Diritto all’oblio e scadenza del diritto di cronaca su Internet

pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 25 gennaio 2013

Sentenza del Trib. Chieti, sez. dist. Ortona, 16 gennaio 2013

Il fatto che ha dato origine alla controversia concerne la richiesta di cancellazione da parte del titolare di un ristorante noto in una certa zona di un articolo risalente al 2008 pubblicato su un giornale web riguardante una vicenda giudiziaria inerente un procedimento giudiziario non ancora concluso. Le richieste attoree, depositate nel 2010 (come risulta dal numero di iscrizione a ruolo della causa), afferiscono la rimozione dell’articolo sia dall’archivio del giornale sia dall’indicizzazione e dai risultati del motore di ricerca Google (inizialmente convenuto, poi stralciato) poiché viene lamentato il danno alla reputazione personale che si ripercuote negativamente sull’immagine, e quindi sugli incassi, del locale. A parere dei ricorrenti la permanenza online dell’articolo in questione è lesiva del loro “diritto all’oblio riconosciuto in dottrina e giurisprudenza, consistente nell’interesse a non vedere esposta a tempo indeterminato la propria reputazione anche quando per il trascorrere del tempo viene meno l’interesse pubblico alla notizia di cronaca” (pag. 2 della sentenza).

Il giudice ritiene fondata la richiesta sulla base degli artt. 7 (Diritto di accesso ai dati personali e altri diritti), 11 (Modalità di trattamento dei dati), 15 (Danni cagionati per effetto del trattamento), 25 (Divieti di comunicazione e diffusione) del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia di protezione dei dati personali. Secondo siffatta interpretazione il trattamento dei dati personali può avvenire solo per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali detti dati sono stati raccolti e trattati. Oltre detto periodo sarebbe vietato diffonderli ulteriormente e il titolare ha il diritto di ottenerne la cancellazione ovvero la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge. In conseguenza di ciò, chiunque cagiona danno ad altri per effetto di tale trattamento è tenuto al risarcimento del danno subito ai sensi dell’art. 2050 c.c..

In opposizione a questa ricostruzione ci si potrebbe chiedere se il diritto di cronaca, parimenti protetto dalla Costituzione come il diritto all’onore, alla reputazione e all’immagine, possa avere una “data di scadenza”, anche nel caso in cui l’informazione sia stata resa pubblica in modo veritiero, pertinente e corretto. A questo proposito va ricordato quelll’orientamento della Corte di Cassazione, la quale ha recentemente affermato che: “(L)’editore di un quotidiano che memorizzi nel proprio archivio storico della rete internet le notizie di cronaca, mettendole così a disposizione di un numero potenzialmente illimitato di persone, è tenuto ad evitare che, attraverso la diffusione di fatti anche remoti, possa essere leso il diritto all’oblio delle persone che vi furono coinvolte. Pertanto, quando vengano diffuse sul web notizie di cronaca giudiziaria, concernenti provvedimenti limitativi della libertà personale, l’editore è tenuto garantire contestualmente agli utenti un’informazione aggiornata sullo sviluppo della vicenda, a nulla rilevando che essa possa essere reperita “aliunde”. (Nella specie, la società editrice di un noto quotidiano aveva messo “on line” il proprio archivio storico, nel quale era contenuta altresì la notizia dell’arresto, avvenuto venti anni prima, di un amministratore locale, poi assolto)” (Cass. 5 aprile 2012, n. 5525).

Tuttavia la fattispecie in questione non è sovrapponibile a quella giudicata dalla Suprema Corte. I punti divergenti riguardano la diversa lontananza nel tempo dei fatti in esame, il differente comportamento dell’Editore, che in questo caso ha disposto la rimozione dall’indicizzazione dell’articolo conteso, la circostanza che i fatti narrati corrispondono al vero e che comunque il procedimento penale non risulta ancora concluso, pertanto non si può affermare che la sua “notiziabilità” abbia perso interesse per la pubblica opinione o risulti essere “remota”. Inoltre, per il tempo che l’articolo è rimasto online l’Editore è stato condannato a versare 5.000€ ciascuno ai due ricorrenti, oltre alla soccombenza delle spese legali.

Seppure da più parti si parli di “diritto all’oblio”, al momento esso non è esplicitamente disciplinato da nessuna fonte normativa, né di diritto interno, né di diritto sovranazionale, mentre sotto una diversa prospettiva ci si può chiedere se sia ragionevole pretendere la cancellazione di fatti di interesse pubblico storicamente avvenuti e correttamente riportati.

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