I diritti fondamentali su Internet

Il mio primo e-book (ISBN 978-88-95578-51-4) riguarda Internet, accogliendo l’osservazione di autorevolissima dottrina sul fatto che gli interventi di dottrina in materia di diritto della Rete sono generalmente pubblicati su carta, per questo non sono considerati sufficientemente persuasivi. Il desiderio è proprio di iniziare l’inversione di tendenza.

E. Falletti, I diritti fondamentali su Internet: libertà di espressione, privacy, copyright, Padova, 2011: qui

Rassegna di giurisprudenza in materia di Internet del mese di novembre 2011

pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 15 novembre 2011

Diritto dell’Unione Europea
Lesione dei diritti della personalità su Internet e giudice competente per la richiesta di risarcimento del danno
Corte di giustizia delle Comunità Europee, procedimenti riuniti C‑509/09 e C‑161/10, 25 ottobre 2011 eDate Advertising GmbH contro X e Olivier Martinez, Robert Martinez contro MGN Limited
La Corte di giustizia ha stabilito che per quanto riguarda la diffusione di notizie non genuine, e quindi potenzialmente diffamatorie, l”‘art. 5, punto 3, del regolamento (CE) del Consiglio 22 dicembre 2000, n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che, in caso di asserita violazione dei diritti della personalità per mezzo di contenuti messi in rete su un sito Internet, la persona che si ritiene lesa ha la facoltà di esperire un’azione di risarcimento, per la totalità del danno cagionato, o dinanzi ai giudici dello Stato membro del luogo di stabilimento del soggetto che ha emesso tali contenuti, o dinanzi ai giudici dello Stato membro in cui si trova il proprio centro d’interessi. In luogo di un’azione di risarcimento per la totalità del danno cagionato, tale persona può altresì esperire un’azione dinanzi ai giudici di ogni Stato membro sul cui territorio un’informazione messa in rete sia accessibile oppure lo sia stata. Questi ultimi sono competenti a conoscere del solo danno cagionato sul territorio dello Stato membro del giudice adito”.

Stati Uniti
In caso di licenziamento il dipendente che cura le pagine aziendali dei social network deve rivelare al datore di lavoro le password
United States District Court, Southern Distric of New York, Ardis Health, LLC v. Nankivell, 19.10.11.
Una dipendente che si occupava del marketing aziendale attraverso diversi social network, come Facebook e Twitter, venne licenziata e per ritorsione si rifiutò di rivelare le password che consentivano l’accesso ai medesimi. Il datore di lavoro ha chiesto ed ottenuto un provvedimento che la obbligasse a svelare i suddetti dati.

Germania
Formulari e termini contrattuali nei contratti di acquisto a distanza per mezzo di Internet
OLG Oldenburg, 6 U 14/11, 27.05.2011.
Il giudice tedesco ha stabilito che i termini e le condizioni generali presenti in modulo scaricato da Internet per l’acquisto di un’auto usata sono riconducibili alle clausole standard previste dal §305, co.1 BGB e che pertanto la clausola che esclude garanzie e risarcimento del danno è nulla.

