Le Corti e i limiti della libertà di manifestazione del pensiero

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 5 dicembre 2013

La causa discussa dalla Corte amministrativa della England and Wales High Court riguarda la scelta di un tizio di camminare nudo per il Regno Unito, nello specifico questa decisione ha per oggetto una sua visita in costume adamitico nella cittadina di Halifax, nel West Yorkshire, il 25 ottobre 2012. Costui indossava solo stivali, calze, cappello, zaino e una bussola appesa al collo con un cordino. Prima che venisse bloccato dalla forza pubblica questi ha camminato per il centro della cittadina per circa 15 minuti ed è stato visto da una coppia di donne con bambini. In corso di causa è emerso che le donne si sono sentite a rischio mentre i minori hanno manifestato disgusto; invece l’accusato ha affermato che ciò che stava facendo non costituiva offesa poiché il corpo umano non é indecente. La sua difesa ha affermato che ciascuno ha diritto alla sua opinione, pertanto è esclusiva convinzione dei querelanti che il corpo umano sia equiparabile a una “cosa sporca”. Tuttavia l’accusato è stato condannato ai sensi della Sezione 5 ( 1) del Public Order Act 1986 che punisce penalmente il comportamento minaccioso, offensivo ovvero che possa provocare disagio. Il giudicante ha rifiutato le argomentazioni difensive le quali, richiamando l’art. 10 CEDU, affermavano che la nudità in un luogo pubblico come una strada possa essere considerata una forma di manifestazione del pensiero. Nel caso in esame il giudicante ha sostenuto che esiste un “bisogno sociale imperativo” di limitare il diritto alla nudità dell’accusato correlato al contesto in cui questi si trova ad interagire.

In India, la Corte Suprema ha giudicato se la presenza di danzatrici, anche molto giovani, nei locali pubblici, specie nei bar e nei ristoranti, costituisse o meno offesa alla pubblica moralità essendo riconducibile, a parere degli istanti, all’esercizio della prostituzione. L’istanza è stata dismessa poiché la proibizione della danza sarebbe irragionevole e non contribuirebbe al miglioramento della condizione femminile.

Negli Stati Uniti il dibattito sulla libertà di manifestazione del pensiero, l’orientamento sessuale e le scelte riproduttive è molto ampio e verte soprattutto in materia di interpretazione del Patient Protection and Affordable Care Act (PPACA). A questo proposito, la Corte Suprema ha deciso di audire i casi Hobby Lobby e Conestoga, relativi ai limiti dei diritti religiosi di una società, e dunque di persona giuridica. Una tal decisione potrebbe incidere sulle disposizioni della discussa riforma Obamacare, già “salvata” dalla Corte Suprema nella decisione National Federation of Independent Business v. Sebelius, del giugno 2012. In questo diverso contenzioso, invece, si contesta la costituzionalità delle disposizioni che prevedono che siano i datori di lavoro a farsi carico economicamente per i piani sanitari dei lavoratori, comprensivi di contraccettivi, tra cui la controversa pillola del giorno dopo. Sul punto, recentemente due corti federali hanno emanato interessanti decisioni. Nello specifico, la Court of Appeals for the 7th Circuit ha stabilito nei casi riuniti Cyril B. Korte, et al. v. Kathleen Sebelius, et al. e Grote Industries LLC et al. v. Sebelius, et al. l’obbligo a carico dei datori di lavoro ai sensi del Affordable Care Act (ACA) di provvedere benefici sanitari inclusivi dei contraccettivi ai dipendenti è violativo della loro libertà di religione garantita dal Religious Freedom Restoration Act (RFRA) ed analoga decisione è stata presa dalla United States Court of Appeals for the District of Columbia Circuit nel caso Gilardi v. U.S. Department of Health and Human Services.

In un recente e discusso caso, deciso dalla Corte Suprema del New Mexico è stato affermato che il rifiuto della fotografa di ritrarre una coppia di donne durante la celebrazione del loro matrimonio costituisce violazione del New Mexico Human Rights Act (NMHRA), nonostante costei abbia fatto appello al rispetto del proprio credo religioso, contrario alle nozze tra persone dello stesso sesso. Affermano i giuridici che lo scopo del NMHRA è quello di garantire che le imprese le quali offrono servizi al pubblico non discriminino categorie protette di persone. Seppure le persone rimangano libere di manifestare le proprie convinzioni religiose o politiche esse non possono rifiutare di eseguire le prestazioni contrattuali proprie del loro lavoro.

Di sicuro interesse per gli molteplici ambiti coinvolti, dal rispetto della privacy alla libertà di manifestazione del pensiero, alla trasparenza dell’azione politica, è la decisione della Foreign Intelligence Surveillance Court ( FISC ) che autorizza la National Security Agency ( NSA ) di raccogliere i dati di email e della navigazione su Internet. Il documento, che contiene molte parti oscurate tra cui anche la data della sua emanazione, concerne la pronuncia di primo grado, mentre il segreto su quella d’appello non è ancora stato declassificato. La raccolta dei dati è stata giustificata alla luce del Patriot Act, mentre i dati coinvolti riguardano mittenti, destinatari, in copia visibile e nascosta.

In Nuova Zelanda, la Broadcasting Standards Authority si è occupata di linguaggio “politically correct”, verificando se l’utilizzo del termine “anti-gay” per indicare un soggetto che si oppone al riconoscimento del matrimonio per le persone dello stesso sesso fosse o meno offensivo ovvero discriminatorio e costituisca incitamento all’odio. L’Authority neozelandese ha dismesso l’istanza poiché il termine è stato utilizzato in un programma indirizzato agli adulti in grado di interpretare il significato del termine nel contesto del servizio, il quale non è stato confezionato in modo da indurre il pubblico ad equivocare.