Gli effetti della fine del matrimonio sui rapporti patrimoniali e sull’educazione dei figli

Pubblicato sul Quotidiano Giuridico del 6 marzo 2014

In Inghilterra, il caso deciso dalla High Court inglese concerne la validità di un accordo prematrimoniale sottoscritto alla vigilia del matrimonio di una coppia anglo-olandese avvenuto diciotto anni fa e dal quale sono nati quattri figli. Il patrimonio al momento della dissoluzione matrimoniale è composto da una rendita non divisibile di 3.8 milioni di sterline, di una casa del valore di 2.8 milioni. Durante il matrimonio il marito ha esercitato la professione forense conseguendo un reddito di 600 mila sterline annue, nonché titolare di un fondo pensione di 1.14 milioni di sterline. Il giudicante osserva che entrambi quando apposero le loro firme intendessero mantenere fede all’accordo tanto nel corso del matrimonio quanto in occasione del divorzio, ed entrambi ottennero sufficiente consulenza legale da parte del professionista che lo redasse. Pertanto, la richiesta della moglie di non considerarlo valido a favore dell’applicazione del principio di compensazione non può essere accolta, anche perchè la signora non ha dimostrato, né può farlo, quali sarebbero potute essere i suoi guadagni se non avesse abbandonato il lavoro per dedicarsi alla famiglia. Ne consegue che la casa matrimoniale deve essere trasferita alla moglie, nonostante la sofferenza di 600 mila sterline per il pagamento del mutuo, costei deve ricevere il pagamento di un forfait di 120 mila sterline, mentre il marito deve saldare i debiti comuni e dividere con la moglie il suo fondo pensione. Infine, la moglie deve ricevere un versamento periodico fino al 2019 di 10.620 sterline al mese in aggiunta di 833 sterline mensili per ciascun figlio in età scolare, oltre i costi di educazione e degli studi universitari.
La Supreme Court del British Columbia (Canada) tratta di una coppia di coniugi che si separa prima di completare la costruzione della imponente casa coniugale. Al momento dello scioglimento del matrimonio la moglie si accorge che il marito aveva acceso alcune ipoteche sull’immobile di famiglia, nonostante questo fosse costruito al 75%. L’immobile, posto in vendita, subisce un vistoso deprezzamento a causa delle sue condizioni. Dal denaro ottenuto il giudice non solo definisce quali tra le spese addotte dalle parti possono definirsi “familiari”, ma le imputa fino alla soddisfazione dei debiti e alla liquidazione degli alimenti a favore della moglie e dei figli.
Il caso deciso dalla District Court di Honk Kong riguarda un terreno situato in Cina Mainland oggetto di un trust predisposto da un’amica della coniuge divorzianda convenuta in giudizio, del quale costei è trustee. Dopo aver ricostruito le vicissitudini dei passaggi di proprietà del bene oggetto del trust il giudice di Hong Kong accoglie le istanze indennitarie del ex marito, poiché questi non è stato messo a debita conoscenza dalla moglie degli obiettivi finali delle sue pur libere scelte collegate all’amministrazione del bene.
Anche il caso deciso dalla Family Court of Australia riguarda il rigetto dell’impugnazione del marito in merito alla valutazione di una proprietà sita in Australia e gestita nell’interesse della moglie per molti anni. Da un lato si evince la correzione della valutazione discrezionale del bene effettuata dal giudice in precedenza, dall’altro lo spirare del termine prescrizionale dell’azione a favore del marito, per cui non sarebbe equo interferire nella esistente gestione proprietaria.
Il caso deciso dalla Easter Cape High Court di Port Elizabeth in Sudafrica concerne l’educazione dei minori figli di una coppia divorziata formata dal padre hindu e dalla madre cristiana. Il disaccordo più profondo nella coppia genitoriale riguarda proprio l’educazione religiosa dei ragazzi. Seppure inizialmente i genitori fossero d’accordo che i ragazzi frequentassero una scuola cristiana, che non festeggiassero il Diwali (una importante festività hindu) ovvero non frequentassero il tempio hindu mentre erano insieme con il padre, ciò non ha risolto le tensioni familiari sulla loro educazione religiosa e la coppia ha cercato di risolvere la questione di fronte a un mediatore familiare. Il giudicante ha affermato che per i minori è già stato traumatico il divorzio dei genitori ed entrambi devono agire perseguendo il best interest dei minori, cercando di coinvolgerli, senza forzarli, anche nel partecipare a una scelta religiosa.
Il caso deciso dalla Corte d’Appello del 13° distretto del Texas non riguarda specificamente gli effetti di un divorzio, ma l’impugnazione ex post mortem del matrimonio di un soggetto sposato con una persona transessuale MtF (Male to Female). La madre del de cujus sosteneva che la nuora, rimasta vedova, avesse truffato il figlio relativamente alla sua operazione di cambiamento di sesso e che pertanto quando lo sposò fosse un uomo, non avendo effettuato l’intervento chirurgico. Pertanto il matrimonio sarebbe stato da considerarsi inesistente, con le ovvie conseguenze ereditarie a suo favore. I giudici d’appello hanno invece accolto le istanze della vedova che ha dimostrato come il defunto coniuge l’avesse supportata in ogni passaggio della delicata operazione, ribaltando così la decisione di primo grado che invece aveva dichiarato il matrimonio nullo post mortem.