Diritto dell’Unione Europea
Accordi selettivi di distribuzione e illegittimità delle clausole che interdicono il commercio elettronico
Corte di Giustizia delle Comunità Europee, C‑439/09 13 ottobre 2011, Pierre Fabre Dermo-Cosmétique
La Corte di giustizia si è pronunciata in una causa in materia di concorrenza e di clausole su accordi di distribuzione. Il contenzioso riguardava un divieto inserito in una clausola in un accordo selettivo di un produttore di prodotti cosmetici nei confronti dei suoi distributori. In particolare, il produttore vietava la vendita dei suoi prodotti via Internet esigendo la presenza fisica nei luoghi di vendita di personale laureato in farmacia. Questa clausola è stata prima sanzionata dall’autorità francese competente in materia e poi oggetto di questioni pregiudiziali sollevate dal giudice dell’impugnazione. In risposta la Corte di giustizia ha stabilito due importanti principi giuridici. Da un lato ha affermato che “l’art. 101, n. 1, TFUE deve essere interpretato nel senso che una clausola contrattuale che, nell’ambito di un sistema di distribuzione selettiva, impone che le vendite di prodotti cosmetici e di igiene personale siano effettuate in uno spazio fisico alla presenza obbligatoria di un farmacista laureato, con conseguente divieto di utilizzare Internet per tali vendite, costituisce una restrizione per oggetto ai sensi di detta disposizione se, a seguito di un esame individuale e concreto del tenore e dell’obiettivo della clausola contrattuale in parola nonché del contesto giuridico ed economico in cui si colloca, risulta che, alla luce delle caratteristiche dei prodotti di cui trattasi, tale clausola non è oggettivamente giustificata”. Dall’altro lato ha stabilito che “l’art. 4, lett. c), del regolamento (CE) della Commissione 22 dicembre 1999, n. 2790, relativo all’applicazione dell’articolo 81, paragrafo 3, del trattato CE a categorie di accordi verticali e pratiche concordate, deve essere interpretato nel senso che l’esenzione per categoria prevista all’art. 2 di detto regolamento non si applica ad un contratto di distribuzione selettiva contenente una clausola che vieta, di fatto, di avvalersi di Internet come modalità di commercializzazione dei prodotti oggetto del contratto. Un simile contratto può invece beneficiare, a titolo individuale, dell’applicabilità dell’eccezione di legge dell’art. 101, n. 3, TFUE, qualora sussistano le condizioni poste da tale disposizione”.

Italia
Il sospetto della contraffazione del marchio non è prova sufficiente per il sequestro del sito Internet
Tribunale Padova, 4.11.11
La vicenda ha destato un certo scalpore e riguarda la richiesta, accolta dal Gip, ma rigettata dal Riesame, di sequestro di diverse centinaia di siti contenenti nel nome di dominio il marchio “Moncler”. L’istanza di sequestro si fondava sul sospetto di scambi ovvero vendita di abbigliamento contraffatto con l’apposizione abusiva del noto marchio di moda francese. In realtà in molti casi si trattava di blog ovvero forum di discussione aventi ad oggetto anche i suddetti prodotti di abbigliamento. I giudici del riesame hanno quindi stabilito che il provvedimento impugnato si connotava per “esorbitanza rispetto alla concreta acquisizione di elementi fattuali che consentano di evidenziare, chiaramente, acclarate condotte di contraffazione di capi con marchi Moncler”.

India
Accordo sulla licenza per trasmettere le partite di cricket anche via Internet
Board of Control for Cricket in India v. World Sports Group(I) P.LTD. [2011] INSC 423, 21.4.11
Il procedimento in epigrafe riguarda il raggiungimento di un accordo tra la federazione indiana per il gioco del cricket e una compagnia di marketing asiatica per la trasmissione delle partite della Premier League indiana nel mondo, India esclusa. L’interesse della vicenda risiede nel fatto che nell’accordo è compresa la licenza per la trasmissione delle partite anche via Internet.

Affrontare l’innominabile

In questi giorni la Germania è scossa dalla scoperta che un gruppo di neonazisti ha ucciso almeno 8 turchi, un greco e una poliziotta, rapinato diverse banche dal 1998. Adesso la polizia sta cercando di unire i puntini dei delitti insoluti che potrebbero venire collegati al gruppo. L’opinione pubblica è incredula principalmente per due motivi: da un lato che nessuno se ns fosse reso conto prima, nonostante l’invasivo sistema di controllo, sia sociale sia delle autorità presente in Germania, e dall’altro che il Rechtsextremismus non sia stato ancora messo al bando, anzi, alcuni suoi esponenti siedono addirittura nei Landtag orientali.

Cosa fare ora, si chiedono tutti. Il dibattito è aperto. Per iniziare: Spiegelonline, Zeit, FAZ

Diritti inviolabili, cantieri inviolabili?

di Daniela Bauduin e Elena Falletti

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 15 novembre 2011

L’art. 19 (rubricato “Interventi per la realizzazione del corridoio Torino – Lione e del Tunnel del Tenda”) della legge 12 novembre 2011 n. 183, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2012)”, contiene una norma che prevede la classificazione dell’area della Maddalena di Chiomonte come “area di interesse strategico nazionale”. Cosa significa? e quali sono le conseguenze?

