Libertà di manifestazione del pensiero e tutela della dignità umana: il caso della repressione della omofobia e della transfobia

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 25 luglio 2013

Il 22 luglio 2013 è iniziata presso la Camera dei deputati la discussione della proposta di legge in materia di contrasto all’omofobia e alla transfobia nato dall’abbinamento dei disegni di legge A. C. 245, A. C. 280 e A. C. 1071. Si tratta di un nuovo tentativo di introdurre una specifica aggravante che estenda quella prevista dalla legge Reale – Mancino punitiva degli atti di discriminazione basati sull’origine etnica, la nazionalità, la religione, all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
Questo ddl sta trovando due tipi differenti di obiezioni: da una parte vi sono coloro che si rifanno alla libertà di manifestazione del pensiero per qualificare censoria la repressione penale dell’incitamento all’odio (recentemente sul punto, A. Pugiotto, Le parole sono pietre? I discorsi di odio e la libertà di espressione nel diritto costituzionale, in Atti del V convegno dell’Avvocatura per i diritti LGBT-Rete Lenfor, Omofobia, Transofbia e Diritto penale, Bari, Palazzo di Giustizia 30 novembre, 1 dicembre 2012, in corso di pubblicazione). Dall’altra parte vi sono esponenti del mondo cattolico, i quali temono di vedere limitata la loro attività di lobbying contro ogni possibile estensione del matrimonio, dell’adozione e degli altri istituti del diritto di famiglia alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Ci si riferisce in particolare alle campagne pubblicitarie finanziate da associazioni cattoliche contro l’approvazione del ddl in commento (si veda, ad esempio, “Fermiamo la legge contro l’omofobia” consultabile su “http://www.giuristiperlavita.org/joomla/).
Di fronte a queste evidenze sembra paradossale che in nome della libertà di pensiero si voglia impedire la tutela della libertà di esprimere liberamente la propria personalità in una società ancora molto chiusa e conformista come quella italiana attuale. Cercando di analizzare il panorama tanto sociale quanto giuridico occorre domandarsi a cosa serva questa nuova normativa e chi protegga.
I casi di cronaca raccontati dai giornali riferiscono notizie di adolescenti, soggetti più deboli e fragili in un passaggio delicato della loro vita, sottoposti a continue ingiurie e istigazioni al suicidio per il loro orientamento sessuale (“Deriso perchè gay, 16enne tenta il suicidio, Ansa, 29 maggio 2013; «Sei gay», deriso su Facebook aperta inchiesta sul suicidio del 15enne, Il Messaggero, 22 novembre 2012), ovvero di aggressioni di persone dello stesso sesso che osano tenersi per mano o baciarsi in pubblico (Velletri, aggredite due giovani lesbiche. Cresce l’allarme omofobia, http://www.castellinotizie.it, 15 giugno 2012; Puniti perché si baciano: a Pesaro presi a pugni due ragazzi gay, 3 agosto 2010, http://www.giornalettismo.it; Gay aggrediti a Firenze per un bacio, 7 novembre 2012, Il Tirreno).
Tra i beni giuridici e i diritti che l’ordinamento deve tutelare, la libertà di manifestazione del pensiero, della cui fondamentale importanza nessuno dubita, trova il suo naturale limite nella protezione della dignità umana, caposaldo tanto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Art. 1) quanto della Costituzione Repubblicana (art. 2). Il rispetto della dignità umana consente da un lato una protezione concreta contro ogni discriminazione (principio anche esso protetto tanto dalla Carta di Nizza, ex art. 21, quanto dalla Costituzione, ex art. 3) nell’espressione delle inclinazioni personali e delle scelte di vita. Dall’altro garantisce il principio di autodeterminazione e di rispetto della persona nella realizzazione della libertà di essere se stessi, senza prevaricazioni ovvero violenze provenienti dall’intolleranza ovvero dall’odio altrui.
In sintesi, la proposta di legge in discussione in Parlamento all’art. 1 fornisce le definizioni ai sensi della legge penale di “identità sessuale”, “identità di genere”, “ruolo di genere” e “orientamento sessuale”. L’art. 2 include l’identità sessuale tra le fattispecie di incitazione all’odio e violenza punite dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654). L’art. 3 estende anche all’identità sessuale le misure contro la discriminazione razziale, etnica e religiosa previste dalla legge 25 giugno 1993, n. 205. L’art. 4 stabilisce l’inserimento dell’art. 1 bis alla citata legge 205/1993, relativa alla comminazione di una pena accessoria consistente lo svolgimento di attività non retribuite in favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, da svolgersi al termine della pena detentiva per un periodo da sei mesi a un anno. Infine, l’art. 5 sostituisce il comma 2 della legge 205/1993, considerando sempre prevalente la circostanza aggravante sulle attenuanti ai fini del bilanciamento di cui all’art. 69 c.p.
Tuttavia l’iter parlamentare è appena iniziato e si potrà verificare se la maggioranza avrà la forza politica di approvare il testo integrale o se al suo interno si manifesteranno nuovamente le resistenze trasversali che già affossarono l’analogo precedente tentativo effettuato nella XVI Legislatura di punire omofobia e transfobia.