La regolamentazione dello sciopero dei mezzi pubblici e lo sciopero dei taxi

Pubblicato sul Quotidiano Ipsoa del 10 settembre 2012

La decisione della Corte d’Appello di Roma del 25 maggio 2012 concerne lo sciopero dei taxi proclamato il 30 giugno 2006 e per i giorni successivi fino al 13 luglio 2006 in opposizione a interventi normativi di liberalizzazione del settore disposti dal Governo di allora nella primavera del medesimo anno.

A coordinare le iniziative di protesta venne nominato un coordinamento al quale affidare le decisioni anche in merito a manifestazioni che si rendessero necessarie laddove, secondo i rappresentati di categoria, non fosse stata garantita da parte del Governo una disponibilità a preventive consultazioni e concertazioni su ogni attività legislativa relativa al settore.

Le iniziative del suddetto “Coordinamento Taxi” furono impugnate dalla Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero dei servizi pubblici essenziali poiché si sarebbe trattato di proteste oggettivamente illegittime per inosservanza degli obblighi imposti dalla legge 146/1990, come modificata dalla legge 83/2000. Infatti, l’art. 2 bis nel testo della l. 146/1990 estende i limiti dettati per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali anche all’astensione collettiva dalle prestazioni a fini di protesta o di rivendicazioni di categoria da parte di lavoratori autonomi, professionisti ovvero piccoli imprenditori, che incida sulla funzionalità dei servizi pubblici. L’illegittimità della protesta in questione si era caratterizzata sotto due profili: da un lato perchè contraria alla prescrizione legale dell’obbligo di preavviso di almeno dieci giorni; dall’altro perchè violativa della regolamentazione provvisoria della Commissione di garanzia, in particolare perché inadempiente verso l’obbligo di garanzia del servizio di trasporto sociale per anziani, malati e portatori di handicap.

La Corte d’appello capitolina osserva che la responsabilità del “Coordinamento Taxi” è di tipo omissivo poiché qualificato in termini di inadempimento di un obbligo giuridico di agire, ovvero di impedire quei fatti illeciti configurati come tali dalla legge 146/1990.

I giudicanti enucleano le due fattispecie integrate in dette circostanze: da un lato si tratta dalla proclamazione della protesta da parte dagli organismi rappresentativi illegittima di per sé, appunto perchè contraria alle prescrizioni della legge (come nel caso del suddetto preavviso minimo o della durata della manifestazione); dall’altro lato nel caso in cui l’indizione della protesta sia legittima, ma è illegittima la sua attuazione a causa di una astensione dalla prestazioni “selvaggia” perchè le modalità di attuazione non sono pienamente conformi ai tempi dettati dalla proclamazione. Nel primo caso la responsabilità dell’illecito cade in capo alle associazioni, mentre nel secondo cade in capo ai singoli individui che prendono parte alle manifestazioni di protesta. Tuttavia il legislatore accomuna il destino sanzionatorio di entrambe le fattispecie al fine di evitare la difficoltosa distinzione tra comportamento dei singoli e comportamento delle associazioni mediante la previsione della responsabilità solidale attraverso il pagamento di una sanzione pecuniaria. Siffatta soluzione non è sconosciuta al nostro ordinamento in quanto analoghe circostanze sono previste dall’art. 6, ultimo comma, della legge 689/1981, il quale prevede che il soggetto solidalmente responsabile che abbia pagato la sanzione amministrativa pecuniaria ha il diritto di regresso dell’intero importo nei confronti del responsabile primario.

La ratio di codesto regime così rigoroso di responsabilità solidale nei confronti di associazioni e organi rappresentativi è quella di attribuire ai citati soggetti il ruolo di “garanti” dei diritti costituzionali dei cittadini, consumatori e utenti che vengono danneggiati durante le proteste selvagge nei servizi pubblici essenziali. Tale funzione di garanzia deve essere svolta non solo nella fase della regolazione del conflitto, ma anche nella sua fase di attuazione attraverso il diretto coinvolgimento dei soggetti che, essendo rappresentativi di una specifica categoria, attraverso il loro diretto coinvolgimento assumono l’iniziativa della protesta. Tale funzione di garanzia si concretizza nel dovere giuridico di agire dal duplice contenuto: da un lato di assumere l’iniziativa della protesta in modo legittimo, dall’altro di controllare che i singoli individui (siano essi lavoratori autonomi, professionisti o piccoli imprenditori) attuino la protesta in modo legittimo, cioè con l’astensione dalle prestazioni che siano conformi alle modalità legittimamente proclamate).

Cosa comporta l’applicazione di questi principi nel caso in esame? A questo proposito è rilevante l’atto volontario della costituzione da parte dei soggetti collettivi di rappresentanza degli interessi di categoria di un organo di coordinamento (il “Coordinamento Taxi”), pertanto questo organo assume dei compiti di direzione e vigilanza nei confronti degli appartenenti alla categoria. Tale condizione è necessaria e sufficiente affinchè il soggetto collettivo così costituito sia responsabile solidale ai sensi del citato art. 6, secondo comma, l. n. 689/1981, perciò nel caso in esame “sussisteva a carico (del Coordinamento Taxi) un preciso obbligo giuridico di impedire il fatto altrui, cioè di impedire l’attuazione di proteste illegittime da parte di singoli taxisti”.

Per quanto concerne la ricostruzione del nesso causale con l’evento dannoso occorre verificare che in capo al garante vi fosse un effettivo potere di controllo e di intervento impeditivo dei comportamenti illegittimi dei singoli e che qualora il suddetto potere fosse stato esercitato la protesta sarebbe stata attuata in modo legittimo secondo un giudizio di ragionevole o verosimile probabilità. A questa indagine la Corte d’appello risponde positivamente affermando che gli organismi riuniti nel Coordinamento Taxi avevano una significativa capacità di intervento presso molte delle principali città italiane, con una forza e una capacità che, se adeguatamente esercitate, avrebbero verosimilmente impedito le più evidenti forme di protesta selvaggia, ecco dunque integrato il comportamento omissivo sanzionato.