Giova all’analisi ricostruire il concetto sopramenzionato ricorrendo al glossario elaborato dal Ministero delle Difesa (Inserto di informazione della difesa n. 1/2001, pagg. 25-26), il quale definisce “area di interesse strategico nazionale” quell’area geografica “ove risiedono – o sono fondamentali per il loro controllo – gli interessi vitali o strategici della nazione”, laddove per interesse strategico della nazione si intende, a lettera del citato glossario, l’utilità, il vantaggio, la convenienza di grande importanza per una nazione, la cui mancata tutela “pur non compromettendo l’esistenza stessa della nazione, mina lo sviluppo sociale, economico, tecnologico e culturale futuro, quale previsto essere se l’interesse non fosse compromesso.”

Nell’art. 19 in esame il legislatore qualifica le aree ed i siti del Comune di Chiomonte, individuati per l’installazione del cantiere della galleria geognostica e per la realizzazione del tunnel di base della linea ferroviaria Torino-Lione, come aree di interesse strategico nazionale per assicurare la realizzazione della linea ferroviaria in parola e garantire, a tal fine, il regolare svolgimento dei lavori del cunicolo esplorativo de La Maddalena.

Nel secondo comma ritroviamo la conseguenza della qualificazione di cui si discute. In particolare, il dettato normativo stabilisce che “fatta salva l’ipotesi di più grave reato, chiunque si introduce abusivamente nelle aree di interesse strategico nazionale di cui al comma 1 ovvero impedisce o ostacola l’accesso autorizzato alle aree medesime è punito a norma dell’articolo 682 del codice penale”.

L’art. 682 c.p. è rubricato “Ingresso arbitrario in luoghi, ove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato” e si colloca nel paragrafo “Delle contravvenzioni concernenti la tutela preventiva dei segreti”. La lettera della norma fa riferimento al divieto di accesso “nell’interesse militare dello Stato”, rimettendo all’Autorità istitutiva del divieto la valutazione dell’esistenza di un segreto o di altra esigenza militare da tutelare.

Dalla lettura combinata dei primi due commi della disposizione contenuta nella legge di stabilità per il 2012, e che si commenta in queste pagine, emerge l’estensione dell’alveo applicativo dell’art. 682 c.p. al fine di garantire la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione ed il regolare svolgimento dei lavori del cunicolo esplorativo de La Maddalena.

Dal che discende il riconoscimento al cantiere della Lyon Turin Ferroviaire (LTF), società responsabile della parte comune italo-francese del futuro collegamento ferroviario tra Torino e Lione, di una vera e propria “intangibilità”, in quanto tale area sarà protetta da misure più severe in materia di sicurezza. Infatti, chi entrerà abusivamente nell’area medesima rischierà un anno di carcere o una multa di 309 euro.

Alla luce di ciò, può rinvenirsi nell’art.19 della “Legge di stabilità 2012” la mancanza di capacità di “pianificazione politica” che ha portato l’Autorità amministrativa italiana a gestire una situazione prevedibile, come quella in esame, attraverso il ricorso ripetuto allo strumento giuridico “straordinario” dell’ordinanza di necessità ed urgenza e che induce oggi il Legislatore ad approvare una norma che estende la disciplina penalistica alla tutela di beni diversi da quelli per il quali è stata dettata, e ad esercitare poteri derogatori.

La militarizzazione del cantiere si pone in antitesi a quei principi riconosciuti, anche a livello internazionale, di partecipazione delle popolazioni interessate ai procedimenti decisionali in materia ambientale come affermato dagli artt. 6 (Partecipazione pubblica in decisioni su attività specifiche) e 7 (Partecipazione pubblica ai piani, ai programmi e alle politiche in materia ambientale) della Convenzione di Aahrus, recepita in Italia con la legge 16 marzo 2001, n. 108, “Ratifica ed esecuzione della Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, con due allegati, fatta ad Aarhus il 25 giugno 1998”. Altresì è da segnalare la possibile configurabilità della violazione del disposto dell’art. 37 della Carta europea di diritti fondamentali in materia di sostenibilità ambientale dell’infrastruttura progettata. Al contrario, è stato negato ai rappresentanti istituzionali dissidenti verso l’opera il diritto di prendere parte agli organismi all’uopo preposti, come l’“Osservatorio per il Collegamento Ferroviario Torino – Lione”, conosciuto anche come “Osservatorio Virano” (A. Algostino, Democrazia, Rappresentanza, Partecipazione: il caso del Movimento NO TAV, Napoli, 2011, p. 194; D. Perluigi, Alta velocità, al tavolo col governo solo i comuni pro-Tav cari alla maggioranza, Il Fatto Quotidiano, 3 maggio 2011, in http://www.ilfattoquotiano.it).

