Come frenare l’abuso delle liste civetta: il caso del grillo e delle stelle

di Daniela Bauduin e Elena Falletti, pubblicato sul Quotidiano Enti Locali dell’11 maggio 2o12

Il Consiglio di Stato ha riformato la sentenza del Tar Piemonte, con cui è stato respinto il ricorso presentato ex art. 129 c.p.a. dal delegato della lista del Movimento5stelle avverso il verbale della sottocommissione elettorale che ammetteva la “Lista del Grillo Parlante – No Euro” alla competizione elettorale del 6 e 7 maggio 2012.

E’ principio fondamentale della nostra Repubblica, come di ogni altra democrazia, che la sovranità appartiene al popolo, il quale la esercita nelle forme e nei limiti stabiliti dalla Costituzione.

Nel sistema della rappresentanza politica, i cittadini votano e scelgono, di volta in volta, i loro rappresentanti, a cui spetterà discutere e votare le leggi, formare il governo, fissare l’indirizzo politico.

Da quanto detto è facile comprendere che occorrono libere elezioni, in cui il cittadino posso formare la propria volontà in modo corretto, perché si abbia una reale rappresentanza politica.

Nella sentenza in esame il Consiglio di Stato ha ribaltato il giudizio di primo grado, instaurato dalla domanda del Movimento5stelle contro l’atto della procedura elettorale. Con il ricorso al Tar i ricorrenti lamentavano lo sviamento dell’elettorato, prodotto dalla confondibilità del contrassegno della lista sopramenzionata, che pone graficamente nella massima evidenza la parola “GRILLO” (riproducendo in caratteri molto più piccoli tutti gli altri termini), con quello notoriamente utilizzato dal Movimento5stelle beppegrillo.it, fondato dal comico Beppe Grillo.

Dal confronto tra il simbolo della “Lista del Grillo parlante” e quello dei ricorrenti emerge, secondo il Giudice di prime cure, la non applicabilità dell’art. 33, comma 1, lett. b), del d.P.R. n. 570/1960, che ha approvato il “Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali”.

In particolare, il Giudice amministrativo piemontese ha affermato che le differenze di rappresentazione, di colore, di dicitura e di simboli presenti nei rispettivi contrassegni escludano il rischio della loro confondibilità e la possibilità di indurre in errore gli elettori.

Di diverso avviso è il massimo Organo di giustizia amministrativa, secondo cui il contrassegno della “Lista del Grillo parlante” risulta strutturato, nel suo complesso, in modo tale da poter sviare gli elettori eventualmente interessati a votare per la lista “Movimento beppegrillo.it”, e per l’effetto ricusa la lista elettorale avente il contrassegno che reca lo scritto “Lista del Grillo parlante – no euro”.

Per maggiore chiarezza giova richiamare l’art. 33 citato, nella parte in cui prevede che “la Commissione elettorale… ricusa i contrassegni che siano identici o che si possano facilmente confondere con quelli presentati in precedenza, o con quelli notoriamente usati da altri partiti o raggruppamenti politici, ovvero riproducenti simboli o elementi caratterizzanti simboli che, per essere usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento, possono trarre in errore l’elettore”.

La ratio della norma è la tutela della libertà del voto, in attuazione dell’art. 48, comma 2, della Costituzione, sul versante della formazione del libero convincimento, di cui il voto è espressione, e della garanzia di lealtà e correttezza della competizione tra le formazioni politiche di fronte al cittadino elettore.

Come affermato dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato, la correttezza dello svolgimento delle operazioni elettorali nel loro insieme e non l’interesse di uno solo dei partecipanti alla competizione rappresenta la finalità del divieto di presentare contrassegni di lista uguali o facilmente confondibili con quelli presentati da altre liste elettorali (Cons. Stato, sez. V, 7.11.2005, n. 6192).

Sulla base di questi principi, il Supremo Consesso afferma che i due contrassegni sono differenti solo in apparenza, mentre ad un attento esame risultano suscettibili di creare confusione a causa del testo e della sua articolazione. Infatti, nella lista del GRILLO Parlante viene riservata particolare evidenza al termine GRILLO, che corrisponde al cognome del leader della lista del Movimento5stelle beppegrillo.It.

Da ciò i giudici di Palazzo Spada fanno discendere la possibilità di indurre gli elettori in errore al momento di determinarsi circa l’espressione del voto, in ragione della rilevanza che nel presente periodo storico, in quasi tutti i contrassegni elettorali, assume l’indicazione del leader del partito.