Tra privacy e trasparenza: gli orientamenti della giurisprudenza comparata

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 3 maggio 2013

La giurisprudenza comparata

La tutela della privacy è uno degli aspetti più interessanti del dibattito giurisprudenziale perchè coinvolge la tutela della persona nel suo complesso nella realizzazione di sé e delle sue aspirazioni. Inoltre, esso è strettamente collegato con la gestione della sicurezza da minacce di vario genere, come quelle terroristiche. Al fine di migliorare la sicurezza a seguito dei reiterati attentati terroristici gli ordinamenti hanno predisposto banche dati, ovvero raccolgono sistematicamente dati personali. A questo proposito, il Bundesverfassungsgericht, la Corte costituzionale tedesca, si è pronunciata sulla conformità alla Grund Gesetz della Gesetz zur Errichtung einer standardisierten zentralen Antiterrordatei von Polizeibehörden und Nachrichtendiensten von Bund und Ländern, Antiterrordateigesetz (Legge Federale sul Data base antiterrorismo). Si tratta di una rete di scambio di informazioni tra i servizi segreti e le autorità di polizia. Le criticità costituzionali emergono evidenti dal fatto che i primi operano sotto copertura, mentre le seconde sono tenute a rispettare i parametri di legalità. I giudici di Karlsruhe hanno affermato che nel suo complesso la legge non è anticostituzionale e che questo scambio informativo è ammissibile solo in casi eccezionali e urgenti in cui siano messi in pericolo interessi pubblici altamente qualificati. In tal caso la raccolta dei dati personali deve rispondere al rispetto dei diritti fondamentali, attraverso apposite leggi speciali tuttavia la Corte ha altresì specificato quali parti della normativa (in particolare relativamente alla conservazione dei dati stessi), provvisoriamente in vigore, non corrispondono ai parametri suddetti e che pertanto il Parlamento tedesco deve adeguatamente modificarla entro il 31 dicembre 2014.

Il caso dismesso dalla Corte Suprema del Regno Unito riguarda una serie di denunce presso varie autorità di un ex collaboratore nei confronti del precedente datore di lavoro e delle sue imprese. Le autorità tributarie, amministrative, giudiziarie avevano condotto indagini che però non portarono a nessun risultato significativo, ma il querelante reiterò le sue allegazioni. Il querelato a sua volta denunciò l’avversario lamentando di essere molestato nella sua vita privata. Se il giudice di prime cure diede torto al molestato perchè il denunciante credeva in buona fede nelle sue accuse e sperava che raggiungessero il suo scopo, il giudice d’appello ribaltò la decisione affermando da un lato che le reiterate querele non hanno quale scopo la prevenzione del crimine, dall’altro lato, l’invasione della privacy del querelato non può essere connessa esclusivamente con la prevenzione del crimine. Dismettendo il ricorso del soccombente, la Corte Suprema del Regno Unito ha confermato questa tesi specificando che nella proposizione delle querele reiterate occorre verificare un requisito di razionalità, oltre che di ragionevolezza, e l’assenza di siffatto elemento è riscontrabile nella concordanza dei risultati negativi nelle prime indagini effettuate dalle varie autorità chiamate in causa dal querelante.

Il caso deciso dai giudici olandesi concerne il bilanciamento tra la libertà di espressione e quella di tutela della vita privata e dell’onorabilità altrui, entrambi protetti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali rispettivamente agli artt. 10 e 8 CEDU. Si tratta della possibile diffusione di immagini inerenti una indagine penale risalente nel tempo in una trasmissione televisiva informativa. La Corte stabilisce che l’attività giornalistica non può essere interdetta senza specificare motivazioni concrete, tuttavia impone l’oscuramento dei nomi delle persone coinvolte.

La High Court of New Zealand ordina la cancellazione da un blog di documenti ritenuti confidenziali inerenti dati relativi 83000 edifici danneggiati dal terremoto del 2011 nella regione di Canterburgy. L’anonimo gestore del blog eqctruths.wordpress.com ha spiegato i motivi della pubblicazione del documento contenente siffatti dati adducendo la necessità che essi siano condivisi nel pubblico dominio, mentre la Corte, al contrario, afferma che la loro diffusione disciplinata esclusivamente dal Privacy Act 1993.

In Sudafrica, la Suprema Corte d’Appello ha affermato che i ricorrenti hanno diritto di accedere alle informazioni inerenti al contratto di erogazione di elettricità a tariffe agevolate a produttori di alluminio, poiché la compagnia erogatrice è pubblica. Infatti ai sensi della Costituzione sudafricana chiunque ha diritto di accedere alle informazioni inerenti gli enti pubblici. Pertanto sono state disattese le difese delle parti private che hanno invocato la riservatezza degli accordi commerciali.

Alcune riflessioni sulla disciplina nazionale

La molteplicità delle sfaccettature inerenti la privacy non è ancora stata ben focalizzata dagli operatori giuridici italiani, tuttora legati all’idea che essa sia ancorata prevalentemente alla conservazione dei dati personali. Per quanto concerne la sicurezza in ambito terroristico la normativa italiana prevedeva fino al 2011 che venissero raccolti i dati di coloro che si fossero registrati da postazioni Internet aperte al pubblico ovvero condivise. Ci si riferisce al noto “Decreto Pisanu”, la cui vigenza parrebbe essere abolita, almeno in merito alla registrazione dei dati degli internauti occasionali. Tuttavia permangono dubbi sulla disciplina generale della materia (M. Pennisi, Un anno dopo l’abrogazione della Pisanu, Wired, 25 novembre 2011, http://daily.wired.it/news/internet/2011/11/25/wi-fi-abrogazione-decreto-pisanu-65499.html). Altro tema di pregnante interesse è l’accesso alle informazioni pubbliche, recentemente disciplinato dal D. Lgs. 14 marzo 2013, n. 33 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 80 del 5 aprile 2013, Supplemento Ordinario). Ciò nonostante, a parere di alcune autorevoli voci dottrinarie, esso non ha portata innovativa tale da paragonarsi all’incisività del FOIA (Freedom of Information Act) statunitense, ma si limita alla riorganizzazione delle norme in materia di trasparenza già esistenti.

Estremi

Bundesverfassungsgericht, 1 BvR 1215/07, 24.4.2013

Supreme Court of United Kingdom, Hayes (FC) (Respondent) v Willoughby (Appellant), [2013] UKSC 17, 20.3.2013

Rechtbank Amsterdam, C/13/536462 / KG ZA 13-214 MW/MV, 26.2.2013

High Court of New Zealand, Earthquake Commission v Unknown Defendants [2013] NZHC 708 10.4.2013

Supreme Court of Appeal of South Africa, BHP Billiton PLC Inc and Another v De Lange and Others (189/2012) [2013] ZASCA 11, 15.3.2013.

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