Seppure particolarmente grave in Val di Susa, il problema della condivisione della localizzazione delle infrastrutture è più generale e concerne la natura dei rapporti di forza tra Stato e popolazioni locali. La questione è stata affrontata anche dal Centro Studi di Banca d’Italia, anche se in riferimento al diverso fenomeno “Nimby” (Not In My Back Yard), non collegabile con la protesta pluridecennale contro il TAV (A. Algostino, op. cit., p. 158; Id., La democrazia e le sue forme. Una riflessione sul Movimento NO TAV, Politica del diritto, 2007, p. 658). Questa rigorosa analisi pone in evidenza come tali procedure possano essere viziate da problemi di legittimità costituzionale in quanto l’estromissione delle popolazioni e degli enti locali dal procedimento di localizzazione e di implementazione dell’opera provoca una radicalizzazione del conflitto Stato – cittadini e una riduzione della trasparenza dell’attività amministrativa (R. Occhilupo, G. Palumbo e P. Sestito, Le scelte di localizzazione delle opere pubbliche: il fenomeno Nimby, Questioni di Economia e Finanza, Roma, 2011, p. 17).

A questo proposito, è evidente come sia paradigmatico, sia pure nella sua specificità, della difficoltà del nostro Paese di prevenire e programmare in materia di ambiente e di servizi, quanto accaduto in Campania per la gestione dei rifiuti: l’adeguamento di fattispecie codicistiche alla tutela di beni diversi si rinviene nel decreto legge n. 90/2008, poi convertito nella legge n. 123/2008 che introdusse la fattispecie penale del reato di introduzione abusiva nelle “aree di interesse strategico nazionale” ovvero di impedimento od ostacolo all’accesso autorizzato alle medesime aree, dichiarandolo punibile a norma dell’art. 682 c.p. (art. 2, comma 5).

Anche allora il Legislatore scelse di estendere, tramite la tecnica del richiamo, una fattispecie codicistica posta a tutela di beni giuridici diversi per tutelare la corretta gestione dei rifiuti, ed anche allora, si ebbe l’impiego dei militari.

Chiomonte e Napoli: terre di guerra in cui ricorrere alla forza, se necessario, e a poteri derogatori sul piano normativo; il tutto, in nome dell’emergenza e di una efficienza che mortifica un modo diverso di gestire la cosa pubblica e di svolgere attività amministrative ordinarie.

Rassegna di giurisprudenza internazionale del mese di Novembre 2011

Pubblicata sul Quotidiano Giuridico del 2 novembre 2011

Stati Uniti

Texas: giudice federale blocca le nuove regole statali sull’aborto

US District Court for the Western District of Texas, Texas Medical Providers Abortion Services v. David Lakey et al, 30. 8. 11

Sembrerebbero ormai lontani i tempi di Roe v. Wade negli Stati Uniti, infatti molti Stati stanno modificando in senso assai restrittivo le loro regole sull’aborto, generalmente restringendo il periodo in cui la donna può fare la sua scelta, ma sono state promulgate anche disposizioni fantasiose e discutibili. In questo caso, ad esempio, la Corte distrettuale di Austin ha bloccato una legge statale che, tra le diverse previsioni, obbligava il medico a far ascoltare alla donna che intendesse abortire un battito cardiaco, ovvero effettuare una ecografia e spiegarla alla paziente. Il giudice federale ha dichiarato tali disposizioni contrarie al Primo Emendamento poiché influenzano indebitamente l’opinione della paziente: la donna non deve essere messa in condizioni di subire passivamente questa invasione nella sua libertà di pensiero e nella sua privacy.

