A velocità sostenuta

Oggi ho fatto un esperimento. Sconsigliata da tutti ho preso il treno per scendere da Amburgo fino a Milano. Non voglio raccontare tutto il viaggio, ma solo quella parte che secondo me è più interessante, ovvero quella percorsa alla luce del giorno a bordo di un ICE di  Deutsche Bahn, le ferrovie tedesche. L’ICE sarebbe la versione tedesca dei treni ad alta velocità, mentre in realtà ho scoperto che questi treni non sono proprio ad “alta velocità”, come abitualmente li pensiamo sono piuttosto treni a velocità “sostenuta”: vanno veloci, ma non troppo. Innanzitutto osservo che ho potuto attraversare la Germania dal Nord (Amburgo) fino a Sud (Basilea, che è vero che sta in Svizzera, ma è città di confine tra la Bundesrepublik e la Confederazione) in circa sette ore e tre quarti e il treno ha fermato in diverse città rilevanti: Hannover (2 fermate: c’è il CeBit alla Fiera), Goettingen, Kassel, Frankfurt, Mannheim, Karlsruhe, Baden Baden, Freiburg (Breisgau), Basel Bad, Basel SSB, per un totale dichiarato di 867 km (ho ottenuto la cifra sommando le distanze segnalate sul Reiseplan fornito da DB alla partenza da Amburgo). A questo punto è facile ottenere la media oraria dei chilometri effettuati.

Il mio viaggio ha percorso il lato occidentale  della Germania, ma naturalmente avrei potuto scegliere l’opzione orientale sempre da Amburgo e sempre con l’ICE attraversando Berlino, Lipsia, Norimberga, Monaco e cambiando a Zurigo: non è successo per una questione di orari.  Il costo del biglietto è stato del tutto competitivo, avendo io usufruito di una delle tariffe ad offerta speciale di DB 99 euro tutto il viaggio, quindi Svizzera compresa: in questo senso il treno è veramente competitivo con l’aereo, perchè seppure va astrattamente più lento, prevede meno formalità e il passeggero è più libero nelle attività e nei movimenti, può addirittura lavorare al computer per tutto il viaggio, come sto facendo ora.

Il treno “veloce” ICE non soffoca affatto il traffico regionale e la mobilità dei pendolari, anzi gli orari sono coordinati e i treni regionali sono puntuali, puliti, silenziosi (grazie alla manutenzione non trascurata) e frequenti.

Per quanto riguarda il servizio a bordo treno ho potuto osservare che permane la distinzione tra prima e seconda classe, tuttavia non è interdetto ai passeggeri di fruire del ristorante di bordo, anzi a intervalli regolari passa un inserviente a proporre ai passeggeri caffè e bretzel caldi. Inoltre, seppure in seconda classe, il mio posto era particolarmente confortevole perché allocato in una carrozza dove non era possibile nè telefonare, nè parlare ad alta voce. Ovviamente il silenzio è un bene prezioso durante i viaggi lunghi, perciò al momento della prenotazione del biglietto l’impiegato mi chiese se avessi voluto avere un posto nella “Ruhigbereich” e io, meravigliata per questa sensibilità, accettai  volentieri. Vi sono altresì carrozze riservate alle famiglie con bambini piccoli e naturalmente i bagni dispongono di fasciatoio.

Curiosando dal finestrino mi rendo conto che da Friburgo a Basilea il treno ICE viaggia sulla linea storica in coesistenza con il traffico ferroviario locale e il traffico merci: in effetti la sua velocità forse è più ridotta, ma osservando il paesaggio mi rendo conto di una palese differenza tra Germania e Italia (oltre a tutte quelle che sono state sottese nelle righe che precedono nella silenziosa comparazione tra servizio ferroviario tedesco e servizio ferroviario italiano, che ogni utente pendolare non può fare a meno di notare). Differenza che è comune a tutto il percorso che ho fatto. Essa  concerne il paesaggio: vi sono certi momenti che pare di attraversare luoghi incantati, belli, curati e deliziosi. La separazione tra natura e città è netta e anche tra zone agricole e zone ancora silvestri. La natura non è stata cacciata via a colpi di land grabbing, ma coesiste armoniosamente con le zone frequentate dall’uomo. E questo è il ricordo più bello e prezioso della mia attraversata della terra tedesca da nord a sud: che ci sia una relazione con la velocità non troppo alta? Si può davvero collegare l’idea di “sviluppo” solo con la “velocità”? Direi di no e la dimostrazione arriva proprio da quella che viene definita (guarda caso) la “locomotiva” d’Europa.