La Corte Suprema degli Stati Uniti riconosce uguaglianza e pari dignità ai same-sex marriage

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 28 giugno 2013

1. I due casi decisi dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Il 26 giugno 2013 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha emanato due decisioni inerenti ad uno dei temi più discussi nel mondo occidentale negli ultimi anni: il matrimonio tra le persone dello stesso sesso. La rilevanza di tali decisioni risiede non solo nel fatto che esse hanno un effetto immediato tanto nel dibattito pubblico interno e internazionale, quanto nella quotidianità delle persone coinvolte in considerazione delle fattispecie trattate, ma soprattutto perché esse trattano dell’impatto di uno strumento pubblico, cioè la normazione giuridica, sulla sfera più importante e privata della vita delle persone, cioè la manifestazione dei loro sentimenti. Nella decisione U. S. v. Windsor, essa lo ha fatto con una maggioranza di 5 Justices (Ginsburg, Kagan, Sotomayor, Breyer e Kennedy, estensore dell’opinione di maggioranza) su 4 dissenzienti (Roberts, Alito, Scalia, Thomas). In questa opinion la Corte Suprema degli Stati Uniti, infatti, ha esplicitamente mutato gli elementi classificatori e dogmatici relativi a un istituto come il matrimonio, spostando dal suo baricentro la definizione proveniente dalla tradizione storica legata alla trasmissione ereditaria di status e proprietà, e sostituendola con il pieno riconoscimento dei diritti individuali in nome della dignità e dell’uguaglianza nel godimento di benefici fiscali legati alla situazione coniugale. Sempre una maggioranza di 5 Justices (Ginsburg, Kagan, Breyer, Robers, Scalia) a 4 (Sotomayor, Kennedy, Alito, Thomas) ha deciso il caso Hollingsworth v. Perry inerente la vicenda della votazione avvenuta nel 2008 sulla c.d. Proposition n. 8 relativa all’emendamento della Costituzione californiana votato dalla maggioranza degli elettori proprio in merito alla definizione di matrimonio come esclusivo dell’uomo e della donna.

2. Gli elementi caratterizzanti le due fattispecie
Seppure inerenti il tema più generale del matrimonio tra persone del medesimo sesso, i due casi presentano elementi di specificità differenti, vediamo quali:
1. la decisione United States v. Windsor concerne una coppia di donne sposatesi legalmente in Canada nel 2007 e rientrate successivamente a New York, luogo della loro residenza. Nel 2009 una di esse morì. Nel suo testamento lasciò alla coniuge l’intero suo asse ereditario. Sulla base del “Defense of Marriage Act” (DOMA) del 1996, il quale escludeva i partner del medesimo sesso dalla definizione di matrimonio, la vedova si vide rifiutare l’accesso ai benefici fiscali riservati ai coniugi e versò all’Erario l’intero importo di 300.00 dollari di tasse di successione, come se fosse stata un’estranea rispetto alla defunta. Tuttavia, ella agì in giudizio sostenendo l’incostituzionalità del DOMA e, quindi, domandò la restituzione dell’indebito. Tanto le Corti distrettuali di primo grado e di appello, quanto la Corte Suprema, con la decisione in commento, hanno accolto la sua istanza.
2. La decisione Hollingsworth v. Perry riguarda l’annosa vicenda della Proposition n. 8, che chiedeva l’inserimento di un emendamento nella Costituzione della California al fine di definire il matrimonio quale istituto rivolto esclusivamente alle coppie formate da un uomo e una donna. Essa venne approvata dagli elettori californiani durante le elezioni presidenziali del 2008. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che i promotori del referendum non avevano legittimazione ad agire di fronte ad essa, poiché le preposte autorità californiane non si sono costituite di fronte ai Supremi Giudici a difesa della misura interdittiva appellata. Pertanto parrebbe possibile sostenere che l’emendamento votato dagli elettori californiani non possa essere integrato nella Costituzione dello Stato in quanto già dichiarato incostituzionale dai giudici federali di primo grado e di appello, consentendo così la celebrazione dei same-sex marriage nel Golden State.

