Rassegna di giurisprudenza in materia di Internet del mese di novembre 2012

Pubblicata sul Quotidiano Giuridico del 15 novembre 2012

Stati Uniti

TripAdvisor: rapporto tra diffamazione, ragionevolezza e First Amendment

United States District Court, Eastern District of Tennessee, Seaton, d/b/a Grand Resort Hotel & Convention v TripAdvisor, 22.8.12

Il sito di recensioni turistiche più famoso di Internet è stato oggetto di una causa intentata da una catena alberghiera che ha visto uno dei suoi resort in cima alla classifica degli alberghi più sporchi d’America nell’anno 2011. La proprietà ha citato TripAdvisor per diffamazione e perché le pessime recensioni avrebbero irreparabilmente danneggiato l’attività dell’hotel chiedendo un risarcimento milionario. Con una argomentata motivazione, il giudice ha rigettato l’istanza affermando che, seppure non tutte le opinioni sono protette dal First Amendment, quando l’opinione è condivisa da migliaia di persone di media ragionevolezza essa non può considerarsi diffamatoria.

Germania

Onere della prova, filesharing e violazione di diritti patrimoniali d’autore di un videogioco

Landgericht Köln, 33 O 353/11, 11.9.12

Il produttore del videogioco accusa il convenuto di aver downloadato illegalmente il suo prodotto attraverso una connessione wireless sul computer di casa, che tale circostanza si può dedurre dai tabulati della compagnia telefonica e pertanto chiede il risarcimento del danno quantificato in 651,80€. Il convenuto si oppone affermando che da un lato la sua connessione wireless è protetta e dall’altro che i computer di casa sua non contengono copie illegali del suddetto videogioco, né tantomento software che consentono il filesharing. I giudici di Colonia rigettano l’istanza del produttore affermando che l’onere della prova di quanto affermato è a carico dell’attore, non del convenuto.

Francia

Contraffazione di marchio e nome di dominio: a chi spetta l’obbligo di sorveglianza?

Cour d’appel de Paris, chambre 2, Air France et autres / Afnic, EuroDNS, 19.10.12

La causa verte la richiesta di risarcimento promossa da 13 note società francesi per contraffazione dei loro marchi attraverso la registrazione di TLD .fr contenenti una diretta somiglianza con i medesimi che potrebbe indurre in errore l’utente della Rete (c.d. typosquatting). Tuttavia la Corte d’Appello parigina ha affermato che gli enti tenutari dei registri di TLD non sono tenuti ad alcun obbligo di sorveglianza rispetto ai nomi di dominio registrati, poiché la loro rimozione può essere ordinata soltanto da un giudice.

Germania

I giudici tedeschi affermano che Google non è responsabile per il servizio “Autocomplete”

OLG Köln, Az. 15 U 199/11, 10.5.12

Secondo i giudici di Colonia, Google non è responsabile della funzione di completamento automatico del suo motore di ricerca in quanto l’utente medio di Internet è in grado di comprendere che le parole visualizzate non hanno alcun riferimento sostanziale rispetto al termine inserito, ma anticipano il risultato di una analisi tecnica fondata su query simili.

Nuova Zelanda

Google non ha responsabilità editoriale per i risultati ottenuti con il suo motore di ricerca

High Court of New Zealand, A v Google New Zealand Ltd [2012] NZHC 2352 , 12.9.12

Uno psichiatra ha instato per l’ottenimento di un provvedimento d’urgenza contro Google perchè il suo motore di ricerca presentava tra i risultati alcune affermazioni, postate negli Stati Uniti, che lo diffamavano. Il giudicante ha rigettato la domanda perché non vi è condivisione di opinioni sulla natura editoriale di Google, pertanto non è possibile attribuirgli la conseguente responsabilità per i materiali diffusi.

Stati Uniti

Class action contro un provider di photo app su IPhone

United States District Court Northern District of California, Hernandez v. Path, Inc., 19.10.12

Nei primi mesi del 2012 è stata depositata una class action contro un fornitore di applicazioni fotografiche utilizzabili su IPhone dove si sosteneva che il prodotto della software house convenuta fosse in grado di leggere gli indirizzi dell’address book e installare tracking software. L’istanza è stata in parte accolta (in relazione alle accuse di ingiustificato arricchimento, concorrenza sleale e negligence) e in parte dismessa (soprattutto in relazione alle accuse di violazione della privacy e di trespass).

Stati Uniti

La diffusione di insulti razzisti e sessualmente espliciti su blog scolastico non è protetta dal First Amendment

United States Court of Appeals For the Eighth Circuit, S.J.W. v. Lee’s Summit R-7 School District, 17.10.12

Due fratelli gemelli studenti presso una scuola secondaria crearono un blog attraverso il quale pubblicavano contenuti offensivi, razzisti e sessualmente espliciti molestando i loro compagni di classe e diffondendone i loro nomi. Le autorità scolastiche li hanno sospesi per 180 giorni, i fratelli ottennero la sospensiva del provvedimento in prime cure, ma in appello la decisione è stata ribaltata perchè i materiali pubblicati dai gemelli, contrariamente a quanto affermato in primo grado, non sono protetti dal First Amendment e la loro diffusione ha disturbato l’ambiente scolastico.

Diritto dell’Unione Europea

Pubblicità su Internet, conclusione del contratto in loco e citazione del professionista straniero davanti al proprio giudice nazionale

Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Causa C-190/11, Daniela Mühlleitner contro Ahmad Yusufi e Wadat Yusufi, 6.9.12.

Una cittadina austriaca ha consultato un sito web tedesco ai fini dell’acquisto dell’auto. Recatasi in Germania la signora ha concluso il contratto di vendita. Tuttavia sorge una controversia nell’esecuzione del contratto e la domanda pregiudiziale del giudice austriaco concerne il fatto se il consumatore può citare in giudizio il professionista straniero di fronte al proprio giudice nazionale. La Corte di Giustizia ha statuito che “L’articolo15, paragrafo 1, lettera c), del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale dev’essere interpretato nel senso che non richiede che il contratto tra il consumatore ed il professionista sia stato concluso a distanza”.

Canada

La diffamazione può essere integrata attraverso Facebook e Twitter, ma va provato il danno punitivo richiesto

Lapierre c. Sormany, 2012 QCCS 4190 (CanLII), 6.9.12

La diffusione da parte di terzi attraverso Facebook e Twitter di dichiarazioni di un certo giornalista su di un noto politologo può costituire diffamazione, ma per ottenere il risarcimento del danno punitivo l’attore deve dimostrare che tale dichiarazione diffamatoria abbia causato danni alla sua reputazione. Nel caso in esame, il giudice ha notevolmente ridotto la somma richiesta perchè non ha trovato alcuna intenzione diffamatoria da parte del giornalista.

Spagna

Facebook e l’individuazione degli indignados organizzatori di “Ocupa el Congreso”

Audiencia Nacional Juzgado Central de Instruccion, Madrid, 4.10.12

In questo provvedimento si giustifica l’identificazione dei promotori della manifestazione “Ocupa el Congreso” effettuata davanti al Parlamento di Madrid a partire dal 14 agosto 2012 attraverso l’utilizzo dei profili Facebook come prova.