Ultimi orientamenti giurisprudenziali riguardanti la “galassia” Google

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 15 novembre 2013

Molti ricorderanno lo scandalo conseguente alla pubblicazione sul sito Internet di un tabloid inglese ora cessato, il The News of the World, di un video che raffigurava una eminente personalità della Formula 1, Max Mosley allora presidente della FIA, prendere parte a pratiche sessuali sadomaso a tema nazista insieme ad altre persone maggiorenni e consenzienti. A causa della posizione pubblica del soggetto ripreso, il video raggiunse una diffusione mondiale e la reputazione di Mosley ne uscì gravemente compromessa. Seppur avesse ottenuto un risarcimento del danno per violazione della privacy dalla High Court of Justice londinese, Mosley non si ritenne soddisfatto poiché il video continuava a rimanere visibile online fino ad oggi. Secondo autorevoli commentatori, esso “ha catturato la fascinazione del pubblico con i suoi fatti bizzarri e intimi” in un modo pressoché sconosciuto in precedenza. Esauriti i rimedi interni, Max Mosley ricorse alla Corte europea dei diritti umani contro il Regno Unito di Gran Bretagna affinché questo venisse condannato per non aver istituito uno strumento di monitoraggio per evitare la pubblicazione di informazioni sulla vita privata di una persona, soprattutto in caso di notorietà del soggetto ripreso. La Corte di Strasburgo dichiarò il ricorso ricevibile, ma respinse la sostanza della pretesa di Mosley, sulla base dell’articolo 8 della CEDU. La Corte statuì che la creazione di uno strumento per il controllo della pubblicazione di informazioni su Internet equivarrebbe a censura e quindi sarebbe incompatibile con l’art. 10 CEDU. Tuttavia, Mosley non rinunciò ad ottenere la cancellazione delle immagini scandalose, cambiò strategia legale e la focalizzò sulla citazione di Google di fronte a giurisdizioni nazionali al fine di ottenere sia la cancellazione di tutte le immagini che lo mostrano durante il party sadomaso e sia l’uso di un filtro preventivo, come nel caso della pornografia infantile. In Francia, per la prima volta questa strategia ha ottenuto il risultato sperato dal ricorrente. Infatti il Tribunal de Grande Instance di Parigi ha ordinato a Google di cancellare da www.images.google.fr sette immagini tratte dal controverso video. Nelle motivazioni, il Tribunal de Grande Instance afferma che tutte le immagini visualizzate nei risultati dei motori di ricerca sono state precedentemente analizzate, quindi selezionate e filtrate, dal software di indicizzazione di Google. Alcune di queste sono bloccate perché relative a file di propaganda nazista ovvero pedopornografici. Secondo i giudici francesi si tratta di un procedimento semplice, economico e realizzabile da programmatore moderatamente esperto. Inoltre, utilizzando un algoritmo più sofisticato, il blocco di materiale pedopornografico è riuscito anche ai motori di ricerca Bing e a Facebook, il quale già impedisce la visualizzazione di analoghe immagini. A questo proposito, Google ha già annunciato che ricorrerà contro la decisione ritenuta censoria.

Sempre in Francia, la medesima Camera del Tribunal de Grande Instance di Parigi ha condannato il servizio Google Suggest non perché i suggerimenti della ricerca potessero essere ritenuti offensivi, ma per il fatto stesso dell’automatismo del programma di ricerca in quanto non informerebbe gli utenti in modo adeguato del funzionamento del sistema di suggerimenti. Il querelante, il cui nome era associato a termini quali “setta” e “canaglia”, ha ottenuto un risarcimento di 4000 € di danno non patrimoniale.

Negli Stati Uniti, un giudice distrettuale ha accolto la proposta di una class action contro Google poiché questo avrebbe scansionato illecitamente le password degli utenti al fine di accedere ai contenuti delle caselle di posta degli utenti di Gmail e quindi profilare i titolari cui fornire della pubblicità mirata. Secondo il Giudice l’attività di Google non è scriminata dal Wiretap Act poiché quella posta in essere non rientra nelle attività di facilitazione della consegna del messaggio, né è relativa al funzionamento del servizio in generale.

Nel Regno Unito si segnala una decisione della First-tier Tribunal (Tax) che ha utilizzato il servizio di Google Translator per la traduzione di un documento scritto in polacco prodotto dal convenuto polacco in lingua inglese utilizzando, contestualmente ad altre prove, il risultato tradotto ma non asseverato, nella motivazione della decisione.

In Nuova Zelanda, la New Zealand Advertising Standards Authority si è occupata di un caso di pubblicità ingannevole relativa a un farmaco antidolorifico dentale diffusa attraverso Google AdWords Advertisement accogliendo le difese di Google, ovvero che il contenuto pubblicitario è proprio dell’inserzionista e che il personale di Google che si occupa del servizio non interviene sui contenuti.

In Sudafrica, in una decisione relativa al bilanciamento tra privacy e commenti su social network in particolare Facebook, la South Gauteng High Court di Johannesburg ha analizzato il rapporto dei motori di ricerca sia per quel che concerne la ricerca delle condizioni contrattuali di siffatte piattaforme, sia per quel che concerne il loro ruolo nella diffusione dei contenuti postati sulle medesime.