Laicità

Pubblicato su D. Bauduin, E. Falletti, Glossario dei diritti in divenire, Ediesse, Roma, 2013.

Il percorso della separazione tra Chiesa e Stato ha attraversato i secoli e non può ancora dirsi compiuto. Secondo la stretta interpretazione letterale dei passi evangelici1, il contrasto tra Chiesa e Stato non avrebbe mai avuto senso di esistere, tuttavia la Storia ha conosciuto una evoluzione diversa: da un lato perchè l’inquietudine umana conseguente all’ignoto di cosa possa accadere dopo il trapasso giustifica la ricerca di spiritualità, dall’altro perchè l’esercizio del potere sulle masse innova sempre i modi della sua manifestazione, anche sfruttando la spiritualità2.

È difficile stabilire con esattezza quando sorse la prima rivendicazione di laicità: la risposta più corretta è “dipende dalla prospettiva”. Infatti, osservando l’esperienza francese si potrebbe dire che l’idea di laicità è strettamente connessa con la nascita dello Stato unitario3, visione smentita però dall’esperienza inglese, dove lo Stato unitario è rafforzato dalla creazione di una Chiesa nazionale4; mentre negli stati tedeschi fu la discussione delle 95 tesi luterane sulle indulgenze ad iniziare “per caso”5 nel 1517 la Riforma protestante. L’Europa si trovò terreno di battaglia religiosa per un secolo6; nonostante già nel 1555 si cercasse un inizio di convivenza pacifica, anche se non di tolleranza, con l’affermazione del principio della religione di stato7, previsto dalla Pace di Augusta.

In Europa, l’idea di tolleranza religiosa, primo embrione di laicità, prese piede tanto in Svizzera quanto in Olanda nel XVI Sec., ma per motivi differenti: da un lato con la diffusione delle dottrine di Teodoro di Beza sulla resistenza ordinata e organizzata nei confronti della tirannia8; dall’altro con la perdita di fede nell’idea delle crociate collegata con la crescita dell’economia e del prestigio nazionale9. Questo percorso si sviluppò nei secoli successivi e raggiunse una prima importante conclusione con l’art. 10 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 ove si affermò che “nessun uomo deve essere importunato per le sue opinioni, anche religiose”.

Nelle ex colonie inglesi d’America la separazione tra religione e potere politico si concretizzò con la stesura del testo del First Amendement della Costituzione degli Stati Uniti nel 179110. Esso contiene due clausole distinte: la Establishment Clause, che vieta ogni religione di Stato e la Free Exercise Clause, la quale vieta la discriminazione contro i protestanti. Siffatte previsioni erano interpretate come un divieto diretto al solo governo federale, mentre era ovvio che a livello statale la religione fosse una parte importante della vita pubblica. Solo con la decisione della Corte Suprema Everson v. Board of Education del 1947 iniziò l’erosione di siffatta visione e si invocò una rigorosa neutralità religiosa anche a livello degli Stati, oggetto di un copioso dibattito giurisprudenziale ancora in corso.

Il nostro Paese è uno dei luoghi dove il rapporto tra Stato e Chiesa cattolica (“Ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” ai sensi dell’art. 7, 1 co, della Costituzione italiana) sono tra i più complessi e affondano le radici nella disciplina che il Regno di Sardegna stabilì con l’approvazione delle leggi Siccardi del 185011. Lo sforzo effettuato dai governi sabaudi di separazione tra Stato e Chiesa, continuato successivamente all’Unità d’Italia12, si arenò di fronte alla “Questione Romana”, acuitasi in seguito della presa di Porta Pia e la caduta del potere temporale della Chiesa13. La frattura si compose soltanto dopo la firma dei Patti Lateranensi14.

È evidente che la Chiesa non abbia mai rinunciato all’esercizio del proprio potere in Italia. A questo proposito è sufficiente la lettura dell’art. 7 della Costituzione, soprattutto in relazione al secondo comma che stabilisce la “costituzionalizzazione” dei Patti Lateranensi. Il riconoscimento costituzionale dei Patti Lateranensi pone una limitazione di sovranità dello Stato Italiano nei confronti dello Stato Vaticano. Secondo autorevole dottrina siffatta disciplina muterebbe la prospettiva storica del problema relativo alla laicità dello Stato. Infatti, se in passato la questione concerneva il posto della religione nello Stato, attualmente vi è una rivendicazione di una funzione civile da parte della religione, ribadita con l’approvazione del Nuovo Concordato del 198415.

