Val di Susa: inerzia del sindaco, supplenza del prefetto. Criticità delle competenze nella gestione della situazione di (presunta) emergenza

di Daniela Bauduin e Elena Falletti

Pubblicato sul Quotidiano Unico Ipsoa del 30 gennaio 2012

Il 16 gennaio 2012 il Prefetto di Torino ha apposto la propria firma su un’ordinanza che interdice la circolazione sulla via dell’Avanà, nel territorio del Comune di Chiomonte, così arricchendo la sequenza di provvedimenti prefettizi, aventi in comune le supposte preminenti ragioni di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, connesse all’avvio del cantiere della galleria geognostica propedeutica al Tunnel di base della nuova linea ferroviaria Torino-Lione in località La Maddalena di Chiomonte.

Nel reiterare il richiamo alle “esigenze di urgenza”, l’ordinanza dispone la propria immediata decorrenza ed il vigore fino all’adozione da parte del Sindaco di Chiomonte di altra ordinanza in materia di viabilità, e in ogni caso non oltre il 31 marzo 2012.

Il provvedimento fonda la propria legittimità, nell’aver sollecitato, con nota prefettizia del 13 gennaio 2012, il Sindaco di Chiomonte ad adottare apposita ordinanza di interdizione della circolazione sulla predetta via dell’Avanà per tutelare l’incolumità delle persone e la sicurezza degli operatori, il cui riscontro negativo avrebbe determinato, nelle more, la necessità di intervenire per soddisfare le ritenute esigenze di urgenza. A questo proposito deve essere svolta qualche riflessione in ordine al rapporto tra Sindaco e Prefetto, essendo il primo, in qualità di ufficiale di governo, inserito in un assetto che riconosce al secondo dei poteri di intervento.

Come è noto, il Sindaco-ufficiale di governo adotta, nel rispetto dei principi generali e con atto motivato, provvedimenti contingibili ed urgenti al fine di prevenire od eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità dei cittadini, non evitabile mediante il ricorso agli ordinari mezzi dell’azione amministrativa, all’uopo occorrendo la dimostrazione dell’esistenza di una effettiva situazione di pericolo. In particolare, nella vicenda in esame viene in rilievo il comma 11 dell’art. 54 “Attribuzioni del sindaco nelle funzioni di competenza statale”, del Testo unico delle disposizioni sugli enti locali (Tuel), approvato con il d.lgs. n. 267/2000, secondo il quale, nel caso di inerzia del Sindaco, il Prefetto, nell’esercizio di una competenza sovraordinata di controllo sul potere sindacale, può intervenire con proprio provvedimento. Dal che discende che in caso di inerzia tali interessi possono essere soddisfatti direttamente dal rappresentante in loco del Governo. L’ordinanza oggetto di disamina evidenzia in modo icastico che il Sindaco mantiene la doppia funzione di capo di un ente autonomo a base rappresentativa e di ufficiale del Governo, come tale titolare di particolari funzioni amministrative del cui esercizio è responsabile nei confronti non dell’organo di rappresentanza democratica, ma del Governo.

Potrebbe, dunque, sembrare che nonostante la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, avvenuta con la legge cost. n. 3/2001, si sia rafforzata la configurazione del Comune quale ente attuatore in periferia di politiche definite a livello centrale, secondo l’antico modello autarchico e gerarchico. Si tratta di un’idea che si allontana dalla configurazione dell’ente locale quale interprete dei bisogni della comunità in esso ordinata e responsabile essenzialmente nei confronti della propria collettività di riferimento. Nel caso concreto, parrebbe evidente che il ruolo del sindaco venga inteso dall’apparato amministrativo centrale come mero esecutore di decisioni estranee alla realtà locale e amministrativa di cui egli è vertice: infatti, l’Autorità prefettizia ha supplito all’inerzia di quella locale, indipendentemente dalla eventuale volontà tanto politica quanto discrezionale dell’Amministratore comunale.

A quanto detto si aggiunga che nella parte motivazionale dell’atto amministrativo in parola si fa riferimento alla qualificazione del cantiere suddetto alla stregua di “area di interesse strategico nazionale ai sensi dell’art. 19 della legge 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità per il 2012)” e si osserva che tale area è caratterizzata “dal particolare contesto montano, trovandosi in zona impervia e servita da un’unica strada comunale di ridotte dimensione, la via dell’Avanà del Comune di Chiomonte, e che la rimanente viabilità locale dell’area è costituita da meri tratturi interpoderali e sentieri montani, inadeguati al transito di veicoli adibiti al trasporto di attrezzature e manufatti al cantiere, così come a consentire l’accesso dei mezzi delle forze di polizia o dell’esercito impegnate nei servizi di ordine e sicurezza pubblica”.

Una volta rilevato che la via dell’Avanà è indispensabile per garantire la viabilità nell’area strategica del cantiere, il Prefetto richiama quanto evidenziato dal Questore di Torino, ovvero il rischio per l’incolumità delle persone e la sicurezza degli operatori, nonché le conseguenti limitazioni alla circolazione, collegate alla citata dichiarazione di area di interesse strategico, con il connesso incremento del contingente militare che produce l’aumento della movimentazione dei mezzi militari.

Mentre nella parte finale del provvedimento, l’Autorità prefettizia prevede la salvezza dei diritti di accesso controllato, ovvero separato e disgiunto, dei proprietari frontisti, nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza e fa riferimento espresso alla possibilità di rivalutare la decisione adottata “allorquando, nelle prossime settimane, il cantiere assumerà la sua configurazione definitiva”.

Si osserva che nel principio di ragionevolezza confluiscono i principi di eguaglianza, di imparzialità e di buon andamento: in forza di tale principio, l’azione amministrativa deve adeguarsi al canone della razionalità operativa, così da evitare decisioni arbitrarie ed irrazionali, soprattutto a detrimento degli interessi di quei proprietari, ancora non espropriati, le cui attività agricole e vitivinicole vengono rese molto difficoltose, anche dall’accesso frazionato ai poderi, con rischi di perdita di produzione a loro esclusivo carico.

In particolare, l’operato della pubblica Amministrazione deve essere immune da censure di illogicità, coerente con le premesse e aderente ai dati di fatto: l’attività amministrativa, infatti, deve perseguire l’interesse pubblico attraverso la proporzionalità, la logica e l’adeguatezza.