Rassegna di giurisprudenza in materia di Internet del mese di maggio 2012

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 16 maggio 2012

Italia

Aste online e reato di sostituzione di persona

Corte di Cassazione, n. 12479, 3.4.12

La fattispecie riguarda l’utilizzo di uno pseudonimo durante la partecipazione ad una asta on-line su eBay. A questo proposito, i giudici di legittimità affermano che tale pseudonimo deve essere accertabile online da parte di tutti i soggetti con i quali vengono conclusi i contratti di compravendita, al fine di tutelare le controparti a fronte di possibili inadempimenti. La Corte applica a siffatta fattispecie l’integrazione del reato di sostituzione di persona ex art. 494 c.p. relativo alla condotta di colui che crei e utilizzi un account di posta elettronica, attribuendosi falsamente le generalità di un soggetto diverso e inducendo così in errore gli utenti di Internet nei confronti dei quali le false generalità siano state spese senza arrecare danno al soggetto agente.

Francia

Google Suggest e protezione della riservatezza del nome celato da pseudonimo

Tribunale de Grande Instance de Paris, 15.2.12

Una signora in passato aveva girato un video pornografico celando la propria identità con uno pseudonimo. Recentemente la donna si è resa conto che digitando il suo nome e cognome la funzione “Google Suggest” indirizza l’utente proprio su un sito pornografico che ospita quello specifico video. La donna chiede ai giudici che tale abbinamento venga interdetto con l’aggiunta del risarcimento del danno e con l’emanazione di una astreinte. La signora chiede altresì che vengano rivelati, i dati identificativi dell’account di posta elettronica @gmail.com riferibile al gestore del sito. Dall’altro lato Google afferma che non è in grado di influire sul logaritmo del programma perchè esso è completamente automatico. I giudici accolgono le domande della donna affermando che l’abbinamento tra il nome e il cognome di costei i materiali pornografici realizzato attraverso Google Suggest è violativo della sua riservatezza. A questo proposito il Tribunale ha condannato Google a una astreinte di 1000 € per ogni giorno di ritardo nell’adempimento sia relativamente allo svelamento dei dati collegati all’account gmail, sia in relazione alla modifica dei suggerimenti dell’algoritmo di ricerca, nonché al pagamento di 2000 € per il risarcimento del pregiudizio subito, oltre alle spese.

Stati Uniti

Search engines e identificazione degli utenti

United States District Court, Northern District of California, San José Division, Gaos v. Google, 29.3.12

Questa causa ha quale oggetto l’applicabilità dello Stored Communications Act sotto due profili: da un lato l’ipotesi che Google possa consentire a terzi, gestori di siti web compresi, la conoscenza di quali specifici parametri di ricerca vengano inseriti dall’utente nella maschera; dall’altro la possibilità di collegare i suddetti parametri con l’identità di un utente. Dopo una prima dichiarazione di inammissibilità, la ricorrente ha modificato la domanda e il giudice ha in parte riammesso la causa in discussione.

Australia

Search engines, indicizzazione dei risultati e pratiche commerciali scorrette

Federal Court of Australia, Australian Competition and Consumer Commission v. Google Inc., 3.4.12

La Corte Federale Suprema dell’Australia ha acconsentito alla parte soccomente del processo di appello, cioè l’Australian Competition and Consumer Commission, di presentare impugnazione di fronte alla Corte Suprema Federale. Il contenzioso concerne se la pubblicazione tra i primi posti dei risultati di ricerca di annunci sponsorizzati consiste in una condotta scorretta e ingannatoria per il consumatore.

Giappone

Software di condivisione e intenzionalità del suo autore di agevolare la violazione del copyright

Supreme Court of Japan, 2009 (A) No. 1900, 19.12.11

Questa decisione concerne il caso di un software che consente la condivisione di file, chiamato Winny, e del suo creatore. La Corte ha affermato che, seppure tale software possa essere utilizzato per condividere sia file leciti sia contraffatti, non è dimostrabile che, con questa sua creazione, il suo programmatore avesse l’intenzione di agevolare la diffusione di materiali illeciti.

Australia

Dietrofront! Gli ISP non sono responsabili per le violazioni degli utenti

High Court of Australia, Roadshow Films v. iiNet Limited, 20.4.12

La High Court australiana ha ribaltato la decisione di primo grado nel contenzioso Roadshow Films v. iiNetLimited stabilendo che il sistema utilizzato dall’Internet Service Provider non agevola la violazione del copyright, né l’ISP può essere considerato corresponsabile perchè le clausole contrattuali predisposte dal provider vincolano gli utilizzatori a rispettare tutte le leggi, comprese quelle a protezione del diritto d’autore.

Germania

YouTube è tenuto al filtraggio preventivo dei video caricati dagli utenti

LG Hamburg, 310 O 461/10, 20.4.12

Il giudice di primo grado della città anseatica ha deciso che YouTube è responsabile del caricamento illecito dei contenuti degli utenti qualora questi violassero il diritto d’autore, pertanto è tenuto a predisporre filtri preventivi che impediscano di uploadare video contenenti materiali riferibili a terzi.

Stati Uniti

Riassunto davanti ai giudici federali d’appello il contenzioso Viacom v. YouTube

United States Court of Appeals for the Second Circuit, Viacom Int’l, Inc., Football Ass’n Premier League Ltd. v. YouTube, Inc., 5.4.12

Il contenzioso che contrapponeva Viacom a Youtube sembrava essersi chiuso con la decisione pronunciata dal United States District Court for the Southern District of New York nel 2010, invece è stato riassunto davanti ai giudici federali d’appello. L’oggetto del causa riassunta riguarda l’interpretazione del concetto di “safe harbour” come previsto dal Digital Millenium Copyright Act (DMCA) e in conseguenza la neutralità del software utilizzato da YouTube nella condivisione di materiali, anche protetti dal diritto d’autore.

Unione Europea

Diritto d’autore, programmi per elaboratore e linguaggio di programmazione

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, C-406/2010, 2.5.12

I giudici di Lussemburgo hanno stabilito che i linguaggi di programazione ovvero la funzionalità di un programma, ovvero il formato di file di dati utilizzati non costituiscono una forma di espressione di un programma per elaboratore e non sono, a tale titolo, tutelati dal diritto d’autore ai sensi della direttiva 91/250/CEE del Consiglio del 14 maggio 1991. Pertanto, colui che ha ottenuto su licenza una copia di un programma per elaboratore può, senza l’autorizzazione del titolare del diritto d’autore, osservare, studiare o sperimentare il funzionamento di detto programma al fine di determinare le idee e i principi su cui si basa ogni elemento di tale programma, allorché egli effettua operazioni coperte da tale licenza nonché operazioni di caricamento e svolgimento necessarie all’utilizzazione del programma e a condizione che non leda i diritti esclusivi del titolare del diritto d’autore sul programma di cui trattasi. Tuttavia, la riproduzione, in un programma per elaboratore o in un manuale d’uso di tale programma, di taluni elementi descritti nel manuale d’uso di un altro programma per elaboratore tutelato dal diritto d’autore può costituire una violazione del diritto d’autore su quest’ultimo manuale qualora – circostanza che spetta al giudice del rinvio accertare – tale riproduzione costituisca l’espressione della creazione intellettuale propria dell’autore del manuale d’uso del programma per elaboratore protetto dal diritto d’autore.