Ristrutturazione del debito sovrano e rispetto della sovranità nazionale

Pubblicato sul Quotidiano Ipsoa del 6 dicembre 2012

Il default argentino del 2001 è tornato prepotentemente sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo a seguito della decisione dei giudici federali d’appello americani di condannare l’Argentina al pagamento di 1,33 miliardi di dollari ad alcuni hedge fund che non sottoscrissero gli accordi di ristrutturazione del debito sovrano. Da più parti ci si è chiesti quale fosse l’opportunità che un giudice straniero intervenisse in una questione così strettamente collegata con l’esercizio della sovranità nazionale, a tal punto che la “Presidenta”, Cristina Fernandez de Kirchner, ha apertamente parlato di “colonialismo giudiziario”.
La questione giuridica concerne l’applicazione della c.d. “pari passu clause” contenuta nelle obbligazioni del debito pubblico emanate nel 1994 [Fiscal Agency Agreement (“FAA Bonds”)], cadute nell’insolvenza del 2001 e successivamente rinegoziate nel 2005 e nel 2010. Infatti, nelle obbligazioni originarie lo Stato argentino riconosceva che tali titoli costituissero obbligazioni dirette e non condizionate, senza preferenze, e i cui obblighi di pagamento erano equivalenti a tutti gli altri titoli, presenti e futuri. A differenza di molti detentori, alcuni fondi di investimento ad alta propensione speculativa rifiutarono la rinegoziazione dei loro crediti (che in alcuni casi comportò perdite a carico degli investitori fino all’80%) preferendo agire in giudizio di fronte alle Corti federali americane per ottenere il rimborso totale del loro titolo obbligazionario.
La sentenza pone alcuni problemi significativi. Innanzi tutto essa ha provocato l’immediato downgrade dell’attuale debito pubblico argentino da parte di alcune agenzie di rating per il rischio di “default tecnico”, poiché il giudice federale aveva stabilito che la somma di 1,33 miliardi di dollari doveva essere versata entro il 15 dicembre 2012. Questo rischio parrebbe essere sventato, considerato che i giudici d’appello hanno concesso la sospensione dell’esecutività della sentenza e convocato le parti all’udienza del 27 febbraio 2013.
Sotto un profilo più strettamente giuridico vi sono almeno due aspetti rilevanti da analizzare: da un lato il rispetto della sovranità nazionale nelle modalità di rimborso del proprio debito sovrano; dall’altro lato la tutela dell’affidamento e degli interessi dei terzi che invece hanno sottoscritto i titoli sostitutivi. Per quanto concerne il primo punto in rilievo, il giudice statunitense afferma che gli FAA Bonds sono regolati dal diritto dello Stato di New York e che la giurisdizione sul contenzioso possa essere radicata presso qualsiasi giudice, statale ovvero federale, di quello Stato. Pertanto l’emanazione da parte del giudice federale dell’ingiunzione non costituisce violazione del Foreign Sovereign Immunities Act 1976, stante il rifiuto della Repubblica Argentina di onorare il suo debito. Dall’altro lato, in merito alla protezione degli interessi dei terzi sottoscrittori delle nuove obbligazioni, la causa è rimessa sul ruolo del giudice di grado inferiore, che deciderà se anche a costoro dovranno essere rimborsate completamente le vecchie obbligazioni o quelle nuove. Ed è proprio su questo nodo cruciale che entra in gioco il rispetto delle decisioni di uno Stato sovrano e quindi sulla stabilità dei piani di ristrutturazione del debito pubblico.
Strettamente collegata a questa vicenda si segnala il sequestro cautelativo della nave scuola della marina militare argentina “ARA Libertad” ottenuto dai fondi di investimento presso una corte del Ghana. L’Argentina, dopo aver resistito senza esito di fronte alla giurisdizione d’appello ghanese, lamentando la violazione della propria sovranità, ha radicato un procedimento presso il Tribunale internazionale del diritto del mare (International Tribunal of the Law of the Sea – ITLOS) di Amburgo.