Gestione del sovraindebitamento del singolo: uno sguardo alla disciplina degli Stati Uniti

Contributo pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 20 marzo 2012

Nell’ordinamento italiano è stata introdotta una procedura concorsuale che consente di gestire il sovraindebitamento del singolo debitore-consumatore. Si tratta di una forma parzialmente innovativa per il nostro sistema che nella sua tradizione aveva focalizzato la disciplina concorsuale su entità imprenditoriali, singole ovvero collettive, di una certa rilevanza. A questo proposito sembrerebbe interessante verificare, seppure in via sommaria, la disciplina statunitense che sul punto è stata un modello ispiratore per le altre esperienze.

In via generale si può affermare che la disciplina della bankruptcy è prevista dal Title 11 of the United States Code. Viene subito in evidenza la principale e più profonda differenza tra la disciplina d’Oltreoceano e quella italiana: negli Stati Uniti il debitore individuale cade in bancarotta, mentre la gestione del sovraindebitamento, seppure sia organizzata come procedura concorsuale, non conosce gli effetti del fallimento.

Le disposizioni che riguardano il singolo sono principalmente il Chapter 13 (Adjustment of Debts of an Individual with Regular Income), relativo alla figura del debitore individuale, mentre contengono disposizioni all’uopo rilevanti il Chapter 7 (Liquidation), e il Chapter 11 (Reorganization).

Quest’ultima disposizione, che consente una ristrutturazione del debito, pur essendo aperta anche ai singoli consumatori, viene utilizzata pressochè in via esclusiva dalle imprese e dalle società commerciali, pertanto di scarsa rilevanza in questa sede.

Più recentemente sono stati apportati alcuni correttivi alla disciplina relativa alla bancarotta del singolo aumentando le garanzie a favore del consumatore attraverso l’approvazione del Bankruptcy Abuse Prevention and Consumer Protection Act 2005 (BAPCPA), introdotta a seguito dell’esplosione dell’accesso al “credito al consumo” (R. M. Lawless, The Paradox Of Consumer Credit, 2007 U. Ill. L. Rev. 347, 363). Il Chapter 13 consente di ristrutturare i debiti del singolo attraverso la presentazione da parte di costui di un piano che stabilisce il pagamento di tutta ovvero una percentuale dell’esposizione debitoria entro un certo periodo di tempo, generalmente sessanta mesi. Il piano deve tener conto delle entrate e delle spese invididuali e vi sono alcune voci in uscita che non possono venire incluse (come crediti alimentari ovvero debiti verso l’Erario).

Ai sensi del Chapter 13 viene nominato un trustee (in questo caso figura equipollente al curatore fallimentare) che distribuirà le somme ricevute in adempimento ai creditori. Una volta adempiuto il piano di rientro, il debitore verrà liberato dalla sua posizione debitoria (L. C. Thompson, B. O. Whipple, Options For Dealing With Debt And The Stigma Of Bankruptcy, Nevada Lawyer, 2009). Il Chapter 7 disciplina la procedura di bankruptcy tanto per i singoli, quando per gli imprenditori e le società commerciali e consente di organizzare la liquidazione, e quindi la vendita, di parte dei beni dei debitori. Tale procedura ricomprende i debiti contratti nei dieci anni precedenti, ma non prevede l’implementazione di alcune specifiche voci di debito, come mutui ipotecari, crediti alimentari, prestiti d’onore attivati durante l’università, debiti verso l’Erario. Inoltre essa non è fruibile da persone che abbiano già aperto questo tipo di procedura nei 180 giorni precedenti la presentazione della domanda. Anche in questo caso è possibile rientrare della propria esposizione debitoria in una misura percentuale.

La dottrina americana osserva che questa procedura richiede che vengano messi in vendita o in liquidazione proprietà non vincolate da garanzie quali ipoteche ovvero pegni, con la conseguenza che generalmente fanno richiesta di accedere a questa procedura i soggetti che non sono proprietari di beni immobili, con il risultato che attraverso il Chapter 7 difficilmente i creditori chirografari riescono a rientrare del loro credito (L. C. Thompson, B. O. Whipple, op. cit.). La riforma del 2005, avvenuta con il Bankruptcy Abuse Prevention and Consumer Protection Act, rende più difficile per il singolo individuo-consumatore accedere alla procedura prevista dal Chapter 7, orientando il debitore verso le procedure previste dal Chapter 13 ovvero dal Chapter 11 (J. W. Elliott, Understanding Your Role as a Consumer Bankruptcy Lawyer in Chapter 7, 2011 WL 2117574).

Altra dottrina ha osservato che la riforma in parola ha aumentato, complicandole, le formalità di accesso alle procedure, ma che in realtà non ha modificato la ratio di fondo del sistema, anche in relaziona al Chapter 7 (L. C. Thompson, B. O. Whipple, op. cit.).