La riforma della filiazione giunge in porto con l’approvazione in consiglio dei ministri del d. lgs. sullo status unico di figlio

Pubblicato sul Quotidiano Unico Ipsoa del 15 luglio 2013

Il 12 luglio 2013 il Consiglio dei Ministri ha approvato su proposta del Presidente del Consiglio, del Vicepresidente e ministro dell’Interno e dei ministri della Giustizia, del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’Integrazione, e del Viceministro con delega alle Pari Opportunità, un decreto legislativo di revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione che modifica la normativa in materia di filiazione. Si tratta del testo predisposto dalla Commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e presieduta dal prof. Cesare Massimo Bianca. Siffatto intervento normativo, ancora non entrato in pieno vigore, è stato salutato come un atto di civiltà (Quotidiano Nazionale, Mai più discriminazioni tra figli naturali e legittimi. Letta: “Segno di civiltà”, 12 luglio 2013; La Repubblica, Governo: ok a parificazione figli legittimi e naturali, 12 luglio 2013; Corriere della Sera, I figli adesso sono tutti uguali, 10 luglio 2013). Esso interviene attraverso la soppressione dei termini “legittimo” e “naturale” e costituendo lo status unico della filiazione. Lo schema di decreto legislativo si compone di quattro titoli, nello specifico: il Titolo I, recante modifiche al codice civile in materia di filiazione (artt. da 1 a 92); il Titolo II inerente con modifiche ai codici penale, di procedura penale e di procedura civile in materia di filiazione (artt. da 93 a 95); il Titolo III (artt. da 96 a 102), concernente le modifiche alle leggi speciali in materia di filiazione; e il Titolo IV (artt. da 103 a 107) recante disposizioni transitorie e finali.
La relazione accompagnatoria allo schema di decreto legislativo dà conto dei contributi ricevuti dalle parti sociali intervenute nel processo di elaborazione nonché delle influenze multilivello provenienti dal diritto europeo e sovranazionale. Nello specifico si tratta dell’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, vincolante a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona il 1 dicembre 2009, il quale vieta ogni forma di discriminazione, la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali, il cui combinato disposto degli artt. 8 e 14 protegge la vita familiare e vieta qualsiasi discriminazione, del Regolamento UE n. 2201/2003, cosìddetto Bruxelles II bis, nonché delle molteplici convenzioni a tutela dei minori e dell’infanzia citate nella medesima relazione di accompagnamento dello schema di decreto legislativo.
In sintesi, tra i molti elementi rilevanti che si segnalano agli occhi degli operatori vanno evidenziati: il principio secondo cui la filiazione fuori dal matrimonio produce effetti successori nei confronti di tutti i parenti, ascendenti ovvero collaterali, dei genitori con la conseguente soppressione del “diritto di commutazione” che favoriva i figli legittimi rispetto a quelli naturali, la sostituzione della nozione di “responsabilità genitoriale” al posto della precedente “potestà genitoriale”, la modifica delle disposizioni di diritto internazionale privato per la necessaria attuazione del principio di unificazione dello stato di figlio. Ulteriormente, la riforma ha recepito la giurisprudenza delle Supreme Corti di Cassazione e Costituzionale limitando a cinque anni dalla nascita i termini per proporre l’azione di disconoscimento di paternità, introducendo il diritto degli ascendenti di mantenere “rapporti significativi con i discendenti minorenni”, disciplinare il diritto di ascolto dei minori, nei procedimenti che li riguardano, quando in grado di comprenderli.
Lo schema di d. lgs ha modificato, ma non soppresso le presunzioni legali di paternità, destino occorso invece all’azione di reclamo dello status di figlio legittimo. Le nuove presunzioni di paternità affermano che “in attuazione di tale principio di delega l’articolo 231 del codice civile, come modificato dall’articolo 8 del decreto legislativo, prevede “il marito è padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio”; mentre il primo comma dell’articolo 232 del codice civile come modificato dall’articolo 9 dello schema di decreto legislativo, statuisce che la presunzione di concepimento nel matrimonio opera per tutti i figli nati entro i trecento giorni dalla data dell’annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. Si osserva che viene soppressa la parte della disposizione che riguardava la presunzione di concepimento nel figlio nato dopo centottanta giorni di matrimonio poiché rileva la sola nascita in costanza di matrimonio e si presumeranno figli del marito anche i figli nati entro i primi centottanta giorni di matrimonio. Per quel che riguarda l’art. 234 c.c., il quale disciplina l’ipotesi di “nascita del figlio dopo i trecento giorni”, è il solo terzo comma ad essere riformato affermando che in ogni caso riconosce al figlio la facoltà di reclamare lo stato di figlio e che in ogni caso questi può provare di essere stato concepito durante il matrimonio. Tuttavia ci si domanda la necessità, ovvero l’utilità di questa specificazione relativa al concepimento durante il matrimonio, stante sia l’unificazione dello status di figlio, sia la soppressione del diritto di commutazione. A questo proposito, inoltre, ci si domanda il motivo della permanenza, della distinzione tra “figli nati nel matrimonio” e figli nati fuori dal matrimonio” ai sensi dell’art. 104 dello schema di d. lgs., seppure residuale, quando la ratio medesima della riforma è il riconoscimento dello status unico della filiazione. Si tratta di un elemento contraddittorio rispetto allo spirito della riforma, seppure apparentemente di mera natura formale e non sostanziale, tuttavia significativa di retaggio semantico conservativo della tradizione.
Rimane un ulteriore importante elemento di criticità, al quale però lo schema di d. lgs. non può apportare definitivo rimedio, essendo esso ultroneo rispetto alla delega contenuta nella legge 219/2012, ovvero la presenza del Tribunale per i Minorenni, seppure di competenza residuale.
In conclusione, in allegato allo schema di decreto legislativo analizzato in questa sede, la Commissione Bianca ha accluso le analisi tecnico-normative e le analisi di impatto della recolamentazione effettuate da parte del Referente – Capo del Settore legislativo del Ministro per la
cooperazione internazionale e l’integrazione, il quale, tra i molti aspetti positivi, evidenzia che siffatto intervento normativo “non presenta svantaggi, anzi presenta numerosi vantaggi. Appare evidente che la prevista equiparazione tra figli determinerà una forte riduzione del contenzioso giudiziario e una consistente diminuzione dei procedimenti civili di volontaria giurisdizione per la regolamentazione della potestà dei genitori ai sensi dell’articolo 317-bis del codice civile”. Pertanto, “la diminuzione dei conflitti giudiziari in materia familiare determinerà, conseguentemente, una riduzione dei costi amministrativi”. E questa, tra le altre, non può essere che un ulteriore elemento di qualificazione positiva per il provvedimento analizzato.

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