Rassegna di giurisprudenza in materia di Internet per il mese di ottobre 2011

pubblicata sul Quotidiano Giuridico del 17 ottobre 2011

Stati Uniti

L’accesso del datore di lavoro al laptop personale del dipendente non integra violazione della privacy

Court of Appeals of Georgia, Sitton v. Print Direction, Inc, 28.9.11

Il caso riguarda il dipendente di una tipografia che lavorava con il suo computer personale in ufficio. Un giorno il titolare della stamperia entrò nell’ufficio del dipendente e, in assenza di questo, vide sullo schermo del computer una mail personale diretta alla moglie del suo dipendente, la quale a sua volta era titolare di un’impresa tipografica. Il datore di lavoro stampò la mail, mentre il dipendente citò il suo datore per violazione della sua privacy. I giudici della corte d’appello statale della Georgia affermano che il comportamento del datore di lavoro non è violativo della privacy, anzi che costui aveva diritto di leggere e stampare tale mail perchè: 1) stava provando un comportamento improprio del suo dipendente durante l’orario lavorativo e che 2) aveva ogni ragione di sospettare che questi stesse passando informazioni sensibili ad una impresa concorrente, come in realtà il dipendente infedele stava facendo.

 Diritto comunitario

La Corte di Giustizia decide in materia di pubblicità e uso di marchi nelle ricerche online

Corte di giustizia delle Comunità europee, C‑323/09, Interflora v Mark & Spencer, 22.9.11

La Corte di giustizia è intervenuta con una importante decisione in materia di utilizzo di marchi comunitari nelle pubblicità online stabilendo alcuni rilevanti principi. Tra questi va ricordato che il titolare di un marchio ha il diritto di vietare ad un concorrente di fare pubblicità ¿ a partire da una parola chiave identica a detto marchio che tale concorrente, senza il consenso del titolare del marchio, ha scelto nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet ¿ a prodotti o servizi identici a quelli per i quali tale marchio è stato registrato, quando il predetto uso è idoneo a violare una delle funzioni del marchio.

 Stati Uniti

Condivisione di file musicali su file sharing e cloud computing: pari e patta tra gestori del sito e detentori dei diritti?

US District Court for the Southern District of New York, Capitol Records v. MP3 Tunes, 22.8.11

Interessante decisione del giudice distrettuale di New York che ha parzialmente condannato un sito di file sharing perchè considerato corresponsabile di violazione dei diritti patrimoniali d’autore. Secondo la tesi delle case discografiche querelanti, accolta in parte dal giudice federale, il servizio di file sharing e di cloud computing messo a disposizione dal convenuto può violare il copyright, ma il gestore dei medesimi non è responsabile di ciò ai sensi della regola del safe harbour contenuta nel Digital Millennium Copyright Act.

Diritto comunitario

La Corte di Giustizia decide in materia di contraffazione di marchi nel commercio elettronico

Corte di giustizia delle comunità europee, causa C‑324/09, eBay v. L’Orèal, 12.7.11

La Corte di giustizia è intervenuta in una annosa questione sulla responsabilità del gestore in materia di intermediazione e vendita di prodotti contraffatti online stabilendo che il titolare di un marchio può vietare al gestore di un mercato online di fare pubblicità – partendo da una parola chiave identica a tale marchio selezionata da tale gestore nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet – ai prodotti recanti detto marchio messi in vendita nel suddetto mercato, qualora siffatta pubblicità non consenta, o consenta soltanto difficilmente, all’utente di Internet di individuare se tali prodotti o servizi provengano dal titolare del marchio o da un’impresa economicamente collegata a quest’ultimo oppure, al contrario, da un terzo. Inoltre, l’art. 14, n. 1, della direttiva sul commercio elettronico, deve essere interpretato nel senso che esso si applica al gestore di un mercato online qualora non abbia svolto un ruolo attivo che gli permette di avere conoscenza o controllo circa i dati memorizzati. Detto gestore svolge siffatto ruolo attivo allorché presta un’assistenza che consiste in particolare nell’ottimizzare la presentazione delle offerte in vendita di cui trattasi o nel promuoverle. Quando non ha svolto un ruolo attivo nel senso indicato, e dunque la sua prestazione di servizio rientra nell’ambito di applicazione del citato articolo, il gestore di un mercato online, in una causa che può comportare una condanna al pagamento di un risarcimento dei danni, non può tuttavia avvalersi dell’esonero dalla responsabilità previsto nella suddetta disposizione qualora sia stato al corrente di fatti o circostanze in base ai quali un operatore diligente avrebbe dovuto constatare l’illiceità delle offerte in vendita di cui trattasi e, nell’ipotesi in cui ne sia stato al corrente, non abbia prontamente agito di conseguenza. Infine, l’art. 11, terza frase, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/48/CE, sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, deve essere interpretato nel senso che esso impone agli Stati membri di far sì che gli organi giurisdizionali nazionali competenti in materia di tutela dei diritti di proprietà intellettuale possano ingiungere al gestore di un mercato online di adottare provvedimenti che contribuiscano non solo a far cessare le violazioni di tali diritti ad opera degli utenti di detto mercato, ma anche a prevenire nuove violazioni della stessa natura. Tali ingiunzioni devono essere effettive, proporzionate, dissuasive e non devono creare ostacoli al commercio legittimo.

 Francia

I giudici francesi condannano la pubblicità ingannevole di alcuni siti di prenotazione alberghiera

Tribunal de commerce de Paris 15ème chambre, 4.10.11.

Due noti siti di servizi di prenotazione alberghiera sono stati condannati per pratiche di marketing ingannevole. Oggetto della censura è stata la modalità di prenotazione suscettibile di trarre in inganno i clienti sulla effettiva disponibilità di camere negli alberghi oggetto della prenotazione. In risposta ad una query, ad esempio, era possibile leggere che nessuna camera fosse disponibile per la data richiesta dando l’impressione che l’intero albergo fosse esaurito, quando ad essere terminata era solo la disponibilità di camere prenotabili dal sito Internet.