Regno Unito

La Corte Suprema inglese e la procedura di risarcimento del danno per la subita dentenzione a Guantanamo

Al Rawi & Ors v The Security Service & Ors [2011] UKSC 35, 13.7.11

La questione decisa dalla Corte Suprema inglese riguarda una causa sull’asserito consenso delle autorità britanniche alla detenzione illegale a Guantanamo. Gli ex detenuti hanno instato richiesta di risarcimento danni per la prigionia e i maltrattamenti subiti, tuttavia la loro difesa si fonda su materiali riservati. Le autorità, considerate le questioni di sicurezza nazionale coinvolte nel caso, hanno richiesto di procedere a “porte chiuse”. Secondo la Corte Suprema tale istanza è da rigettare perchè non è possibile violare il diritto al due process dei ricorrenti procedendo a porte chiuse senza una esplicita previsione legislativa.

Stati Uniti

La polizza assicurativa non copre i danni conseguenti al cambiamento climatico

Supreme Court of Virginia, AES Corp. v. Steadfast Insurance Co., 16.9.11

In questo leading case la Corte Suprema della Virgina ha stabilito che l’assicuratore può non risarcire gli assicurati che abbiano subito un danno conseguente allo scatenarsi di fenomeni atmosferici dovuti al cambiamento climatico. Infatti esso, anche se provocato dal surriscaldamento da emissioni di idrocarburi nell’atmosfera, seppur indesiderato, non è da considerarsi un “incidente” collegato alla polizza assicurativa.

Spagna

Violano la privacy le foto scattate in luogo pubblico ma a distanza con il teleobiettivo?

Tribunal Supremo, Sentencia n. 458/2011, 30.6.11

Il contenzioso risolto dal Tribunal Supremo spagnolo riguarda la domanda di risarcimento del danno proposta da due personaggi pubblici che si sono sentiti invasi nella loro privacy poiché fotografati, seppure in pubblico, a distanza e con l’utilizzo di teleobiettivi. Il Tribunal Supremo, citando ampiamente la giurisprudenza della Corte europea dei diritti fondamentali, ha affermato che vi è stata violazione della privacy e del diritto all’immagine poiché i personaggi fotografati erano intenti a svolgere le loro attività quotidiane di “camminare, oziare, mangiare”. Pertanto, le immagini fotografiche e video che li rappresentano devono essere distrutti.

Stati Uniti

Il Primo Emendamento protegge la registrazione video delle attività di polizia

United States Court of Appeals for the First Circuit, Simon Glick v. John Cunniffe, 26.8.11

Secondo i giudici federali d’appello del Primo Circuito è diritto garantito dal Primo Emendamento filmare gli ufficiali di polizia mentre stanno svolgendo il loro compiti e si trovano sul suolo pubblico. Il caso era sorto dalla denuncia di un cittadino arrestato poiché aveva filmato il fermo da parte di alcuni poliziotti di un sospetto sul Boston Common.

Giappone

Buonafede e responsabilità precontrattuale

Supreme Court of Japan, 2008 (Ju) n. 1940, 22.4.11

La Corte suprema giapponese ha affermato che se una parte, anteriormente alla conclusione del contratto, non ha adempiuto all’obbligo di buona fede di fornire informazioni necessarie alla sua controparte per la conclusione del contratto, essa può essere ritenuta civilmente responsabile e risarcire l’altra parte per i danni patiti a titolo di responsabilità precontrattuale. Tuttavia detta parte non può essere ritenuta responsabile dell’inadempimento contrattuale.

Regno Unito

Esiste la giurisdizione inglese per la violazione sul copyright su oggetti collegati a “Guerre Stellari” compiuti in Paesi extra UE?

Lucasfilm Limited and others (Appellants) v Ainsworth and another (Respondents) [2011]

UKSC 39, 27.7.2011

I giudici supremi inglesi sono stati chiamati a risolvere due quesiti giuridici: da un lato la definizione di “scultura” ai sensi del Copyright, Designs and Patents Act 1988, in particolare se ad essa potessero essere ricondotti oggetti tridimensionali aventi sia rilievo artistico sia una funzione di utilità. Dall’altro lato se una corte inglese possa esercitare la sua giurisdizione in una causa contro soggetti domiciliati in Inghilterra in materia di violazione di copyright commessi al di fuori dell’Unione Europea in violazione della legge dello stato terzo.

Corte internazionale per i crimini di guerra commessi nella Ex-Yugoslavia

I diritti al giusto processo dell’imputato Seselj di fronte alla ICTY non sono stati violati

International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia (ICTY), Le Procureur v. Vojislav Seselj, 29.9.11.