3. Le motivazioni della Corte Suprema
Seppure dopo una sommaria lettura di entrambe le decisioni, parrebbe possibile affermare che la Corte Suprema non abbia positivamente ed esplicitamente affermato il diritto costituzionale al matrimonio per le persone del medesimo sesso, ciò nonostante essa ha effettuato un passo storico aprendo la strada per siffatto esplicito riconoscimento. Anzi, a parere di chi scrive è possibile dedurlo tanto sotto il profilo logico quanto quello giuridico nelle motivazioni della Corte stessa. Nella decisione Windsor sono molti i passaggi significativi dell’opinione di maggioranza. In sintesi si evidenzia l’inaccettabile discriminazione tra “due diversi matrimoni”, quello eterosessuale in grado di godere pienamente i benefici garantiti dall’ordinamento, e quello omosessuale, ammesso in alcuni Stati, ma interdetto a livello federale, che invece non gode del medeismo trattamento. Si tratta quindi di una distinzione non dignitosa e antigiuridica nei suoi effetti concreti, che si riverberano in modo umiliante sugli sposi omosessuali coinvolti, ma soprattutto sulle migliaia di bambini che in queste famiglie “arcobaleno” crescono e vivono i loro affetti. Questa situazione è antitetica, e perciò intollerabile, rispetto alla garanzia previst dal Fifth Amendment della Costituzione Americana, che riguarda la libertà individuale di vivere la propria personalità.
Come già accennato in precedenza, nella decisione Hollingsworth i giudici della Corte Suprema hanno dismesso la causa per motivi procedurali, poiché i promotori del Referendum sulla Proposition n. 8, non avevano legittimazione ad agire autonoma. Va osservato che le preposte autorità californiane, nello specifico l’Ufficio del Governatore, non si erano costituite neppure di fronte ai Giudici Federali d’Appello, e pertanto anche la decisione da questi emanata dovrebbe decadere. Ne conseguirebbe quindi che la decisione avente ad effetto sull’argomento sarebbe quella di primo grado, che dichiarò incostituzionale la Proposition n. 8, e perciò il matrimonio sarebbe legittimamente e costituzionalmente accessibile alle persone dello stesso sesso in California. Tuttavia il dibattito sul punto è ancora aperto, considerato anche che si tratta di una sentenza pubblicata da pochissimo tempo.

L’impatto delle decisioni
Anche se l’approfondimento di un tema così dibattuto e complesso deve essere meglio ponderato, non si può evitare di osservare che le sentenze in parola si indirizzano verso la completa apertura del riconoscimento del matrimonio alle persone dello stesso sesso. Anzi, esse sembrano rappresentarne il punto di svolta, o addirittura di non ritorno, vista l’autorevolezza del giudice che le ha emanate, cioè la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America. Questa decisione si inserisce in un panorama che vede l’accelerazione del riconoscimento di siffatti diritti. Per esempio, soltanto in Europa, a Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio, Danimarca, Islanda, Svezia e Norvegia si è aggiunta recentemente la Francia, mentre il Regno Unito è sul punto di approvarne definitivamente il riconoscimento. Il punto distintivo concerne il tempo necessario a queste rivendicazioni di parità, dignità ed uguaglianza per far breccia tanto nell’opinione pubblica quanto nei Legislatori di ordinamenti più legati alle tradizioni. Ad esempio, quanto impiegherà “l’effetto farfalla” provocato da queste sentenze a vedere compiutamente riconosciuti i diritti civili nell’ordinamento italiano? Non si tratta più di questionare “se”, ma di “quando” il matrimonio per le persone del medesimo sesso verrà riconosciuto anche in Italia.

Supreme Court of United States, U. S. v. Windsor, 26.6.2013
Supreme Court of United States, Hollingsworth v. Perry, 26.6.2013