Le altre fedi religiose seppur libere ed uguali davanti alla legge, non si vedono riconoscere pari rango costituzionale. Le voci di Nenni, Calamandrei e Croce, che in Assemblea Costituente si levarono contrarie all’approvazione dell’art. 7, risultarono espressioni di un laicismo dottrinario, estraneo alla peculiarità culturale italiana16. È proprio l’argomentazione culturale a spiegare la subalternità della laicità nella politica nostrana: la Chiesa cattolica ha manifestato una centralità condizionante durata “undici e più secoli”17. Forte di tale influenza, la Chiesa cattolica ha diffuso una propria visione del diritto alla libertà di religione, intendendola come una libertà di rango superiore a tutte le altre, “consistente non nell’esercizio di un diritto individuale, ma come il riconoscimento che andrebbe tributato alle autorità religiose18. Questa impostazione ha trovato autorevole riscontro nella giurisprudenza della Corte costituzionale19 in merito all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. La Corte rileva che l’insegnamento della religione cattolica è facoltativo per quanti decidano di non avvalersene prevedendo una situazione di “non obbligo”. La Corte specifica che “(I)l genus («valore della cultura religiosa») e la species («principî del cattolicesimo nel patrimonio storico del popolo italiano») concorrono a descrivere l’attitudine laica dello Stato-comunità, che risponde non a postulati ideologizzati e astratti di estraneità, ostilità o confessione dello Stato-persona o dei suoi gruppi dirigenti, rispetto alla religione o a un particolare credo, ma si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini20.

Tale tendenza emerge chiaramente in molte altre questioni, tra le quali l’esposizione di simboli religiosi, come il crocifisso21, il finanziamento pubblico delle scuole confessionali, la delibazione delle sentenze di nullità matrimoniale, le questioni inerenti all’inizio ovvero alla fine della vita, la contraccezione, la sessualità, l’obiezione di coscienza, l’impegno politico, l’esenzione da alcune imposizioni fiscali, la scienza, l’evoluzionismo e così via.

Questa impostazione impedisce lo sviluppo dell’idea di laicità intesa come neutralità dello Stato verso la religiosità e la spiritualità, propria dell’impostazione adottata dai redattori del citato testo del Primo Emendamento della Costituzione americana. Tuttavia, il mutamento sociale in corso nel nostro Paese provocato dall’immigrazione di persone di diversa fede religiosa, soprattutto islamica, e la sempre crescente secolarizzazione della società italiana nel suo complesso stanno provocando una modifica, seppure lenta e disorganica, nell’identità culturale cattolica italiana. Essa si manifesta attraverso la rivendicazione politica e giuridica di maggiori diritti da parte di soggetti che in precedenza o non erano presenti nel dibattito politico, come gli immigrati, o mascheravano le loro attitudini, come le persone di orientamento omosessuale. Il cambiamento sociale in atto è evidenziato addirittura dalla liberalizzazione degli orari di negozi e supermercati, che ha tolto sacralità al giorno festivo.

Possiamo dirci orientati su un cammino di maggiore laicità? È difficile dare una risposta pienamente positiva, soprattutto alla luce di avvenimenti recenti, principalmente di natura politica. Tra questi si possono ricordare l’appello all’astensionismo al referendum sulla fecondazione assistita del 200522 (che ricorda il non expedit della Curia vaticana successivo al 1870 e che tanta influenza ebbe sugli avvenimenti storici del mezzo secolo successivo23) ovvero alla pretesa di inserire “le origini cristiane” nei testi dei Trattati Europei24. Ciò nonostante la globalizzazione, l’apertura delle frontiere, la diminuzione delle distanze, la diffusione dei beni immateriali attraverso Internet consente di accedere a una molteplicità di fonti e di opinioni che non possono non favorire il pluralismo delle idee e di conseguenza maggiori distacco e razionalità nei confronti della visione cattolica della realtà individuale, politica e sociale.

1Come ad esempio Luca 20, 25 (Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio) e Giovanni 18, 36 (Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù»). In dottrina, G. Zagrebelsky, Scambiarsi la veste. Stato e Chiesa al governo dell’uomo, Roma – Bari, 2010, pp. 13 e ss.

