Un sabato pomeriggio a Chiomonte

Sabato scorso 28 luglio, insieme a migliaia di altre persone, ho partecipato alla marcia No  Tav da Giaglione a Chiomonte. A causa delle reiterate note ordinanze prefettizie (oggetto di molti commenti pubblicati in questo spazio), la marcia è stata parecchio avventurosa e sorprendente: ha intrapreso percorsi inconsueti, essendo quelli abituali interdetti al transito per ragioni di ordine pubblico. Tra le sorprese è sicuramente ricompreso il guado di un torrente di montagna nonché la scoperta di nuclei abitativi abbandonati da una sessantina d’anni: si riconoscevano ancora degli utensili agricoli. Inoltre ho rivisto da vicinissimo luoghi a me cari come i boschi e i prati della Maddalena, oggi irriconoscibili perché trasformati nell’area occupata dal c.d. “cantiere”, ovvero il sito strategico interesse nazionale. Due sensazioni sopra tutte: la solidarietà, condivisa, genuina e diretta, distribuita a chiunque nei momenti di difficoltà e la sensazione di libertà provocata dal dissenso ragionato e dalla verità personalmente constatata.

Per raggiungere la zona militarizzata è necessario attraversare i castagneti

Non tutti si sentono a proprio agio sulle rocce del torrente Clarea

Ma tutti riescono a guadarlo grazie all’aiuto degli altri

La zona è ricca di testimonianze neolitiche, come i ripari rupestri (qui il sito del museo archeologico della Maddalena, al momento chiuso fino a data da destinarsi)

Ecco il primo scorcio del c.d. “cantiere”!

Laggiù si intravede il museo archeologico (questa è la ragione della chiusura: è all’interno dell’area strategica)

Polizia e recinzioni con filo spinato ovunque

Ciascuno tragga le conclusioni che meglio crede