Rassegna di giurisprudenza in materia di Internet del mese di settembre 2012

pubblicata sul Quotidiano Giuridico del 17 settembre 2012

Unione Europea

Protezione dei consumatori nei contratti di vendita a distanza e necessarietà del supporto informativo duraturo

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Content Service Ltd contro Bundesarbeitkammer, C‑49/11, 5.7.12

Per quanto concerne la forma di conclusione da parte di un consumatore di un contratto a distanza via Internet, la Corte di Giustizia ha affermato che è diritto di costui ottenere tutte le informazioni relative a tale contratto. Nello specifico, l’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 1997, riguardante la protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza, deve essere interpretato nel senso che non soddisfa i requisiti da esso imposti una prassi commerciale che consista nel rendere accessibili le informazioni richieste dalla norma precitata solamente attraverso un collegamento ipertestuale a un sito Internet dell’impresa interessata, dal momento che tali informazioni non sono né «fornite» da tale impresa né «ricevute» dal consumatore, come prescrive la suddetta disposizione, e che un sito Internet come quello oggetto del procedimento principale non può essere considerato un «supporto duraturo» ai sensi del medesimo articolo 5, paragrafo 1.

Canada

Equiparazione tra download via web e acquisto in negozio di opere protette dal diritto d’autore

Supreme Court of Canada, Entertainment Software Association v. Society of Composers, Authors and Music Publishers of Canada, 2012 SCC 34, 12.7.12

La Corte suprema del Canada ha affermato che non vi è differenza tra l’acquisto di un’opera protetta dal diritto d’autore su supporto fisico in un negozio e il download di un file digitale i medesimi contenuti perchè il download è configurabile come una “consegna” via web. Ulteriormente, un trattamento differenziato costituirebbe una violazione del principio di neutralità della Rete.

Italia

La vendita online di semi di cannabis non configura il reato di istigazione all’uso di stupefacenti

Tribunale di Rovereto, Giudice dott. Pascucci, 2.7.12

Si conforma alla prevalente giurisprudenza di legittimità e di merito la decisione del giudice monocratico di Rovereto il quale ha assolto un webmaster di un sito Internet che vendeva online semi di cannabis e altri materiali adatti alla coltivazione. Secondo il giudicante, le informazioni diffuse online non integravano il reato previsto dall’art. 82 DPR 309/90 poiché non sussisteva “la propalazione e l’esaltazione, neppure subliminale, della droga ricavabile dalla coltivazione dei semi oppure l’esaltazione delle sue qualità al fine di indurne all’uso il destinatario del messaggio”.

Portogallo

Sfruttamento pubblicitario dell’immagine online e off line e diniego del risarcimento del danno punitivo

Tribunal da Relação do Porto, RP201202152405/08.0TJLSB.P1, 15.2.12

Il ricorrente, personaggio pubblico portoghese, ha ceduto al convenuto lo sfruttamento commerciale e pubblicitario della propria immagine per due anni, ma il convenuto ha continuato a utilizzarla senza autorizzazione per un ulteriore anno per campagne pubblicitarie e per il suo sito Internet. Il giudice afferma che l’attore non è riuscito a provare che il convenuto abbia conseguito un arricchimento per l’abusivo utilizzo dell’immagine, pertanto va rigettata la domanda di risarcimento “punitivo” del danno. Tuttavia l’utilizzo abusivo della immagine pubblica dell’attore va retribuita in via equitativa con una somma equivalente all’importo del rateo che il convenuto avrebbe dovuto versare se il contratto si fosse prolungato per un altro anno.

Stati Uniti

Licenziamento per commenti inappropriati su status di Facebook

Court of Appeals, Second District of Texas, R. J. Sumien v. Careflite, 5.7.12

Un paramendico operativo su un’ambulanza aveva scritto un post sulla sua bacheca di Facebook lamentandosi dei pazienti indisciplinati. I suoi datori di lavoro, un serivizio di ambulanze e trasporto sanitario, ne sono venuti a conoscenza e lo hanno licenziato. Il dipendente ha impugnato il licenziamento affermando che la società datrice di lavoro avesse invaso la sua privacy avendo lui frainteso le impostazioni di privacy di Facebook. Tuttavia il giudice d’appello ha confermato la sentenza di primo grado che rigettava l’impugnazione del licenziamento poiché il dipendente non aveva dimostrato che i datori di lavoro avessero intenzionalmente violato la sua privacy.

Regno Unito di Gran Bretagna,

Twitter, la sicurezza e la libertà di scherzare

In the High Court of Justice, Queen’s Bench Division, Divisional Court, [2012] EWHC 2157, 27.7.12

Il caso riguarda il procedimento penale contro un giovane brillante manager che finì nei guai per aver scherzato, in 140 caratteri, su un inesistente attacco terroristico in aeroporto. I giudici dell’Alta Corte di Londra ammoniscono che non bisogna mai perdere di vista la libertà di parola, anche se minacciata dalle paranoie sulla sicurezza, infatti “La legge del 2003 non ha creato nuove interferenze con la prima delle libertà essenziali del presidente Roosevelt -. Libertà di parola e di espressione. Il commento satirico, o iconoclasta, o scortese, l’espressione di un parere impopolare o fuori moda, di cose serie o banali, battute e umorismo , anche se di cattivo gusto di alcuni o doloroso per chi lo subisce devono continuare, e senza dubbio continueranno al loro livello abituale. La nuova normativa ha lasciato abbastanza intatto tutto questo. Tenendo conto delle osservazioni del sig. Cooper, dovremmo forse aggiungere che, per chi ha la tendenza a usare “Twitter” a tal scopo, Shakespeare può essere citato senza censure, e con Edgar, alla fine del Re Lear, si è liberi di parlare non con quello che si deve dire, ma con ciò che si sente”.

Australia

Morte dell’animale di affezione, commenti su Facebook e licenziamento

Fair Work Australia, McGregor v Melbourne Equine Veterinary Group [2012] FWA 6712, 21.8.12

Sono sempre più frequenti i casi di licenziamento a seguito di commenti ovvero condivisione di opinioni su Facebook. Nel caso in questione i commenti pubblicati su Facebook sulle circostanze della morte di un pony sono stati utilizzati quali elementi probatori nel procedimento di impugnazione del licenziamento.

Francia

La buona fede e la diffamazione su Internet

Tribunal de grande instance de Paris 17ème chambre correctionnelle, C. M. / François H, Serge L., Ouest France, 7.6.12

Seppure le dichiarazioni diffamatorie presentino normalmente un intento di nuocere, esse possono essere tuttavia considerate meno gravi quando l’autore dimostri la sua buona fede. A tal fine, l’autore deve provare di aver perseguito uno scopo legittimo, estraneo a qualsiasi animosità personale, nel rispetto di una serie di requisiti, primo tra tutti, la serietà delle indagini e la cautela nell’espressione, anche su Internet. La buona fede non può essere dedotta dai fatti successivi alla pubblicazione del commento.

One thought on “Rassegna di giurisprudenza in materia di Internet del mese di settembre 2012

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