Amianto, ok al risarcimento del danno biologico e morale jure hereditatis

Pubblicato su Il Quotidiano IPSOA del 1 ottobre 2012

Tribunale di Bergamo, Sez. Lav., 28.6.2012

La vertenza decisa dal Giudice del lavoro bergamasco concerne la richiesta di risarcimento del danno morale e biologico jure hereditatis da parte degli eredi di una operaia. La domanda attorea quantificava il danno risarcibile in più di 800 milioni di Euro, mentre il giudice ne ha riconosciuti “solo” 147 milioni. Vediamo perchè.
L’operaia era venuta a mancare nel marzo 2007 all’età di 81 anni ed era stato dimostrato in giudizio che la donna aveva svolto le sue mansioni di addetta alle macchine tessili di filatura e tessitura in ambiente lavorativo nocivo, in particolare a causa dalla polvere d’amianto prodotta dai sistemi frenanti delle macchine tessitrici. In giudizio era stato provato sia con CTU, sia con testimonianze nei locali dell’impresa datrice di lavoro i sistemi di protezione e raccolta delle polveri d’amianto erano inesistenti. A questo proposito, il consulente tecnico d’ufficio ha dimostrato che “il mesotelioma pleurico che ha condotto al decesso della A. sia stato causalmente determinato dall’attività lavorativa svolta presso la convenuta (…) Ciò non solo avuto riguardo alla pericolosità dell’ambiente lavorativo, (…) ma anche per l’assenza di altre possibili cause occupazionali o extraoccupazionali di mesotelioma (…). Emerge dunque la responsabilità colposa della convenuta ai sensi dell’art. 2087 c.c., per aver consentito alla lavoratrice di operare in condizioni di pericolosità ambientale, essendo indubbia la pericolosità dell’amianto per la salute, che risulta sin dal R.D. 14.6.1909 n. 442 in tema di lavori ritenuti insalubri per le donne ed i fanciulli”.
Integrato il nesso di causalità tra la condotta illecita e l’evento morte occorre verificare se le parti attrici, in qualità di eredi della operaia, hanno titolo per esigere iure hereditatis il risarcimento del danno. A questo proposito, il giudice osserva che la morte dell’attrice si è verificata tre mesi dopo (marzo 2007) rispetto alla diagnosi del mesiotelioma (dicembre 2006). Del pari, il giudicante afferma che siccome le tabelle della liquidazione del danno biologico permanente, considerata l’incertezza del verificarsi dell’evento morte del soggetto che ha subito la lesione, si riferiscono a un criterio probabilistico di vita futura riferito alla vita media. Pertanto, “ appare giusto ridurre equitativamente gli importi derivanti dall’applicazione delle medesime, essendo noto, in tale situazione, quando il decesso è avvenuto. Nella situazione in esame, infatti, diversamente da quanto normalmente avviene, non dovendo essere risarcita un’aspettativa di vita, occorre riproporzionare il criterio risarcitorio”. Siccome la donna è mancata all’età di 81 anni, il giudice ritiene equo un abbattimento del 80% (ovvero di una percentuale all’incirca pari all’età del danneggiato al momento del decesso) dell’importo derivante dall’applicazione del criterio tabellare effettuato secondo le tabelle del Tribunale di Milano.
Rispetto a quanto richiesto dagli eredi, il giudice computa il danno iure hereditatis come segue: “Conseguentemente, il danno può essere così quantificato: € 136.082,4 (pari ad € 680.412,00 detratto l’abbattimento dell’80% corrispondente ad € 544.329,6) per invalidità permanente (già rivalutata ad oggi), oltre ad € 4.000,00 per invalidità temporanea (pari ad € 100 per 40 g.), € 4.500,00 per invalidità temporanea al 75% (pari ad € 75 per 60 g.); € 3.000,00 per invalidità temporanea al 50% (pari ad € 50 per 60 g.). La somma complessivamente spettante ai ricorrenti, in proporzione delle rispettive quote ereditarie, ammonta quindi a complessivi € 147.582,4, su cui andranno calcolati gli interessi legali dalla data del fatto (e dunque dal decesso) sul capitale, previa devalutazione della somma sopra liquidata, per il primo anno sul capitale e sul capitale annualmente rivalutato per gli anni successivi”. Ecco quindi spiegato il grande divario tra il chiesto e il pronunciato in punto quantificazione del danno. Si aggiunge così una ulteriore sentenza confermativa dell’orientamento giurisprudenziale che riconosce il risarcimento del danno provocato da esposizione alle polveri di asbesto.