Gli ultimi orientamenti giurisprudenziali comparati su Google

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 18 luglio 2013

Negli Stati Uniti il contenzioso che vede opposti Google e l’Associazione di autori, agenti e operatori letterali nota come “Authors’ Guild” ha raggiunto un importante risultato a favore della società di Mountain View. Infatti, la United States Court of Appeals for the Second Circuit ha “decertificato” l’azione di classe instaurata dalla Authors’ Guild contro Google per il servizio “Book Search” che avrebbe consentito la libera ricerca nei libri scannerizzati senza l’attribuzione dei diritti spettanti agli autori. La motivazione del disconoscimento di questa class action concerne il fatto che il giudice di primo grado avrebbe dovuto verificare la fondatezza dell’argomentazione a difesa della convenuta Google, ovvero che la scannerizzazione dei testi sia protetta dal “fair use”. Infatti, essa non ha danneggiato gli autori, rendendo i libri, spesso dimenticati, a disposizione di un pubblico più ampio.
In Germania, l’Oberlandesgericht di Düsseldorf ha affermato che, in tema di contraffazione del marchio effettuata per mezzo dei servizi di Google Maps e Google Places, l’operatore che ha utilizzato i marchi contraffatti attraverso siffatti servizi è il solo responsabile dell’illecito; mentre i terzi fornitori dei servizi di ottimizzazione dei motori di ricerca, come appunto Google Places e Google Maps, ne rimangono estranei.
In Australia il Tribunale federale ha respinto una azione intentata per diffamazione e la discriminazione pretese contro Google Australia Pty Ltd da parte di un soggetto che si era visto diffamato per attestazioni inerenti ai suoi presunti problemi di salute mentale. I giudici federali australiani hanno affermato che seppure i materiali erano stati raccolti dalla filiale australiana Google Australia, utilizzando un nome di dominio australiano google.com.au, Google non considerabile quale responsabile per i commenti pubblicati da terzi. Tuttavia i medesimi giudicanti hanno enucleato una approfondita analisi in materia di responsabilità degli intermediari tecnologici, sottolineando la mancanza di chiarezza nella disciplina della diffamazione attraverso motori di ricerca, hosting provider, siti web e blog.
In Inghilterra, la High Court ha affermato che il convenuto Marks and Spencer PLC (M&S) ha violato il marchio comunitario dell’attrice Interflora Inc. poiché attraverso l’utilizzo del termine “interflora” sul servizio AdWords di Google predisposto da M&C, gli annunci visualizzati non consentivano la corretta informazione degli utenti circa la verifica dell’origine del servizio di consegna di fiori.
In Francia, la Cour de Cassation ha negato la responsabilità di Google per i suggerimenti diffamatori del servizio Google Suggest, condannato invece in sede d’appello. I supremi giudici francesi hanno stabilito che, condannando Google, la corte d’appello avesse violato gli articoli 29 e 33 della legge del 29 luglio 1881, poiché i suggerimenti di Google sono prodotti da un processo automatico e la formazione delle parole chiave è esclusa da qualsiasi controllo del gestore del motore di ricerca, mentre il loro unico scopo di è agevolare le opzioni di ricerca.
La Corte Suprema della Nuova Scozia, Canada, ha affermato che l’utilizzo dello smartphone in autostrada, anche se diretto alla consultazione del servizio Google MapQuest, è comunque vietato ai sensi del Motor Vehicle Act e dello Highways Act vigenti in quello Stato. Pertanto ha sbagliato il giudice di primo grado che ha assolto l’imputato sulla base di un ragionamento meramente definitorio sull’uso dello strumento, poiché le disposizioni legislative applicabili al caso proibiscono di tenere in mano un telefono mentre si sta percorrendo l’autostrada alla guida di un mezzo di trasporto.

Impatto delle decisioni sul dibattito internazionale e interno
Google continua a restare al centro del dibattito sulla neutralità della Rete, nonostante le decisioni presentate non abbiano avuto un influsso nella discussione paragonabile alla decisione Google v. Vivi Down. Tuttavia dalla lettura delle loro motivazioni sembrerebbe emergere un orientamento favorevole a una ridiscussione della normativa in tema di protezione della privacy e dell’onorabilità, soprattutto alla luce della mutata natura della Rete e del ruolo di “host attivo” dei provider di servizi aventi un peso rilevante su di essa; come ricordato anche nelle motivazioni dei giudici della Corte d’Appello milanese, non dissimili nei contenuti espressi nell’opinion della corte australiana nel caso Rana v. Google Australia.

United States Court of Appeals for the Second Circuit, Authors Guild, Inc. v. Google Inc., 1.7.13
Oberlandesgericht Düsseldorf, I-20 U 190/11, 15.1.1.3
Interflora Inc & Anor v Marks and Spencer Plc & Anor [2013] EWHC 1484 (Ch), 12.6.13
Federal Court of Australia, Rana v Google Australia Pty Ltd [2013] FCA 60, 7.2.13
Cour de cassation, civile, Chambre civile 1, 12-17.591,19.6.13
Supreme Court of Nova Scotia, R. v. Ferguson, 2013 NSSC 191, 25.6.13
Corte d’Appello di Milano, 27 febbraio 2013.