Madri, padri e figli: rapporto tra omosessualità e genitorialità alla luce del diritto inglese

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 22 febbraio 2013

Il caso

La vicenda decisa dalla Family Division della England and Wales High Court riguarda sei adulti e due bambini. I “grandi” sono riuniti in tre coppie dello stesso sesso: due composte da donne e una composta da uomini, mentre i “piccoli” sono rispettivamente figli unici di ciascuna delle coppie di donne grazie alla donazione dello sperma dei due uomini. I bambini sono nati nel 2008 e nel 2010, quindi successivamente all’entrata in vigore dell’Human Fertilisation and Embryology Act 2008 (HFEA) il quale alle Sect. 42 – 47 stabilisce che in siffatti casi il riconoscimento legale del rapporto di filiazione spetta alla madre e alla partner civilmente registrata di costei, escludendo i padri biologici che non hanno diritto di occuparsi, anche legalmente, dei minori senza una autorizzazione giudiziaria.

Quando i rapporti tra le coppie si sono deteriorati in merito alla richiesta dei padri di occuparsi e di frequentare i figli, e a seguito del diniego di entrambe le coppie di madri, questi hanno fatto istanza alla High Court di Londra che ha emanato una decisione destinata a suscitare ampio dibattito sia presso gli operatori sia presso l’opinione pubblica.

La decisione del Justice Baker

Innanzitutto il giudicante ha affermato che la ratio sottesa alle sezioni 42-45 del HFEA 2008 riguarda il riconoscimento che le forme familiari “alternative”, che non presentano al loro interno la figura paterna, sono sufficienti a soddisfare le esigenze di un bambino e che lo scopo di queste previsioni è di porre sullo stesso piano giuridico i figli delle coppie omosessuali rispetto ai figli nati entro famiglie tradizionali. In secondo luogo il giudice ha asserito che di fronte all’HFEA lo status giuridico del padre biologico è lo stesso di qualsiasi altra persona. Tuttavia il Justice Baker ha considerato le peculiarità del caso di specie affermando che in casi analoghi a questo la valutazione della fattispecie deve essere fatta caso per caso, alla luce del comportamento delle parti e in considerazione degli accordi intercorsi in merito alla donazione di sperma. Nel caso in esame il giudice ha sottolineato che i padri non potevano essere considerati estranei alla vita dei figli, avendoli frequentati per un certo periodo, visto che il loro rapporto era basato proprio sulla relazione biologica. Inoltre il giudice ha fatto esplicito riferimento alla decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo Anayo contro Germania del 31 dicembre 2010, dove si afferma che la presenza di una mera parentela biologica tra un genitore naturale e il figlio non è di per sé sufficiente per riconoscere la protezione della vita familiare ai sensi dell’art. 8 CEDU. Infatti, in questo caso i rapporti personali precedentemente intercorsi tra padri biologici e figli consentono di attribuire ai ricorrenti il diritto di presentare domanda di visita ottemperando il combinato disposto degli artt. 6 e 8 CEDU

Impatto della decisione sul sistema italiano

È interessante notare come, seppure tutte le principali questioni oggetto di questa decisione siano taciute ovvero severamente proibite nel sistema italiano, esse favoriscano un dibattito non meramente accademico, ma soprattutto giurisprudenziale. Infatti si ricorda che per quanto concerne le diverse caratteristiche riguardanti questa fattispecie la giurisprudenza italiana ha già avuto modo di pronunciarsi seppure in modo frammentario. Ad esempio, per quel che concerne l’orientamento omosessuale del genitore affidatario si rammenta la decisione della Corte di Cassazione 601/2013; mentre per quel che attiene la necessità di una disciplina della convivenza more uxorio per le persone del medesimo sesso non si possono trascurare le motivazioni della Corte costituzionale 138/2010; invece per quel che riguarda la c.d. fecondazione eterologa si rinvia alle decisioni della Corte europea dei diritti umani S. H. e altri contro Austria del 3 novembre 2011 e la rimessione delle questioni di costituzionalità da parte della Corte costituzionale medesima effettutata con l’ordinanza 150/2012.

Il contributo apportato dalla decisione della Family Division della High Court, in effetti già commentata da alcune voci dottrinarie, riguarda il pragmatismo con cui il giudice inglese affronta la questione sottopostagli. Seppure egli riconosca la necessarietà di attribuire alle coppie formate da persone dello stesso sesso, nel caso specifico da due coppie di madri rispetto alle coppie di genitori eterosessuali, pari status a quelle eterosessuali al fine di non far soffrire ai figli le conseguenze di siffatte discriminazioni, non è possibile escludere dalla vita dei medesimi i padri biologici donatori di sperma, soprattutto se questi hanno instaurato un rapporto personale e continuativo con i minori.

http://www.bailii.org/ew/cases/EWHC/Fam/2013/134.html