Le Corti e le disposizioni di ultima volontà

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 15 ottobre 2013

 L’interpretazione delle ultime volontà ovvero delle disposizioni testamentare è uno degli argomenti di causa più comuni presso i tribunali nei sistemi giuridici che riconoscono la trasmissione ereditaria di beni e diritti.

Tra la copiosa giurisprudenza sono stati selezionati alcuni esempi di controversie relative all’interpretazione di disposti ovvero lasciti non chiari. Come ad esempio la controversia radicata di fronte alla High Court della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong riguarda la redazione di una bozza di testamento redatta da una imprenditrice che, dopo aver costruito una delle industrie più rilevanti d’Asia, muore di cancro a 70 anni lasciando irrisolta la questione della gestione della sua Charity nella quale aveva fatto confluire il suo enorme patrimonio. Durante l’istruttoria si è dedotto che la Charity non svolgeva un’attività benefica autonoma, ma erogava fondi direttamente su indicazione della fondatrice; altresì è emerso che non sarebbe stata volontà della de cujus lasciare completa autonomia agli organi direttivi dell’ente, che hanno sempre svolto in via esclusiva compiti esecutivi, rischiando di pretermettere dalla gestione del patrimonio i suoi parenti, tra cui la madre novantottenne. Oltre alla stretta ricostruzione fattuale, questa decisione risulta essere molto interessante per gli elementi giuridici in essa contenuti, essendo Hong Kong una giurisdizione mista, ove coesistono il sistema giuridico di common law inglese insieme all’ordinamento speciale predisposto dalla Repubblica Popolare Cinese alla luce del principio “Un Paese, Due Sistemi” (One Country, Two Systems) oltre a forti elementi di natura culturale.

La Supreme Court of India ha trattato il caso della correttezza nell’esecuzione di un testamento. Siffatta operazione che avrebbe pretermesso alcuni eredi del de cujus a favore di altri di una quota che costoro vantavano essere loro “proprietà ancestrale”. La peculiarità del caso è che il documento con le ultime volontà è stato redatto e registrato formalmente nel 1943 mentre la successione si è aperta nel 1970. Nello specifico, la causa verte da un lato sulla composizione dell’asse ereditario da suddividere tra i molti eredi e dall’altro sulla genuinità della firma del de cujus.

In Irlanda, il caso deciso dalla High Court concerne una fattispecie con rilevanti elementi di diritto internazionale privato, dato che l’oggetto della causa riguarda un appartamento di proprietà del de cujus sito a Cork, mentre il medesimo era residente in Rhode Island (USA). Il testatore aveva predisposto il suo testamento nel 2006, si era sposato nel 2009 e la sua morte è avvenuta nel 2011. Il nodo centrale da risolvere riguarda il fatto se il trust si dissolva o meno dal successivo matrimonio. I giudici irlandesi decidono il caso in senso conservativo. Essi affermano che, considerata la complessità della causa, inedita di fronte a quella corte, è rilevante l’inerzia del de cujus a seguito del suo matrimonio, accompagnata soprattutto dalla presenza di figli. Pertanto, il bene immobiliare rimane vincolato dal trust.

La Supreme Court of South Wales, Australia, ha rigettato l’istanza di un figlio che chiedeva di modificare il deed costitutivo dei due trust familiari predisposti dal padre defunto nello specifico per ciò che concerne le regole stabilite sulla nomina e sul controllo dei trustee.

In Canada, la Supreme Court of British Columbia, ha risolto analoga richiesta di modifica del deed costitutivo di un trust testamentario, ma non per quel che concerne la nomina dei trustee, piuttosto per quel che riguarda l’ammontare della somma di mantenimento a favore dei beneficiari. Parte attrice è stata sposata al disponente del trust, con cui aveva generato un figlio. Tuttavia al momento della dipartita del settlor risultava essere da lui separata. I giudici canadesi hanno affermato che tanto lei, quanto il figlio ormai adulto, sono in grado di mantenersi in modo autosufficiente, pertanto la richiesta di modifica della loro rendita è stata respinta.

In Namibia, i giudici della High Court valutano la validità di un testamento di persona analfabeta ricoverata in ospedale. Si tratta di un documento segnato di fronte a un notaio con apposizione della impronta digitale dell’infermo. La questione è di particolare interesse per la citazione dei precedenti giurisprudenziali apportate dai giudici namibiani in motivazione. La Namibia è infatti un Paese di recente indipendenza e i magistrati hanno fatto esplicito riferimento a precedenti sudafricani e di civil law, in particolare romanistici elaborati dalla tradizione olandese, provenienti dal comune retaggio culturale Afrikaans.

 

THE SECRETARY FOR JUSTICE v. JOSEPH LO KIN CHING AND OTHERS [2013] HKCFI 233; HCMP853/2012 (22 February 2013)

M.B. RAMESH (D) BY LRS. v. K.M. VEERAJE URS (D) BY LRS. & ORS. [2013] INSC 502 (3 May 2013)

In the Matter of the Succession Act 195 & In the Matter of the Estate of Thomas J McLaughlin & Anor [2013] IEHC 156 (15 April 2013)

George Christopher Harris v Sophia Rothery (as co-executor of the Estate of the Late Christopher George Harris) [2013] NSWSC 1275 (5 September 2013)

Eckford v. Van Der Woude, 2013 BCSC 1729 (CanLII)

Afrikaner v The Master of the High Court of Namibia and Others (A 330/2011) [2013] NAHCMD 224 (29 July 2013)

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