Rassegna di giurisprudenza in materia di Internet del mese di aprile 2012

pubblicata sul Quotidiano Giuridico del 16 aprile 2012 e dedicata alla memoria di R. M.

Germania

Presunta diffamazione su Facebook, licenziamento e gratuito patrocinio

Verwaltungsgerichtshof Bayern, 12 C 12.264, 29.2.12

La decisione in esame riguarda la concessione del Prozesskostenhilfe (istituto analogo al gratuito patrocinio) ad una donna in stato di gravidanza licenziata perchè sul suo profilo privato di Facebook ha pesantemente criticato un cliente del suo datore di lavoro. Tale cliente opera sul mercato come fornitore di connessione Internet e la donna si è espressa nei suoi confronti in modo maleducato e apparentemente diffamatorio. Tuttavia, il giudice amministrativo, competente nell’ammissione al beneficio del Prozesskostenhilfe, nel concedere tale forma di assistenza, ha stabilito alcuni punti importanti anche sulla accoglibilità del giudizio successivo. Infatti, da un lato il licenziamento della signora è comunque illegittimo ai sensi della legge sulla protezione della maternità [Mutterschutzgesetz (MuSchG)], mentre dall’altro le dichiarazioni pubblicate su Facebook vanno lette alla luce della situazione che le ha provocate e che comunque esse sono protette dal diritto di libertà di manifestazione del pensiero ex art. 5 della Grund Gesetz.

Stati Uniti

Procedibile l’azione in giudizio contro Facebook per le “sponsored story”

US District Court, Northern District of California, Fraley v. Facebook, Inc., 16.12.11

La Corte distrettuale federale californiana ha dismesso l’istanza di dismissione di una azione proposta da cinque attori contro Facebook. Il comportamento di Facebook oggetto della vertenza in esame righarda l’introduzione nel social network delle “sponsored story” con il quale Facebook trasforma alcuni comportamenti dei suoi utenti (come il cliccare “mi piace” su certi elementi) in annunci pubblicitari a pagamento.

Nuova Zelanda

Pubblicazione non autorizzata di foto di nudo su Facebook e cauzione sulle spese giudiziali

High Court of New Zealand, [2011] NZHC 1968, 8.12.11

Il merito di questa decisione concerne il deposito cauzionale per le spese di giustizia relativamente alla pubblicazione di fotografie di nudo effettuate dalla ricorrente alcuni anni fa in un momento di necessità economica. L’accordo con il fotografo stabiliva che la donna non fosse identificabile, che l’immagine non fosse utilizzata per la copertina e che il materiale fotografico realizzato non venisse diffuso attraverso Internet. Invece, una delle foto scattate è finita su una pagina Facebook e per questo la ricorrente ha chiesto di essere esentata dal versamento preliminare del deposito cauzionale per le spese di giustizia prima di agire in giudizio per il risarcimento del danno da violazione contrattuale. Il giudice ha accolto la richiesta perchè in caso contrario la ricorrente, considerata persona vulnerabile ai fini dell’applicazione della legge che disciplina la materia, non avrebbe potuto agire in giudizio.

Stati Uniti

Licenziamento, commenti su Facebook, causa per discriminazione e molestie sessuali

United States District Court for the District of Kansas, DeBord v. Mercy Health System, 20.3.12

Una radiologa postò un commento su Facebook relativo alle “fredde e viscide mani” del suo superiore. Nella sua istanza la signora ha sostenuto di essere stata licenziata per rappresaglia e perciò costei ha impugnato il licenziamento affermando la violazione dei suoi diritti civili per essere stata molestata sessualmente, poiché il superiore aveva l’abitudine di abbracciare gli interlocutori con le sue mani gelide. Tuttavia il giudice rigetta l’istanza affermando che il licenziamento è stato legittimamente irrogato come dimostrato dalle prove emerse in giudizio.

