Le Corti e la sottrazione internazionale di minori

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 27 gennaio 2014

La sottrazione internazionale di minori (child abduction) si verifica quando chi ha la potestà sul minore lo conduce all’estero senza autorizzazione, sottraendolo dal Paese di residenza abituale, oppure si verifica quando vi è autorizzazione, ma il minore non viene più ricondotto nel Paese di residenza abituale.

Il caso deciso dalla Supreme Court of United Kingdom riguarda quattro minori nati dalla madre spagnola e il padre inglese, che però ha rifiutato di restituirli al termine delle vacanze natalizie trascorse presso di lui in Inghilterra. La madre ha chiesto un ordine per il ritorno dei ragazzi nel loro Paese di residenza abituale, la Spagna, ai sensi della Convenzione dell’Aja. Il punto più delicato della causa verte sul ritorno della figlia maggiore, di 13 anni, che si è opposta al suo ritorno insieme ai fratelli più piccoli. Con questa decisione, la Supreme Court ha rinviato la decisione alla High Court nel merito sulla valutazione dello stato d’animo dei minori, delle loro relazioni con l’ambinte sociale, specificamente per decidere se tutti e quattro i minori, o solo tre di essi, abitualmente residenti in Spagna alla data del 15 gennaio 2013, debbano essere restituiti alla madre anche contro la loro volontà.

Nel caso deciso dalla Family Court of Australia i minori, di cinque e sette anni, nati dalla relazione tra il padre cittadino statunitense e la madre cittadina australiana, devono rimpatriare negli Stati Uniti entro una certa data, secondo l’accordo intercorso tra i genitori, ma la madre non riesce ad ottenere un adeguato visto per rimanere con i figli negli Stati Uniti. Pertanto essa rischia, per causa estranea alla sua volontà, ma dovuta alla mancanza di visto, di non poter accompagnare i figli e in conseguenza di ciò si riserva il diritto di opporsi al loro rientro obbligatorio. In provvedimento, la Corte sottolinea che è necessario proteggere il best interest dei minori. L’aspetto interessante della controversia riguarda che essa è stata risolta attraverso un approccio cooperativo tra tutte le parti e le istituzioni coinvolte in Australia e negli Stati Uniti, consentendo ai minori e alla loro madre di rientrare negli USA e permettendo a costei di colà risiedere legalmente per tutto il tempo necessario per lo svolgimento della causa di affidamento.

Il caso deciso dalla Corte d’Appello dell’Alberta (Canada) riguarda i genitori, entrambi mussulmani e di etnia araba, di un minore nato nel 2002 a Gerusalemme, dove essi stessi si sono sposati. Nel 2006 il padre, avente la doppia cittadinanza libanese e canadese, si trasferisce in Canada, mentre il minore e la madre rimangono a Gerusalemme. Nel 2008, le parti divorziano di fronte a una corte islamica a Gerusalemme, nei documenti del divorzio non fanno alcun cenno alla custodia del minore, tuttavia il minore ha continuato a risiedere insieme alla madre con l’accordo che il medesimo avrebbe trascorso le vacanze estive a Calgary, in Canada. Seppure nato il Israele, il minore non aveva acquisito la cittadinanza israeliana, mentre il padre ha chiesto per lui quella canadese. Gli accordi non sono stati violati fino al 2011, quando, alla fine dell’estate il minore è rimasto a Calgary. La madre si è quindi rivolta ai giudici canadesi per il ritorno del minore in Israele. I giudici canadesi hanno affermato che seppure cittadino canadese, il minore deve ricongiungersi alla madre in Israele ai sensi della Convenzione dell’Aja, mentre il padre può iniziare una procedura di custodia in quel Paese, in attesa che compiuti i 16 anni il minore possa decidere per sé.

Il caso affrontato dalla Court of First Instance di Hong Kong concerne un minore di un anno e dieci mesi nati da una coppia olandese coniugata: il padre avente doppia nazionalità olandese e americana, la madre che ha ottenuto il permesso di soggiorno a lungo termine a Hong Kong. La madre, con l’accordo del padre, ha portato con se il minore a Hong Kong e successivamente ha depositato istanza di divorzio, notificandola al coniuge restato in Olanda. Successivamente questi ha dichiarato di voler agire ai sensi della Convenzione dell’Aja del 1980, mentre la madre ha acquisito la cittadinanza di Hong Kong ottenendo un ordine giudiziario che impedisse al minore di lasciare Hong Kong. In corso di causa le parti sono addivenute a un accordo ai fini di organizzare il ritorno della madre e del minore in Olanda e della divisione dei beni coniugali affinché la casa coniugale restasse alla madre e il padre potesse vedere il minore non meno di cinque giorni a settimana.

Il caso deciso dalla Corte Suprema indiana, invece, concerne un minore figlio di una coppia di coniugi dalla doppia cittadinanza, indiana e statunitense, nato negli Stati Uniti e quindi cittadino statunitense. A seguito della scoperta di alcune infedeltà del marito, la madre è tornata in India prendendo con sé il minore e iniziando una causa di divorzio e di affido di fronte a quella giurisdizione. Tuttavia, i giudici indiani hanno dismesso le cause, civili e penali, pendenti tra le parti e hanno disposto il ritorno del minore negli Stati Uniti affinché si decida del suo affido e del suo mantenimento di fronte alle corti dello Stato di cui è cittadino.

In Sudafrica, il caso deciso dalla High Court of South Africa riguarda due figli nati da un cittadino americano e una cittadina sudafricana, il primogenito della coppia è nato a S. Francisco, mentre il secondogenito in Sudafrica. La madre, dopo aver lavorato otto anni negli Stati Uniti, ha scoperto delle relazioni clandestine intrattenute online da parte del marito ed è rientrata in Sudafrica portando con sé i minori. Il padre ha adito le corti sudafricane ai sensi della Convenzione dell’Aja. La High Court of South Africa, dopo una ampia rassegna di precedenti delle Corti statunitensi, ha rigettato l’istanza paterna affermando che i minori si sono ben ambientati in Sudafrica e che egli stesso aveva manifestato di essere d’accordo con la moglie di mantenere la residenza dei minori in Sudafrica per un certo periodo.