Giurisprudenza in tema di diffamazione, privacy e fair use attinenti Wikipedia, Google e Facebook

pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 23 dicembre 2013

In Germania, l’OLG Stuttgart ha affermato che seppure gli utenti terzi di Wikipedia possano postare sulla piattaforma di archiviazione contenuti senza un controllo editoriale (preliminare ovvero successivo alla pubblicazione), sia necessario una verifica attiva dei contenuti nel rispetto dei diritti della personalità altrui. A questo proposito, il medesimo giudice fa riferimento giurisprudenza del Tribunale federale che asserisce la sussistenza della responsabilità dell’host quando, venuto a conoscenza dei contenuti violativi della personalità, non li cancella ovvero sottopone a modifica. Nel caso specifico, facendo riferimento alla nota decisione del BGH del 15.12.2009 , VI ZR 227 / 08, si sostiene che sia necessario aggiornare con riferimento agli atti ufficiali gli articoli messi a disposizione negli archivi online e nelle enciclopedie online specie se il caso riguarda personaggi noti al pubblico coinvolti in procedimenti penali. Pertanto è violativo della riservatezza della persona interessata la diffusione non aggiornata di notizie recanti accuse false poiché non sono riscontrabili né esigenze di interesse pubblico, né di libertà di espressione.

L’Argentina è Paese che, a differenza degli Stati Membri dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, non ha ancora previsto una disciplina che regoli la responsabilità degli Internet Service Provider. Il caso deciso dalla Corte d’Appello Nazionale argentina assume grande rilevanza persuasiva, in attesa di una pronuncia della Corte Suprema dello Stato. Infatti i giudici d’appello hanno affermato che Google non è oggettivamente responsabile per violazioni di terzi compiute attraverso i suoi servizi, in particolare il suo motore di ricerca. In questo caso la querelante, una modella argentina, domandava a Mountain View il risarcimento del danno sofferto perché attraverso Google Search il suo nome veniva associato a siti pornografici con i quali costei non aveva mai avuto a che fare. I giudici d’appello, nel riformare completamente la decisione di primo grado, hanno asserito, che i motori di ricerca non generano autonomamente il contenuto illustrato nei risultati, ma indicano meramente il link dove l’utente può trovare il suddetto contenuto, pertanto essi non sono tecnicamente capaci di alterare i contenuti dei siti web.

Negli Stati Uniti, in materia di fair use, il contenzioso che da otto anni oppone Google, nello specifico il progetto di scannerizzare milioni di testi, tanto di pubblico dominio quanto protetti da copyright, alla “Authors Guild”, ha visto un nuovo sviluppo processuale. Nello specifico, la U.S. District Court for the Southern District of New York ha affermato che la divulgazione dei testi, tra cui la procedura di Google di elaborare “snippets” della misura di 1/8 della pagina contenente le parole chiavi del testo protetto da copyright non è violativo del medesimo se utilizzato ai fini di critica, commenti, divulgazione di notizie, insegnamento (compresa la copia multipla per l’uso in classe), studio o ricerca. Ciò consente a un migliore accesso alla cultura e quindi all’innovazione che a sua volta potrà produrre nuova ricchezza.

In Olanda, l’autorità di protezione dei dati personali ha affermato che la nuova policy di Google (in vigore dal 1 marzo 2012) viola le leggi olandesi di protezione dei dati personali poiché la collezione dei dati da parte di Mountain View riguarda tutti i differenti servizi da questo forniti, senza adeguata informativa preventiva agli utenti e senza chiedere il loro preventivo consenso, fattispecie interdette dalla legge olandese. Analoga decisione è stata presa da Landgericht di Berlino in Germania.

Invece, la Corte di prima istanza di Hong Kong autorizza l’espletamento di un processo per risarcimento dei danni conseguenti a libel (diffamazione a mezzo stampa) di tre articoli prima pubblicati su stampa periodica e poi diffusi anche in Rete.

Per quanto concerne la privacy su Facebook si segnala una decisione dei giudici supremi del Connecticut sul caso di un soggetto che invia attraverso una email tre foto pensando di interloquire con due ragazze quattordicenni, mentre in realtà il suo corrispondente era un investigatore della polizia. Le foto, inerenti a un soggetto terzo, non erano sessualmente esplicite, mentre lo erano le frasi di accompagnamento. L’attore principale e la moglie hanno agito contro il convenuto per ottenere il risarcimento del danno per lo stress provocato e per danno all’immagine, poiché la moglie del destinatario delle email ha pensato, equivocando, che il marito potesse essere un “predatore sessuale”.