Regno Unito di Gran Bretagna

Smarrimento di smartphone e diffusione di immagini sessualmente esplicite su Facebook e BitTorrent da parte di sconosciuti

England and Wales High Court, [2011] EWHC 3454, 20.12.11

La ricorrente ha smarrito il proprio smartphone, probabilmente rubato, mentre si trovava all’Università. Esso non era bloccato da codici riservati o password. Nonostante la denuncia di furto dopo breve tempo sono apparse su Facebook le foto sessualmente esplicite scattate con lo smartphone ad uso personale suo e del suo compagno e conservate sul device. Poco tempo dopo le medesime sono apparse in condivisione sui hosting BitTorrent. Le foto sono state identificate con il nome della ricorrente, al fine di essere più facilmente ritrovate con motori di ricerca. Il procedimento penale in questione è stato rubricato contro “Unknown Person” perchè allo stato degli atti non è stato possibile né quantificare, né identificare coloro che hanno scaricato le immagini. Secondo il giudice nel caso in esame trova applicazione l’art. 8 della CEDU (e l’art. 10 che protegge la libertà di stampa e di manifestazione del pensiero) in materia di tutela della privacy personale, pertanto concede un provvedimento provvisorio che consenta il blocco dell’accesso attraverso BitTorrent alle suddette immagini.

Australia

Primavera Araba, gestione di un gruppo Facebook e richiesta dello status di rifugiato politico

Refugee Review Tribunal of Australia, 1108605 [2012] RRTA 99, 25.2.12

La causa verte la richiesta dello status di rifugiato politico da parte di un cittadino marocchino che assume di essere in grave pericolo di persecuzione poiché appartente ad un partito di opposizione e organizzatore di un gruppo Facebook che richiedeva al re Mohamed VI di trasferire parte dei suoi poteri ad un governo eletto nonché le dimissioni del primo ministro allora in carica. La Corte ha rigettato l’istanza perchè non ha ritenuto credibili le affermazioni del ricorrente sul suo presunto pericolo a causa della pubblicazione dei commenti e della gestione del gruppo Facebook. Infatti, sulla stampa internazionale indipendente veniva asserito che in Marocco tale realtà era condivisa da migliaia di altri utenti. Inoltre associazioni come Human Rights Watch hanno affermato che il Marocco ha affrontato le proteste in modo più tollerante ed aperto adottando riforme costituzionali rispetto ad altri Stati dove si sono verificati analoghi fenomeni.

Stati Uniti

Diffusione di commenti ripugnanti, licenziamento e natura effimera dei social network

New York Supreme Court, Rubino v. City of New York, 1.2.12

Il giorno dopo la morte per annegamento di un alunno durante una gita in spiagga una insegnante di quinta elementare pubblicò sul suo profilo Facebook un messaggio del tutto inappropriato dove auspicava per i suoi allievi analoga terribile sorte a quella del loro compagno. Dopo tre giorni costei cancellò siffatto commento, ma la scuola l’aveva già scoperto e quindi la licenziò. La docente impugnò il provvedimento e la Corte le ha dato ragione per tre motivi principali: il precedente comportamento della docente era irreprensibile, il provvedimento era sproporzionato in rapporto alla pubblicazione del commento, inoltre esso era stato pubblicato fuori dall’orario di lavoro. Tuttavia il giudicante censura il comportamento della docente perchè costei avrebbe dovuto essere consapevole che i suoi commenti ripugnanti, seppure riservati alla cerchia più stretta dei suoi amici, sarebbero potuti diventare pubblici più facilmente che se li avesse pronunciati durante una telefonata o una cena con amici. Infatti, che la pubblicazione di contenuti su Facebook raggiunga solo gli “amici” è una convinzione illusoria data la natura “effimera” dei social network.

Italia

Archivi online, diritto di cronaca, diritto all’oblio e alla corretta rappresentazione di sé

Corte di Cassazione, 5 aprile 2012, n. 5525

Nel 1993 un uomo politico di rilevanza locale rimane coinvolto in indagini di natura penale, un giornale nazionale ne dà notizia e l’articolo rimane conservato nell’archivio online, senza che la notizia venga aggiornata con gli ulteriori sviluppi giudiziari della vicenda che hanno visto il soggetto assolto. In seguito, costui ha agito in giudizio per veder riconosciuto la rettifica della notizia ovvero il diritto all’oblio. La Corte di cassazione afferma che la rettifica dei dati personali contenuti in archivi online di giornali è finalizzata a restaurare l’ordine del sistema informativo alterato dalla notizia non corretta e perciò non vera. L’aggiornamento deve essere apportato in riferimento all’inserimento di notizie successive o nuove rispetto a quelle esistenti al momento del trattamento, ed è volto a ripristinare la completezza e pertanto la verità della notizia, non più tale in ragione dell’evoluzione nel tempo della vicenda.