Caso Stamina: sono applicabili alla scienza i parametri decisori del diritto?

Diritto e scienza si fronteggiano ancora una volta nelle aule giudiziarie, in questa occasione di fronte al TAR Lazio che è stato chiamato dalla Stamina Foundation a sospendere in via d’urgenza il decreto di nomina degli esperti da parte del Ministero della Salute, e conseguentemente gli effetti del loro parere contrario alla sperimentazione e quindi il suo blocco.

La Stamina Foundation ha proposto ricorso al TAR Lazio e ha visto accogliere le proprie obiezioni. Nello specifico il Collegio adito ha affermato che: “Non è stata garantita l’obiettività e l’imparzialità del giudizio, con grave nocumento per il lavoro dell’intero organo collegialepoiché il requisito dell’indipendenza dei componenti del comitato scientifico è stato ritenuto essenziale anche dal Ministero della Salute”. L’elemento rilevante aggiunto dai giudici amministrativi è che “tale indipendenza va intesa primariamente in senso ideologico”, e quindi non necessariamente economico, come invece sostenuto dal Ministero della Salute nelle sue difese. Da quando osservato discende lo scardinamento dei parametri di valutazione scientifica a favore di quelli più prettamente giuridici di imparzialità assoluta propri della tradizione processuale penale secondo cui “nel ribadire che la disciplina in materia deve essere comunque idonea ad evitare che il giudice chiamato a svolgere funzioni di giudizio possa essere, o anche solo apparire, condizionato da precedenti valutazioni espresse sulla medesima res iudicanda, tali da esporlo alla forza della prevenzione derivante dalle attività giudiziarie precedentemente svolte” (Corte cost. 14 luglio 2000, n. 283 e giurisprudenza ivi richiamata).

Tale imparzialità non ha nulla a che vedere con i canoni della scienza e dell’arte medica che si formano nell’agone dell’evoluzione scientifica e tecnologica. Nel dibattito scientifico internazionale, e quello sulle cellule staminali è indubbiamente un dibattito di tal fatta, non sono applicabili parametri di giudizio analoghi poiché la discussione e il dibattito da parte della comunità scientifica è nutrimento dello sviluppo della ricerca scientifica stessa, inoltre ciò significherebbe esautorare ex ante tutti i massimi esperti della materia in quanto tali, intervenuti sul punto, valutando esclusivamente la loro posizione soggettiva piuttosto che le competenze oggettive. Anzi, costituisce un paradosso che il giudice amministrativo affermi: “Considerato che è pertanto necessario che ai lavori partecipino esperti, eventualmente anche stranieri, che sulla questione non hanno già preso posizione o, se ciò non è possibile essendosi tutti gli esperti già esposti, che siano chiamati in seno al Comitato, in pari misura, anche coloro che si sono espressi in favore di tale Metodo” provocando il rischio di realizzare la situazione in cui i valutati valutino sé stessi.

Indipendentemente dal caso in questione, l’applicazione di tali criteri subordinerebbe il metodo scientifico ad una valutazione giuridica con effetti paradossali, ben oltre le garanzie di libertà di cura previste dalla Costituzione. Infatti, l’art. 32 della Carta fondamentale non garantisce un presunto “diritto alla speranza”, nonostante fantasiose interpretazioni giurisprudenziali di merito si siano sviluppate sul punto. Infatti, “la pretesa del malato a godere dei risultati della ricerca scientifica” emerge chiaramente come diritto a poter sperare nei risultati anche futuri della scienza, deve almeno fondarsi sui risultati certificati di una sperimentazione” (R. Bin, citato da G. Demuro, La ricerca scientifica e il diritto alla Salute, Rivista dell’Associazione dei Costituzionalisti, 4/2013, 4), elemento mancante e non realizzabile data la carenza di basi scientifiche verificabili, attraverso, ad esempio, pubblicazioni sui risultati terapeutici ottenuti, ad oggi assenti a detta degli esperti, nel caso Stamina.

Si consideri anche che erogare cure la cui efficacia non sia stata scientificamente accertata rappresenta un dispendio di risorse pubbliche non giustificabile in tempi di austerità e di tagli a servizi essenziali come quelli che stiamo vivendo.

Ulteriormente, il TAR Lazio afferma che “prima di esprimere il parere negativo all’inizio della sperimentazione, il comitato avrebbe dovuto esaminare le cartelle cliniche dei pazienti che erano stati sottoposti alla cura presso l’Ospedale civile di Brescia. Pazienti che, dai certificati medici versati in atti, non risultano aver subito effetti negativi collaterali”. Si dimentica, tuttavia, che altri pazienti, sottoposti ad analoghi trattamenti hanno subito lesioni significative e che tali trattamenti sono stati oggetto di indagini promosse dalla Procura della Repubblica di Torino (N. Zancan, Truffa staminali. “Mio papà usato come una cavia”, La Stampa, 29 dicembre 2009, http://www.lastampa.it/2009/12/29/cronaca/truffa-staminali-mio-papa-usato-come-una-cavia-peXV6cZmXTFTzVlFwHcAEJ/pagina.html, N. Zancan, “Così Stamina mi ha rovinato la vita”, 6 luglio 2013, La Stampa, http://www.lastampa.it/2013/07/06/italia/cronache/cos-stamina-mi-ha-rovinato-la-vita-5OgPFLx9Jy4Ef5tKhqryyI/pagina.html, Caso Stamina, per Davide Vannoni la procura chiede il rinvio a giudizio, http://www.lastampa.it/2013/12/02/cronaca/caso-stamina-per-davide-vannoni-la-procura-chiede-il-rinvio-a-giudizio-xcgzcqa7JPkD0syc1PRLeJ/pagina.html. Per una ricostruzione della complessa vicenda, si veda, A. Pace, Tutta la storia del metodo Stamina, 2 dicembre 2013, http://daily.wired.it/news/scienza/2013/12/02/stamina-recap-403202.html).

Concludendo, sarebbe auspicabile che la scienza tornasse ad essere esercitata nei luoghi ad essa deputati, ovvero i laboratori, piuttosto che i tribunali. Tuttavia, la sensazione che si riceve osservando il Caso Stamina nel suo complesso è che si sia persa la razionalità necessaria per affrontare temi delicati come la cura di gravi malattie degenerative, soprattutto grazie all’opacità mantenuta dalla “Stamina Foundation” sia sui suoi protocolli terapeutici sia sulla domanda di brevettazione dei medesimi presso L’US Patent and Trademark Office depositata il 24 gennaio 2011 (http://www.google.com/patents/US20120149099). A ciò si aggiunga la diffusione di notizie non esaustive né scientificamente validate da parte di una nota trasmissione di intrattenimento in grado di orientare (manipolare?) ampia parte dell’opinione pubblica italiana (Sul punto, A. Pace, S. Bencivelli, S. Di Grazia, E. Menietti, A. Scalari, M. Cattaneo, A proposito di Stamina: dieci domande alle Iene, LeScienzeBlog, 22 ottobre 2013http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/10/22/a-proposito-di-stamina-dieci-domande-alle-iene/).

Alla luce di quanto detto, sembrano fondate le preoccupazioni della comunità scientifica internazionale sulla difficoltà di fare ricerca nel nostro Paeseche diede i natali a Galileo Galilei, padre del metodo scientifico moderno, ma allo stesso tempo lo costrinse ad abiurare.

TAR Lazio, ord. 4 dicembre 2013, Riggio Pres., Ferrari Est.