Rassegna di giurisprudenza in materia di Internet del mese di giugno 2012

Pubblicata sul Quotidiano Giuridico del 15 giugno 2012

Regno Unito di Gran Bretagna

Google non può essere considerato un editore seppure predisponga un servizio di notifica dei commenti diffamatori

High Court of Justice, Queen’s Bench, [2012] EWHC 449 (QB), Tamiz v. Google, 2.3.12.

La decisione riguarda la causa intentata contro Google dopo che sul London Muslim blog (ospitato dalla piattaforma Blogger) sono stati pubblicati commenti ritenuti dal ricorrente inappropriati e diffamatori che hanno provocato la rinuncia alle sue ambizioni di candidato conservatore di religione mussulmana, alle elezioni locali. I giudici hanno affermato che, secondo i principi del common law, Google non può essere considerato un editore poiché seppure gestisca un servizio di notifica di commenti offensivi, questa circostanza “non converte immediatamente il suo status o ruolo in quello di un editore”.

Italia

Le combinazioni poste in essere dal servizio “Google Suggest” non costituiscono diffamazione, ma sono considerabili delle mere domande.

Tribunale di Pinerolo, ordinanza, 30.4.12

In merito all’integrazione del reato di diffamazione attribuito al servizio “Google Suggest”, il giudicante ha affermato che in ordine al funzionamento del software Autocomplete, “le parole generate automaticamente nella stringa di ricerca allorquando si digitano (anche solo in parte) il nome e cognome del ricorrente altro non sono se non quelle statisticamente piu’ digitate sul motore di ricerca Google dalla comunità degli utenti. Il funzionamento del software, peraltro, è compiutamente e chiaramente spiegato su una pagina Web predisposta dalla resistente e liberamente accessibile (…), sicchè è immediatamente chiaro — quanto meno per un utente Internet informato — quale sia il significato da attribuirsi all’accostamento in questione, significato che, (…), esclude qualsivoglia accezione diffamatoria. Ed invero, la descritta situazione altro non significa se non che un certo numero di utenti ha in tempi recenti interrogato il motore di ricerca per sapere se il ricorrente fosse (o fosse stato) indagato oppure arrestato” Pertanto, il riferimento, in termini di mera ricerca di informazioni, all’eventuale coinvolgimento di una persona in indagini penali non è di per sé diffamatorio, ma può essere paragonata ad una domanda.

Regno Unito di Gran Bretagna

La Supreme Court of United Kingdom dice sì, per ora, all’ estradizione di Julian Assange

United Kingdom Supreme Court, Assange v The Swedish Prosecution Authority [2012] UKSC 22, 30.5.12

Anche se i tratta di una decisione avente ad oggetto la validità del mandato d’arresto europeo, questa sentenza della Corte Suprema inglese è di interesse perchè riguarda il fondatore del sito “Wikileaks” assunto agli onori delle cronache e all’attenzione del Dipartimento di Stato americano per il c.d. cablegate, ovvero la pubblicazione online di migliaia di documenti riservati inerenti i rapporti diplomatici statunitensi. Al momento la decisione non è ancora definitiva, perchè la Corte ha accolto la richiesta di una ulteriore impugnazione per la presunta violazione del giusto processo subita da Assange.

Francia

Natura della clausola di cessione dei diritti sui contenuti postati dagli utenti

Tribunal de Grande Instance de Paris, TF1 c. YouTube, 29.5.12

Nella sentenza in epigrafe, il TGI di Parigi affronta la questione della liceità della cessione dei diritti sui contenuti postati sulla piattaforma di YouTube dagli internauti. Infatti, l’art. 10 delle condizioni generali d’uso prevede che il caricamento dei materiali da parte degli utenti comporti la cessione a Youtube un diritto non esclusivo di riproduzione, di utilizzazione, di distribuzione, di rappresentazione ovvero di esecuzione e di creazione di un’opera derivata dal contenuto uploadato. Tali condizioni, non negoziabili dall’utente, sono contestabili alla luce del diritto d’autore poiché mancano di precisare i limiti temporali e spaziali della cessione e non rispondono ai criteri della cessione a titolo gratuito.