L’ International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia (ICTY) ha affermato che l’ex politico serbo ed sospetto criminale di guerra Vojislav Seselj ha goduto di tutte le garanzie collegate al due process and fair proceedings (riconducibili al nostro “giusto processo”) e che quindi la sua istanza va rigettata. Nel 2009 Seselj presentò una istanza simile, ottenendo risultati analoghi

Stati Uniti

Non tocca ai giudici federali fermare l’invasione delle carpe asiatiche nei Grandi Laghi

US Court of Appeals for the Seventh Circuit, State v. U.S. Army Corps of Engineers

I giudici d’appello del Settimo Circuito hanno rigettato per motivi procedurali le istanze di cinque Stati: Michigan, Minnesota, Ohio, Pennsylvania, Wisconsin e di molte organizzazioni ambientaliste contro il popolamento di specie ittiche aggressive e non autoctone, come la carpa asiatica, nei Grandi Laghi. Questi pesci si riproducono velocemente e distruggono le specie native con gravi conseguenze sull’industria della pesca locale. I resistenti all’azione erano Illinois, l’Amministrazione Obama, la Environmental Protection Agency (EPA) e il US Army Corps of Engineers. Seppure le parti concordino che la diffusione di tali pesci vada bloccata per tutelare l’ambiente lacustre che rischia di subire un danno irreparabile, esse non riescono a trovare un accordo comune. Gli Stati soccombenti hanno presentato ricorso alla Corte Suprema.

Prendere sul serio i diritti dei detenuti

Commento all’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Lecce del 9 giugno 2011, pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 3 novembre 2011.

L’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Lecce in commento si presenta come innovativa e per questa ragione è stata ripresa con grande evidenza dalle cronache nazionali. Essa concerne la richiesta di risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale da parte di un detenuto costretto in spazi di reclusione molto angusti e sovraffollati.

La situazione che ha dato origine alla richiesta si presentava grave a tal punto da configurare una fattispecie di detenzione inumana e degradante, tale da poter essere valutata ai fini di tortura secondo le indicazioni e i parametri elaborati nella sentenza Sulejmanovic contro Italia, emanata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo del 16 luglio 2009.

Questo è il nodo centrale della decisione, tuttavia dalla lettura della medesima sorgono anche altre questioni ad essa collegate, come la legittimazione di un magistrato di sorveglianza a conoscere e giudicare la richiesta del risarcimento del danno conseguente al trattamento degradante subito.

Con una motivazione molto articolata in punto di diritto civile, amministrativo, processuale e convenzionale (in materia di convenzione CEDU e della giurispruenza di Strasburgo su di essa elaborata), il giudice pugliese risponde di si, anzi, che il magistrato di sorveglianza non solo può rispondere all’istanza del detenuto, ma deve.

Vediamo perchè. Secondo il giudice, infatti, anche in carcere “un individuo conserva l’intero bagaglio di quei diritti fondamentali inalienabili, che possono subire una limitata compressione nel rispetto del precetto scolpito nell’art. 27 cost., ed acquisisce nuove posizioni giuridiche, la cui tutela deve essere assicurata, ponendo altrimenti a rischio l’utilità stessa della pena”.

 Il giudice di sorveglianza fa riferimento alle sentenze della Corte costituzionale del 3 luglio 1997 n. 292 e dell’11 febbraio 1999, n. 26. In tali decisioni del Giudice delle leggi vengono stabiliti due importanti principi: da un lato viene trattata la possibilità del giudice di sorveglianza di decidere su domande in materia di diritti fondamentali perchè “il procedimento dinanzi al magistrato di sorveglianza costituente rimedio per far valere diritti non comprimibili dei detenuti che sia possibile far valere soltanto in quella sede ha natura di giudizio e pertanto in tale sede quel magistrato è legittimato a sollevare questioni di costituzionalità”.

A questo proposito ci si può chiedere una domanda di risarcimento del danno rientri tra detti procedimenti, tuttavia collegando lo specifico evento lesivo e la stretta consequenzialità dell’istanza di risarcimento, il giudicante risponde affermativamente a questo dubbio.

