatore del servizio, che all’epoca in cui detta direttiva veniva elaborata delineava tale soggetto come del tutto estraneo rispetto alle informazioni memorizzate sia a livello di gestione dei contenuti, che di regolamentazione contrattuale con i destinatari di servizio”.

In realtà, la Rete non ha mutato il suo funzionamento dal 2001, anno di emanazione della Direttiva sul commercio elettronico, ad oggi, essa risponde sempre al principio E2E sopra ricordato. Da un lato a mutare è stato il comportamento generale degli utenti che se ne sono appropriati per manifestare la propria socialità collettiva e personalità individuale, dall’altro lato è cambiato il paradigma di godimento dei contenuti: non più passivo, ma paritario da parte degli spettatori/fruitori. Risulta difficile quindi continuare a giustificare la censura se non penale, almeno civile, di comportamenti ormai socialmente accettati. La questione non è più solamente giuridica, ma culturale e politica: è vero che occorre cambiare la regolamentazione della materia, ma nel senso di modifica di regole proprietarie che privilegiano gli interessi di pochi, cioè i detentori dei diritti patrimoniali su opere protette dal diritto d’autore, per troppo tempo, settant’anni, a scapito dei diritti di condivisione e manifestazione del pensiero collettivi.