Tutela degli anziani

Pubblicato su D. Bauduin, E. Falletti, Glossario dei diritti in divenire, Ediesse, Roma, 2013, pp. 47-50

La figura del nonno consumato dalla vita e dal lavoro pare sempre più un ricordo quasi sbiadito del tempo, soprattutto in considerazione del profondo mutamento della società italiana, che da agricola e rurale, prima, si è trasformata in industriale poi, per diventare società di terziario e servizi ora. Tutto ciò ha visto cambiare radicalmente il rapporto tra fatica e accesso ai farmaci e quindi migliori condizioni di salute, specie nella fase matura dell’esistenza delle persone. Anche la dottrina più attenta concorre nella rivalutazione della figura dei nonni all’interno della famiglia, valorizzando il loro contributo sul piano umano, domestico e sociale. Prendendo a prestito le parole della dottrina è possibile sostenere che i nonni rappresentano un ponte tra le generazioni, essendo i custodi delle tradizioni, aiutando a crescere e a formare i nipoti con la loro saggezza ed esperienza. Il diritto che viene fatto valere nel giudizio di separazione da ciascuno dei coniugi in modo indifferenziato e, quindi, dal quale dipende la posizione dal genitore dell’interveniente, è anche il diritto della prole minorenne alla conservazione dei rapporti con ciascuna delle famiglie di origine dei genitori, il cui disconoscimento o la cui inadeguata tutela (anche solo per una trascuratezza difensiva) ha effetti negativi indiretti e riflessi anche sul contenuto del rapporto che lega l’ascendente al proprio discendente ed alla sua famiglia, ovvero i nipoti. Il rapporto in questione è appunto quello familiare, che trova riconoscimento diretto e preminente nella stessa Costituzione (artt. 2 e 29), oltre che nel complesso delle norme ordinarie che tutelano le relazioni interparentali, nella quale a buon diritto si inserisce quella dell’art. 155 c.c. come novellato dalla l. n. 54 del 20061. I giudici fiorentini hanno deciso in senso opposto a quello dei giudici perugini, sottolineando che in caso di estrema conflittualità i minori vanno tutelati, e nel caso di specie la tutela si realizza impedendo la visita dei nonni ai nipoti, affinchè questa non sia occasione di ulteriori tensioni2.

Per quanto concerne la tutela degli anziani non in grado di badare a sé stessi totalmente o parzialmente, l’ordinamento italiano predispone la possibilità di instaurare una procedura di amministrazione di sostegno introdotta dalla legge 9 gennaio 2004, n. 6. Obiettivo della legge è di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente (art. 1). Si tratta quindi di un ampliamento della categoria “soggetti deboli” rispetto a quella tradizionalmente intesa. Nel perseguire l’obiettivo di sostegno dei soggetti deboli il disposto legislativo affianca ai tradizionali istituti dell’interdizione giudiziale e dell’inabilitazione l’amministrazione di sostegno, superando i limiti e le insufficienze degli istituti tradizionali, nella disciplina dei quali è particolarmente evidente la preoccupazione del legislatore di salvaguardare il patrimonio degli interessati, tutelando le aspettative degli eredi degli stessi, più che un effettivo interesse per la cura della persona dell’infermo. In relazione alla prassi giurisprudenziale questa procedura è stata applicata principalmente nei confronti degli anziani in caso di gestione dei beni patrimoniali, mobili e immobili, compresa la riscossione della pensione, manifestazione del consenso informato alla somministrazione di cure e di terapie, specie in relazione a malattie tipiche della condizione senile. Nel caso si tratti di anziani affetti da malattie croniche, quali ad esempio il Morbo di Alzheimer, l’amministrazione di sostegno agevola la cura del famigliare affetto, anche se questi ancora non ha del tutto perso la capacità di intendere e di volere, in considerazione che la suddetta patologia è cronica nonchè soggetta ad un costante peggioramento. La cura dei famigliari soggetti a peggioramento delle proprie condizioni psichiche e fisiche a causa dell’avanzare dell’età viene agevolata dall’istituto dell’amministrazione di sostegno poichè si tratta di un istituto assai plasmabile a seconda delle peculiarità del caso concreto che l’operatore giuridico si trova ad affrontare3. Altresì, l’amministrazione di sostegno può essere anche una buona soluzione in relazione alla cura degli interessi dei beneficiari molto anziani e parzialmente autosufficienti quando tra i figli dei medesimi vi siano delle situazioni di confittualità4. L’amministrazione di sostegno può arginare l’influenza che individui non sempre animati da buone intenzioni hanno nei confronti di persone anziane, sole (sia per assenza di parenti o di figure di riferimento, sia per rifiuto dell’anziano di entrare e mantenere contatti con queste) e particolarmente vulnerabili. In un caso deciso dalla corte di appello torinese, un giovane ventincinquenne aveva artatamente circuito una signora ottantaduenne, facendosi voler bene e versare alcune centinaia di migliaia di Euro. La situazione di particolare fragilità della donna è stata scoperta dalle autorità preposte durante lo svolgersi del procedimento penale a carico del giovane, con conseguente nomina di nomina di amministratore di sostegno in suo favore. Il tribunale torinese accolse l’istanza e nominò un’amministratrice di sostegno per l’anziana, la quale però ricorse in appello. La corte d’appello subalpina però rigettò il suo ricorso5.

Le persone anziane possono essere oggetto anche di abusi e violenze. Autorevole dottrina di lingua inglese definisce l’abuso sull’anziano “un atto singolo o ripetuto, o la mancanza di un’azione appropriata, che si verifica all’interno di una qualsiasi relazione in cui vi sia aspettativa di fiducia che determina danno o sofferenza ad una persona anziana6. Seguendo i suggerimenti della dottrina esperta in materia7, queste fattispecie possono consistere in abusi fisici, cioè provocare dolori, lesioni, coercizioni fisiche, limitazione fisiche o farmaco indotte; abusi psicologici o affettivi, ovvero l’imposizione di sofferenza emotiva; l’abuso economico o materiale, quando vi sia uno sfruttamento illegale o improprio o utilizzo di fondi e risorse della persona anziana; abuso sessuale, qualora vi sia un contatto sessuale non consenziente di qualsiasi genere con una persona anziana; incuria, quando vi sia un rifiuto o una mancanza di assolvimento degli obblighi di assistenza.

1(App. Perugia, 27.9.07, in Giur. Merito, 2008, 7-8-1913)

2(Trib. Min. Firenze, 27.12.04, in Foro It., 2005, I, 2217)

3Trib. Roma, 12.10.05

4Trib. Genova, 1.3.05

5App. Torino, 25.2.08

6KRUG, World Report on Violence and Health, World Health Organization, 2002

7CANEPPELE, SAVONA, Violenze e maltrattamenti in famiglia, Trento, 2007