Olanda

The Pirate Bay: la saga continua

Rechtbank Gravenhage, 413085 / KG ZA 12-156, 10.5.12

Di fronte alla Corte di prima istanza di Granvenhage si è ripetuto il modello di contenzioso avente ad oggetto il P2P: una associazione “antipirateria” che raggruppa detentori di diritti d’autore agisce contro gli ISP chiedendo il blocco ovvero il filtraggio dei siti di condivisione dei contenuti. Il giudice ha predisposto il blocco diretto del sito, mentre gli ISP presenteranno appello ribadendo che non hanno un dovere giuridico di effettuare blocchi di connettività.

Italia

La testata giornalistica web non è sottoponibile alla disciplina di sequestro della stampa

Tribunale di Milano, 14120/2012, 12.4.12

La pronuncia in esame è di interesse sotto due profili: il primo di rango costituzionale, il secondo inerente al merito. Da un lato, il giudice sottolinea che “va considerata la particolare, rfforzata tutela accordata dall’art. 21 Cost. A tutti i mezzi di diffusione dell’informazione, tale da imporre sempre al giudice una verifica rigorosa, giacchè, nel bilanciamento tra diritto all’inforamzione e diritti della persona alla reputazione e alla riservatezza, il primo tendenzialmente prevale sui secondi, attesa ex art. 1 comma 2 Cost., la funzionale correlazione della informazione con l’esercizio della sovranità popolare, che solo in presenza di una opinione pubblica compiutamente informata può compiutamente dispiegarsi”. Dall’altro lato il giudicante sottolinea che la lettura di un articolo considerato diffamatorio può determinare l’insorgere di un danno economico a carico dell’operatore che si considera diffamato, poiché alcuni clienti possono essere distolti dalle sue offerte. Tuttavia, tale eventualità, comunque non provata in giudizio, anche se costituisce un fattore di danno, non assume rilievo ai fini dell’integrazione di una responsabilità risarcitoria per diffamazione a carico della controparte in quanto detta responsabilità “si può correlare solo ad una condotta che si concreta nella diffusione di notizie e informazioni risultate non veridiche”.

Stati Uniti

La Corte Suprema non si pronuncerà sul risarcimento danni di 675 mila dollari per download illegali

US Supreme Court, 11-1019 Tenenbaum, Joel v. Sony Bmg Music, et al. 21.5.12

Tecnicamente si dice che la Corte Suprema ha negato senza alcuna motivazione il “writ of certiorari”, cioè di ascoltare e decidere una causa per la quale è stato proposto appello ai supremi giudici federali. In questo caso, lo studente Joel Tenenbaum è stato definitivamente condannato a pagare 675.000 dollari per aver illegalmente scaricato e condiviso 30 brani musicali su Internet. I motivi di impugnazione, rimasti inascoltati, riguardavano l’eccessivo ammontare del risarcimento rispetto al danno effettivamente subito dai detentori dei diritti d’autore.

Italia

Concesso il sequestro preventivo di un sito di condivisione di contenuti

Tribunale di Brescia, 29.5.12

Secondo il Giudice delle indagini preliminari di Brescia è ammissibile il sequestro preventivo di un sito web di condivisione di contenuti in quanto: “attraverso il meccanismo di funzionamento del sito di smistamento dei file, e quindi strumementale alla consumazione di file al di fuori delle fonti messe a disposizione dai detentori dei diritti di autore, esso diventa non un mero corriere che organizza il trasporto dei dati ma fornisce concreto apporto causale – rilevante ex art. 110 cp – allo scambio dei file da utente a utente consistente nel mettere a disposizione dei soggetti registrati una indicizzazione costantemente aggiornata di file distinti per tipologiche che consente agli stessi di orientarsi chiedendo il downloading di un’opera piuttosto che un’altra”.

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