Dall’altro lato la Corte statuisce che, nel silenzio della legge, deve essere prevista anche“in favore di chi subisca restrizioni della libertà personale, una tutela giurisdizionale nei confronti di atti dell’amministrazione penitenziaria lesivi di diritti, quando la lesione sia potenziale conseguenza del regime di sottoposizione a quella restrizione”. N

e consegue, quindi, che il silenzio del legislatore sulla predisposizione di adeguati strumenti processuali non può, né deve, impedire alle istanze dei detenuti di trovare ascolto, sia per i diritti costituzionalmente garantiti, sia tutte le posizioni giuridiche soggettive. In caso contrario, verrebbero meno i principi costituzionali previsti dagli artt. 24 e 113 Cost.

Citando un noto filosofo del diritto (R. Dworking, Taking Rights Seriously, Cambridge, 1977), il giudicante emana una decisione coraggiosa che, seppur condivisibile sotto il profilo sostanziale, può essere discutibile dal punto di vista procedurale, ma che sferza il dibattito sull’effettività dei diritti dei detenuti.

Val di Susa, ancora ordinanze prefettizie esorbitanti?

Di Daniela Bauduin, avvocato amministrativista, e Elena Falletti, ricercatore in diritto privato comparato

Pubblicata sul Quotidiano Ipsoa del 27 ottobre 2011

Una nuova ordinanza prefettizia è sopraggiunta il 20 ottobre 2011, seguendo i provvedimenti del 22 giugno, 29 luglio e del 30 settembre dello stesso anno, con i quali la Prefettura di Torino, per preminenti ragioni di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica connesse all’avvio del cantiere della galleria geognostica propedeutica al Tunnel di base della nuova linea ferroviaria Torino-Lione in località La Maddalena di Chiomonte, ha, fra l’altro, vietato l’ingresso e lo stanziamento nell’area, di persone, cose e mezzi estranei allo svolgimento delle attività di cantiere.

Nell’ultima ordinanza adottata si richiama, inoltre, la manifestazione di protesta nell’area di interesse, preannunciata per domenica 23 ottobre 2011, e si rileva che “negli ultimi mesi, a partire dall’avvio del cantiere, si sono verificati numerosi episodi di grave turbativa dell’ordine pubblico, durante i quali gruppi di persone hanno tentato di entrare nell’area di cantiere danneggiando le installazioni e mettendo a repentaglio l’ordine, la sicurezza e l’incolumità pubblica con il lancio di ordigni, sassi e biglie d’acciaio che hanno causato feriti fra le forze di polizia”. In forza del proposito palesato pubblicamente dai promotori dell’iniziativa di avvicinarsi all’area di cantiere e porre in essere attività volte all’ingresso nella stessa e del possibile verificarsi di ulteriori situazioni pregiudizievoli di ordine pubblico, l’Autorità di Pubblica Sicurezza estende per le giornate del 22 e del 23 ottobre le interdizioni al transito sulla viabilità circostante l’area del cantiere stabilite dai precedenti provvedimenti, ordinando che dal 22 al 24 ottobre 2011 la viabilità nelle aree specificate sia interdetta dalla circolazione di persone e mezzi.

A questo provvedimento ha fatto seguito l’ordinanza del Questore di Torino del 21 ottobre 2011, nella quale si ordina non solo di osservare quanto disposto nelle citate ordinanze prefettizie, ma altresì di predisporre “ogni adeguata misura organizzativa, avvalendosi anche di ogni lecita forma di responsabilizzazione dei partecipanti, idonea all’ordinato svolgimento della manifestazione, nonchè all’isolamento di categorie di persone che possano dar luogo ad iniziative violente”, dando avviso che qualora l’iniziativa dovesse essere posta in contrasto con tale prescrizione si concretizzerebbe un comportamento penalmente rilevante.

Le caratteristiche di tali ordinanze risiedono nel fatto che esse estendono l’area interdetta all’accesso dei manifestanti di alcuni chilometri rispetto alla localizzazione del cantiere, dall’altro esse vietano a chiunque di portare con sé oggetti che possono essere anche di uso lavorativo come forbici e cesoie.