2E. Canetti, Masse und Macht, Claassen Verlag, Hamburg 1960 tr. it. di F. Jesi, Massa e potere, Adelphi, Milano 1981

3A. Ferrari, Considerazioni generali sul principio di laicità, in (R. Mazzola, A. Caraccio), Laicità alla prova, Alessandria, 2009, p. 34.

4D. MacCulloch, Riforma. La divisione della casa comune europea (1490 – 1700), trad. it. di C. Corradi, Roma, 2010, p. 495 e ss.

5D. MacCulloch, Riforma, cit., p. 183 e ss.

6In realtà, neppure la pace di Vestfalia del 1628 può dirsi conclusiva delle guerre di religione in Europa poiché le persecuzioni delle minoranze religiose continuarono durante il XVII secolo ed in parte contagiarono anche il XVIII (D. MacCulloch, op. cit., p. 846 e ss).

7Ci si riferisce al brocardo “Cuius regio, eius religio” secondo il quale il suddito è obbligato a uniformarsi alla confessione religiosa del sovrano del suo stato, protestante o cattolica che fosse, ovvero in caso contrario emigrare.

8B. De Witte Jr., Diritti umani e protestantesimo. Human Rights and Protestantism, Napoli, 2011, p. 14.

9D. MacCulloch, op. cit., p. 857.

10Esso affermava che: “Il Congresso non farà alcuna legge che istituisca una religione di Stato o vieti il libero esercizio di un culto, o che limiti la libertà di parola o di stampa; o il diritto del popolo di riunirsi pacificamente e di indirizzare petizioni al governo per la riparazione di torti [F. Tonello, (a cura di), La Costituzione degli Stati Uniti. Storia, testo inglese, nuova traduzione commento e note, Milano – Torino, 2010, p. 114 e ss].

11Le leggi Siccardi (l. 9 aprile 1850 n. 1013 e 5 giugno 1850 n. 1037) promuovevano la separazione tra Stato e Chiesa e stabilirono l’abolizione dei tre grandi privilegi del clero: il foro ecclesiastico, il diritto d’asilo e la c.d. manomorta (in dottrina, F. de Gregorio, Le Leggi Siccardi 1013 del 9 aprile 1850 Iter storico – politico, in Osservazioni su alcuni temi di storia e diritto ecclesiastico, Torino, 2008. Si veda altresì, AA. VV. La laicità nel Risorgimento Italiano, Quaderni Laici, Torino, 2011, pp. 15 – 49.

12P. Bellini, Tra due Italie. Sede apostolica di Roma e storia politica d’Italia, in Quaderni Laici, 2010, pp. 57 e ss.

13P. Bellini, Tra due Italie, cit., pp. 79 e ss.

14Perchè non possiamo non dirci anticoncordatari”. Discorso di B. Croce del 24 maggio 1929 contro i Patti Lateranensi, in Lezioni di Laicità, Quaderni Laici, Torino, 2011, pp. 110 e ss.

15G. Zagrebelsky, Il problema della laicità nella Costituzione, in Costituzione, laicità e democrazia, Quaderni Laici, Torino, 2009, p. 56.

16M. L. Salvadori, Considerazioni sulle radici storiche della debolezza dello spirito della laicità in Italia, in Costiuzione, laicità e democrazia, cit., p. 22

17Espressione di Pio IX riportata da P. Bellini, Dallo Statuto al Concordato del 1984, in Costituzione, laicità e democrazia, cit., p. 29.

18C. A. Viano, Il ritorno del sacro e le ragioni della laicità, in Lezioni di Laicità, cit., p. 6.

19Corte Costituzionale, 12 aprile 1989, n. 203.

20Corte costituzionale, 12 aprile 1989, n. 203, cit.

21Tra queste si ricordano due vicende: la prima conclusasi di fronte alla Grande Camera della Corte europea dei diritti umani, 18 marzo 2011, Lautsi contro Italia, che ha riconosciuto un ampio margine di apprezzamento sull’esposizione di simboli religiosi; la seconda scaturita da una pronuncia del Tribunale dell’Aquila, 22 ottobre 2003, adito da un genitore di religione mussulmana, che vedeva violata la libertà religiosa dei suoi due figli minori a causa dell’esposizione di un crocifisso nelle aule di lezione.

22V. Polchi, Da Aborto a Zapatero. Un vocabolario laico”, Roma – Bari, 2009, p. 76.

23P. Bellini, Dallo Statuto al Concordato del 1984, cit. p. 32.

24V. Polchi, Da Aborto a Zapatero, cit., p. 49;