A passo di danza tra plagio e carenza di idee

Commento a Trib. Roma, 23 settembre 2011, pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 6 ottobre 2011

Il provvedimento in epigrafe si segnala perchè concerne la concessione di un procedimento cautelare in via preventiva su un’opera dell’ingegno relativamente a un programma televisivo. Precisamente, Mediaset – RTI veniva inibita dalla messa in onda della trasmissione “Baila” da parte del Tribunale di Roma sollecitato dalla Rai, dagli autori e produttori di “Ballando con le stelle”.

L’oggetto della vertenza riguarda un format di proprietà di una casa di produzione straniera, diffuso in tutto il mondo che consiste nella formazione di coppie tra un esperto nella danza e un personaggio famoso dello spettacolo non avvezzo al ballo. Il programma prevede la visione dei filmati delle prove delle coppie di ballerini, chiacchiere e commenti sugli esercizi, l’esibizione di fronte al pubblico, la valutazione effettuata nello studio televisivo di una giuria competente e la votazione del pubblico da casa attraverso il meccanismo del “televoto”, con la conseguente eliminazione della coppia più impacciata.

Dal punto di vista della tutela delle opere dell’ingegno, quali sono gli elementi meritevoli di protezione? L’uso del ballo in televisione? Sembrerebbe di no, visto che danzare è una esigenza innata dell’animo umano dalla notte dei tempi. La gara? Neppure, considerato che anche la competizione è un elemento insopprimibile della natura umana. Ridere delle gaffes degli inesperti? È un comportamento naturale a chiunque. Il concetto di votazione? Formarsi opinioni, e quindi giudizi, è una azione continua tanto consciamente quanto inconsciamente che certo non può essere sottoposta all’esazione di royalties.

Se tutti gli elementi relativi alla natura e struttura delle due trasmissioni televisive coinvolte presi singolarmente fanno parte delle attività caratterizzanti i comportamenti umani, perchè se considerati in un contesto unitario ne dovrebbe essere garantita l’esclusiva? È sufficiente dire che il contributo innovativo consiste proprio nella combinazione di elementi così comuni?

Secondo il giudice romano sembrerebbe di si, poiché il provvedimento interdittivo afferma: “che la definizione di opera dell’ingegno ha quale elemento principale di connotazione la creatività, intesa soprattutto come individualità della rappresentazione, talora collegata alla personalità dell’autore, non rilevando tanto il grado di creatività, quanto piuttosto il contenuto di questa“. E poi: “che tale abbassamento dello standard di creatività, che esclude dalla tutela soltanto le opere di evidente banalità, e il rilievo attribuito all’elemento soggettivo, piuttosto che a quelli oggettivi di ovvietà o originalità ha quale conseguenza l’estensione del margine di denotazione dell’opera dell’ingegno anche a trasmissioni televisive che presentino un gradiente di creatività ancorchè modesto, attribuito da elementi individualizzanti la natura e l’interazione degli eventi rappresentati, ancorchè privi di originalità e novità assolute“.

A questo punto ci si può chiedere se si tratta di un plagio di una trasmissione nei confronti dell’altra. Infatti è del tutto discubile, come invece asserisce il giudice, che sia possibile attribuire ad una il merito di una maggior creatività, mancante all’altra. Infatti, secondo il giudice: “la trasmissione Ballando è caratterizzata da una creatività sufficiente a differenziarla da altre gare di ballo, creatività i cui caratteri di individualità sono principalente l’accoppiamento di persone non note con personaggi noti, la selezione e eliminazione con la combinazione di una giuria e del voto popolare e l’aggiudicazione di un premio“. In realtà nessuno di questi elementi può essere considerato originale ovvero creativo, poiché se da un lato fin dai suoi albori, la televisione sfrutta la voglia di apparire e la ricerca di legittimazione professionale dei “personaggi non noti”, dall’altro è difficile sostenere che la presenza di una giuria, del voto popolare e dell’assegnazione di un premio siano elementi creativi, seppure valutati con un basso standard di creatività.

Questo provvedimento maschera sotto gli abiti della tutela dell’opera dell’ingegno un problema comune: ovvero la crisi della creatività. Meglio sminuire questo concetto piuttosto che osare qualcosa di diverso e innovativo, per quanto riguarda gli aspetti giuridici. Meglio affidarsi alla legge e conservare la propria posizione di rendita e piuttosto che rischiare di non incontrare il gusto degli spettatori, per quanto concerne gli autori e i produttori televisivi. Ma tutto ciò ha ben poco, se non nulla, a che fare con la tutela giuridica di un’opera innovativa.