La giurisprudenza comparata relativa ai confini della vita

Pubblicato sul Quotidiano giuridico del 5 giugno 2013

Il tema dell’autodeterminazione sui confini della vita è ampio e delicato e concerne molti aspetti, spesso collegati tra loro, come nel caso del diritto alla conoscenza delle proprie origini, tanto nel caso di filiazione biologica, quanto in quello filiazione ottenuta attraverso fecondazione eterologa. In Germania, l’ Oberlandesgericht Hamm ha esteso alla fecondazione eterologa il diritto a conoscere l’identità biologica del padre, diritto già stabilmente affermato in giurisprudenza in caso di filiazione biologica. Ne consegue che il diritto a conoscere le proprie origini da parte di chi è nato da tale processo di procreazione medicalmente assistita prevale sul diritto all’anonimato del donatore del seme.
In materia di contraccezione d’urgenza, una corte federale di New York ha affermato che la prescrizione medica per somministrazione della pillola del giorno dopo a ragazze di età inferiore ai 17 anni è ingiustificata e ha ordinato alla Federal Drug Administration di eliminare il requisito d’età per l’accesso al farmaco contraccettivo. L’istanza di sospensione della decisione è stata rigettata dal medesimo giudice perchè fondata su motivi politici e non scientifici.
Negli Stati Uniti si registrano diverse pronunce federali sull’aborto e temi ad esso connessi, come ad esempio la decisione dei giudici federali d’appello relativa al divieto promosso da un distretto scolastico del New Mexico che aveva interdetto a cinque studenti di distribuire tra gli altri alunni della scuola 300 bambole di gomma rappresentanti un feto di 12 settimane con allegate schede pro vita. Secondo i giudici la sanzione scolastica contro tali studenti non viola il First Amendement poiché essi non avevano chiesto preventiva autorizzazione della loro manifestazione ai dirigenti scolastici.
I giudici federali di Idaho e California hanno emanato pronunce importanti in tema di aborto a fronte del’irrigidimento apportato da più Stati sulle leggi che disciplinano la materia. Il giudice distrettuale federale dell’Idaho ha abrogato il “Pain-Capable Unborn Child Protection Act” che vietava alle donne oltre la ventesima settimana di gestazione di abortire, salvo il pericolo per la vita della madre, poiché il feto sarebbe già in grado di percepire sofferenza. Secondo il giudicante tale normativa era incostituzionale perchè troppo vaga nella determinazione delle sanzioni penali. I giudici federali d’appello della California hanno invece abrogato la legge dell’Arizona in tema d’aborto perchè violativa dei diritti riproduttivi e alla salute della madre in quanto il divieto d’aborto avrebbe costretto una donna con una gravidanza ad alto rischio di attendere fino a quando la condizione di pericolo fosse diventata una minaccia immediata di morte ovvero di danni gravi alla salute.
In tema di maternità surrogata, la Corte Suprema dell’Irlanda, elabora i principi per verificare a quale madre sia attribuibile la filiazione di un bambino nato con siffatta pratica, affermando così che il riconoscimento della madre non sia limitato al solo caso che la madre sia soltanto quella che partorisce il bambino. La vicenda riguardava una coppia di coniugi, Tizio e Caia, che a causa dell’impossibilità di Caia di procreare, intraprendeva una procedura di fecondazione assistita dove gli ovuli di Caia fecondati con il seme di Tizio venivano impiantati nell’utero di Mevia, sorella di Caia. I parametri elaborati dalla Corte per l’attribuzione del legame di filiazione riguardano le seguenti circostanze: 1. qualora sia dimostrato che una donna diversa dalla partoriente ha fornito l’ovulo dal quale si è sviluppato l’embrione; 2. è intercorso un accordo tra la madre surrogata e i genitori biologici, secondo il quale il bambino sarà allevato ed educato come figlio di questi ultimi; 3. la confutazione della presunzione “mater semper certa est” realizza il best interest del minore; 4. siffatta confutazione della presunzione non è contraria alle public policies.
Per quel che concerne la procreazione medicalmente assistita, la Corte Suprema del Western Australia ha autorizzato con procedura d’urgenza una vedova ad utilizzare lo sperma del marito per portare a compimento una fecondazione artificiale iniziata in precedenza alla morte dell’uomo. Interpretando lo Human Tissue and Transplant Act 1982 la Corte ha applicato il paradigma proprietario alle parti del corpo umano vivente dopo il decesso (come è lo sperma crioconservato). In siffatta fattispecie, la legge autorizza a manifestare legittimamente l’utilizzo del tessuto prelevato il familiare più stretto, in questo caso la moglie del defunto.
I giudici australiani del New South Wales hanno emanato una decisione in tema di wrongful life (danno da nascita indesiderata) relativamente al caso di un neonato che, immediatamente dopo la nascita, sarebbe stato colpito da un ictus, provocandone la disabilità. I genitori hanno perso la causa poiché, secondo il giudice, non sono riusciti a provare il nesso di causalità tra la patologia e l’omissione della diagnosi di carenza di ATD (deficienza di antitrombina) nel feto da parte del medico, pertanto la loro richiesta di risarcimento di 10 milioni di dollari è stata rigettata.
Infine, in tema di suicidio assistito, i giudici della Corte Suprema d’Irlanda hanno affermato che il marito di paziente sofferente di sclerosi multipla, ormai paralizzata, non può eccepire l’immunità dall’accusa di aiuto al suicidio, nonostante la richiesta esplicita e lucida di costei, poiché tale fattispecie non è contenuta né nella Costituzione irlandese, né nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Tuttavia, la Corte sottolinea che siffatta decisione di diniego non impedisce al Parlamento irlandese di legiferare positivamente sul punto.

Oberlandesgericht Hamm I-14 U 7/12, 6.2.2013
US District Court for the Eastern District of New York, Tummino v. Hamburg, 4.4.13 – 10.5.13
United States Court of Appeals, Tenth Circuit, Taylor v. Roswell Independent School District, 8.4.13
US District Court for the District of Idaho, McCormack v. Hearn, 6.3.13
U.S. Court of Appeals for the 9th Circuit, Isaacson v. Horne, 21.5.13
High Court of Ireland, [2013] IEHC 91, 5.3.13
Supreme Court of Western Australia, [2013] WASC 3, 2.1.13
Supreme Court of New South Wales, [2013] NSWSC 497, 6.5.13
Supreme Court of Ireland, [2013] IESC 19, 29.4.13

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