Effetti perversi

della sentenza Google v. AEPD, pubblicata due post più sotto: Google ha pubblicato un form dove chiede a chi si sente leso nella sua reputazione dalla pubblicazione di dati obsoleti o  non più attuali di segnalare quali informazioni desidera vengano cancellate: qui

Apparentemente parrebbe cosa buona e giusta, ma in realtà si tratta di una sorta di delega in bianco nel bilanciamento di interessi tra la riservatezza personale e l’interesse dell’opinione pubblica a conoscere notizie o informazioni di pubblica rilevanza. Sul punto Google specifica che “Durante l’implementazione di questa decisione, valuteremo ogni singola richiesta e cercheremo di bilanciare i diritti sulla privacy della persona con il diritto di tutti di conoscere e distribuire le informazioni. Durante la valutazione della richiesta stabiliremo se i risultati includono informazioni obsolete sull’utente e se le informazioni sono di interesse pubblico, ad esempio se riguardano frodi finanziarie, negligenza professionale, condanne penali o la condotta pubblica di funzionari statali”.

Seppure Google dichiari che “(N)ei prossimi mesi lavoreremo a stretto contatto con le autorità per la protezione dei dati e con altre autorità per il perfezionamento del nostro approccio”, siffatto bilanciamento è stato posto dalla Corte di giustizia nella disponibilità di una società privata straniera invece che nelle mani dell’organo istituzionale preposto alla valutazione e al bilanciamento dei diritti contrapposti: ovvero un giudice terzo e imparziale.

 

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