Tutela della persona affetta da sindrome da shopping compulsivo

Contributo pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 29 ottobre 2012

Nota a Trib. Varese, 3 ottobre 2012

Il provvedimento che si commenta si occupa della sindrome da acquisto compulsivo, valuta come il soggetto debole possa essere protetto dalla sua irrefrenabile tendenza alla spesa del proprio denaro, dispone soluzioni concrete affinché il beneficiario recuperi una sana propensione al risparmio.

Seppure l’oniomania (termine che indica la sindrome oggetto di causa) non sia compresa negli elenchi di patologie riconosciute da autorità quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oppure contemplate nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM) predisposto dall’American Psychiatric Association, tale disordine comportamentale è in grado di provocare sofferenza e significative conseguenze nella sfera personale e giuridica della persona colpita. Infatti, dalla descrizione dei fatti di causa, ci si rende conto che l’irrazionalità alla propensione al consumo di denaro e all’acquisto di beni voluttuari non può essere indotta soltanto da campagne pubblicitarie o di marketing alle quali tutti i consumatori vengono sottoposti attraverso i mezzi di comunicazione. Infatti, la persona beneficiaria della procedura di amministrazione di sostegno ha contratto debiti per cinquantamila euro, pagati a rate dalla madre, si è dimessa dal luogo di lavoro al fine di poter usufruire della liquidazione, ed effettua normalmente acquisti del valore di 500 euro “in una settimana o in un giorno”, con una provvista di credito del tutto inidonea a mantenere tale ritmo di spesa.

Il giudicante, alla luce delle modalità patologiche di acquisto della beneficiaria, valuta “improcrastinabile” l’apertura della procedura di amministrazione di sostegno, affermando che nella individuazione della modalità operative della procedura deve farsi riferimento, in questa situazione ancora più che in altre, alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità fatta a New York il 13 dicembre 2006 e ratificata dall’Italia con la L. 3 marzo 2009, n. 18. Invero, alla luce della citata fonte internazionale, tutte le le norme a tutela dell’incapace devono essere improntate ai principi di proporzionalità e adattabilità alle condizioni concrete della persona, nonché la misura deve essere applicata per il più breve tempo possibile.

Pertanto, il giudicante predispone un “programma di sostegno” utile a far riacquistare la propensione al risparmio al beneficiario attraverso una stretta attività di sorveglianza dell’impiego del denaro attraverso l’introduzione di soglie di spesa settimanali e mensili; nonché con l’attivazione di un nuovo conto bancario che possa fruire della modalità home banking affinchè l’amministratore di sostegno possa costantemente monitorare le attività sul conto medesimo. Inoltre, il beneficiario dovrà predisporre un “piano di spesa”, specificando le somme che gli servono settimanalmente per la gestione della sua quotidianità. In questo piano deve essere specificamente prevista una provvista per lo shopping, ma essa deve essere costantemente ridotta di mese in mese.

Accanto a siffatto documento programmatico”, il beneficiario dovrà “custodire un diario delle spese”, in cui deve annotare e documentare qualunque acquisto o spesa, comprese quelle dello shopping. Il diario delle spese assume una specifica importanza perchè deve essere vistato dall’amministratore di sostegno che riferirà dei progressi ottenuti nel controllo delle spese al giudice tutelare, mentre le spese “fuori soglia” devono essere autorizzate dall’amministratore di sostegno solo previa verifica delle ragioni che le rendono utili o necessarie. Ulteriormente, l’amministratore di sostegno, avvalendosi di un avvocato, verificherà se le posizioni debitore siano o meno aggredibili civilmente, in considerazione del particolare stato soggettivo del beneficiario al momento della sottoscrizione degli atti e, qualora ritenuto vantaggioso, inviterà i creditori a un tavolo di mediazione al fine di ottenere una composizione bonaria dell’esposizione debitoria.

Il giudice limita in modo assoluto la capacità negoziale della beneficiaria per quanto concerne l’accensione di prestiti, mutui, finanziamenti ed impone la cofirma dell’amministratore di sostegno per gli atti giuridici del valore superiore a 100 Euro.

Infine, il giudice specifica che le autorizzazioni contenute nel provvedimento di apertura dell’amministrazione di sostegno sono “dinamiche”, poiché l’amministratore di sostegno potrà compiere “senza specifica autorizzazione del giudice tutelare anche tutti i singoli atti strettamente collegati e necessari per il perseguimento e la realizzazione dell’obbiettivo finale autorizzato”, cioè il ripristino di un corretto rapporto con il denaro da parte della beneficiaria.

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One thought on “Tutela della persona affetta da sindrome da shopping compulsivo

  1. spese eccessive, come anche altri comportamenti d’eccesso fatti di impulso, rientrano – di solito – all’interno del disturbo del controllo degli impulsi (v. anche a pagina 400 de “Il manuale pratico del benessere” delle edizioni Ipertesto). Tuttavia tali condotte abnormi necessitano una attenta valutazione clinica (prima di un intervento terapeutico mirato e risolutivo!) per accertare la diagnosi o avanzare una eventuale diagnosi differenziale su altre categorie diagnostiche, fissate a livello internazionale ed ufficialmente riconosciute. Nelle nosografie diagnostiche ufficiali internazionalmente riconosciute non esiste la “sindrome da acquisto compulsivo”. Il caso specifico delle spese d’eccesso fatte d’impulso potrebbe, in certi casi, riguardare un disturbo d’ansia diagnosticabile o anche una compromissione neurologica (da accertare con opportuni esami strumentali) come pure determinate caratteristiche maladattive di personalità.

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