Il riconoscimento del rapporto di filiazione e la libertà di circolazione delle famiglie arcobaleno nell’Unione Europea.

Questo è il tema del mio intervento al III Workshop di diritto internazionale e comunitario che si terrà tra domani e sabato a Genova: qui

Il tema del riconoscimento del rapporto di filiazione costituiti nelle famiglie omogenitoriali in relazione all’applicazione del principio di libera circolazione delle persone nell’Unione Europea consente di verificare da un lato l’effettivo funzionamento delle regole cardine dell’Unione; mentre dall’altro lato illustra il possibile verificarsi di discriminazioni nei sistemi giuridici nazionali di fronte all’uso di tecniche di procreazione medicalmente assistita da parte delle coppie composte da persone dello stesso sesso che scelgono di diventare genitori.

Preliminarmente, è possibile osservare che nei 28 Stati Membri dell’Unione Europea, 18 di essi (Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia) non consentono l’accesso alle tecniche di procreazione in vitro e alle adozioni per le coppie omosessuali, tanto congiunte, quanto relativamente quelle a favore del partner del genitore. Infatti, soltanto Belgio, Danimarca, Olanda, Spagna, Svezia e Regno Unito (eccetto l’Irlanda del Nord) ammettono i genitori di orientamento omosessuale alla fruizione di qualunque metodo di procreazione artificiale ovvero di adozione. Situazioni più sfumate si trovano in Finlandia, dove si riconosce l’accesso alla procreazione artificiale e all’adozione da parte del partner del genitore naturale, mentre la Germania consente solo quest’ultima. Solo recentemente in Francia l’adozione per le coppie dello stesso sesso è stata riconosciuta dopo la riforma del “Mariage pour tous” del maggio del 2013. Invece la surrogazione di maternità a titolo gratuito è ammessa in Grecia, Olanda, Belgio e Regno Unito. In Croazia è attesa una pronuncia della Corte costituzionale sull’ammissibilità di un referendum in materia di accesso al matrimonio e all’adozione per le coppie dello stesso sesso.

In questo intervento si tratta della costruzione di principi europei attraverso la giurisprudenza tanto della Corte di Strasburgo in materia di non discriminazione, tutela del miglior interesse del bambino, protezione della vita famigliare alla luce della CEDU, quanto della Corte di Lussemburgo per quel che riguarda la tutela della libertà di circolazione delle persone nell’applicazione del diritto dell’Unione Europea. In seguito si tratta dell’analisi comparata della giurisprudenza nazionale dei Paesi membri dell’Unione Europea, nello specifico in tema di surrogazione di maternità, IVF e donazione anonima di materiale genetico, adozione congiunta adozione da parte del coniuge o del partner del genitore dello stesso sesso.