La lettura dei provvedimenti citati solleva molteplici interrogativi sulla legittimità di un così frequente ricorso al potere di ordinanza che l’art. 2 del T.U. delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con R.D. 18 giugno 1931, n. 773, vorrebbe esercitato solo “nel caso di urgenza o per grave necessità”. In particolare, preme osservare come l’adozione frequente dell’istituto emergenziale in parola vada a “forzare” il riparto delle competenze fissato dalla Costituzione, allorquando non rispetta i limiti stabiliti dal legislatore e chiariti dalla Corte costituzionale, in forza dei quali la pubblica Amministrazione può adottare l’atto di cui si discute, soltanto in caso di emergenza e ponendo deroghe limitate nel tempo.

All’analisi che si sta conducendo giova, altresì, il richiamo al ruolo fondamentale del Prefetto e del Questore nella salvaguardia dell’ordine pubblico, trattandosi di compito che la Costituzione attribuisce alla Repubblica, in quanto determinante per garantire la pace sociale sull’intero territorio nazionale.

In particolare, l’art. 2 della Costituzione italiana, definita plasticamente da Carlo Azeglio Ciampi “Bibbia laica”, stabilisce che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Non vi è dubbio che tra i diritti inviolabili vada annoverato il “diritto alla sicurezza”, anche e soprattutto in occasione di manifestazioni pubbliche rischiose per l’eventuale presenza di gruppi violenti. Tuttavia detto diritto non può prevaricare sul diritto di manifestare liberamente il proprio dissenso nei confronti dell’opera da parte della cittadinanza. A questo proposito occorre dunque riferirsi alla tecnica del bilanciamento tra diritti fondamentali costituzionali parimenti rilevanti. Come evidente dalla lettura del testo prefettizio il suddetto diritto ha rischiato di venire soffocato da limiti fattuali che, ostacolando il percorso, di fatto avrebbero potuto rendere il diritto di manifestare il dissenso sicuramente meno pregnante poiché scollegato dal contesto.

Ulteriormente si rileva che l’art. 3 Cost. esprime ancor più incisivamente il compito della Repubblica di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Al cittadino deve, dunque, essere garantita dallo Stato la sicurezza nell’esercizio del diritto di manifestazione del pensiero, che rappresenta il presupposto per l’evoluzione della società democratica e per lo sviluppo di ciascun individuo. In relazione a ciò si osserva che nella giornata di domenica 23 ottobre 2011 non si sono verificati i paventati incidenti per la prevalenza del buon senso democratico di tutti i soggetti coinvolti.

A seguito di questa esperienza è ancora più evidente la necessità che l’Autorità di Pubblica Sicurezza adotti una visione più complessa e non riduttiva degli interessi in gioco dando rilievo anche alle posizioni giuridiche soggettive dei cittadini, che siano manifestanti o meno. Basti pensare, a titolo puramente esemplicativo, ai diritti inerenti al godimento tanto individuale quanto collettivo di beni comuni come l’integrità dell’ambiente, la salute, l’aria, l’acqua, il patrimonio boschivo, ovvero tutti gli elementi che caratterizzano nella sua essenza l’identità del luogo.

Estradizione di Assange

Quello che i commentatori degli articoli e dei link giornalistici non capiscono (e che quindi li stupisce tanto) riguarda l’aspetto più ironico della vicenda: la decisione della High Court non si occupa specificamente delle accuse ad Assange, ma i requisiti del mandato d’arresto europeo spiccato dalle autorità svedesi. Veramente buffo: l’Europa sta per crashare sotto le spinte della speculazione finanziaria e i giudici inglesi (!) convalidano un mandato d’arresto europeo: qui il testo della decisione

Previsioni del tempo

Pare che il referendum greco si terrà addirittura a dicembre e che inevitabilmente sarà il banco di prova dell’Euro e il cui risultato è abbastanza prevedibile, mentre sono imprevedibili le conseguenze.

Mi sovvengono due riflessioni molto sommarie. Da un lato che paradossalmente il capo del governo greco sembrerebbe aver dato retta al tribunale federale costituzionale tedesco che in almeno due occasioni (le sentenze sul Trattato di Lisbona e sul salvataggio dell’Euro) lamentava una carenza di democraticità nell’assunzione delle decisioni europee. Dall’altro, vista la posta in gioco, potrebbe essere ottima e imperdibile occasione per ritornare sui passi di Altiero Spinelli: qui

(Aggiornamento del 4 novembre 2011: l’idea sembrerebbe essere stata accantonata, ma la situazione è in continua evoluzione)