Ultimi orientamenti internazionali in materia di diritto d’autore

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 21 ottobre 2013

Il dibattito giurisprudenziale in materia di protezione dei diritti patrimoniali d’autore in Rete ha aggiunto nuove interessanti pronunce giudiziarie.

Negli Stati Uniti, di fronte alla United States District Court for the District of Nebraska è in corso una vertenza inconsueta avente ad oggetto il contrasto tra una prolificissima scrittrice e il suo editore. L’autrice afferma di pubblicare un nuovo libro ogni due settimane e di venderne circa 5.500 copie in formato elettronico in sei mesi e 150 copie cartacee annue. La controversia è sorta quando l’autrice ha iniziato a vendere i suoi libri direttamente attraverso Amazon con uno smercio di 1500 copie elettroniche e 650 copie cartacee giornaliere con un ricavo di rispettivamente 115 e 148 dollari al giorno. Successivamente, l’Editore ha intimato ad Amazon la sospensione di siffatte vendite per violazione dei 28 contratti sottoscritti tra l’autrice e l’editore e del Digital Millenium Copyright Act. Di fronte a questo provvedimento l’autrice ha denunciato il suo editore, affermando che la sua iniziativa violava la buona fede contrattuale in quanto la medesima afferma di avere mantenuto il diritto di pubblicare e distribuire i propri lavori in via indipendente dall’Editore. Al momento, la Corte ha rigettato l’impugnazione presentata dall’autrice, riservandosi di pronunciarsi in seguito sulla valutazione del merito della causa e sulla richiesta di danni proposta da parte ricorrente.

Sempre in materia di diritto d’autore, nello specifico per quel che concerne la distribuzione e la diffusione di opere protette da copyright, la Corte distrettuale del Southern District di New York ha parzialmente risolto a favore di Pandora Media, società che gestisce una radio via Internet, una controversia relativa alla riproduzione di tutti i brani della biblioteca di ASCAP (American Society of Composers, Authors and Publishers) da parte della radio online. Quest’ultima ha sostenuto vittoriosamente in giudizio di aver ottenuto dall’ASCAP una licenza che le consente di riprodurre l’intera collezione di brani, nonostante i tentativi di alcuni discografici membri dell’associazione (tra i quali si ricordano EMI Music Publishing , Sony / ATV Music Publishing e Universal Music Publishing Group) di rinegoziare separatamente i termini della suddetta licenza.

In Canada, la Supreme Court of Justice dell’Ontario, ha rigettato l’istanza di intervento in causa da parte di un asserito detentore di diritti patrimoniali d’autore poiché detta istanza non appare essere giustificata dalla presenza di un interesse ad agire da un lato; mentre dall’altro lato essa è stata presentata in ritardo rispetto all’esercizio dell’azione.

In Inghilterra, la England and Wales Patents County Court ha affrontato una controversia tra una università americana di orientamento religioso (la Regent University, Virginia, USA) verso una università inglese di recente fondazione (la Regent’s University London) per l’utilizzo del vocabolo “Regent”. Secondo parte attrice vi sarebbero “special grounds” ai sensi del Article 104 del CTM Regulation (207/2009/EC) per impedire l’utilizzo del vocabolo all’analoga istituzione inglese. Seppure le due istituzioni non siano confondibili per distanza (una si trova negli Stati Uniti e l’altra a Londra) né per policy di insegnamento (dato che una è di matrice religiosa, l’altra sia di privata e laica), a parere dei ricorrenti sussiterebbe una innegabile confondibilità della seconda università a danno della prima sul mercato dei corsi online. Tuttavia, il giudice inglese ha rigettato l’istanza e le argomentazioni di parte attrice poiché se da un lato parte attrice non ha provato l’inquantificabile danno (ovvero rischio) di danno che subirebbe, dall’altro sarebbe eccessivamente oneroso per la convenuta cambiare il nome proprio e dei dipartimenti ad essa afferenti.

In Nuova Zelanda, di fronte al Copyright Tribunal of New Zealand si è svolta una nuova controversia in materia di file sharing, di identificazione del fruitore di file musicali attraverso l’ordine all’Internet service provider dello svelamento del titolare della connessione. La causa si è conclusa con l’ordine di pagamento all’utente disvelato di circa 26,29 dollari quale compensazione per il materiale musicale illecitamente downloadato e di più di 400 dollari per spese legali tanto di parte attrice quanto dei costi di giustizia.

In Francia, il Tribunal de grande instance di Parigi ha condannato la società titolare di un sito web al pagamento di 3000 euro per il risarcimento del danno patrimoniale e di 500 euro a titolo di risarcimento del danno morale per aver riprodotto a scopo commerciale e senza autorizzazione un quadro raffigurante una veduta paesaggistica. L’aspetto interessante della decisione riguarda il fatto che il quadro è stato regolarmente acquistato nel 2006 dalla parte convenuta, pertanto la vendita quadro del bene materiale non comprende la licenza del suo sfruttamento commerciale dell’immagine online.

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